Di Kenneth Branagh e Delle Favole della Buona Notte

Tag

, ,

Intendiamoci, penso che Cenerentola sia una delle favole più sessiste che mai siano state raccontate (e, se consideriamo le concorrenti della nostra cenerina amica, è tutto dire). Insomma, c’era una volta una bella e buona ragazza, che veniva trattata male da tutti, ma che era gentile e non rispondeva mai, ed era bravissima a fare tutti i lavori di casa, anche se in realtà veniva schiavizzata da una matrigna che il padre le aveva piazzato in casa (assieme a due sorellastre) poco prima di tirare le cuoia. Aveva anche una figura delicata e un piede piccolo, e così un principe s’innamorò di lei e la portò nel suo palazzo, dove visse felice e contenta. Wow, la vita che sognano tutte! Aspetta un po’, che mi specializzo nella pulitura di mensole e credenze, che non si sa mai…

Cinismi sulle favole rimaneggiate a parte, il film che sono andata a vedere ieri è di quel fratello il Shakespeare di Kenneth Branagh, quell’attore splendido e regista notevole, che ha dichiarato, a proposito della scelta di girare una Cenerentola per la Disney, che lo zio Will gli ha insegnato a prendere le fiabe sul serio. Toccava adattarsi al pensiero di Kenneth e farsi forza, anche se le ultime esperienze in fatto di favole al cinema non sono state delle migliori (potete rinfrescarvi la memoria qui, qui e sfortunatamente anche qui).

Devo dire che Cenerentola non è un brutto film.
O meglio, la storia è praticamente ripresa pari pari dal cartone Disney, ma è visivamente molto piacevole da vedere (scenografie splendide di Dante Ferretti, costumi da favola di Sandy Powell), e la grafica è carinissima, soprattutto nella resa di quegli adorabili topolini! :)
Di Branagh si nota poco; sicuramente le scelte nell’inquadratura e nella gestione della luce (ci sono alcuni fotogrammi che sembrano dei quadri) e la scena della fuga dal ballo, quando sembra che la natura tutta condivida l’agitazione di Cenerentola. Cito anche la classica scena del ballo, che deve essere stata preparata con una certa cura.

Del cast si può dire pochino.
Lily James è straordinaria nella parte della piccola, insipida, innocente e gentile fino all’ossessione protagonista della storia. Lo dico in tutta sincerità, nel senso che dopo cinque minuti dall’inizio del film aveva già voglia di spaccarle tutti i denti, il che significa che stava facendo bene il suo lavoro. Il Principe è Richard Madden, che ha provato l’ebrezza di sedersi su un trono senza morire di morte violenta, e la Fata Madrina è quella svalvolata di Helena Bonhan Carter. Una menzione a parte va per Cate Blanchett nel ruolo della Matrigna, non per la particolare intensità dell’interpretazione (guardiamoci negli occhi: che intensità esattamente vogliamo metterci in un film su Cenerentola??), ma perché risalta assolutamente su tutto il cast per fascino e costumi: dimenticate le scarpette di cristallo, signori, è chiedete a lady Tremaine un paio delle sue!

Sembra che, grazie a Branagh e alla sua necessità di pagare il mutuo, la media dei film tratti dalle favole della buona notte sia salita. Spero però di non vederla ridiscendere a breve (per evitarlo, penso che mi dedicherò a pellicole di altro genere per qualche tempo. Facciamo almeno un paio d’anni. ;) )

Molto Rumore Per una Cosa Bellissima – Much Ado About Nothing (2012)

Tag

, , , , ,

220px-MuchAdoDopo molto tempo da quando mi era stato regalato (non è colpa mia, non era mai il momento giusto!), domenica scorsa ho visto la splendida versione di Joss Whedon di “Much Ado About Nothing” (o “Molto Rumore Per Nulla”, che dir si voglia).

Siccome il film è veramente stupendo, quando ho finito di vederlo, mi è venuta voglia di rileggere il testo originale. Poi, ho riguardato il film, per essere sicura di non essermi persa nulla, poi ho riletto dei brani del libro, poco prima di ritornare alle mie scene preferite del film, poi c’era il commento al film di Whedon… Insomma, tutto questo spiega il motivo per cui mi ritrovo a scrivere di questa meraviglia soltanto due giorni dopo essermela goduta al 100%.

Ma partiamo da qualche informazione utile sulla commedia dello zio Will in sé e per sé. Much Ado About Nothing è stata scritta tra il 1598 e il 1599, quando Shakespeare entrava nel suo periodo di maggior estro creativo. Si tratta di una commedia (tutto finisce bene, non muore nessuno) romantica, che s’incentra sulle dinamiche amorose di due coppie, Claudio e Hero e Benedick e Beatrice, che affrontano mille ostacoli e inganni, per poi naturalmente convolare a nozze.
Io non amo le commedie di Shakespeare, non quanto amo le tragedie, perché le trame sono spesso molto più complicate e molto meno verosimili, i personaggi non hanno lo spessore terrificante di Othello o Marco Antonio, le azioni sono quasi per nulla giustificate da reali motivazioni… e sì, manca la violenza, non necessariamente fisica, ma anzi, soprattutto quella dei sentimenti; tuttavia, Much Ado About Nothing merita una lettura, se non altro per l’incalzante ritmo che hanno i dialoghi tra Benedick e Beatrice (per non parlare delle parti di Dogberry!!), che davvero ripaga di tutto il resto, matrimonio e lieto fine compresi.

Il film di Whedon è stato una grossa sorpresa, perché mi è piaciuto davvero moltissimo. Intendiamoci, qualsiasi cosa su Shakespeare, nella lingua di Shakespeare, con un regista così e un cast come quello che ha non mi sarebbe dispiaciuto, ma domenica mattina la sottoscritta è arrivata all’adorazione completa.
La vicenda è ambientata ai giorni nostri con una maestria (che con le commedie serve molto più che con le tragedie) inimitabile; ho contato solo un minuscolo stridore davvero evidente tra le battute, tratte dal testo originale, e quello che ci veniva mostrato sullo schermo. Schermo che è completamente e divinamente in bianco e nero, che, al posto di togliere attrattiva al film, ci aggiunge un certo gusto retro che io ho apprezzato molto.
La scelta delle scenografie è perfetta, perché sostiene sia i numerosi eventi di comicità disseminati da Whedon nella pellicola, in aggiunta a quelli che il buon vecchio Will aveva inserito nel testo, sia l’intera atmosfera che il regista ha voluto dare al film. Notevole in questo senso la scena della festa in maschera.
Altra scelta che non avrebbe potuto essere migliore è quella della colonna sonora, a cui si aggiungono le due poesie che appaiono nel testo originale, musicate nientemeno che da Joss Whedon stesso. Sa fare tutto quest’uomo.

Il cast è stupendo e da anche un certo qual senso di nostalgia, almeno se avete visto qualcuna delle serie televisive targate Whedon.
Leonato è Clark Gregg, liberatosi momentaneamente dagli impegni dello S.H.I.E.L.D. per sostare un poco nel mondo dello zio Will. Quelli della Marvel gli avevano proposto una vacanza in qualche meravigliosa isola del Pacifico, ma curiosamente lui non ne ha voluto sapere. :P
L’elegantissimo Reed Diamond è un Don Pedro che, oltre che fare la corte alle belle ragazze e convincere i padri, sa anche strimpellare la chitarra, Claudio/ Fran Kranz è perfetto accanto a Jilian Morgese/Hero. Nathan Fillion/ Dogberry può anche essere l’unico motivo per cui vi approcciate a questa pellicola, fidatevi: la scena dell’interrogatorio è da non perdere.
Beatrice e Benedick sono una splendida Amy Acker – dalla vena umoristica davvero notevole: mi è piaciuta tantissimo! – e Alexis Denisof, da cui mai e poi mai mi sarei aspettata un’interpretazione così carica di fascino e personalità, eppure anche molto divertente.

Quello che, a mio modesto parere, fa la vera fortuna di questo film è – e pare brutto dirlo, mi sembra di offendere il solo Will del mio cuore! – quello che Joss Whedon ha saputo metterci di suo. Le scelte non convenzionali che ha compiuto nella narrazione (Dei, quanto è difficile fare spoiler!), soprattutto nel rapporto tra Benedick e Beatrice, hanno dato alla vicenda una maggiore verosimiglianza con la realtà e anche una maggiore contemporaneità; comprendiamo sicuramente meglio gli atteggiamenti e le azioni dei personaggi quando li vediamo attraverso la lente di Whedon… e ridiamo anche parecchio, eh!

In conclusione, vi consiglio vivamente di precipitarvi su Amazon o su qualsiasi altro canale voi utilizziate per recuperare i film e acquistare una copia di Much Ado About Nothing, che inspiegabilmente sembra non essere uscito in Italia. Vi toccherà, temo, ascoltare l’intera pellicola in versione originale, anche se sono convinta che non vi dispiacerà più di tanto. ;)

Esplorando Nuovi Orizzonti – Missione Esselunga

Tag

, ,

L’Apocalisse è cominciata quando la Genitrice, incurante della laringite della sottoscritta, ha suggerito di provare la nuova Esselunga che ha aperto in un quartiere in costruzione della Città della Madunina.
Tale quartiere è in costruzione più o meno da una decina d’anni, nel senso che le ditte appaltatrici hanno aperto cantieri gargantueschi e poi, per mancanza di denaro derivato dalla mancanza di acquisti, hanno dovuto rallentare o interrompere i lavori. Si tratta di un quartiere prevalentemente abitativo – le abitazioni terminate e abitate sono comunque moltissime, e le ruspe, in fondo, fanno compagnia -, che vanta una generale mancanza di servizi e l’assenza di negozi o altri supermercati, prima dell’eroica apertura dell’Esselunga avvenuta a metà di questa settimana.

Insomma, non era difficile prevedere che ci sarebbe stata un po’ di gente, a fare la spesa con un Rambo in missione di conquista e conseguente marchio del territorio e una Strega cui la voce non è ancora tornata. Ma, da bravi pazzi, noi alla nuova Esselunga ci siamo andati.

Armatici di tutto l’occorrente (borse, borse frigo, tessera soci, rampini, kalashnikov, semiautomatiche e munizioni varie), io e Rambo siamo partiti alla volta del nuovo territorio attorno alle 15 di questo pomeriggio. Dopo un breve tratto in auto, siamo stati costretti ad abbandonare la Rambocar nel gigantesco parcheggio sotterraneo del punto vendita già citato, abbiamo recuperato un carrello e poi, coltello tra i denti, abbiamo cominciato la vera Missione… Ritrovandoci nel Bronx più profondo.

Il corridoio della frutta e della verdura, essenziale per il management del Covo, è composto da una lunga serpentina con graziosissime curve che metterebbero alla prova qualsiasi pilota esperto di carrelli, e per di più era leggermente affollato. Del tipo che la sottoscritta ha rischiato di essere investita tre volte da carrelli guidati da bambini urlanti, per poi prendersi sulla caviglia quello di una vecchietta. Ahia.
Rambo ha cominciato a dare segni di insofferenza quando, passati tre minuti dalla nostra entrata, io non avevo ancora afferrato nessun esemplare vegetale che lui potesse timbrare con il famoso Prestospesa, saldamente tenuto nella mano che non governava le briglie del carrello. Completata la spesa di frutta e verdura, riempite le nostre due brave bustone e spiegato trecentomila volte (sempre con un filo di voce e praticamente a mimo) a Rambo il motivo per cui le fragole non sono ancora di stagione a metà marzo, approdiamo al banco salumi e formaggi. Dove il delirio continua, essendo tale banco frigo fronteggiato dai primi esemplari di uova pasquali.
Con mia grande gioia, ho ritrovato i bambini urlanti del banco verdura e parecchi dei loro simili, intenti ad arrampicarsi sugli scaffali, a lottare con i genitori per poter mettere nel carrello della spesa l’uovo prescelto al modico prezzo di un rene della madre o del fegato della nonna, a lanciarsi Pasqualine a vicenda, e in altre gioiose attività che esplicano al meglio il motivo per cui ogni donna desidera avere dei figli.

Superata anche questa prova e essendoci immessi nel corridoio principale senza uccidere nessuno, Rambo viene travolto da uno stormo di famigliole con carrelli annessi viaggiante nel senso contrario al nostro, mentre la Strega del vostro cuore fa lo slalom tra carrelli e carrellini messi di traverso, signori con l’aria sperduta, banchi delle offerte in mezzo al corridoio (li mortacci!!!) et similia, in un marasma generale che nemmeno le più iconiche scene della stazione nei film avrebbero potuto riprodurre così fedelmente.
Ma, una volta passati i primi sette o otto corridoi, è stato tutto uno spasso!
Dopo aver evitato di investire bambini sdraiati sul pavimento e altri trascinati via dallo scaffale delle merendine dalle proprie madri, dopo aver evitato la ressa davanti agli yogurt e dopo essermi dovuta infilare in una folla di dieci possibili acquirenti indecisi sul formato di pasta da acquistare, io e Rambo siamo scivolati verso la fine del supermercato senza quasi accorgercene.

Arrivati alle immacolate casse automatiche del Prestospesa e sicuri di aver terminato la Missione con solo qualche ferita superficiale, c’è stata la Rilettura. Sì, signori, abbiamo inaugurato la nuova Esselunga con uno dei proverbiali sermoni di Rambo condito con minacce di vario genere – “l’avete appena montata, questa cassa, e io ve la sdradico!“, “Cominciamo male, cominciamo molto male!” -, per la gioia di commesse, cassiere e assistenti che hanno partecipato alla scena con un certo interesse. Quando la povera cassiera – una ragazza alle prime armi, credo, dato che ha alzato la confezione di patate novelle e mi ha chiesto a che cosa servivano – ha fatto notare a Rambo che si era dimenticato di passare al Prestospesa due banane, Rambo le ha detto che lui, invece, aveva passato tutto.
E qui s’è vista la scarsa esperienza della cassiera, perché – e sì, è tutto vero – lei ha ribattuto.
Nonostante le preghiera di un’altra cassiera di nostra conoscenza, trasferita dal nostro abituale punto vendita a quello nuovo, che aveva riconosciuto perfettamente Rambo quando, pur nella folla, se l’era ritrovato a cento metri di distanza, la giovane cassiera ha risposto che, evidentemente, non era così.

Non c’è stato spargimento di sangue, ad ogni modo, Rambo deve sentire la primavera.

La Missione è durata in tutto un’ora e dodici minuti, con Rambo che ha segnato anche questo luogo come appartenente al suo territorio e la sottoscritta che non recupererà la voce mai più. Ma le mie arti mimatorie stanno migliorando vistosamente!

Io Versiono, Tu Versioni, Ella Si Mette Le Mani Nei Capelli

Tag

, , ,

Come penso si sarà inteso, la terza persona singolare del titolo di questo post sono io.

Penso ci sia qualcosa di estremamente crudele nel chiedere alla tua insegnante di ripetizioni di aiutarti a versionare le frasi di latino, ma ahimè si tratta di una richiesta abbastanza frequente in queste ultime settimane. Probabilmente oggi mi ritrovo completamente senza voce a causa di questo: per una strana legge del contrappasso, il reprimere tutti gli insulti che avrei dovuto dirigere verso i miei pargoli mi ha bloccato la voce in gola. Oppure, si tratta di una più semplice faringite.

Ma torniamo a noi, ed esaminiamo queste difficilissime frasi da tradurre con l’uso del vocabolario, che molti pargoli giudicano inspiegabilmente il loro più acerrimo nemico.

In agro agricola frumentum laetus metit >> Nell’agrumeto l’agricoltore mette il lieto frumento.
Ecco, non sono laureata in agraria, ma io noto qualche inesattezza. E mi domando come faccia il frumento ad essere lieto: le spighe sorridono?

Magistrorum severorum ferulae discipulae gratae sunt >>>> Le discepole sono grate delle severe mazzate dei maestri.
Vogliamo provare?

Saepe cum desiderio pueritiae loca visitamus. >>> Spesso visitiamo con desiderio i bambini pazzi.
Ma sì, spagnolo, latino… Tutta la stessa cosa. Peccato che, letta così, la frase assuma dei significati vagamente inquietanti.

E adesso una bella versione, sì? Ecco il testo originale:

Haec (= questa) de Troiae ruina narratio est. Achivi novem annos  Troiam oppugnabant  sed Troiani vehementer oppidum suum defendebant. Decimo anno Epeus, (Graecus peritus faber), equum ex ligno aedificat; in equo inscribebatur: «Hic (=questo) equus ab Achivis donum Minervae deae relinquitur». Deinde nonnulli strenui Graeci viri in equi alvum clam intrant; interea Graecorum copiae ad proximam insulam castra movent. Troiani, inimicorum fugae certi, magno gaudio exultabant. Frustra Cassandra, Priami filia, Troianos monebat: «Mihi credĭte, verum vobis praedico! Equus Graecorum dolus est! Inimici nostrum oppidum delebunt et nos necabunt aut captivos ducent!». At Troiani Cassandrae verbis non credunt et statim equus a Troianorum turba in oppidum deducitur et in Minervae templum ponitur. Post publica sacra, Troiani, vino atque epulis lassi, obdormiunt; sed Graeci vigilabant et, ante auroram, ex equo descendunt, portarum vigilias occīdunt, et cum sociis, qui (= che) ab insula remeabant, Troiam incendunt et magna cum violentia deum templa violant. Cassandrae oraculum verum dicebat.

Ed ecco la traduzione. Trovate alcuni miei commenti non in corsivo in mezzo al testo.

” Questa è la storia della rovina di Troia. Gli Acivi [i famosissimi!]  oppugnavano [eh?]  Troia da nove anni, ma i troiani difendevano il loro oppio [la città poteva bruciare, ma l’oppio no!] veementemente. Nel decimo anno Epeo, (perito fabbrico [chissà se i periti costavano già parecchio allora… ] greco), costruisce un cavallo di legno; sul cavallo era scritto: <<Questo cavallo è un regalo di Minerva che gli Acivi hanno riciclato [da che mondo è mondo, i regali inutili si riciclano. Ma non c’è mica bisogno di farlo sapere a tutti!] >>. Dentro un nonnulla [una manciatina!] di uomini greci aspettavano nella pancia mentre le coppie greche […] muovevano i castrati [si era chiaramente vicini alla Pasqua] alla prossima isola. I troiani, sicuri della fuga dei nemici, esultavano con molta gioia. Cassandra, la figlia di Priamo, ammoniva i Troiani a suon di frustate [col senno di poi, poteva essere una buona idea]: <<Credete a me, vi predico il vero! Il cavallo dei greci è doloso! I nostri nemici incendieranno la nostra città e ci porteranno via cattivamente [molto, ma molto cattivi!]!>>. Ma i Troiani non credono ai verbi di Cassandra [ai sostantivi sì] e, portato il cavallo in città, lo mettono nel tempio di Minerva. Dopo una sagra cittadina [della salsiccia, immagino] , i Troiani, ubriachi, si addormentano; ma i Greci erano vigili e, prima dell’alba, scendono da cavallo, volgono ad occidente le sentinelle [mica c’è bisogno di ammazzarle! Basta spostarle dall’altra parte] delle porte e con i soci [Acivi SpA], che erano ritornati dall’isola, incendiano Troia e violano e mangiano i templi degli dei [digeriscono proprio anche i sassi, eh?] con grande violenza. Cassandra diceva il vero all’oracolo.”

…Io la storia me la ricordavo diversa.

Il Reading Challenge continua… – Febbraio 2015

Tag

, ,

L’ultimissimo giorno di febbraio mi vede al quattordicesimo libro letto su settantadue (un buon 19%, via!) e con una coda di lettura che, al posto che rimpicciolirsi, si allunga ad ogni giorno che passa.
Veniamo ai libri letti durante questo mese.

“L’uomo leopardo”, K. Kurimoto. E’, pare, il primo capitolo di una saga letteraria molto apprezzata, ma che io francamente ho trovato piuttosto noioso e molto, molto lento.
“Milione”, M. Polo. Il buon vecchio Marco è uno dei cari amici che volevo tornare a trovare quest’anno. Il tempo è stato più che clemente con lui, eh! Non è cambiato di una virgola. ;) Di questo libro mi affascinano le descrizioni del viaggio e delle diverse città e popolazioni che Marco Polo incontra. Consiglio vivamente a tutti voi di leggere il Milione almeno una volta.
“Re senza Dio”, B. Cornwell. Il mio Bernie! Magari vi sarà sfuggito (il che sarebbe curioso, perché se linkassi tutti i post in cui ho citato uno dei miei scrittori preferiti in assoluto, riempirei almeno cinque righe), ma io adoro quest’omino britannico che si diletta a scrivere romanzi storici. Narrazione super fluida, personaggi tridimensionali e meravigliosi e dettagliatissime descrizioni di luoghi, paesaggi e culture, senza annoiare nemmeno per un secondo. Leggete un’opera di Bernie anche voi!
“The Legends of King Arthur and His Knights”, J. Knowles. Artù è un altro mio vecchio amico, uno di quelli volenterosi ma un po’ tordi, che forse non sono dei draghi a capire le persone, ma che sono proprio dei bravi ragazzi. E’ stato bello ritrovarlo.
“La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose”, autori vari. Si tratta di un’antologia di racconti curata da G. Dozois che ha vinto il World Fantasy Award. Il tema di tutti i racconti è la figura femminile, nel modo più anticonvenzionale alla letteratura possibile. Insomma, nessuna principessa bisognosa di protezione, nessuna dolce crocerossina, niente che riguarda lo stereotipo letterario del personaggio femminile. L’idea è splendida, non sempre i personaggi che incontriamo nelle storie sono così originali come da premessa, ma è comunque un volume piacevole da leggere.

xx

E dunque, questo è quanto per il mese di febbraio. A Marzo, che vedrà l’inizio della primavera e l’avvento dei pollini, prevedo di visitare qualche altro vecchio amico (forse un bravo spadaccino, ma non anticipo di più!) e di… aggiungere qualche buon tomo alla mia coda di lettura: mica voglio davvero che si restringa. ;)

Dove vai, se il Codice Celiachia non ce l’hai?

Tag

, , ,

In febbraio è giunta anche al Covo una cortese letterina della Regione Lombardia, recante la comunicazione alla Strega del suo personalissimo Codice Celiachia.

Cos’è questa nuova diavoleria?
Si tratta di un codice tipo PIN, che permette ai poveri e tapini celiaci di non barcamenarsi tra farmacie, negozi specializzati e supermercati per fare la spesa e raccimolare tutto ciò che serve loro per nutrirsi, e di utilizzare la propria esenzione mensile direttamente nei supermarket convenzionati (più informazioni qui).
Inutile dire che si tratta di un grande passo avanti nell’equiparazione della qualità di vita di chi è affetto da celiachia a quella delle persone normali. Pensate solamente che, prima di questa iniziativa, c’erano solo due modi in cui era possibile utilizzare la propria esenzione mensile per acquistare prodotti senza glutine rimborsabili dall’ASL: ordinarli nelle farmacie oppure recarsi in punti vendita specializzati.
Ordinare dei prodotti in farmacia non è una cosa particolarmente piacevole, non solo per le file interminabili a cui si è potenzialmente soggetti, ma anche per la sensazione che questo tipo di procedimento trasmette: in farmacia si ordinano le medicine, e moltissimi celiaci rifiutano del tutto l’idea di essere affetti da una patologia autoimmune, quindi figuratevi che cosa può voler dire per loro recarsi in farmacia per comprare pane, pasta et similia. Quello che disturba me personalmente, nell’ordinare prodotti in farmacia, è l’esposizione quasi nulla che il cliente ha nei confronti delle novità di mercato. La farmacia non è un negozio specializzato e, dunque, anche la più fornita non ha che un piccolo spazio adibito ai prodotti gluten free; logicamente, tiene in stock i prodotti che vengono venduti più di frequente, ovvero quelli dei marchi più conosciuti, e ordinare di volta in volta ciò che il volenteroso celiaco richiede (fornendo lui stesso la marca, il nome del prodotto e, a volte, anche il codice identificativo… procacciarsi del cibo diventa un parto!). Tutto ciò è sicuramente intelligente dal punto di vista economico per la farmacia, ma non per lo sviluppo del mercato dei prodotti senza glutine, che ha necessità di fare conoscere nuovi prodotti e di creare concorrenza, perché quelli già esistenti continuino a migliorare in gusto e in qualità degli ingredienti. Chiunque può notare gli effetti della mancanza di concorrenza, semplicemente comparando la confezione di una merendina, ad esempio, senza glutine con quella di una normale, che risulterà – anche se negli ultimi tempi stiamo migliorando – di gran lunga più attrattiva e affascinante (oltre che meno costosa, ma questo è un altro problema). Questo divario gluten free/full of gluten esiste anche in pubblicità, riviste e qualsiasi altro mezzo di informazione, perché le realtà commerciali che appartengono al mondo del senza glutine danno notevolmente meno importanza al marketing di quanto fanno le altre, e se non è sinonimo di mancanza di concorrenza questo…
Fare la spesa gluten free nei negozi specializzati elimina in parte gli svantaggi di ordinare il cibo in farmacia, essendo questo tipo di punti vendita simili a piccoli supermercati, dove tutta la merce è esposta sugli scaffali e il cliente può riempire il suo carrello di persona con ciò che desidera, prima di recarsi alla cassa. Anche dal punto di vista delle sensazioni provate, all’avvento di questo tipo di negozi abbiamo tutti notato un sensibile miglioramento, che però non ci liberava dal dover andare in un altro supermarket a fare la spesa di tutti i giorni (verdure, frutta, detersivi e tutto il necessario per la corretta gestione di un Covo), investendo quindi più tempo per un’attività che i comuni mortali svolgono più o meno in fretta e soprattutto in un unico luogo.

Torniamo quindi all’importanza del nuovo progetto, che dopo queste precisazioni è sicuramente più chiara a tutti.
In Lombardia, qualsiasi celiaco dotato di Codice Celiachia e di Carta Regionale dei Servizi può acquistare i prodotti gluten free rimborsabili assieme al resto della sua spesa (nei supermercati convenzionati, eh!), comunicare alla cassa che intende utilizzare la sua esenzione e vedersi defalcare dall’importo della spesa, in automatico, tutto ciò che rientra nell’esenzione per la celiachia. Facile, veloce. Comodo.
Al momento, ci sono ancora alcune pecche nella gestione di questa procedura: pare che alcuni supermercati (compreso quello dove la sottoscritta ha effettuato la prova del servizio) abbiano dei problemi con i software di cassa e che non sappiano esattamente che cosa rientra nella lista di prodotti rimborsabili e cosa no (la Regione avrebbe promosso un corso di formazione in merito, ma pare che le informazioni date contrastino con quelle scritte nella lettera di conferimento del Codice Celiachia: non può essere vero, dai!), ma il vantaggio per i celiaci è innegabile, e non solo in termini di tempo sprecato e di qualità della vita.
Per quanto sia difficile che un supermercato presenti la stessa varietà di prodotti e marchi di un negozio specializzato, quasi sempre, i prodotti gluten free costano meno (il che significa che, con una pari esenzione, se ne possono comprare di più). Non conosco l’esatto motivo per cui questo accade, una fonte mi dice che si tratta di una procedura standard per la quale gli stessi prodotti vengono venduti a negozi specializzati e a supermercati a due prezzi diversi, da qui il sovrapprezzo rispetto alla grande distribuzione organizzata, ma io la trovo una cosa difficile da credere (anche se non impossibile: le istituzioni statali italiane non sono famose per il senso pratico).

Non è difficile prevedere che, una volta risolti i problemi di gestione dell’iniziativa Codice Celiachia, i negozi specializzati registreranno un (a mio parere, notevole) calo dei clienti o quantomeno dei prodotti acquistati, che spero porterà i negozianti furbi ad abbassare un poco i loro prezzi e a spingere perché le aziende fornitrici abbassino i loro. Non è pensabile che l’intera catena di negozi per prodotti senza glutine scompaia, ma sicuramente i punti vendita dovranno darsi una mossa, se vogliono sopravvivere alla concorrenza dei supermercati, e quindi rendere nota la loro presenza attraverso strategie di pubblicizzazione e marketing, che io spero facciano girare l’economia (e magari aumentino il mio fatturato ;) ) e soprattutto sdoganino il mondo del senza glutine dalla dimensione dei medicinali o dei prodotti dimagranti (sic!) in cui è attualmente imprigionato.

Oh, noi continuiamo a sperare.

Chissà se Birdman s’involerà la statuetta

Tag

, ,

Visto ieri – e, porcaccia, non in lingua originale! – Birdman, o l’Imprevedibile Virtù dell’Ignoranza, di Alejandro González Iñárritu (21 grammi, Babel), con Micheal Keaton e Edward Norton, forte di ben nove nomination agli Oscar (Miglior Film, Migliore Regia, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attore Non Protagonista, Miglior Attrice Non Protagonista, Migliore Sceneggiatura Originale, Migliore Fotografia, Miglior Sonoro e Miglior Montaggio Sonoro), che spero si trasformino tutte in statuette dorate.

E’ la storia di Riggan Thomson, attore hollywoodiano famoso per aver interpretato, venti anni addietro, un supereroe mascherato di nome Birdman e che adesso vuole tornare alla ribalta, per così dire, debuttando a Broadway con un pezzo teatrale adattato da un’opera di Raymond Carver (What We Talk About When We Talk About Love), diretta da lui stesso, che interpreta anche il protagonista. All’inizio del film, Riggan sta lottando perché le anteprime e la prima del suo spettacolo non siano un fiasco, costantemente osteggiato dalla voce del suo Ego, che altri non è che il vecchio Birdman, che lo invita sempre più insistentemente a tornare a fare ciò per cui è più noto: i film da blockbuster.
Il co-protagonista del pezzo teatrale è Mike Shiner, un arcinoto attore teatrale dal talento innato e dalla vita incasinata tanto quanto quella di Riggan, che deve gestire anche una figlia ex tossicodipendente che gli rinfaccia di non essere stato un padre presente, un’ex moglie e una nuova fiamma, che recita una parte nello spettacolo.
Mike e Riggan entrano quasi subito in conflitto, perché Mike non è facilmente gestibile né sul palco né fuori e sembra voler adombrare la stella che Riggan sta faticosamente cercando di far ascendere, e Riggan è sempre più frustrato dalla sua vita e dall’andamento dello spettacolo. Quando il critico del New York Times gli annuncia, alla vigilia della prima dello spettacolo, che è intenzionata a stroncarlo, perché ai suoi occhi Riggan è solo una star di Hollywood strapagata, viziata e ignorante, c’è il definitivo tracollo del protagonista, che compirà un gesto estremo… Ma il finale non ve lo rivelo. ;)

Birdman è, come forse ho anticipato, un film davvero stupendo, in cui le tante tematiche di cui tratta si fondono con momenti di un’ilarità estrema, senza che l’intera pellicola cada mai nel ridicolo. Cito alcuni di questi temi, la cui resa mi ha colpito particolarmente: la smania di essere amati per ciò che si è e non per quello che si è fatto; il fatto che la parola “amati” sia utilizzata in modo alquanto improprio da Riggan, perché nel suo caso sottende per la maggior parte delle volte l’essere riconosciuti, ammirati, additati, ci porta al tema dell’amore in tutte le sue sfumature, che si ripercuote per l’intero film. Non a caso, il pezzo teatrale che si deve mettere in scena si chiama What We Talk About When We Talk About Love, Di cosa parliamo quando parliamo dell’amore. Legato a tutto ciò, c’è poi il tema di shakespeariana memoria dello specchio tra la realtà e il palcoscenico, tra l’uomo e l’attore, che si evolve, in questo film, in quello della maschera.

Insomma, c’è pane per chiunque abbia voglia di fare una riflessione o due. ^^
La regia di Iñárritu è pressoché perfetta, ho amato le sue scelte narrative e la splendida resa della contrapposizione/frammistione tra Riggan e il suo Ego, che diventa anche frammistione tra realtà e illusione, sempre più evidente man mano che Riggan si avvicina al suo tracollo emotivo. La colonna sonora è effettivamente un gioiellino e sostiene la crescente drammaticità del film con dei pezzi per batteria meravigliosi.
Tra gli interpreti, spiccano un meraviglioso Micheal Keaton/Riggan Thomson e un eccelso Edward Norton/Mike Shiner, che è un peccato non vedere più spesso esprimersi così bene, dato il suo talento. A Micheal Keaton è stato affidato un personaggio spinoso, dato le somiglianze con alcuni aspetti della vita dell’attore, anche se, tutto sommato, è l’intera pellicola che potremmo considerare spinosa, viste le molte citazioni ad attori correntemente in carriera (una per tutte, Robert Downey Junior) e anche il momento particolare in cui ci troviamo, dove, da alcuni anni a questa parte, molti attori cinematografici, anche famosi, hanno scelto di debuttare/tornare a teatro. Edward Norton, che come ho detto è latore di una delle sue migliori performance, veste i panni di un personaggio meraviglioso, con un talento recitativo altissimo e quindi anche una sensibilità sopra la media, ma che è nello stesso tempo estremamente disilluso e depresso. Non so se è stata una scelta cosciente, ma nel modo di vestire di Mike/Norton, nel suo modo di porsi, parlare, camminare, ho trovato delle somiglianze con alcuni attori particolarmente in auge in questo momento (non vi dico i nomi: se avete visto il film e avete anche voi questa sensazione, scrivetemi un commento sulle vostre impressioni); se fosse veramente come penso, sarebbe una chicca che aggiungerebbe un quid in più alla pellicola, che – e non mi stancherò mai di ripeterlo! – è già notevole. Emma Stone, candidata come Miglior Attrice Protagonista all’Oscar, recita indubbiamente il suo ruolo molto bene, ma a mio avviso la sua performance è completamente messa in ombra dai suoi colleghi maschili, che hanno sicuramente più tempo davanti alla cinepresa e che lo fanno fruttare a dovere.
Signori, che dire… La cerimonia degli Oscar è fra poche ore, e vedremo che cosa avrà deciso la giuria in merito a quei deliziosi omini dorati (quest’anno c’è una certa concorrenza, non trovate anche voi?), ma io tiferò indubbiamente per questo film.

Procedure Burocratiche

Tag

, , ,

L’attività rambica, come tutte le attività similari, paga un’iscrizione annuale ad una particolare associazione sportiva. Ogni anno, è necessario presentare a data associazione alcuni documenti (anche se rimangono gli stessi: ah, la burocrazia!), cosa che di solito viene fatta tramite consegna a mano. Quest’anno, l’associazione ha deciso di modernizzarsi, e ha dunque richiesto l’invio di detti documenti “via e-mail e in file pdf“.

Piacevolmente sorpresa da questa novità, scannerizzo i documenti e invio il file pdf ottenuto all’indirizzo e-mail che mi è stato fornito. Questo accadeva l’altro ieri.
Stamattina, la segretaria mi invia un’e-mail, che recita:

<<Buon giorno, potrebbe per cortesia inviarmi i file in quattro pdf separati? Una volta stampati, i documenti devono essere fascicolati singolarmente.>>

…Ma che ho fatto di male?

Iperurani e Iper… avete capito.

Tag

, , ,

Reduce da quattro ore e mezza di lezione di filosofia antica alla pargola di turno, non potevo non raccogliere quante più simpatici strafalcioni possibile su Socrate & Co., con tante sincere scuse alle loro anime, intente – ne sono sicura – a dialogare assieme, da qualche parte. Signori, perdonateli: i pargoli non sanno quasi mai quello che fanno.

Godeteveli tutti.

La filosofia occidentale è nata nel V secolo d.C.
Ma sì, millennio più, millennio meno.

Ma perché con Achille non hanno fatto correre un altro animale? Con la tartaruga è troppo facile!
Ecco, questa ha capito tutto. Alla fine, vince Achille. Certo.

Secondo Parmenide, l’Essere è e il Non Essere non è, perché ciò che possiamo pensare è Essere e ciò che non possiamo pensare… Aspetta, mi sono perso.
Tranquillo, riprendi fiato.
Dicevo, che non è possibile pensare a ciò che non esiste e quindi possiamo pensare solo a quello che esiste. Tipo, io che domani prendo 8 nell’interrogazione.
Ecco, hai appena confutato la teoria di Parmenide. Congratulazioni.

Democrito fu il primo a parlare delle molecole.
No, riprova.
Delle particelle!
No, ma ci siamo vicini, dai.
Dei campi quantici!
Boom.

Democrito effettuò la scissione dell’atomo.
Che precursore dei suoi tempi, che uomo!

I Sofisti erano mal visti perché si facevano pagare per le loro prestazioni.
Così suona malino.
I Sofisti insegnavano per pagare le bollette.
Quelli sono i tuoi professori, che di vocazione non penso ne abbiano molta.
<<Ma che vuol dire che hanno portato la filosofia dal cosmo all’uomo?>>
<<Che si sono interessati all’area del sapere che interessava direttamente l’uomo, pargola.>>
<<Perché, che area del sapere ci interessa?>>
Me lo chiedo anche io. Spesso.

Protagora e Giorgia sono due dei fondatori del Sofismo…
Gorgia. Si chiama Gorgia. Altra pargola, altra corsa.
Giorgia nacque nel…
Ho detto Gorgiaaaa! Terza pargola.
Per quanto riguarda Giorgia, invece…
Ok, mi adeguo. Guarda che non sono una bambolaaaa.

Allora, il Nulla c’è e l’Essere non esiste, se anche ci fosse, non potremmo capirlo, e, se anche potessimo capirlo. non sapremmo spiegarlo.
No, è tutto giusto. E’ che mi commuove che abbia azzeccato tutti i congiuntivi…

Il Nichilismo è la teoria del pessimismo cosmico.
Mi confondono Gorgia con Giacomo, adesso.

Socrate esercitava l’arte dell’ostetricia.
Verissimo. La sua dialettica serviva solo per stordire le donne durante il travaglio.
<<Socrate era un naturalista.>>
<<Non proprio.>>
<<Allora era un sofista!>>
<<Direi di no.>>
<<E allora che caspita era??>>
Socrate. Punto.
Socrate era un naturista.
Ohibò! Un tipo moderno, questo filosofo.

<<Socrate usava l’ironia. Non ho capito cos’è.>>
Io sorrido: <<Perché sai di non sapere, pargola>>
<<No, no. E’ che proprio non ho capito.>>
Mi sa che si sarebbe arreso anche Socrate, con te.

A Platone piaceva raccontare storielle.
Era l’anima delle feste!
Platone si autodipinse nel Demiurgo.
Ho sempre pensato che fosse un tipo un po’ egoriferito.
Il Mondo delle Idee si può raggiungere con la Biga Alata, guidata dall’Uno in fuga dalla Diade.
Best fanfiction su Platone di sempre.

<<Raccontami il mito di Er.>>
<<Er Platone?>>
Non era divertente.

Platone scrisse la Fedora.
Da non confondere con il celebre cappello portato da Fran Sinatra, il Fedone.

<<Dunque, pargola, dato che l’anima partecipava del mondo metafisico, essa conosceva già la Verità, ma l’ha dimenticata quando si è incarnata in un corpo. In realtà, la psychè non impara nulla, ma ricorda ciò che ha dimenticato, quindi, la conoscenza è reminiscenza…>>
<<Ma nel senso che io, in un’altra vita, avevo già studiato Platone e adesso non me lo ricordo più?>>
Alcune anime partecipavano del mondo metafisico più di altre. E’ l’unica spiegazione.

Shakespeare Reprise

Tag

, ,

Una delle mie pargole dovrà affrontare un’interrogazione su Shakespeare domani mattina, il che ha causato una full immersion nel mondo del Bardo, per un totale di sette ore.
Sette ore, signori. Sette ore (tre ieri, quattro oggi) in cui ho cercato di rispondere all’innocente domanda di quest’adolescente con scarso senso pratico: Mi spieghi Shakespeare?
Tra le svariate domande che mi sono state poste in questi due giorni (<<Ma può uno scrivere così tanti drammi??>> << Ma quindi Romeo e Giulietta avevano la mia età?>>) e i non ben quantificabili errori di pronuncia durante la lettura di alcuni brani (io non so Macbeth, ma sicuramente La Strega Shall Sleep No More), c’è una cosa che mi è rimasta impressa.

Verso le 15:30 di questo pomeriggio la pargola mi dice di essere perplessa sull’universalità di Shakespeare; perché si dice che è uno scrittore universale e contemporaneo?
Voi, che conoscete oramai il mio amore smisurato per il vecchio Will, potete ben immaginare in che tipo di appassionato discorso (soliloquio, se vogliamo rimanere in tema ^^) io abbia espresso tutte le mie osservazioni in merito a questo argomento, toccando la straziante fragilità dei personaggi, il destino avverso che sembra seguirli, il profondissimo studio della personalità umana che l’autore ha compiuto per disegnare i suoi eroi e antieroi e, infine, l’estrema contemporaneità e comprensione delle vicende. Dopo trentacinque minuti di parole, la pargola compie la sua deduzione.

<<Quindi, Lady Macbeth e Macbeth sono i Rosa e Olindo della loro epoca.>>

Ecco. E’ colpa mia, lo so. Gliel’ho detto io.
Sigh.