Ti Termino Io

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…Ditelo, che gli aneddoti sui pargoli vi erano mancati!

Questo pomeriggio mi sono recata da una bestiolina seminuova, a cui con una certa sofferenza impartisco delle lezioni di tedesco più o meno da novembre 2015, direi con un trend di miglioramento che rasenta lo zero.
La lezione di oggi verteva ahimè sull’utilizzo dei casi accusativo e dativo: una cosina relativamente semplice, eh! Accusativo per tradurre il complemento oggetto e dativo per quello di termine.

Da ciò si deduce che la frase Io (=soggetto) do (= predicato verbale) a te (= compl. di termine) il libro (= compl. oggetto) si traduce come segue: ich gebe dir (dativo) das Buch (accusativo).
Conscia dell’assoluta semplicità del concetto, che comunque ho dovuto ripetere cinque volte prima che entrasse nella testolina del pargolo, che peraltro ha un sacco di spazio libero a disposizione là dentro, gli ho chiesto di tradurre la seguente frase. Non ridete.
Tu dai a me il libro.

Il pargolo corruga la fronte. Ci pensa, ci ripensa, ci riflette per bene: non è mica una frase che si sente tutti i giorni!
Mentre i minuti passano, io osservo il volto della piccola bestiolina farsi rosso per la fatica delle difficili elucubrazioni che sono necessarie per tradurre la frase sopra descritta. Comincia a sudare, si passa nervosamente la mano sulla fronte, tra i capelli. Avverto il rumore del piede calzato nella scarpa da ginnastica variopinta che batte sulla gamba di metallo della sua sediolina di plastica a una frequenza misurabile con la scala Richter. Alla fine, esprime il frutto dei suoi dolori processi mentali. Rullo di tamburi:

Du mich mir dich geben Buch das.

In pratica, Tu me a me te dare libro il. Neanche Yoda in stato confusionale ci sarebbe riuscito. Io tento la strada dell’autocorrezione:

“Sei sicuro, pargolo?”

Lui, tutto soddisfatto, annuisce.

“Sì, perché “libro” è complemento di termine.”

Io:

“Ehm… sicuro??”

Lui:

“Certo, è alla fine della frase!”

 

Scusate, ora vado a cercare un volume sufficientemente pesante da portare alla prossima lezione. Se glielo lancio, almeno ci termino qualcosa.

La Sciacquetta della Giungla

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Oramai guardo alle mie gite alla Grande T con una certa apprensione, quasi immaginando il cliente tordo che incontrerò. Comincio ad avere un fastidioso tick all’occhio sinistro già dalla mattina, mentre mi accingo a fare colazione (mettere l’eye-liner è diventata una missione al limite del possibile, voi mi capite), e per l’ora di lasciare il Covo sono già semi-terrorizzata, più o meno come un esploratore che sa di doversi inoltrare in una giungla popolata da animali feroci.

Questa mattina non ha fatto eccezione.
Ho affrontato i trenta minuti sui mezzi pubblici per recarmi alla Grande T, dove dovevo incontrare il cliente che necessitava di una traduzione asseverata, che si è bellamente fatto vedere tre quarti d’ora, due sms e una chiamata dopo l’orario previsto. Non era perso nel traffico, non gli è stato male il figlio, no: era a bere il caffè nel bar all’angolo.

Ma va bene, eh! Se è solo di un cretino supponente che mi devo preoccupare, la giornata rientrerà tra quelle nella norma. Dato che il sole era sparito e cominciava a scendere una bella umidità, ho mollato il cliente ad attendermi all’aperto (Sa, i non addetti non sono ammessi. Ma quanto tordo puoi essere per crederci??!), mentre io sono effettivamente entrata nell’edificio per asseverare la traduzione.
Prendo il numerino, attendo il mio turno e mi avvio gioiosamente allo sportello, pensando già a quanto posso tirare a lungo il mio ritorno dal mecenate odierno, quando qualcosa contribuisce a fare sì che questa giornata entri negli annali della mia vita da traduttrice.
Un uomo sui quarant’anni, belloccio del tipo intellettuale che ci tiene, con la giacchetta di vellutino raso d’ordinanza sopra i jeans slavati e l’occhiale con montatura che si intona alla tonalità del capello mosso, dall’aria casual ma in realtà curatissimo, mi si affianca allo sportello e presenta un plico di foglio al cancelliere, che stava già esaminando il mio.

Mi scusi, devo sottoporre questa perizia.

Io gli faccio cortesemente – non c’è ragione per essere piccati già il lunedì mattina, o no? – presente che è il mio turno e che il totem per prendere il numerino è proprio lì, a due passi, ma lui mi guarda con l’occhiata contemplativa-dispregiativa e sfodera il suo tono supponente.

Ma Lei non sa chi sono io? Io sono un ingegnere!

A questo punto, lunedì o non lunedì mattina, non posso esimermi dal rispondere a cotanto senso civico. Sfoderando l’occhiata “se ti avvicini di un altro millimetro ti affetto a unghiate”, dico:

Ha ragione, non ho idea di chi Lei sia e non mi interessa nemmeno. Ora cortesemente stia indietro e attenda il Suo turno.

L’intellettualoide scuote appena il ciuffo, mi volta le spalle e se ne va, bofonchiando un chiarissimo

Sciacquetta invidiosa!

 

…Vuoi non cominciare la settimana con un lunedì avventuroso?

Risposte

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Babbo Natale & S.
Sede Centrale
Lapponia

Gent.ma La Strega
Covo Stregonesco
Milan (Se Lei dice che è grande, ci crediamo)

26 gennaio, 2016

Gentilissima signorina,

Questa in risposta della Sua ultima, presentante un reclamo sul servizio.
Innanzitutto, La ringraziamo per la Sua cortese preoccupazione nei confronti del nostro inviato: teniamo a dirLe che, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre scorsi non ci sono stati incidenti, salvo un piccolo problema all’altezza della Salerno-Reggio Calabria per il quale Le assicuriamo che le luminarie dei Suoi vicini sono state totalmente ininfluenti.

Passando all’oggetto del reclamo, dobbiamo dirLe che siamo estremamente spiacenti per il disguido causato dalla consegna dei doni natalizi, disguido che le ribadiamo essere assolutamente non intenzionale. Siamo oltremodo spiacenti di denotare l’aggravarsi delle condizioni dei Suoi stimati famigliari, come dal Suo fax pervenutoci il 17 gennaio scorso, e speriamo altresì di poterLa aiutare durante la consegna del prossimo Natale. Accanto al Suo nome è stato appuntata ogni Sua gentile rimostranza.

Considerato quanto sopra, il principale ha dato ordini affinché ci premurassimo dal fornirLe qualche utile consiglio per la redazione della Sua futura letterina.
Purtroppo, non ci è possibile mutare completamente l’aspetto dei Suoi famigliari; siamo oltremodo spiacenti che Lei abbia denotato la somiglianza di due Suoi cugini a “un maiale con la parrucca e a un bove”, come Lei ci scrive, ma speriamo che il tempo e la fine dell’adolescenza riescano, se non a risolvere, almeno a migliorare la loro situazione. Siamo invece in grado di fare qualcosa in merito a eventuali grugniti o muggiti dei succitati parenti.
La polvere magica utilizzata dalla nostra azienda non è sfortunatamente così potente come quella di fata, per la quale è necessario compilare una serie infinita di scartoffie alla dogana dell’Isola che Non C’è e pagare un dazio piuttosto esoso, motivo per il quale ci limitiamo ad usarne piccole quantità e solo per i bambini estremamente buoni – lista ristretta di cui purtroppo Lei non fa ancora parte. Nutriamo però speranze per il futuro, che Lei abbandoni il Suo lato prettamente stregonesco e ci raggiunga nel piccolo ma mai troppo affollato cantuccio del Buoni. Non siamo quindi in grado di rendere più intelligenti i Suoi parenti, né più sensibili, ma possiamo rimediare recapitando loro, il prossimo Natale, un messaggio anonimo del tutto irrintracciabile e privo di impronte e DNA con il testo che Lei vorrà fornirci.

Certi che il piccolo inconveniente del Natale appena trascorso non abbia inficiato i rapporti che Lei intrattiene con noi e che Lei rimanga sempre una nostra fedele cliente, Le porgiamo i nostri cordiali saluti.

Ho ho ho!
Babbo Natale & S.

Differenze

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Questa mattina vado a consegnare delle richieste di liquidazione in un importante ufficio istituzionale, popolato dalla peggio razza di burocrati che voi possiate immaginare.
Sfido dunque quel dito di gelo siberiano che sembra aver raggiunto Madunina Land proprio quando il tecnico ha rimosso lo scaldabagno del Covo e mi reco nel succitato luogo, dove ho un’interessante conversazione con un funzionario.

“Già che c’è, mi traduca anche questo.”

Dice lui, appioppandomi dei fogli di carta sparsi.
Io do un’occhiata veloce: sono in portoghese. Io non parlo portoghese.

“Mi spiace, ma non posso farlo.”

“E sentiamo il motivo per cui la signorina non può farmi questo favore.”

“Perché io non conosco il portoghese, mi spiace. Deve andare a consultare l’albo dei traduttori e recuperarne uno per quella lingua…”

Il funzionario mi interrompe, rimostrandomi tutta la sua stizza per la necessità di recarsi dove sono custoditi gli albi (in un ufficio a tre porte dalla sua, se li vuole cartacei. Altrimenti può fare tutto da Internet). Mi richiede di tradurgli il documento.

“Guardi, non posso proprio farlo. Io non parlo una parola di portoghese.”

“Ma lei è traduttrice di spagnolo!”

“Sì, ma…”

“E che differenza vuole che ci sia?!”

 

Giusto.
Andiamolo a dire a Lisbona e dintorni, eh?

Come Cominciare l’Anno

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Il carattere di questo 2016 si è rivelato a me subito dopo il primo weekend dell’anno. Immagino che dovrei già ringraziare che gli esseri divini che stanno sopra di noi mi abbiano lasciato un paio di giorni per acclimatarmi.

Lunedì mattina sono andata ad asseverare la traduzione per un cliente, in un Tribunale arredato per l’occasione a Deserto dei Tartari: molto suggestivo. Il cliente in questione mi aveva affidato la traduzione perché quella svolta da lui medesimo non aveva valore (ma davvero?) legale; alla consegna, mi fa questa indispensabile domanda:

Quindi io che traduzione invio, la mia o la Sua?

Indovina indovinello…

Martedì mattina avrei dovuto fare lezione a una mia pargola, che però si è beccata l’influenza, lasciandomi un giorno di respiro e per prepararmi psicologicamente all’Epifania… quando il mio cellulare ha avuto un ictus.
Davvero, non sarei in che altro modo spiegare quello che è successo al Dispositivo Tecnologico Stregonesco di Massima Importanza (d’ora in poi, DTSMI), che alla sua accensione, alle 7:24 del mattino, ha fatto un rumore simile a quello dei crostacei che vengono infilati in una pentola dell’acqua bollente, ha vibrato un po’ e si è spento. Nel panico più profondo ho provato a riaccendere il DTSMI, gioendo al successo dell’operazione, e ho scoperto di aver perso tutti i miei messaggi e i contatti di rubrica, senza contare che alcune insignificanti applicazioni (solo Google Maps, Google Chrome e Google Play Store) risultano danneggiate.
Inoltre, il DTSMI parlava correntemente tedesco.
Forte di 16 anni di studio della lingua teutonica, ho reimpostato la lingua italiana e, utilizzando lo stesso registro linguistico di uno scaricatore di porto uzbeko, ho inviato decine di e-mail per recuperare i contatti perduti. Ok, solo i contatti perduti di mio interesse: cosa siete, della CIA?? Tra le mail che ho inviato c’era anche quella al cliente che dovevo vedere il giorno dopo in tribunale per la prima volta e che non avevo idea, senza il suo numero di cellulare, di come recuperare. Vogliamo indovinare se la mia comunicazione ha trovato riscontro?

Giovedì, dunque, ho scandagliato il Tribunale in cerca del cliente di cui sopra, che ho recuperato con successo – ho selezionato quello che mi sembrava più tordo di tutti e ci ho azzeccato. Non so ancora se esserne lieta o meno – e, nel pomeriggio, mi sono recata all’attività rambica, dove ricominciava il corso di karate per bambini.
Avete presente una marmaglia di bambini che si sono annoiati a casa per quasi 15 giorni? Ecco.
Venerdì mattina lo schermo del DTSMI ballava violentemente e io sono sprofondata nel terrore più nero di dover spaccare il mio salvadanaio a forma di… non procione né porcellino, è un orsacchiotto con la sciarpa e il cappello del Milan, prima del tempo. Non nascondo che ho pregato e sto correntemente pregando tutte le divinità a me conosciute perché il DTSMI regga ancora qualche mesetto… Vi prego, non tarpatemi le ali. Nel pomeriggio è stato il turno dei piccoli karateki del secondo turno settimanale, che sembravano più sciamannati di quelli del giorno prima, per non parlare delle loro madri.

Sabato mattina, giusto per accordarmi con il mio umore, ho pulito parti della mia camera che non avevo più toccato da tempo immemore, riorganizzando l’intera libreria che ho sopra la mia scrivania. Poi, ho accompagnato la Genitrice a comprare un ferro da stiro nuovo – perché anche quello tirato il suo ultimo sbuffo di vapore – e ho dato un’occhiata ai prezzi degli smartphone. Mi sono sentita male.
Nel pomeriggio c’era la Missione Esselunga, dove è uscita la rilettura, perché mancava la rilettura per concludere degnamente questa settimana dotata di notevole drammaticità. La cassiera è ancora viva solo perché Rambo era troppo occupato con le buste della spesa.
Ieri sera abbiamo ordinato la pizza (ovviamente per me gluten free). Il fattorino porta a Rambo una prosciutto e funghi cruda, alla Genitrice una ortolana bruciata e a me direttamente l’ordinazione sbagliata.

 

Una cosa, pensando alla settimana appena trascorsa salta all’occhio.
Chiunque abbiano pagato per farmi il malocchio ha fatto un gran bel lavoro. -.-‘

Goodreads Reading Challenge 2016

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E l’esorbitante numero di libri che mi prefiggo di leggere entro l’anno è…

30.
Trenta. Cifra tonda.

..

Sarete mica delusi?

Come, due giorni fa si fregiava di essersi sfamata di 72 libri durante l’anno appena passato e per il 2016 vuole leggerne nemmeno la metà? direte voi, La Strega si è rammollita, sarà la vecchiaia.

Cominciamo con l’affermare che non sono vecchia, ancora, così posso passare a spiegarvi perché, nonostante le apparenze, 30 libri in un anno non è affatto una sfida da rammolliti.
Già, ragazzi miei, perché bisogna pur considerare quali libri andrò a leggere!

Quest’anno si rispolverano i grandi classici.
Non che l’anno scorso non sia andata a trovare qualche buon vecchio amico d’infanzia, ma nel 2016 si fa sul serio: Tolstoy, Dostoevsky e compagnia (meglio dire compagni? XD) bella, tanto per cominciare, poi qualcosina di Dickens, magari. Per Victor Hugo devo entrare in un umore particolare, ma ci provo… Insomma, avete capito il mio programmone?!

Sono aperte le scommesse: ce la farà la Strega a sopravvivere al Goodreads Reading Challenge di quest’anno? E a che libro getterà la spugna?
(Vi faccio sapere le quote delle scommesse a breve)

Certo che, tra morti sotto a un treno, nel gelo della Siberia, con la tisi, la broncopolmonite, sul rogo, sul campo di battaglia e quant’altro, quest’anno si preannuncia gioioso. ;)
Voi seguite il mio blog per tenervi aggiornati, eh!

…E 72! – Reading Challenge

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E anche quest’anno, signori e signore, ce l’ho fatta.
Nonostante i peggio orari del mondo, nonostante la BBC (guardiamoci in faccia, in quest’ultimo mese la loro programmazione mi sta distruggendo!), ho concluso l’ambiziosissima sfida di Goodreads, in cui mi ero ripromessa di leggere 72 libri in un anno.

Settantadue libri, ovvero una media di sei libri al mese. Oppure, un libro ogni 5,06 giorni o 121,66 ore, come volete. :)
In alcuni mesi è stata dura, eh! Ma sono contenta di averci provato, soprattutto perché ci sono stati periodi in cui la lettura inizialmente forzata di alcune pagine mi ha letteralmente risollevata.

Ma bando ai sentimentalismi dell’ultimo dell’anno! Vediamo che cosa ho letto durante questo mese.

“La Guerra di Troia”, L. Clarke. Mi è piaciuto, l’ho trovato scorrevole e molto interessante. Chissà se il signor Clarke ha scritto qualcos’altro, tra una conferenza sulla mitologia greca e l’altra…
“Macbeth”, W. Shakespeare. Avete presente quando accennavo ai periodi difficili? Ecco, dicembre è stato un unico periodaccio di… sterco. ;) Will mi è stato molto, molto d’aiuto.
“King Lear”, W. Shakespeare. Vedi sopra.
“Gentlemen and Players”, J. Harris. Non mi ha entusiasmata per niente, la trama scorre in modo troppo lento e noioso, il che è un peccato, perché il tono narrativo della Harris è sempre godibile.
“Waiting for Godot”, S. Beckett. Tutti dovrebbero leggere questo pezzo di teatro almeno una volta, anche se sembra che non si parli di nulla (infatti è così), anche se questo stramaledetto Godot non accenna ad arrivare. leggetelo e poi traete le vostre riflessioni in merito.
“L’ultima Legione”, V.M. Manfredi. E’ che ho consigliato a una persona davvero adorabile di leggere qualcosa del cario Valerio Massimo da qualche mese, e lei recentemente ha recuperato proprio questo libro… Insomma, mi è venuta voglia di rileggerlo. ^^ Questa non è la storia meglio riuscita di uno che, voi oramai lo sapete, è tra i miei scrittori preferiti, ma è comunque molto godibile.
“Lo Hobbit”, J.R.R. Tolkien. Ho deciso che il 2015 non poteva finire senza Tolkien, non poteva.

 

Dopo il settanduesimo libro letto, mi sono fermata, un po’ perché il tempo per leggere, nella seconda metà di dicembre, scarseggiava e un po’ perché la sfida di lettura del 2016 richiede una certa preparazione psicologica.
Volete sapere che cosa ho programmato? Aspettate un paio di giorni. ;)

 

Intanto, accettate i miei auguri per un Felice Anno Nuovo.

Concludiamo l’Anno

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Tanto per concludere degnamente il 2015, questa mattina ho asseverato una traduzione per un cliente, che è pure arrivato in ritardo all’appuntamento… Com’è il proverbio?
Chi tratta con i clienti tordi a Capodanno…

Meno male che non è ancora il 31 dicembre, eh? ;)

 

Giusto quando mi stavo preparando per tornarmene allegramente al Covo, mi chiama un altro potenziale cliente; un milanese, dall’accento, probabilmente sotto i 35 anni, che con le sue belle vocali aperte mi domanda se è possibile avere una traduzione entro il 4 gennaio.
Io naturalmente rispondo di sì, perché tanto ho rinunciato alla mia vita sociale – soprattutto durante il periodo delle feste – tempo fa, e chiedo di poter avere una scansione del documento, per fare il preventivo.
Lui.

<<Eh, mi sa che non posso. Sono a Courmayeur e non ho lo scanner in hotel.>>

Io.

<<Non c’è problema, mi invii una foto ben fatta. Poi però ci sarebbe il problema di come reperire l’originale per l’asseverazione…>>

<<Sì, a questo proposito! Avevo pensato che te (e chi ti ha detto che potevi darmi del tu??! NdB) potresti venire qui a Cürma a prendere l’originale, no? Poi tornare a Milano per asseverare e riconsegnarmelo qui…>>

Un po’ stupita, faccio presente al gentile cliente che il rimborso dei trasferimenti supererebbe il costo della traduzione, al che lui:

<<Ma perché il viaggio devo pagarlo io? Mica sono io che prendo il treno!>>

Faccio dunque notare al poco probabile cliente che, dato che il treno lo prenderei esclusivamente per ritirare un documento che lui potrebbe comodamente portarmi da solo (<<eh, ma io mica lascio Cürma e i Tati prima del 6!>>), il trasferimento è il minimo per cui dovrebbe pagarmi.

Lui tenta di convincermi del contrario (<<Come se ci fosse qualcuno che non volesse venire a Cürma!>>), poi, afferrato il concetto, sbotta:

<<Eh, si vede che te non hai proprio voglia di lavorare.>>

 

Ora, vi espongo l’ultimo sondaggio del 2015.
Avrei dovuto rispondergli un glorioso va a ciapa’ i ratt, baüscia!, oppure un più italico, ma sempre milanese, we’ non farmi mica perder tempo, pirla?

 

Nel frattempo, o eviterò di pensare a quali meravigliosi personaggi il 2016 mi porterà come clienti…

Letterina Post Natalizia

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La Strega
Covo Stregonesco
Milan (che l’è semper grand)

Egr. Sig. Babbo Natale
Da qualche parte in Lapponia

25 dicembre, 2015

Caro signor Babbo,
So che non è cortese scriverLe proprio quando ha appena terminato il Suo giro, ma non ho potuto fare altrimenti (e poi, con le Poste Italiane, è sempre possibile che la mia lettera Le giunga un mese dopo).

Innanzitutto, desidero ringraziarLa per la disponibilità con cui so che anche quest’anno Lei ha letto la mia prima missiva e per il tempo che mi ha cortesemente dedicato. Ringrazio anche i Suoi collaboratori per avermi messo in lista, seppur felicemente e orgogliosamente Strega, tra i bambini buoni, come da Sua notifica pervenutami la scorsa settimana, e per essere passato al Covo. Spero tanto sia riuscito a schivare le Sue riproduzioni, appese al terrazzo degli inquilini di fronte al mio balcone giusto poche ore prima della mezzanotte, di cui non sono riuscita ad avvertirLa per tempo. A proposito, non è che Lei è epilettico, vero? Perché le luci intermittenti del balcone di un altro dei miei vicini brillano con una frequenza preoccupante e non vorrei avere Lei o Rudolf sulla coscienza.

Ad ogni modo, passo al motivo di questa mia.
Mi spiace doverglielo comunicare, signor Babbo, ma credo che Lei – o chi per Lei – abbia avuto qualche problema nella comprensione dei miei desideri natalizi, che pure credevo di averLe comunicato piuttosto chiaramente.
Quando, ad esempio, Le chiedevo di velocizzare la prima cena della Tre Giorni perché io potessi godermela il più possibile, intendevo esprimerLe il mio desiderio che il tempo corresse, volasse persino, non che i miei commensali prendessero a mangiare con foga doppia rispetto al solito. Non è un bello spettacolo vedere i propri parenti che litigano per un pezzo di merluzzo in pastella (per dire la verità, non è un bello spettacolo vedere i miei parenti in generale), sa? E ancora, quando Le chiedevo un attacco di raucedine generalizzato a tutti i miei parenti, stavo mirando a evitare la classica, stonatissima, Tu scendi dalle stelle di mezzanotte, non a rendere la poco graziosa canzoncina ancora più insopportabile del solito. Le scatarrate prima di cominciare la strofa, signor Babbo, sono molto poco natalizie.

Vengo al desiderio principe, espresso nella mia prima lettera al punto numero tre e relative clausole.
Come Le spiegavo nella mia introduzione, ero perfettamente cosciente che si trattasse di un desiderio di difficile, forse anche pericolosa, realizzazione e non mi aspettavo risultati miracolosi, ma io penso che ci sia stato qualche problema nella consegna del mio regalo. Magari la polvere di fata (o Lei usa quella di Babbo?) che ha utilizzato era scaduta, oppure contraffatta, ma temo proprio che abbia avuto l’effetto contrario a quello desiderato, perché in nessuno dei parenti rambici ho riscontrato un aumento di capacità intellettive e/o empatiche di qualsiasi genere. Anzi, purtroppo ho notato un certo peggioramento delle sintomatiche di cui volevo che in parte si liberassero.

Può insomma comprendere il motivo del mio vago disappunto, di cui questa mia è conseguenza, e – ne sono sicura – farà dunque il possibile per venire incontro alle mie richieste.
Controlli cortesemente la scadenza e la qualità della polvere di cui sopra e, nel caso, mi faccia sapere se potrebbe essere tossica, così farò il modo di tenere quanti più parenti rambici possibile lontano dagli ospedali. Gradirei inoltre un rimborso, da farmi pervenire comodamente l’anno prossimo, per i desideri che non sono stati esauditi o che lo sono stati in parte, avendo dimostrato che si tratta proprio di parti minime e di poca considerazione.

RingraziandoLa nuovamente per la Sua gentilezza, Le porgo i miei più cordiali saluti, unitamente ai miei auguri di un buon riposo.

La Strega.

All I Want For Christmas

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Eh.
Cose che non mi è dato ottenere.

Tipo, la soppressione a tempo indefinito della Tre Giorni, che invece inizierà alle 18 di domani. Oppure la sostituzione di gran parte dei miei parenti con alcuni – anche pochi, eh! – dotati di neuroni.

Visto il tipo di sostituzione, di estrema difficoltà, va detto, mi accontento del rimpiazzo di non so… tutti i parenti rambici con un solo essere senziente. Ma giusto perché è Natale. ;)

 

 

Vogliate accettare i miei auguri anticipati per un buon Natale (o quelli arretrati per Yule… a preferenza vostra!), assieme alla promessa che, se anche quest’anno sopravviverò alla Tre Giorni, vi racconterò com’è andata. ^^