La Cornovaglia di Artù & Co. – Oxford e le Terme Romane di Bath

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Il primo giorno di viaggio è stato un po’ strano, diciamo che ha costituito una specie di transizione. Dalla trafficatissima Londra, infatti, è cominciato lo spostamento verso nord ovest toccando due tappe imprescindibili, credo, per chiunque organizzi un viaggio in Inghilterra.

Dopo una gioiosa ora e mezza di pullman ho messo il mio piedino stregato sul suolo di Oxford, famosissima città universitaria inglese chiamata anche a città delle guglie sognanti.

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Fondata dai Sassoni, Oxford assunse importanza sotto il dominio normanno,quando divenne residenza reale e vi fu costruita la cattedrale. I primi college vi furono fondati dai vescovi solo dal XII secolo, quando re Enrico II proibì agli inglesi di andare a studiare all’università di Parigi, e a oggi se ne contano trentotto.

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Christ Church e il suo famoso cortile.

Il fascino di Oxford è che non contiene un vero e proprio quartiere universitario, bensì la città stessa è un insieme di università sparse senza una logica apparente e che si affacciano sulle sue strade curve. Uno dei college più famosi è Christ Church, fondato nel 1546, che ingloba la cattedrale della città ed è stato utilizzato per girare numerosi film e serie tv. La campana della sua Tom Tower batte 101 rintocchi (uno per ogni membro fondatore) ogni giorno alle 9, per segnalare la fine della giornata accademica. Se volete, Christ Church è visitabile pagando un biglietto di circa 8 sterline. Poco lontano lo University College (anno di fondazione: 1249) ospita un monumento al poeta romantico Percy B. Shelley, che lo frequentò brevemente prima di esserne espulso per aver pubblicato un volantino intitolato “La necessità dell’ateismo”.

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Lo Shelley Memorial: bellissimo!

Tra gli altri edifici cui dare un’occhiata, segnalo lo Sheldonian Theatre, costruito nella seconda metà del Seicento dal celeberrimo architetto Christopher Wren, con la vicina Bodleian Library (1602, una delle più antiche biblioteche pubbliche del mondo moderno: conserva almeno una copia di qualsiasi cosa che sia stata pubblicata in Inghilterra) e la neoclassica Radcliffe Camera.

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Sheldonian Theatre, guardato a vista da un bel po’ di facce corrucciate.

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La Radcliffe Camera

Il pomeriggio è stato dedicato alla bella cittadina di Bath (di cui vi avevo già parlato qui). Costruita dai Celti, la città è stata ampliata dai Romani, che nel 43 d.C hanno costruito le terme, dedicandole alla dea Minerva Sulis, e l’hanno rinominata, appunto, Aquae Sulis (e qui chi conosce il ciclo di romanzi di Bernard Cornwell, come me, comincia a dare segni d’impazienza!). Meta della gita erano appunto le terme romane, che sono ancora in piedi e interamente visitabili (17,50 sterline per il biglietto intero in alta stagione), e che l’anno scorso non avevo visto.

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Che dire! Il comprensorio è decisamente impressionante; la vasca all’aperto è ancora piena di acqua verdolina ed è sorvegliata dall’alto dalle figure di imperatori e generali romani scolpite nella pietra, mentre l’interno ospita alcune interessanti ricostruzioni e le fondamenta di alcuni ambienti che non sono arrivati fino a noi. Quasi alla fine del percorso ci si imbatte nella fonte sacra, quella che Celti e Romani avevano consacrato alle loro divinità, e che scorre ancora, imperturbata dal tempo. Se volete, potete anche bere un sorso di acqua termale, che si dice abbia proprietà curative, anche se non certamente un sapore gradevole.

fixedw_large_4xTra tutti i reperti presenti nelle terme romane ce n’è uno che ha fatto fare un piccolo tuffo al mio cuoricino stregato. É la testa di bronzo della statua di Minerva Sulis, un tempo padrona della terme e della città, che compare in un breve eppure intenso passaggio del Romanzo di Excalibur. Verso le battute finali della storia, i Cristiani hanno la meglio sull’antica religione e ne distruggono i reperti, tra cui la statua della Dea; il protagonista della storia se ne accorge quando arresta dei rivoltosi cristiani, e allora raccoglie ciò che rimane del viso di Minerva dal terreno, lo ripulisce e lo riappoggia rispettosamente sull’altare. Un tocco di classe che funge anche da collegamento tra la finzione del narrato e la storia vera in cui è immerso.

Dopo un breve giro attorno alle altre attrattive che questa gioiosa cittadina del Somerset ha da offrire, la prima giornata di viaggio si è conclusa in un comodo hotel di Swindon, che forse avrete sentito nominare nel libro “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon. La vera e propria avventura arturiana sarebbe cominciata il giorno seguente!

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Distanze

Questa mattina ero in spiaggia a godermi il quinto dei miei esigui giorni di mare, quando alle 9 mi ha chiamato una cliente.

L’evento ha della rarità, giacché la cliente in questione è una liceale fresca di maturità (ed era sveglia alle 9 del mattino!) per cui avevo eseguito una traduzione nel mio ultimo giorno di lavoro e che mi aveva già scritto un’e-mail, ricevendo la risposta automatica delle mie ferie. Insomma, bimba mia, se sai che sono in ferie, perché mi chiami? Lo scopriamo subito.

“Ciao, scusa se ti disturbo di domenica, ma mi sono appena accorta che mi manca un documento da tradurre per la mia vacanza studio, e io parto martedì mattina.”

originalLottando contro l’istinto, che quasi m’impone di chiedere a questa benedetta ragazza il motivo per cui si sia ridotta all’ultimo per rimediare al problema, le spiego che purtroppo sono al mare e che, quindi, anche se potessi fare la traduzione, non riuscirei comunque a recarmi in tribunale ad asseverarla. Lei non comprende.

“Ma, scusa, ho capito che stamattina sei al mare, ma domani puoi prendere la macchina è recarti in centro, no?”

“Ehm… in quale centro, scusa?”

“Questo qui! Insomma, da Milano Marittima a Milano centro quanto ci si potrà mai mettere?!”

Ecco, diversi sono i problemi di questa risposta, diversi e sufficientemente preoccupanti da minacciare di buttarmi giù dalla sdraio, perché, se anche io mi trovassi, cosa non vera, a Milano Marittima, oserei dire che mi troverei non solo troppo distante dal centro di Milano, ma proprio in un’altra città, nonché in un’altra regione. Pazientemente, quindi, ho spiegato alla cara ragazza, che alle ultime elezioni ha pure votato, che a Milano (dove lei è nata e cresciuta) il mare non c’è e che al massimo si può decidere di fare una gita all’idroscalo.

La domenica è un giorno tranquillo, dicono.

Viaggio Nella Cornovaglia di Re Artù – Diario di Viaggio Allargato

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L’estate è il mese delle vacanze per eccellenza, delle avventure, dei viaggi! E in effetti io sono stata in vacanza proprio all’inizio dell’estate (se mi seguite su Instagram non è stato proprio possibile farvelo sfuggire, perché… ehm, credo di aver inondato il social di foto, storie e chi ne ha più ne metta) in una regione che desideravo vedere da più di dieci anni. Finalmente sono pronta per raccontarvi com’è andata in un diario di viaggio che, chiedo venia, è talmente lungo da avere bisogno di più di un post, motivo per cui il viaggio nella Cornovaglia di Re Artù (ma non solo!) farà sezione a sé. Impossibile non dedicare a un sovrano lo spazio che merita!

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Il primo film su Re Artù che io abbia mai visto e ancora uno dei miei preferiti: Excalibur (1981, J. Boorman), con Nigel Terry che faceva Artù, una Helen Mirren in grande spolvero per Morgana e Nicol Williamson nei panni del Merlino più riconoscibile della cinematografia dopo quello della Disney.

Fan di Re Artù dai tempi della dorata infanzia, Mallory è diventato mio amico abbastanza presto assieme a svariati rielaborati delle leggende del ciclo arturiano, finché non è arrivato lui. Andiamo, sapete di chi parlo!
Un pomeriggio d’estate sul finire degli anni Novanta, una giovane Strega fece la conoscenza con un certo scrittore inglese di romanzi storici dal nome – non so se ve l’ho mai citato XD – di Bernard Cornwell. Il suo Romanzo di Excalibur narra le vicende di Artù e dei suoi cavalieri inserendoli in un contesto storico e in località ben precise, ovvero l’Epoca Buia inglese (dopo la dominazione Romana e prima del trionfo sassone 450 – 550 d.C) e, appunto, la Cornovaglia di quel periodo.

Facciamo subito una precisazione. Esiste la Contea di Cornovaglia – la più piccola “regione” inglese, proprio sulla punta dell’omonima penisola – e, appunto, la penisola di Cornovaglia, che è formata dalle contee di Cornovaglia, Devon e Somerset ed è proprio l’itinerario che ho compiuto io. Tra la fine della dominazione Romana e l’inizio di quella Sassone, la regione era governata da regnanti della stirpe celtica dei Dumnoni (e le vicende del libro di Cornwell si svolgono in Dumnonia), cui, ammesso e non concesso che sia esistito, pare appartenesse lo stesso Artù, o comunque il personaggio che noi conosciamo come tale.

Ho trascorso una settimana a girovagare nella penisola cornica, partendo da Londra e toccando con mio grande diletto: Oxford, Bath, Wells, Glastonbury, la costa del Geopark, Plymouth, il Dartmoor, Tintagel, i villaggi di pescatori del golfo di Falmouth, Exeter, Salisbury, Stonehenge, Winchester… e una manciata di altri luoghi minori che non elencherò per evitare l’effetto lista della spesa. Immagino che abbiate comunque capito il motivo per cui non metterò tutto in un unico post. 😉

Insomma, il diario di viaggio sulla Cornovaglia comincia presto, nel frattempo potete andare a vedere il video della mia esimia compagna di viaggio, la Penny ♥, che ha goduto delle bellezze dei luoghi con me.

Luglio Libresco

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Mancano un paio di giorni alla fine del mese, lo so, ma ancor meno alle mie tanto sospirate vacanze al mare, dove spegnerò il cervello o quasi e limiterò al massimo le mie interazioni su Internet. Al momento ho due libri in lettura, ma, dato che sto preparando dei bei post che vi terranno compagnia durante il mio periodo di eremitaggio marino, non penso che riuscirò a finirli prima del 31 luglio, quindi tanto vale mostrarvi la manciata di libri letti nel mese che sta per terminare!

Come sempre, vi ricordo che ogni titolo è associato a un link che vi porta direttamente su Amazon, dove potrete acquistare il libro tramite il mio codice di affiliazione. Per ogni acquisto compiuto in questa maniera il gigante dell’e-commerce mi corrisponderà una piccola, piccolissima percentuale, che contribuirà al mantenimento di questo Grimorio.
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A proposito: la serie Netflix è stata rinnovata per una seconda stagione, che avrà l’attore Anthony Mackie nei panni del protagoista.

Bay City, Richard K. Morgan. Il nome del libro in lingua originale è Altered Carbon e recentemente ha acquistato maggior fama grazie alla serie prodotta da Netflix. Bay City/Altered Carbon è il primo volume della serie sci-fi di Takeshi Kovacs ed è ambientato in un futuro in cui l’uomo ha infranto le più grandi barriere che oggi paiono limitarci: ha conquistato lo spazio, formando delle colonie in altri pianeti e galassie, e ha sconfitto la morte tramite il caricamento dell’anima su una “chiavetta” molto speciale, che può essere impiantata su qualsiasi corpo, sia esso naturale o artificiale. Nel primo libro si svolge la storia della serie Netflix, quindi non aggiungerò nient’altro della trama per non rischiare il mega spoiler, anche se, per quanto il finale sia lo stesso, il modo in cui il romanzo e il tv show si svolgono presenta alcune differenze. Personalmente ho apprezzato la produzione Netflix molto più che il materiale di origine, che in alcuni punti ho fatto fatica a continuare, perché il ritmo narrativo procede a sbalzi, e nei momenti di tranquilli è veramente molto lento. Se però Takeshi vi ha preso il cuore (attenzione, Takeshi e non Joel Kinnaman, che lo interpreta 😉 ), date una possibilità anche al romanzo.

Ribellatevi! Dalai Lama. Questa lettera aperta del capo spirituale del buddismo tibetano mi è stata gentilmente donata da Garzanti Editore, che l’ha pubblicata quest’anno. Il Dalai Lama si rivolge ai giovani di questa generazione, connessi e necessariamente parte di un mondo iperglobalizzato, sì, ma anche costretto e forse compromesso dalle conseguenze di secoli di sfruttamento indiscriminato di risorse, energie e persone, facendoli partecipi di alcune sue illuminanti osservazioni e fornendo loro – noi – un comandamento ben preciso. Ribellarsi. Ribellarsi alle consuete soluzioni per i problemi del mondo, che evidentemente non stanno funzionando, ribellarsi all’eredità dei nostri avi. Costruire una rivoluzione nelle menti e negli animi delle persone, perché siano istruiti a pensare collettivamente. Non è una lettura lunga, ma io penso che sia densa di significato, anche nei piccoli aneddoti e negli accenni che compaiono qua e là nel corso di un concetto di portata più ampia, come l’iniziativa dell’atlante delle emozioni, progettato dallo psicologo statunitense specializzato nelle emozioni Paul Ekman, un sito web completamente gratuito che ha l’obiettivo di allargare la consapevolezza di cosa sono e come si formano le emozioni che proviamo, in modo da poterle gestire senza farci trascinare da esse.

L’Assassinio di Socrate, M. Chicot. Romanzo meno storico di quanto in descrizione ambientato nella Grecia del V secolo a.C. e più precisamente tra Atene e Sparta, che all’epoca erano acerrime rivali. Tutta la trama parte dalla predizione dell’oracolo di Delfi sull’uomo che ucciderà Socrate, il più saggio di tutti gli uomini, anche se la fine del “giallo” è piuttosto scontata. Nonostante ciò il libro è una lettura abbastanza piacevole – ma, se vi sentite male al solo subodorare inesattezze storiche, statene alla larga! -, anche se a volte non scorrevolissima.

Il Ciclope, P. Rumiz. Ah, la lettura più bella del mese! La letteratura di viaggio mi piace molto e questa ha un che di particolare, perché anche se inequivocabilmente il giornalista e scrittore triestino parla di un viaggio, lui non si sposta dall’isolotto su cui si è rintanato per vivere una manciata di settimane in un faro sperduto in mezzo al mare. Eppure, Rumiz viaggia. Visita luoghi della memoria, terre lontane, miti e leggende del passato e soprattutto i luoghi più difficilmente raggiungibili della sua anima; mette nero su bianco tutto quanto e noi leggiamo, scriviamo e viaggiamo con lui, tra sirene, eroi greci, buriane e ciclopi. Libro e autore mi hanno completamente conquistata e ovviamente dovrò partire alla ricerca di altre opere di Paolo Rumiz: la biblioteca vicino alla Grande T mi rivedrà molto presto!

 

Con le magie del Viaggio si conclude la mia lista di libri letti a luglio! Voi da quali pagine vi siete lasciati trasportare? Avete esplorato nuovi mondi o vi siete crogiolati in quelli che più amate?

Caffè, Coffee, Ko-fi

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Chi mi conosce solo un pochino sa che per funzionare sia come Strega che come essere umano – suvvia, diciamo la verità, anche come mero essere vivente! – io ho la necessità di uno specifico carburante. La caffeina.

Non ne consumo molta, anzi in casi estremi posso accontentarmi di un’assunzione minima di una dose al giorno per operare normalmente, senza incorrere in crisi di astinenza più o meno severe e più o meno divertenti per chi le guarda dall’esterno, come alcuni fortunati turisti che hanno condiviso con la sottoscritta le bellezze di Atene, Capo Sunio, Siviglia, Cordoba, Francoforte e Monaco di Baviera potranno testimoniare.

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É un fatto inspiegabile, lo so, ma la caffeina per me è molto più della sostanza che mi da la carica al mattino… perché in effetti ha l’effetto contrario. La sua assunzione mi rilassa, mi fa stare in pace col mondo e mi fa dormire la notte (vi siete accorti solo ora che sono strana? Benvenuti nel mio mondo, fratelli, enjoy the ride). Dopo un bel caffè sorrido di più, evito di uccidere i clienti e malmenare gli alunni, insomma divento Zen e mi stupisco del fatto che nessun testo meditativo inneggi ai magici poteri di questa bevanda, che francamente mi pare un alimento imprescindibile per tutti. É il caffè il cibo degli Dei, cari amici, altro che l’ambrosia o il più prosaico cioccolato!

Insomma, alla Strega piace il caffè e quindi, quando ho scoperto Ko-fi, ho pensato che fosse il portale adatto per me. Il progetto è di Nigel Pickels, che nel 2012 si è inventato un sito di micro-finanziamento tramite il quale lavoratori freelance, artisti, scrittori e chi ne ha più ne metta possono vedersi sovvenzionati dai propri fan o supporter. L’idea è simile al caffè pagato lasciato al bar per l’assetato amico o collega caffeinomane, che passerà a berselo con calma, una pratica che ha sempre avuto il sapore di coccola, quando ne avevo testimonianza da bambina, e che oramai sembra essere del tutto estinta, e mi è piaciuta tanto che ora Il Grimorio della Strega ha un profilo Ko-fi.

Sulla mia pagina avrete la possibilità, se lo desiderate, di offrirmi un caffè e contribuire così allo sviluppo di questo allegro Grimorio fornendo carburante alla Strega, oppure soltanto di seguire i miei aggiornamenti – post del blog, nuovi articoli in altri luoghi, iniziative e collaborazioni strane and so on and so forth – in un unico posto. Che dite, clicchiamo tutti sul caffè con tanti cuoricini? Io vi ringrazio già da ora!

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E ora scusatemi, ma la Bialetti stregata sta gorgogliando. 😉

Eleanor Oliphant Sta Benissimo

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Vi avevo anticipato nel post sulle letture di giugno che avrei scritto un articolo a parte su quella che pare essere la rivelazione editoriale degli ultimi tempi: Eleanor Oliphant Sta Benissimo, dell’esordiente Gail Honeyman.

Il romanzo, che l’autrice ha scritto nei ritagli di tempo dal lavoro, ha vinto il Costa First Novel Award e si ventila che si tradurrà presto in un film. Qui in Italia è pubblicato da Garzanti, che più che gentilmente me ne ha inviato una copia, conta 352 pagine e, se lo desiderate, potete acquistarlo a questo link tramite la mia affiliazione Amazon, contribuendo così a sostenere questo umile Grimorio con le provvigioni che mi verranno corrisposte e che ovviamente non saranno addebitate a voi.

Eleanor Oliphant sta benissimo è molte cose, e proprio per questo sarà difficile rendere in modo decoroso il motivo per cui questo romanzo mi è piaciuto così tanto, ma immagino che un punto di partenza intelligente sia raccontarne la trama.

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L’autrice, Gail Honeyman, è nata in Scozia nel 1972

Eleanor Oliphant, protagonista e narratrice della storia, è una contabile che lavora in uno studio di design di Glasgow, che conduce una vita solitaria e scandita da abitudini rigide e ben precise: mangia sempre le stesse cose, passa il tempo alla stessa maniera, torna a casa dall’ufficio con gli stessi mezzi e alla stessa ora… Qualsiasi lettore trova facile comprendere che Eleanor è una donna tormentata, e la cicatrice sul suo viso e le due bottiglie di vodka che ogni settimana l’aiutano a superare il weekend non sono tra gli indizi più lampanti. C’è qualcosa di strano in quelle abitudini che lei segue così assiduamente, qualcosa di inquietante nella telefonata della madre, ogni mercoledì sera, dalla prigione… Non sarà che la solitaria Eleanor stia cercando di proteggersi da qualche cosa? Sciocchezze, Eleanor Oliphant sta benissimo! O almeno, questo è quello che crede lei finché due avvenimenti non intervengono a mettere a repentaglio la sua vita in una campana di vetro. Tanto per cominciare, s’innamora al primo sguardo di un uomo che non l’ha mai vista prima e decide di operare dei radicali cambiamenti nella sua vita pur di conquistarlo, poi, come se il primo evento scatenasse una serie di reazioni a cascata, uno sconosciuto le dimostra gentilezza per la prima volta. Tutto d’un tratto, Eleanor non è più da sola, e nemmeno così abitudinaria, perché si trova catapultata in un turbinio di novità che la portano a realizzare – in modo lento, ma inevitabile – che le altre persone seguono regole di comportamento diverse e che forse per questo non provano così tanta paura dell’ignoto: per una giovane donna che si rifiuta di ricordare un passato dolorosissimo tanto quanto riconoscere se stessa e i suoi desideri, non è cosa da poco, anzi è cosa che minaccia di distruggerla privandola di tutte le bugie in cui si è avviluppata di sopravvivere. Eppure, conoscersi è il primo passo per guarire.

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Ho scoperto queste bellissime creazioni mentre cercavo l’immagine di copertina del libro. Appartengono a Zelda di zeldawasawriter.

Confesso che, per quanto tutto il successo che ha ottenuto mi avesse incuriosita, non avrei dato due lire al romanzo della Honeyman (la parte scettica della Strega!) e probabilmente avrei atteso molto tempo prima di reperirne una copia e leggerlo. Non fosse stato per l’eroica Garzanti, quindi, avrei commesso un grandissimo errore, perché Eleanor Oliphant Sta Benissimo è – e io lo dico molto di rado – un vero capolavoro.

Lo stile narrativo è notevolmente fluido e scorrevole, semplice e diretto in modo che la personalità di Eleanor trasudi dalle parole. In questo senso capisco perché la stampa abbia associato Gail Honeyman a JK Rowling: le due condividono – o almeno così pare: dell’autrice di Harry Potter e Cormoran Strike sono sicura, la Honeyman deve ancora provare di sapersi ripetere! – la capacità di coinvolgere il lettore attraverso la fluidità del discorso e di trattare con leggerezza argomenti tutt’altro che peso piuma. L’idea di una narrazione in prima persona è particolarmente vincente in questo caso, perché permette all’autrice e ai lettori di addentrarsi nei meandri dell’animo della protagonista, che è un personaggio davvero complicato da ritrarre senza farla diventare una macchietta. Adoro come lei, pur vittima degli altri e di se stessa e le sue convinzioni, sia dotata di un carattere così forte e volitivo e di una resilienza che ha dello straordinario e mi piace che tutti i personaggi della storia siano presentati secondo il suo particolare – e sfalsato – punto di vista. Ci sono momenti in cui sembra impossibile che Eleanor, vista l’evidenza, abbia certe opinioni su qualcuno e altri in cui un personaggio si rivela sorprendentemente diversissimo da come appariva all’inizio.

Durante la lettura ci si accorge che il romanzo è costruito su più livelli e che la storia di Eleanor è solo uno dei più superficiali. Eleanor Oliphant Sta Benissimo parla di traumi, solitudine e spinta alla sopravvivenza, dipinge con estremo realismo la capacità tutta umana di costruire castelli di carta, mere illusioni sulla nostra vita, sugli altri e su noi stessi che, pur create per aiutarci a vivere, ci impediscono di farlo per davvero. Da ultimo, il libro è una storia di rinascita, anzi, volendo essere più precisi, è la cronaca della lotta verso la rinascita – di Eleanor, ma probabilmente di molte più persone di quello che pensiamo – e io ho tifato per l’eroina dall’inizio alla fine.

Novelli McQueen crescono – Papillon

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I “vecchi” film sono un punto debole della Strega, ormai lo sapete, e purtroppo i remake esercitano su di me un fascino strano, in molta parte assimilabile alla spinta masochistica. Insomma, avrei dovuto imparare la lezione con i due remake di Ben Hur, giusto? Oppure con quello sui Magnifici Sette. Invece no, non appena ho saputo dell’uscita di Papillon ho dovuto andare a vederlo al cinema.

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Il film è il rifacimento della pellicola del 1973 che vedeva Steve McQueen e Dustin Hoffman nei panni di Henri “Papillon” Cherriere e Louis Degas, diretti da Franklin J. Shaffner. Il Papillon del 1973 a sua volta si ispirava al romanzo autobiografico dello stesso Charriere, che era uscito in Francia nel 1969 destando molto successo e molta incredulità per via degli eventi raccontati, che in effetti, considerando che interessano un sol uomo, meravigliano ancora oggi.

Già, ma quali sono questi eventi incredibili?
Nella Parigi del 1931 il ladro Henri Charriere, detto Papillon per la farfalla che ha tatuata sul petto, viene condannato per un omicidio che non ha commesso e spedito a scontare l’ergastolo nella Guiana Francese, allora uno dei regimi carcerari più duri e crudeli del mondo. Durante il viaggio di trasferimento, Papillon cerca l’associazione con Louis Degas, un falsario che dispone del capitale sufficiente per finanziare la sua fuga, e gli offre la sua protezione. Papillon tenterà di evadere per ben tre volte nel corso della sua prigionia e affronterà prove e punizioni durissime, ma tra lui e Degas s’instaurerà un profondo sentimento di amicizia, che aiuterà i due uomini a sopravvivere.

Nonostante temessi il peggio, il remake firmato Micheal Noer è un film godibile, che si discosta pochissimo dalla prima pellicola. I costumi, ad esempio, sono esattamente gli stessi e la scenografia si differenzia di poco, nonostante il film di Shaffner sia stato girato prevalentemente in Giamaica e quello di Noer tra Malta e la Serbia.

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Sui nuovi interpreti avevo i miei bravi dubbi, giacché… beh, rivestire i panni di due mostri sacri come Steve McQueen e Dustin Hoffman non sarebbe facile per nessuno e Charlie Hunnam e Rami Malek sono sicuramente due baldi giovani, ma questo non li rende automaticamente adatti al ruolo. Ho dovuto ricredermi su Hunnam, che in verità mi sembra un ottimo erede per Steve McQueen: il suo Papillon è certamente più muscolare rispetto al 1973, ma conserva l’energia nervosa e il pathos emotivo di tutti i momenti di prigionia, anche i più duri. Sicuramente il fatto che Noer abbiamo modificato la pellicola perché risultasse più fisica e cruda, accordandosi al gusto degli anni Duemila, sì, ma anche al suo interprete protagonista, ha giovato alla performance dell’attore che abbiamo conosciuto in Sons of Anarchy. Rami Malek, per quanto molto bravo, mi ha convinto un po’ di meno, probabilmente perché è troppo “pulito” e in carne. La sua figura avrebbe dovuto far contrasto con quella di Papillon/Hunnam, ma la cosa non è così evidente e inoltre il tono della pellicola non lo aiuta a rendere il suo personaggio per le stesse motivazioni per cui quello di Charriere risalta invece così bene.

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L’accento di Papillon rimane sul rapporto di amicizia tra i due protagonisti, come nel 1973, e penso che questa sia stata una scelta vincente da parte della produzione, che avrebbe benissimo potuto trasformare questo nuovo remake in un ennesimo film d’avventura all’americana e invece ha sfornato un prodotto ben fatto, godibile e, volendo, anche commovente. Non male per un film d’estate, no? E chissà che la maledizione dei rifacimenti cinematografici sia finalmente alle mie spalle. 😉

Letture Bimestrali

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Ebbene, rieccomi. Buon pomeriggio a tutti!
Mi trovo a scrivervi a meno di due giorni dal mio rientro da una vacanza passata sulle tracce di re Artù e compagnia bella, di cui vi prometto che scriverò presto, per aggiornarvi sulle mie letture di non uno, ma bensì due mesi. Infatti avrete notato – voglio essere ottimista! – che il riassunto delle letture di maggio non è stato pubblicato sul blog: non è che me ne sia dimenticata, è che non avevo finito un quantitativo di pagine sufficienti per scriverci un post di lunghezza congrua, ecco.

Maggio e i primi dieci giorni di giugno sono stati effettivamente a coda di un periodo complesso, al termine del quale ho visto la gran parte dei miei progetti terminare con successo lasciando la qui scrivente novella trentenne con un pochino d’affanno. Ma ci sono cose che una visita a Tintagel, Glastonbury e Stonehenge non possano guarire? Certo che no! Sprizzando argento vivo, dunque, vi faccio vedere quali sono state le mie ultime letture, come sempre ricordandovi della presenza di link che vi indirizzano direttamente ad Amazon per l’acquisto dei libri in questione tramite il mio codice di affiliazione. Per ogni vostro ordine io riceverò una percentuale corrispostami non da voi, ma bensì dal munifico portale di acquisti via internet.

Il Paradosso di Icaro, C. Bordoni. Il secondo saggio che Il Saggiatore mi ha cortesemente inviato si è rivelato una lettura molto interessante e avrei tanto voluto avere più tempo libero per dedicarmici. Bordoni, sociologo dei processi culturali già autore di Fine del Mondo Liquido, si inoltra nell’analisi dell’hybris, ovvero di quell’istinto di sopravvivenza che porta l’uomo a superare i limiti e a porsi al di sopra del resto del Creato, Natura compresa. Dapprima tacciato di peccato contro gli Dei nell’età classica, con il passare dei secolo l’hybris ha assunto una connotazione positiva, quasi eroica, che però porta a sottovalutare le conseguenze delle nostre azioni. Ho trovato estremamente interessante seguire questa evoluzione della tracotanza e non nascondo che mi sono spesso fermata a cercare paragoni o esempi di quello che stavo leggendo in me stessa o in conoscenti, scoprendo sorprendentemente (e in alcuni casi anche dolorosamente) che Bordoni, per così dire, ci azzeccava sempre. Se siete amanti dei saggi, questo è consigliatissimo.

The Monkey’s Paw, W.W. Jacobs. Jacobs è uno scrittore britannico operativo tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima del Novecento, oggi famoso soprattutto per i suoi racconti brevi dell’orrore o a tema marinaro. La Zampa di Scimmia appartiene al primo genere e inizialmente l’ho scelta perché cercavo qualcosa di veloce da leggere. Protagonista del racconto è questa zampa di scimmia mummificata, che allo stesso modo della lampada di Aladino ha il potere di esaudire tre desideri del suo proprietario. Bisogna però stare molto attenti a quello che si desidera, non è vero? In poche pagine questo racconto mette assieme tutto: magia, una notte buia e tempestosa, desideri, spiriti maligni, viaggi esotici… Insomma, volete veramente lasciarvelo scappare?

Il Diavolo nel Cassetto, P. Maurensig. Romanzo breve dello scrittore italiano già autore di Canone Inverso, che ho preso in libreria forte di una tessera regalo Feltrinelli molto sostanziosa e attratta dalla copertina. La narrazione usa la vecchia strategia del manoscritto ritrovato – un po’ come Manzoni nei Promessi Sposi – per portare il lettore in un piccolo paesino svizzero in cui tutti i suoi abitanti sono aspiranti scrittori ad eccezione del nuovo giovane parroco. Un giorno un diavolo approda nel paesino per mietere le sue vittime giocando ovviamente sulla vanità della popolazione; travestito da editore alla ricerca di capolavori da pubblicare, quindi, si insinua nelle menti e negli animi dell’ignaro gregge di pecorelle del parroco, che però lo ha riconosciuto perfettamente ed è determinato a combatterlo.

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Il Diavolo nel Cassetto è raccontato in modo semplice e scorrevole, proprio come ogni buona novella, e mi è piaciuto molto. Anche Al Pacino ve lo consiglia. 😉

Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo, N. Gardini. Questo saggio mi è stato cortesemente inviato dalla casa editrice Garzanti, che ringrazio di cuore per avermi offerto un interessante passatempo e notevoli spunti di riflessione sulla lingua italiana e sull’origine del significato che attribuiamo ai vocaboli. Gardini, professore di letteratura italiana e comparata a Oxford, prende in esame dieci parole latine (SIGNUM, ARS, MODUS, STILUS, VOLVO, MEMORIA, VIRTUS, CLARITAS, SPIRITUS, RETE) ed esamina non solo il loro significato, ma l’evoluzione dello stesso nel corso dei secoli. Chi l’ha detto che il latino è una lingua morta?

Eleanor Oliphant Sta Benissimo, G. Honeyman. Sempre grazie a Garzanti (e a una sfiancante giornata in aeroporto), ho avuto modo di leggere in una tirata pressoché unica il romanzo d’esordio di questa scrittrice scozzese che, a quanto sembra dall’ottima traduzione italiana a cura di Stefano Beretta, ha uno stile di scrittura deliziosamente scorrevole e vivace. Riserverò a questo libro un post ad hoc, quindi per il momento mi limito a dirvi che mi è piaciuto davvero moltissimo e che vi consiglio di leggerlo.

Il Mio Lungo Viaggio. 90 Anni di Storie Vissute, P. Angela. Appartengo a una generazione che è cresciuta con Piero Angela e i suoi programmi di divulgazione e che, in un certo senso, lo considera come uno di famiglia. Leggere la sua biografia mi avrebbe quindi fatto impressione anche se non fosse stata niente di che, anche se fosse stata solo scritta con lo stesso linguaggio in cui l’ho sempre ascoltato esprimersi in televisione: chiaro, conciso e gentile. Il Mio Lungo Viaggio è tutto questo, ma anche molto di più, perché la vita del signor Piero è effettivamente straordinaria, concatenata com’è da una serie di piccoli episodi irrilevanti al momento in cui sono accaduti, ma di evidente spessore visti adesso. Trovo sorprendente che – direi per un’inspiegabile congiunzione astrale, ma il signor Piero avrebbe probabilmente da obiettare a questa espressione – tutti gli accadimenti narrati, quelli grandi e soprattutto quelli piccoli, siano capitati a una singola persona e abbiano innegabilmente contribuito a formare quell’essere straordinario che ogni anni ci da il benvenuto a Superquark. É chiaro che dovete leggere questo libro ed è lapalissiano che io devo recuperare tutto il resto degli scritti del signor Piero.

Dalle letture di questo bimestre è tutto! Confesso che mi piace essere tornata a immergermi nelle pagine vere o elettroniche dei libri, mi sembra quasi di essere ritornata a casa. 😀 Voi che cosa avete letto in questi ultimi due mesi? Avete già deciso quali volumi portarvi in vacanza (manca pochissimo!!)?

Il primo quadrimestre è facile – Bullet Journal

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Disclaimer: questo post è rimasto nel mio archivio bozze per un periodo lunghissimo, causa il periodo pazzo e scatenato di cui vi ho parlato nei recenti post. Ho deciso di pubblicarlo comunque, perché, anche se può non sembrare, è frutto di un certo lavoro, ma siate clementi. ^^

Riassunto delle puntate precedenti:
Colta dall’improvviso e non illogico desiderio di riprendere in mano una vita caotica e con una notevole percentuale d’ansia, ho deciso di dedicare il 2018 all’esperimento bullet journal. Un parte piccina picciò della sottoscritta sperava, non lo nascondo, in un miracolo, un’altra era fiduciosa e quella che ha concluso il 2017 con il maggior carico di stress continuava a mantenere il mood pessimistico che la contraddistingueva.

excited-annaOra. Come ho scritto nel titolo di questo post, il primo quadrimestre è sempre quello più facile. C’è aria di novità, ci sono tante cose da pianificare, c’è l’entusiasmo del piccolo stratega insito in ognuno di noi… insomma, in ogni nuovo progetto si parte sempre con un certo entusiasmo, che poi va fisiologicamente a sfumare, giusto? Io sono partita caricata a pallettoni.

Per prima cosa ho dovuto operare la scelta del supporto cartaceo ove strutturare il mio diario. Dopo molte indagini, ho optato per lo storico Leuchtturm 1917 dalla copertina flessibile, a puntini, formato medio (qui per comprarlo tramite la mia affiliazione Amazon. Ogni acquisto risulterà in una piccola percentuale corrispostami dal gigante dell’e-commerce in persona). Le alternative erano l’intramontabile taccuino Moleskine e i meno conosciuti Rhodia, Lemome e Quo Vadis, che però non erano ugualmente abbordabili (Santi Numi, per le Moleskine avrei dovuto vendere il rene di uno dei pargoli di ripetizioni più piccoli!) o avevano la copertina rigida, mentre io la preferivo morbida, anche se resistente. Insomma, il Leuchtturm l’ha avuta vinta ed è giunto comodamente al Covo Stregonesco il mattino seguente all’acquisto, pronto per essere riempito, imbrattato, portato in giro per Milano e quant’altro.

Reperito il supporto prescelto, dovevo impostare il bullet journal – e non vi nascondo che questa è stata la parte che più ho preferito.
Delle tante schede a disposizione (ve ne ho elencate molte nello scorso post), non ho certamente potuto fare a meno della legenda e del future log, che ho trovato estremamente utile. L’unico problema è che ho commesso un errore dettato dall’innocenza e da un eccesso di spirito cauto e ho preventivato solo il calendario dei primi sei mesi dell’anno. Conseguenza di ciò è stata che, quando ho dovuto strutturare il future log per il secondo semestre del 2018, questo è finito in mezzo alle pagine dedicate ai mesi dell’anno, e non al principio del Leuchtturm, dove sarebbe stato senz’altro più facilmente recuperabile. Per fortuna il taccuino dispone di una sezione indice, in cui è possibile indicare le schede del diario e le pagine corrispondenti, così il mio sbaglio si è tradotto in una piccola scomodità e non in una continua e stressante ricerca al future log perduto. ^^

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eccolo qui, il birbantello future log del secondo semestre dell’anno. Comodamente in mezzo al quaderno….

A seguire, ho piazzato un utilissimo disco dei compleanni, che consiste banalmente in un cerchio diviso in dodici spicchi, ognuno relativo a un mese dell’anno. In questi spicchi prendono posto i compleanni di amici, i conoscenti, i collaboratori e via dicendo che non è il caso che mi scordi. Utile per avere un colpo d’occhio dei vari genetliaci importanti senza dover sfogliare calendari e agendine e dunque promosso.

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Ci sono momenti in cui, più che Strega, sono Fatina Smemorina

Dopo i compleanni ho pensato che potevo ben piazzare qualche lista, e così è nata la pagina dei film da vedere e dei libri da leggere nel 2018 (ogni punto dell’elenco diventa una crocetta quando è stato portato a termine, quindi è utile anche per fare un punto della situazione sull’andamento dell’anno e organizzare post correlati senza arrabattarsi tra entrate di diario e piattaforme web specifiche), ma ahimè mi sono scordata del teatro e delle mostre! Com’è avvenuto per il future log del secondo semestre 2018, quindi, mi è toccato inserire altre liste nel mezzo del diario e affidarmi all’indice. La parte precisina e puntigliosa di me non è ancora pienamente venuta a patti con tutto ciò, ma ci sto lavorando. 😉

img_2569La parte dell’agenda è stata la più soddisfacente, non tanto per la sua impaginazione, ma perché effettivamente ha funzionato e mi ha aiutato a non perdermi nemmeno un evento/compito, occorrenza da gennaio ad aprile. Compilarla è una missione a prova di scimmia: gli eventi e gli appuntamenti si segnano con un bel pallino bianco, mentre le cose da fare con uno nero. Quando uno dei pallini è stato completato lo trasformate in una bella crocetta, se lo posticipate in una freccina and so on and so forth, come vedete dall’immagine qui di fianco. Sembra una cavolata (e in effetti lo è), ma conferire una rappresentazione scritta a tutte le cose che ci sono da fare durante la giornata aiuta tantissimo e ancora di più aiuta la sera, quando si spuntano tutti quei deliziosi pallini, puntini e trattini e si fa il piano d’attacco per la mattina seguente! Ne sono diventata pressoché dipendente in pochissimo tempo e il compito di aggiornare il bullet journal non mi è mai pesato.

Continuerà così anche per questo secondo quadrimestre? C’è solo un modo per saperlo! 😉

25 indiscrete domande cinematografiche

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Che la Strega ami il cinema è cosa nota a tutti, che ultimamente io non abbia parlato dell’argomento, pure. D’altronde, se rischiavo di addormentarmi sui mezzi dell’ATM alle 19 di sera la possibilità di andare a vedere qualcosa al cinema ricordandomi successivamente il cosa, come, dove e perché era scarsina, ne converrete. Parliamo dunque di cinema oggi, per mezzo di un bel tag game che ho rubacchiato a MariaSte con il preciso intento di riprendere a pubblicare i post in modo soft. Con venticinque domande sul mondo del cinema, insomma. 😉

  1. Il personaggio cinematografico che vorrei essere?4f7149757a746c4464c97314d1a41cd1
    Il cattivo. Uno di quei bei cattivi cinematografici che ti regge il film da solo e si contrappone all’eroe, che spesso è un po’ sciapo.
  2. Genere che amo e genere che odio?
    Oddei, non ho un grandissimo feeling con il cinema italiano di oggi, ma se ben motivata guardo più o meno tutto. E poi critico. XD
  3. Film in lingua originale o doppiati?
    Se mi è possibile (e se la comprendo!) la lingua originale.
  4. L’ultimo film che ho comprato?
    Eh, con Netflix et similia parliamo di un bel po’ di tempo fa… Valgono anche i film regalati? In questo caso mi hanno cortesemente omaggiata di una copia di Dunkirk, per dei pianti inconsolabili.
  5. Sono mai andato al cinema da solo?
    No, ma vorrei tanto farlo.
  6. Cosa ne penso dei Blu-Ray?
    Cosa ne penso? ^^ L’importante è che il film impresso sul supporto sia bello.
  7. Che rapporto ho con il 3D?
    Non lo amo e penso che ci siano veramente pochi film che meriterebbero una visione in 3D, che comunque io non trovo imprescindibile.
  8. Cosa rende un film uno dei miei preferiti?
    Dipende. In genere deve essere una pellicola che colpisce al cuore, con emozioni intense e personaggi degni di questo nome. Poi ci vogliono dei bravi attori, un ritmo narrativo che segua un passo abbastanza sostenuto, scene, costumi, colori… Sono difficile, insomma!
  9. Preferisco vedere i film da solo o in compagnia?
    La compagnia è meravigliosa per recarsi a vedere il film (e per parlarne dopo!), ma una volta davanti allo schermo ognuno di noi è da solo, no?
  10. Ultimo film che ho visto?
    Al cinema Red Sparrow, e potevo evitarmelo. Su altri supporti, le trilogie di Peter Jackson sul Signore degli Anelli e Lo Hobbit: mi conciliano lo studio!
  11. Un film che mi ha fatto riflettere?
    Il Diritto di Contare
    (T. Melfi, 2016) è un film che mi ha colpito molto e che, se non mi ha propriamente fatto riflettere, mi ha lasciata pensierosa.
  12. Un film che mi ha fatto ridere?
    Più che film in toto, ci sono alcune scene che mi fanno ridere ogni volta che le vedo. Per non sfoderare i vecchi classici dell’infanzia, qui cito Le Riserve, film Warner Bros con Gene Hackman e Keanu Reeves (ragazzi, io rido sempre come una scema), o Animali Fantastici e Dove Trovarli.
  13. Un film che mi ha fatto piangere?
    C’è un punto in Mary Poppins da cui comincio a piangere come un vitello, motivo per cui non lo guardo mai. ^^ Per la recente storia cinematografica, ho già citato Dunkirk. Lacrime. Lacrime ovunque.
  14. Un film orribile?
    Dovrei fare una lista… Ultimamente escono tante pellicole che farebbero meglio a stare nell’ombra.
  15. Un film che non ho visto perché mi sono addormentato?
    Non mi è mai capitato di addormentarmi durante un film, né in casa e men che meno al cinema. Ciò non significa che io non abbia mai visto pellicole che indubbiamente favoriscono il sonno.
  16. Un film che non ho visto perché stavo facendo le “cosacce”?
    Film (buono) > cosacce. Sempre.
  17. Il film più lungo che ho visto?
    Ho fatto una breve ricerca: il film più lungo che ho visto è I Dieci Comandamenti, di C.B. De Mille con Charlton Heston e Yul Brynner (1959). Incidentalmente, è anche uno dei miei film preferiti. ^^
  18. Il film che mi ha deluso?
    In generale ho un problema con i sequel da tempo immemore. Mi esalto terribilmente per un film, poi ne fanno uscire un seguito e io vado al cinema piena di aspettative… segue il disastro.
  19. Un film che so a memoria?
    I Dieci Comandamenti,
    di cui ho già parlato, è gloriosamente affiancato da Ben Hur (1960). Posso poi recitare tutto il copione, in inglese, di Matrix e della trilogia del Signore degli Anelli, dato che sono usciti nel periodo in cui ho cominciato a guardare i film in lingua.
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  20. Un film che ho visto al cinema perché mi ci hanno trascinato?
    Sia Twilight (non ricordo quale capitolo, non ricordo nemmeno il film: l’impressione, invece, rimarrà per sempre nella mia memoria) che Bel Amì. Mi ci ha trascinato una ragazza che aveva palesemente sviluppato una cotta per Robert Pattinson e che utilizzava il fatto che il suo ragazzo l’avesse mollata accollandole i suoi debiti come strategia di convincimento. Sono un tipo sensibile.
  21. Il film più bello tratto da un libro?
    L’ho già citato, Ben Hur (sempre quello del 1960, eh! Non venitemi a parlare di cavolate moderne!). Il libro è magnifico, ma il film ha più impatto.
  22. Il film più datato che ho visto? 5128ffba6xl-_sy445_
    Considerato che evidentemente mi piacciono i vecchi film? ^^ Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin, del 1940.
  23. Miglior colonna sonora?
    Domanda difficilissima! Non lo so, ho alcune colonne sonore che amo in modo particolare, ma sceglierne solo una è impossibile!
  24. Migliore saga cinematografica?
    Per coerenza, trama, impatto e qualità (e anche cuore) indubbiamente Il Signore degli Anelli.
  25. Miglior remake?
    Quella dei remake è una questione spinosa. Personalmente non li apprezzo, vuoi perché il film originario possiede già un posto nel mio cuore che nessun nuovo venuto gli potrà strappare, vuoi perché oggettivamente si tratta spesso di tavanate mondiali.

Ebbene, questo è tutto! Consideratevi tutti nominati, nel caso voleste partecipare a questo giochino, oppure ditemi, ditemi qualcosa dei vostri gusti cinematografici!