Bacinel-Ehm… Libri di Settembre

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Sembra ancora che io abbia il mal di mare, eh!, ma sono in via di guarigione! Tra l’altro, la nausea, il colorito pallido e la sensazione che gli occhi nuotino nella gelatina del cervello si accordano splendidamente con una delle due letture di questo mese assieme a una bella bottiglia di rum, che per il momento è meglio lasciare nella dispensa, però. La mia amica bacinella non approverebbe, e io tengo molto alla sua opinione.

Come dite? Due letture sono poche? Avete ragione, ma conto di rifarmi a ottobre.
Tra l’altro, siamo a giorni dalla messa in pratica di un progettino niente male, di cui vi parlerò a brevissimo e che riguarderà molte letture non convenzionali. Almeno, io lo spero.🙂

Ma bando alle ciance e veniamo a questi due sparuti libri settembrini del Goodreads Reading Challenge.

Flint and Silver: A Prequel to Treasure Island, J. Drake. É stato una mezza delusione, purtroppo. La storia parte bene e la narrazione si compone da una serie infinita di flashback e flashforward, che movimentano la storia ma che, purtroppo, non le conferiscono filo conduttore sufficiente da non confondere il lettore. Anche i due personaggi principali sono ben caratterizzati all’inizio, ma purtroppo non hanno molto da fare, per dirvela in modo da non fare spoiler. Tutto questo è un peccato, perché l’atmosfera delle storie marinare c’è e le scene di battaglia sono narrate con un certo realismo, che a me piace.
Poems, Lord A. Tennyson. Alfred Tennyson è un’altra delle mie grandi passioni. Adoro la musicalità dei suoi versi quanto la scelta dei suoi temi, apprezzo la sinfonia delle sue rime, mi perdo tra i cavalieri di Artù e le belle dame prigioniere in alte torri. Se non avete mai letto nemmeno un versetto di questo splendido poeta vittoriano, vi consiglio di rimediare presto alla vostra lacuna!

 

Come vi anticipavo, questo è (già) tutto. Io e la bacinella vi ringraziamo per l’attenzione.
Alla prossima!

Quando la Bacinella Diventa la Tua Migliore Amica

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Ci sono momenti in cui la tua quotidianità cambia all’improvviso, in cui anche le cose che prima ti sembravano uno scherzo diventano difficili. Allora devi rivedere te stesso, le tue priorità. Tirare fuori tutto, ma proprio tutto quello che hai dentro. É qui che rivaluti l’importanza di una bacinella sufficientemente capiente e di una buona dose di donperidone, entrambi strumenti essenziali nel tuo viaggio attraverso la prima forma parainfluenzale della stagione, che ti ha colpita allo stomaco.

Sono momenti difficili.

Ad ogni modo, in questi giorni di profondo disagio esistenziale, possono capitare alcune cose. Se siete come la Strega, potreste aver progettato di scrivere il consueto post sulla Goodreads Reading Challenge. Potreste aver pianificato di scrivere altri due articoli, al seguito di due gite cinematografiche sul viale dei ricordi. Potreste, poi, aver dato la vostra parola di recensire un nuovo libro entro un termine stabilito e molto vicino, esservi lamentati dell’assenza di clienti per le traduzioni e aver preso l’impegno di un turno di apertura dell’attività rambica.

Tutto ciò affinché, nell’ordine, voi rimaneste indietro di non uno, ma ben tre post sul blog – avendo visto anche un film in meno -, ritrovandovi con un numero indefinito di pagine da leggere con una certa attenzione e un mal di testa lancinante, un cliente che chiede una traduzione da giurare in Tribunale con urgenza e un’apertura dell’attività rambica da affrontare seguendo una dieta di riso in bianco, acqua e patate lesse.

 

Questo post scritto a quattro mani (mie e della bacinella) è per dirvi che non sono sparita di nuovo e che torno quanto prima, possibilmente in salute e in solitaria.🙂
Copritevi e state sani nel frattempo, eh!

Stranger Things Book Tag

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strangerthings-booktag-320x168Sono dodici (12) giorni che non esce un post su questo blog – anzi, quasi tredici – e così non può andare. Ditelo anche voi che questo comportamento da parte della qui scrivente Strega è alquanto scorretto!
Mi spiace per la mia assenza, ma è stata una seconda metà di settembre piuttosto impegnativa e nel contempo povera degli aneddoti divertenti, che solitamente mi permettono di mantenere la media di articoli pubblicati mensilmente. Bando alle scuse, però! Questa sera cerco di redimermi sottomettendomi a un book tag dedicato a Stranger Things, serie tv che va per la maggiore ultimamente (a proposito, l’avete vista? Che ne pensate?).

Ho raccolto l’idea da Arianna, una novellina qui su WordPress che mi stupisce per la sua voglia di comunicare e postare, postare postare… con una regolarità stupefacente, che a me ultimamente manca.
Le regole del gioco sono, temo, chiare a tutti, ma vediamo di riassumerle per gli smemorati. Dunque, bisogna citare un libro che…

  1. EPIC INTRO: Un libro che ti ha catturato fin dalla prima pagina: High Rise, di J. G. Ballard, che credo in italiano si chiami Il Condominio. L’intero libro è da leggere (io l’ho fatto colpevolmente tardi, nell’agosto del 2015) perché ti cattura, ti tiene attaccato alle sue poche pagine fino alla fine, ma l’inizio è qualcosa di sensazionale. L’autore riesce a mescolare un linguaggio narrativo dal tono assolutamente casuale con una scena introduttiva che invece stravolge completamente la vera immagine che abbiamo della società. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in quello che succede in scena, il lettore lo sa, eppure, per effetto del linguaggio di Ballard, fatica un poco a mettere a fuoco il problema. Sconvolgente.
  2. DUNGEONS & DRAGONS: Un mondo fantastico che ti piacerebbe visitare: Chiederlo a una che ha viaggiato frequentemente a Fantasia, Oz e in mille altri posti è un po’ crudele. Diciamo che sono due i mondi che mi sono rimasti nel cuore, la Terra di Mezzo e quello di Harry Potter, e che, se proprio sono costretta a scegliere, oggi opto per quest’ultimo. La Terra di Mezzo ha atmosfera, eh!, ma anche una storia politica che potremmo eufemisticamente definire turbolenta.🙂
  3. SQUAD GOALS: Il tuo gruppo di amici preferito: I Tre Moschettieri con D’Artagnan annesso, non si discute. Ne ho già parlato più volte sul blog e non mi dilungo qui, perché altrimenti il book tag diventa un saggio breve.
  4. ABC’s & CHRISTMAS LIGHTS: Un personaggio mentalmente instabile: Sul serio? Da amante di Shakespeare devo citarne solo uno? Allora stasera propendo per Lear.
  5. THE UPSIDE DOWN: Un libro totalmente differente rispetto alle tue aspettative: Flint and Silver: A Prequel to Treasure Island, di J. Drake. L’ho appena finito di leggere e purtroppo, nonostante le premesse interessanti dei primi capitoli, l’esito finale è stato deludente.
  6. MAD SCIENTISTS: Un distopico con il governo peggiore: Non leggo molte storie distopiche e di quelle che ho racimolato nel corso degli anni solo alcune descrivono in modo sufficientemente preciso il governo. Penso comunque che 1984, di G. Orwell, sia una citazione obbligata.
  7. DEMOGORGON: Una creatura che non vorresti mai vedere uscire dal muro di casa tua: La balena di Moby Dick (H. Melville), così com’è vista da Achab. Non solo per la stazza, anche se vedersi uscire un cetaceo dal muro lilla della mia camera da letto potrebbe essere sufficientemente traumatico, si trattasse pure del delfino Flipper. Il punto è che il mostro descritto dal capitano della baleniera non ha nulla di naturale, ma è invece talmente umanizzato, deformato dall’ossessione di quest’uomo che non ha altro nella vita – perché tutto ha esiliato da se stesso per inseguire la balena -, da diventare una vera e propria creatura satanica, da incubo.
  8. CLIFFHANGER ENDING: Un libro con un finale mozzafiato: The Night Manager, di J. Le Carrè, che in italiano fa Il Direttore di Notte. Se avete visto la miniserie prodotta dalla BBC – tra l’altro, con un ottimo Hugh Laurie e un Tom Hiddleston che ne è la degna controparte -, sappiate che non è quello il finale di cui sto parlando. C’è una tensione, nel libro, che non è stata replicata nella serie tv. Un’inquietudine di fondo e una viva e reale preoccupazione per le sorti del protagonista e almeno di un altro personaggio della storia, mista alla sensazione di trionfare con Roper, mentre… non posso dire di più, altrimenti vi rovino la sorpresa.😀

 

Insomma, avete capito come si fa, no?
Consideratevi tutti nominati e sentitevi liberi di raccogliere il mio testimone e fare il book tag. Non vedo l’ora di scoprire che libri citerete!

Guarda che l’insegnante ha detto che…

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Ammettetelo.
Ammettete che i miei post sui pargoli vi erano mancati, coraggio.

Pubblico oggi, quando iniziano le scuole, un post che raccoglie gli strafalcioni dei pargoli, sì, ma che sono stati suggeriti loro dai degni maestri e professori: a volte – e qui lo ammetto io – non è tutta colpa dei giovani virgulti, se sono delle capre, a volte quella che chiameremo la loro tendenza naturale è stata aiutata, supportata e, diamine!, anche incoraggiata dagli insegnanti.
Non ci credete? Beh, andate avanti a leggere.
Come sempre, i miei commenti sono subito sotto le immortali parole dei miei pargoli.

Pargola: “Ma sei sicura che Romeo e Giulietta sia una tragedia?”
Strega: “Più che sicura, direi.”
P: “Ma perché?!”
S: “Beh, sai, i protagonisti muoiono, quindi…”
P: “No, ti sbagli! La professoressa mi ha detto che poi si risvegliano tutti e due e vivono felici e contenti.”
Ma come fai tu, insegnante, a cannare la trama di uno dei drammi più famosi della storia della letteratura, come fai??!

P: “Aristotele era un reazionario, ribelle, che voleva riportare la democrazia in Grecia.”
S: “No, anzi! Il filosofo non si interessava di politica, senza contare che è stato il precettore di A-”
P (piuttosto piccato): “Ti dico che la politica gli piaceva, invece!”
S: “Come troverai scritto nel libro di testo, Aristotele credeva che, dato che oramai il popolo era soggetto a una monarchia assoluta-”
P (urlando): “La prof. ha detto che si interessava di politica! Vuoi saperne più della prof.?!”
Non mi permetterei mai! Ma, ecco, in questo caso… Sì.

P: “Mi hai fatto sbagliare il problema di geometria.”
S: “Quello sui triangoli? Penso che sia una cosa difficile, pargo-”
P: “Tu hai detto che, dato che gli altri angoli erano di 30° e 60°, quello in mezzo [sic!] doveva essere 90°.”
S: “Infatti, perché la somma dell’ampiezza degli angoli int-”
P: “E invece no! La prof ha detto che è di 95°!”
S: “Si sarà confusa, pargolo, capita. Ha giustificato la sua risposta?”
P: “Sì, ha detto ‘Per il Teorema’ e ce l’ha fatto anche scrivere sul quaderno, guarda!”
Ecco, il teorema. Quello che recita: Sopra la cattedra la capra campa, alla cattedra la capra insegna.

“La prof. ha detto che i pesci sono animali invertebrati.”
Giusto, le lische sono trappole per i pescatori, sviluppatesi tramite un lungo processo evolutivo che ha avuto origine dall’invenzione dell’amo. Occhio per occhio, diceva quello, e punta per punta.

“La prof. dice che non ha senso studiare Giulio Cesare, perché è morto tanto tempo fa.”
Mi sento male. Mi sento malissimo, come se mi stessero dando una coltellata. Anzi, ventitré.

P: “Il Partenone, la gigantesca opera di marmo e acciaio…”
S: “Eh, no, pargola! Sul Partenone non scherzare, che lo sento part-”
P: “Se tu non lo conosci, non è colpa mia”
Io non conosco il Partenone? Ma questo è un affronto!
S: “Ti rendi conto che non è possibile che l’acciaio fosse-”
P: “La prof. è stata in Grecia in vacanza e mi ha detto che è così.”
La prof. ha visto il modellino che vendono nei negozi. Ancora sull’arte, perché di insegnanti di storia dell’arte decente non ne abbiamo:

S: “Allora, pargolo, ti è piaciuta la gita a Roma? Che cosa avete visto?”
P: “Mah, sì. Abbiamo fatto un giro in centro, poi siamo tornati in albergo…”
S: “Sì, ma in centro che avete visto? La Fontana del Bernini?”
P: “No.”
S: “I Fori Romani?”
P: “No.”
S: “Ok, allora le catacombe!”
P: “No.”
S: “Il Colosseo! Avrete almeno visto il Colosseo!”
P: “La prof. ha detto che non ne valeva la pena, tanto è rotondo.”
Eh! É rotondo! Che altro vogliamo dire?

“La maestra dice che Picasso era una pippa e che disegnava tutto storto.”
Potrebbe essere il metodo espressivo del movimento a cui apparteneva, ma non vorrei tirare a indovinare, eh!

“La maestra dice che Canaletto barava, perché ricalcava le immagini proiettate sul foglio.”
E la tua maestra la laurea come l’ha presa? Per corrispondenza, o proprio come il Trota?!

“Cosa vuol dire sopravvalutato? La maestra ci ha detto che Leonardo da Vinci lo è, ma io non ho capito.”
Vediamo, per aiutarti, di porre il nuovo vocabolo in un contesto semplice e consciuto: il valore della tua maestra come insegnante di arte è chiaramente sopravvalutato.

S: “Com’è andato il tema che abbiamo preparato assieme?”
P: “Male, la prof. ha detto che ero fuori argomento.”
S: “Perché?”
P: “Perché il riferimento storico per il diritto italiano non può essere il figlio di Alessandro Manzoni, che scriveva romanzi.”
S: “Il nonno. Cesare Beccaria era il nonno di Alessandro Manzoni.”
P: “La prof dice che era il figlio e che scriveva romanzi d’avventura.”
Dei Delitti e delle Pene, intesi come i delitti dell’insegnante di ripetizioni dopo le pene subite a causa delle testimonianze di intettitudine degli insegnanti dei pargoli. Secondo me, sono crimini giustificati. 

Voi che dite?

Scrivere Storie – Quote Challenge

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Siamo giunti all’ultima citazione prevista per il Quote Challenge. Mi auguro che abbiate trovato interessanti i post della categoria, o almeno che non vi siate annoiati (non li avrete mica saltati a piè pari, vero? VERO?!).
In ogni caso, vi ringrazio sentitamente per le letture, che sono andate oltre ogni mia più rosea previsione, e per i vostri commenti, che ho letto con molto piacere e che in certi casi ho anche trovato illuminanti.🙂 Chissà, potrei pensare di continuare a condividere qualche citazione di tanto in tanto, così, giusto per non perdere il ritmo. Voi che ne pensate?
Per il momento, però, torniamo al Quote Challenge.

 

La citazione che vi propongo oggi è tratto da “La Banda dei Brocchi”, di Jonathan Coe (più informazioni qui). Si tratta di una lettura recente, che sicuramente rivoluziona l’immagine del Regno Unito che generalmente abbiamo. L’estratto che trovate qui sotto mi è piaciuto in particolar modo, probabilmente perché si tratta di una riflessione condivisibile da una che scrive storie, oltre che a tenere un blog.
Ve la lascio in conclusione del post, senza commentarla, ma speranzosa di leggere le le vostre risposte.

 

Serve a qualcosa scrivere storie? Me lo domando spesso. Mi domando se l’esperienza possa veramente essere distillata e ridotta a pochi momenti straordinari, forse sei o sette, che ci vengono concessi in una vita intera: e per di più ogni tentativo di scoprire un nesso tra di loro è futile. E mi domando se ci sono momenti nella vita che non soltanto “varrebbe la pena di spendere mondi interi per acquistarli”, ma sono anche così pieni di emozione che si dilatano, diventano attimi senza tempo.

 

Un Vangelo Diverso -Quote Challenge

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Penultima citazione!
É incredibile quanto poco ci sia voluto per trovarle e mostrarvele tutte (voi potete naturalmente essere di avviso ben diverso, eh!)!

the-gospel-of-loki-joanne-harris-gollancz-headerAd ogni modo, per la seconda citazione libresca ci rivolgiamo a Joanne Harris, scrittrice che, come sapete, a me piace molto. Amo, oltre che il suo stile narrativo, la sua capacità di rendere personaggi anticonvenzionali senza trasformarli in stupide macchiette, e la sua fantasia.
La citazione che vi riporto qui sotto è tratta da un libro che io ho sentito molto mio, The Gospel of Loki, che in italiano fa inspiegabilmente Il Canto del Ribelle, che ho letto nei primi mesi del 2014, prima dell’arrivo della traduzione italiana, che mi dicono presentare qualche pecca nella resa del linguaggio. Se così fosse, sarebbe veramente un peccato, perché il Loki uscito dalla penna della Harris è un meraviglioso antieroe, un paladino dell’ironia e del sarcasmo, un’illusionista di parole per sé e per gli altri… Insomma, siamo davanti alla migliore rappresentazione di sempre del Dio norreno degli Inganni.

Ci sono momenti, nella narrazione, in cui Loki decide di non turlupinare se stesso o il prossimo, momenti in cui, sebbene non perda quasi mai il suo tono fintamente leggero, il Dio è dolorosamente e puramente – per quanto si possa utilizzare un termine del genere con lui – sincero. La citazione di oggi appartiene a uno di questi momenti e ve la lascio senza ulteriori riflessioni, accompagnata da una mia traduzione personale. Attendo vostri commenti e opinioni.🙂

Clever folk aren’t popular, by and large. They arouse suspicion. They don’t fit in. They can be useful, as I proved on a number of occasions, but among general population there’s always a sense of vague mistrust, as if the very qualities that make them indispensable also make them dangerous.

In genere, le persone intelligenti non sono popolari; tendono a destare sospetti, non si mescolano agli altri. Possono essere utili, e io ne ho dato prova in qualche occasione, ma le persone normali nutriranno sempre un vago senso di sfiducia verso di loro, come se le stesse qualità per le quali sono indispensabili li rendano anche pericolosi.

Principesse, Ricognitori ed Eroi Greci – Reading Challenge

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helloEd eccoci all’appuntamento estivo con la sfida di lettura su Goodreads, che come ogni anni vede accorpati i mesi di luglio e agosto, perché anche le Streghe, in vacanza, leggono meno. Soprattutto se ciagolano sotto l’ombrellone.

La lista dei libri letti in questi due mesi non è lunga, anzi, direi il contrario, ma è piena di letture (e riletture) interessanti, su cui ho tanto da dire. Suppongo, quindi, che sia il caso di metterci all’opera!

The Princess Bride, W. Goldman. Come da gif che apre questo post, d’altronde. Ci credete che, pur amando il film che ne è stato tratto (in italiano si chiama La Storia Fantastica, non chiedete perché), non avevo mai letto il libro di Goldman? Sì, avevo sfogliato qualche edizione, letto qualche passaggio, ma non mi ero mai approcciata alla storia di carta con il chiaro intento di cominciarlo e finirlo. Cosa che ho fatto nell’arco di ventiquattr’ore.
Cosa devo dire di questo libro? É vero, ci sono alcune differenze con il film, è vero, la vicenda non scorre liscia proprio come nella pellicola, ma i personaggi sono lì. Sono lì lo spadaccino Inigo, il gigante Fezzik, il siciliano Vizzini, il conte Rougen. Westley è lì, su quelle pagine, sono lì la sua ironia e il suo amore per Buttercup… Insomma, se avete amato il film, non potete non leggere The Princess Bride, e, se non avete mai visto nemmeno un fotogramma della pellicola, leggetelo lo stesso e buon pro vi faccia.

L’Ultimo dei Mohicani, J.F. Cooper. Ve la ricordate la colonna sonora del film? A me è sempre piaciuta, ma non ho mai capito fino a che punto quel capolavoro sonoro fosse azzeccato prima di leggere il libro di Cooper. Le descrizioni del paesaggio, del lento scorrere del grande fiume, delle cascate improvvise, del frusciare delle foresta! Tutto si trova e si accorda tra libro e colonna sonora, tutto si spiega, tutto si esalta. Vale la pena di leggere L’Ultimo dei Mohicani solo per questo, e invece è anche un bellissimo romanzo di avventura, di quelli che mirano a intrattenere e nulla più, fors’anche un po’ a sognare. E chi non ne ha bisogno, ai giorni nostri?

La Maschera di Antenore, A. Ongaro. Quando vi ho parlato di Athos, ho espresso il desiderio di leggere qualche altro libro dello stesso autore, tanto per vedere se, con il romanzo che racconta le avventure precedenti al momento in cui lo sfortunatissimo conte de la Fère diventa un moschettiere di Sua Maestà, Ongaro avesse avuto una specie di epifania, oppure se fosse effettivamente uno scrittore degno di nota. Beh, adesso la mia missione è quella di recuperare tutti i libri mai scritti da questo signore, perché il suo stile narrativo mi ha catturato ancora una volta.
La trama di La Maschera di Antenore non è questa gran cosa, sapete, anzi immagino che potrebbe risultare addirittura noiosa, se ve la raccontassi. Sono i personaggi che le danno vita e soprattutto il modo in cui ogni evento viene descritto, con quell’alito vagamente metafisico che rimane sospeso sulla vicenda e ne aumenta l’inquietudine di fondo, che sale in crescendo senza tuttavia mai prevalere sul resto. Ho provato subito simpatia per il protagonista, Stefano, un eroe romantico depredato del suo tempo e delle sue armi, che non ha trovato altro modo di esprimersi che innamorarsi dell’impossibile.

Una Stanza Piena di Gente, D. Keyes. Ho cercato questo libro un po’ dovunque da che Serena ne ha parlato in un suo post e sono felice di averlo finalmente trovato in biblioteca. Di che cosa parla Una Stanza Piena di Gente? Detto sinteticamente, di un uomo dentro al quale vivono ventiquattro persone diverse. Persone che si affacciano a turno sul mondo, sconvolgendosi la vita, sconvolgendo la loro percezione della realtà e rischiando tutto. Ancora non siete scioccati? Pensate allora che si tratta di una storia vera, che davvero esiste un individuo che ha sperimentato tutto quello che leggerete in questo libro, che ha sofferto pene e punizioni che non meritava. Pensate a come potrebbe essere aprire gli occhi, un giorno, e scoprire che qualcun altro ha vissuto la vostra vita per dieci e più anni, senza che voi ricordiate niente. Dieci anni. Aggiungo che lo stile narrativo scelto da Keyes – semplice, lineare, quasi come se volesse scrivere un lungo articolo di cronaca – contribuisce sicuramente a interessare il lettore alla storia. Se trovate una copia di questo libro in giro, leggetelo, perché ne vale davvero la pena.

Itaca per Sempre, L. Malerba. Lo scrittore stesso, nella postfazione, spiega com’è nata l’idea di scrivere questo libro. Stava discorrendo sull’Odissea con un professore di mitologia greca, un amico di famiglia, quando sua moglie si dichiarò convinta che Penelope avesse riconosciuto subito il suo acuto marito, anche travestito da vecchio mendicante, e che avesse finto il contrario per punirlo dei lunghi anni passati lontano da lei.
Da questa piccola osservazione Malerba trae una delle più curiose rivisitazioni delle avventure di Ulisse che voi possiate mai leggere. La trama si discosta pochissimo da quella che conoscete, ma è raccontata tramite le percezioni alternate dell’eroe figlio di Laerte e di Penelope, che sicuramente emerge come una figura ben più rotonda di quanto l’abbia resa Omero (e notate che, tutto sommato, Penelope è una delle donne che sono dipinte con più cura all’interno dei due poemi).
Itaca per Sempre non è una lettura facile, non per il tipo di linguaggio, che, anzi, è semplice e musicale, ma per la comprensione delle dinamiche sia esterne che interne ai due narratori. Perché Penelope agisce così? Com’è possibile che provi tutto quel rancore nei confronti di un uomo che non è più soltanto un uomo, ma un eroe capace di sfidare gli Dei? E Ulisse è davvero Ulisse? Quanto rimane del re di Itaca, dopo vent’anni di avventure e sofferenze? Che cosa vedono gli altri, quando o guardano? Che cose vede lui stesso? Sono tutte domande che, se portate alla lunga, potrebbero anche spazientire un adolescente, seppur appassionato di mitologia come potevo essere io a quindici anni, ma che adesso aprono una finestra affascinante nell’animo umano.

 

E con le avventure di Odisseo, o Ulisse, o Nessuno, o in qualunque modo voi vogliate chiamarlo, si concludono le mie letture dei mesi di luglio e agosto 2016. In questo momento, dato che mi è rimasto in bocca il gusto per le avventura marinaresche, sono immersa in una storia di pirati, di cui vi dirò a fine settembre. So, stay tuned!😉

Chiediamo a Lev per il Quote Challenge

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Omino dall’aria simpatica, Tolstoj

Siamo alle ultime tre citazioni del Quote Challenge, che saranno dedicate ai libri: non dite che non ho lasciato il meglio per ultimo!😉

La prima è tratta da Guerra e Pace, romanzo di Lev Tolstoj che ho riletto all’inizio del 2016 per il Goodreads Reading Challenge e che ho apprezzato enormemente.
Come ho avuto modo di raccontarvi in un post apposito (link in alto), Guerra e Pace è un universo letterario, un’opera gigantesca di cui si potrebbe parlare per giorni interi senza rischiare di ripetersi.

Oggi vi lascio con una frase di uno dei miei personaggi preferiti in assoluto, Fedja Dolochov, dalle tinte forti e dalla morale discutibile, o almeno quasi sempre. Questo è un estratto del suo pensiero, che è entrato nel mio quadernetto delle citazioni già dalla prima lettura del romanzo (si parla del tempo in cui La Strega aveva 16 o 17 anni: pagine e pagine di quadernetto or sono).

So che molti mi considerano cattivo, lo so benissimo. Ma a me non interessano se non le persone alle quali voglio veramente bene: e per le persone alle quali voglio veramente bene sono pronto a sacrificare la vita.

Prima del particolare momento in cui pronuncia questa frase, Dolochov può anche non starvi simpatico (lasciarvi indifferente è impossibile: si tratta pur sempre di un tizio che beve rhum in piedi sul davanzale di una finestra e lega un poliziotto e un orso ammaestrato schiena contro schiena), anzi, potete pure crederlo un grandissimo pezzo di… mi sono spiegata.
Non è che non abbiate ragione. Come vi anticipavo, Dolochov non ha una morale convenzionale, ma – e qui sta il genio di Tolstoj, la sua capacità di dare tridimensionalità ai personaggi – non significa che non abbia dei sentimenti, una sensibilità. Se volete il mio personale parere, lui è uno dei soggetti più riusciti dell’autore, che riesce a farsi strada nella mente del lettore pur avendo a disposizione poche porzioni di pagina, qui e là durante la vicenda.

Dolochov è, di volta in volta, lo scapestrato, l’eroe di guerra, il giocatore fortunato, il seduttore, il figlio amorevole. Ma soprattutto, è il personaggio di Tolstoj che fa e dice ciò che vuole, senza preoccuparsi delle conseguenze e di quello che diranno gli altri.
Non ditemi che non vorreste avere lo stesso coraggio anche voi.

Temibili Adulatori – Quote Challenge

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Ho lasciato passare un po’ di tempo per continuare il Quote Challenge, lo so, ma non potevo mica inanellare un post riflessivo dietro l’altro per tre settimane, no? Avrei rischiato di annoiarvi, oppure di dover cambiare il mio nickname da La Strega a La Santona. E, diciamocelo, io del Santone non ho la stoffa.

Ad ogni modo, oggi torniamo a Shakespeare e ci rivolgiamo al Giulio Cesare per l’ultima citazione teatrale. Secondo me, è una massima di vita.

 

(…) Unicorns may be betrayed with trees,
And bears with glasses, elephants with holes,
Lions with toils, and men with flatterers.
(…) Gli unicorni possono essere ingannati dagli alberi.
E gli orsi dagli specchi, gli elefanti dalle buche,
I leoni dalle reti e gli uomini dagli adulatori.
Gli adulatori. Pericolo di fronte al quale siamo tutti inermi, no?
Decio, uno dei traditori di Cesare, pronuncia questa frase mentre i congiurati stanno progettando l’aggressione al Campidoglio (atto 2, scena 1) e, tutte le volte che la rileggo, mi vengono un po’ i brividi, perché, anche se è improbabile che una trentina di persone si metta d’accordo per farmi diventare un puntaspilli (mica per il numero: è che devono mettersi d’accordo XD), mi sento particolarmente vulnerabile alle adulazioni. É così facile crederle veritiere, no? Così dannatamente facile propendere verso chi ci elogia e ci da sempre ragione.
Troppo facile.
E ancora più facile è scordarlo.

Di Quella Pira – Il Trovatore allo Sferisterio

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quadrati_sito-05Vi avevo anticipato il post in cui vi avrei parlato della rappresentazione che ho visto allo Sferisterio di Macerata durante le mie brevi vacanze e, siccome ogni promessa è debito, mi accingo qui a raccontarvi di questo Trovatore.

Prima, però, vi fornisco qualche informazione sull’opera e sul teatro per una lettura più consapevole di questo post.
Il Trovatore è una delle opere più famose di Giuseppe Verdi (costituisce la “trilogia popolare” assieme alla Traviata e al Rigoletto) ed è stata rappresentata per la prima volta nel 1853. La storia, sinteticamente, intreccia in maniera molto complicata l’ossessione di una zingara (Azucena) di vendicare la madre, bruciata sul rogo, l’amore tra due giovani (Manrico e Leonora) e la gelosia di un amante respinto (il Conte Luna); il tutto si svolge in quattro atti, che si dipanano in tre ore circa di spettacolo, con il climax che arriva proprio alla fine, con l’ultimo grido di Azucena, un misto di trionfo e disperazione che mette la pelle d’oca.
Lo Sferisterio di Macerata è un’arena all’aperto nel centro storico della città marchigiana, costruita tra il 1823 e il 1829, in un bello stile neoclassico. Inizialmente, l’edificio era destinato al gioco del Pallone col Bracciale, un derivato della pallacorda a cui – Dumas insegna – giocavano anche i Moschettieri di Re Luigi, e viene adibito agli spettacoli teatrali solo nel 1921. L’arena conta circa 2800 posti, disposti sia sul terreno che sugli anelli, e una buona acustica.

Ora, dal 1921 facciamo un bel salto in avanti e arriviamo alla stagione che si è appena conclusa, più precisamente al 12 agosto 2016, quando ho avuto il piacere e la fortuna di assistere alla rappresentazione del Trovatore di Verdi, sotto la direzione di Daniel Oren e la regia di Francisco Negrin.

mof20130726_trovatoreLa scenografia sul palco è molto semplice e consta sostanzialmente di due lunghe tavolate di sapore medievaleggiante, sopra e attorno le quali si muovono gli interpreti del dramma lirico, e una torretta nera, sulla cui cima fa capolino il fantasma della zingara morta sul rogo.
I colori di scena e dei costumi vertono sul nero e il rosso fuoco, con poche punte di marrone-cuoio: una scelta molto scenografica, ripresa anche dalla proiezione delle fiamme sul muro dello Sferisterio, che richiama anche il fuoco reale delle torce accese qua e la sul palco. I costumi degli interpreti principali sono anch’essi di gusto medievale, mentre quelli del coro ricalcano, credo, il tipico costume contadino della regione: le donne in gonna lunga, camicia e fazzoletto in testa e gli uomini in pantaloni, camicia e gilet. Il filone contadino è ripreso anche dalle due falci brandite dai fratelli divisi nell’infanzia, due dei pochi oggetti di scena presenti sul palco, unitamente a piccoli pugnali e una lunga corda rossa, che rappresenta via via il rogo, la prigionia e il destino mortifero dei personaggi.

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Manrico che, sopraffatto il Conte Luna, non ha il coraggio di vibrare il colpo fatale

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Leonora e il suo destino

Gli interpreti del dramma allo Sferisterio sono tutti dotati di talento ed esperienza, come da tradizione, e hanno offerto al pubblico uno spettacolo ottimo, di qualità tale da bypassare anche alcune scelte di regia, inutilmente ripetitive.
Marco Caria è un perfetto Conte Luna, diviso tra l’amore per Leonora (la stupefacente Anna Pirozzi) e l’odio nei confronti di Manrico (Murat Karahan, che ha sostituito egregiamente Piero Pretti, infortunato, e che correntemente ricopre lo stesso ruolo all’Arena di Verona), il cui cuore si divide a sua volta tra la sua bella innamorata e la madre, Azucena (Enkelejda Shkosa, misteriosissima, con una punta di arcano che rende perfetta la sua interpretazione). Cito a parte anche Alessandro Spina, nel ruolo di Ferrando, che mi è piaciuto molto.

Come ho già accennato, le scelte di regia non mi hanno convinto del tutto. Ho trovato interessante l’inclusione di due personaggi che in realtà nell’opera vengono nominati, ma non hanno voce né corpo, ovvero la madre di Azucena e il figlioletto accidentalmente gettato sul rogo. La loro presenza in tutto il corso del dramma lirico offre un’introspezione ulteriore nel personaggio della zingara, che in effetti può risultare più freddo e crudele di quel che si scopre ascoltando il canto, e nel contempo fa da supporto visivo alla tensione crescente della vicenda, introducendo anche quell’elemento mistico e inquietante che suscita sempre impressione negli animi. Considerando anche la staticità delle scenografie, che non subiscono cambiamenti nemmeno durante la pausa tra secondo e terzo atto, il movimento dei due mimi funge anche da collegamento dinamico tra i vari gruppetti di cantanti che si formano sul lunghissimo palco dello Sferisterio.
La scelta di alcuni movimenti degli interpreti, invece, poteva essere curata meglio, perché francamente la ripetitività di questi non aiuta a partecipare agli eventi e, anzi, diventa facile preda della parodia. Insomma, almeno due personaggi riflettono sull’amore mentre fanno colazione al tavolo (quando lo stomaco langue, il cervello lavora?) e il Conte Luna deve avere qualche problema di gestione della rabbia, perché non perde occasione per gettare tovaglie, piatti, stoviglie e bicchieri all’aria. Consigliamogli un po’ di yoga.🙂

Scherzi a parte, lo spettacolo del 12 agosto è stato molto bello e l’atmosfera dello Sferisterio ha aggiunto una buona dose di poeticità a quella dell’opera verdiana, che si ascolta comunque sempre con piacere.
Non posso che lasciarvi con il suggerimento, per la prossima estate, di organizzare una sortita allo Sferisterio per assistere a un concerto o a un’opera (info sul programma 2017 qui): magari sarete fortunati quanto me e dividerete la vostra attenzione tra il palco e la magnifica volta stellata che solo il cielo d’agosto vi offre.