Classici, Scoperte e… – Reading Challenge

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No, non mi ero dimenticata della Sfida di Lettura su Goodreads e nemmeno di aggiornarvi sul suo andamento! Il punto è che, a rileggere certi classici, si va più a rilento rispetto ad altri libri più brevi o – via, ammettiamolo! – più leggeri da digerire, e quindi ho atteso di aver raggranellato un po’ di volumi, prima di parlarvi delle mie letture.

…Ok, con l’attività rambica, i clienti e i pargoli che hanno richiamato la mia attenzione più del solito, ho anche avuto poco tempo libero e troppi modi di impiegarlo, lo ammetto. Ma torniamo ai nostri libri. ^^

Nei gloriosi mesi di marzo e aprile 2016 ho letto:

Sette Brevi Lezioni di Fisica, C. Rovelli. Signori: un’illuminazione! Una lettura bellissima, scorrevole e agilissima. Carlo Rovelli ha il dono raro e geniale di riuscire a spiegare teorie e idee assai complesse in modo semplice e chiaro, anche a chi la fisica non se la mangia a colazione, e il suo libro mi è piaciuto tantissimo. Aggiungo anche che alcune sue lezioni mi hanno letteralmente aperto un mondo. Di riflessioni, di pensieri, di idee. Leggetelo: sono pronta a discuterne con chiunque e quando volete!
Racconti e Novelle, G. de Maupassant. Parlavamo di letture leggere?😀 Sono i primi scritti di Maupassant che io abbia mai letto (lo so, era una bella lacuna) e li ho apprezzati per la loro capacità di delineare situazioni e personaggi con piccoli tocchi, quasi fossero delle opere impressioniste. Certo, sono tantissimi e richiedono un minimo di riflessione tra un racconto e l’altro.
La Vera Storia del Pirata Long John Silver, B. Larsson. Ecco, parliamo di pirati. E di classici dell’infanzia. E di persone che conosci su Twitter e che ti passano libri del genere dopo anni che cercavi qualcuno con cui condividere la passione per le storie marinare… Tornando al libro, il suo autore compie un esperimento molto interessante, lasciando che l’arcinoto Long John Silver, vero protagonista di quel sogno a occhi aperti che è L’Isola del Tesoro di Stevenson, giunto ormai alla fine dei suoi giorni, si racconti. Che parli della sua vita, insomma, dei suoi pensieri senza seguire una vera linea cronologica, ma come gli vengono in mente, fino al finale che diverso non poteva essere.
Sense and Sensibility, J. Austen. Perché una sfida sui classici della letteratura non può essere degna di questo nome, se non ci mettiamo la Austen! Non avevo mai letto Ragione e Sentimento prima, anche se ne ho visto decine di rappresentazioni televisive, e devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa. Non che pensassi che il libro non mi sarebbe piaciuto, ma in alcuni punti l’ho trovato quasi migliore del mio amato Orgoglio e Pregiudizio!
Northanger Abbey, J. Austen. Sempre Jane, ma questo volume non mi è entrato nel cuore. Sarà che si tratta di un lavoro un po’ atipico per la Austen, sarà che, per l’età della protagonista, avrei dovuto leggerlo qualche annetto fa. Non so.

 

Al momento, sono immersa nelle pagine di una delle mie saghe preferite, quella di Horatio Hornblower, di C. S. Forester – più precisamente, sono a bordo dell’Indefatigable, a studiare una carta nautica con Sir Edward Pellew, mentre mi domando se quel ragazzotto alto e dinoccolato farà strada -: se i francesi non mi abbordano, vi tengo aggiornati.😉

Piccoli Hulk

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L’arduo compito di questa mattina prevedeva che la qui scrivente Strega contattasse uno dei fornitori dell’attività rambica, per la sostituzione di chiavi e serrature di alcuni armadietti degli spogliatoi. Il problema è che alcune chiavi si sono rotte all’interno della serratura e non per la prima volta, dato che avevamo già segnalato il problema alla ditta lo scorso autunno.
Ad ogni modo, questa mattina chiamo il fornitore e relaziono il problema.

“…Quindi, immagino che ci sia un problema con la lega metallica in cui sono state fabbricate le chiavi…”

Il fornitore:

“O magari, i vostri soci non sono stati attenti e hanno spezzato le chiavi.”

Io faccio doverosamente presente che:

“Molte di quelle chiavi sono utilizzate da bambini tra i cinque e i dieci anni d’età.”

Dopo un silenzio meditativo, il fornitore mi offre questa saggia risposta.

“Beh, fanno sport: saranno più forti dei bambini della loro età.”

 

 

Certo. Occasionalmente diventano anche verdi.

Elementare mica tanto, Watson

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Come sicuramente ho già scritto, difficilmente apprezzo fare lezione di letteratura ai miei pargoli, perché amo la lettura e quelle piccoli bestioline ingrate tendono a storpiarmela irrimediabilmente. Questo pomeriggio, però, non ho potuto esimermi dal fare lezione su uno dei generi letterari più famosi di sempre, ovvero quello delle detective stories.
E c’è di più, non si trattava mica di un detective qualunque! Alla pargola ho fatto lezione su Sherlock Holmes, ideato da quella bella penna del signor Arthur Conan Doyle.

Com’è andata? Beh…

“Dunque, pargola, Arthur Conan Doyle nasce a Edimburgo nel 18…”
“Edimburgo dov’é?”
“In Scozia. Dicevo, che lui è nato nel…”
“Posso scrivere Regno Unito negli appunti? Ah, no, a quell’epoca non esisteva… Anzi, no, aspetta, scusa! La Scozia non è nel Regno Unito!”
Quando aggiungere qualcosa al tuo strafalcione è deleterio, eh?

“E quindi si laurea in medicina e all’università conosce J. Barry e Stevenson, che…”
“Quello del pappagallo!”
Ecco, il pappagallo. Ti presenterei un’amica, se non che…
“Com’è che si chiamava? Prometeo?”
Ahem. Quella veramente era un’aquila, altro che pappagallo…

“Ma Conan (sic! NdB) si è laureato in medicina, come il dottor Watson!”
“Sì, esatto, pargola! E forse avrai notato altre similitudini con…”
“Ma non era bello come Jude Law, però.”
Per un momento – un solo, colpevole, istante – ho sperato.

“Sherlock Holmes è un personaggio eccentrico, pargola. Geniale, determinato, dotato di una conoscenza scientifica senza pari, eppure ignorante in materie di pubblico dominio…”
“Come me!”
“Non hai colto i termini che ho utilizzato prima: geniale, determinato, dotato di una conoscenza scientifica…”
“Appunto, come me!”
Che faccio, la butto giù dal pero?

“La prima storia di Sherlock Holmes a essere pubblicata è ‘A Study In Scarlet'”
“Pink.”
“No, pargola, è Scarlet. Pubblicato nel 1887…”
“Guarda che il colore era rosa.”
“Ti dico che era rosso, anzi scarlatto. Perché, nel libro…”
“No, ti sbagli!” sorride trionfante la bestiolina: “Era proprio pink, l’ho visto in tv!”
Ah, se l’ha visto in tv… Cumberbatch insegna, signori. Mannaggia a lui!

“Secondo te, Sherlock Holmes era bello?”
“Sherlock Holmes non è mai esistito, pargola, è un personaggio inventato.”
“Sì, ma secondo te?”
“Beh, dai libri sappiamo che era alto, magro…”
“No, ma dico, era bello come Benedict, o come Robert Downey Junior?”
“Immaginatelo come preferisci” rispondo io, sconsolata
“Allora, come Theo James! No, aspetta! Biondo come Jamie Campbell Bower!”
Nota della Blogger: sono i due attori di Divergent e Shadowhunters, che spopolano tra le ragazzine di tutto il mondo. Il secondo è una specie di ragnetto denutrito con una parrucca bionda. Ora, io capisco che l’età della pubertà non è facile, però un attimo di senso estetico…

Dunque, la trama degli Omini Danzanti: Sherlock Holmes e Watson vanno all’Opera e…
Mi fa male il petto! Come se una scheggia invisibile si fosse conficcata nel mi cuoricino stregato.
…Allora Holmes s’innamora di una ballerina e…
Ecco: questo invece era un pugnale! A lama bella grossa, anche.
Ma Watson è geloso, così…
Poteva anche dirmelo, che non aveva letto il racconto. Sob.

Concludiamo in bellezza, vi va?
C’è un motivo per cui anche oggi sono tornata a casa sconvolta:

 

 

“Ah, ma Sherlock Holmes è quello tutto strano, che risolve i crimini sul treno!”
“Credo che quello sia Poirot.”
“No, allora non dobbiamo studiarlo: a scuola letteratura francese non la facciamo.”

Vado a finire di piangere, eh. A presto.

D’altronde, so’ Strega

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Ieri mattina alla fermata dell’autobus sono stata approcciata da un Testimone di Geova, un signore distinto di una certa età, che non avevo riconosciuto subito come appartenente dell’arcinoto credo religioso che vede come sua missione quella di fare proselitismo ad ogni ora del giorno, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, se mi passate la citazione sanremese.

Ad ogni modo, questo signore si avvicina a me, Strega con la minigonna, il rossetto rosso e la musica nelle orecchie (Bon Jovi), e mi fa cenno di volermi chiedere una cosa. Io penso che il signore non sappia dove andare, che non sia di Milano, che sia un po’ spaesato… Insomma, mi tolgo la cuffia dall’orecchio, sorrido e mi mostro disponibile.
Il signore allora mi chiede se penso che la Bibbia dica o meno il vero.

Non ridete ancora, vi prego.
Io, per evitare ulteriori discussioni, dico al distinto Testimone – a scanso di equivoci, preciso che sono stata molto sorridente e cordiale – che non sono credente.
Lui mi guarda dall’alto in basso e mi informa che brucerò all’Inferno per l’eternità, prima di andarsene.

Io ridacchio e, vuoi per l’anatema lanciatomi dal signore, vuoi perché gli studenti erano già tutti entrati in classe, riesco anche a trovare posto a sedere sull’autobus. Dimentico la faccenda, senonché oggi – stessa fermata, orario differente – ritrovo il testimone di Geova di ieri, coadiuvato da una collega, che mi punta e fa per avvicinarsi a me, ma viene fermata.

Lascia perdere, quella è già destinata all’Inferno.

La informa il mio amico Testimone di Geova con fare tra il cospiratorio e lo sconsolato.

 

Insomma, non ho certo scelto a caso il mio nickname.😉

Scusi, Ingegnere…

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Cosa c’è di meglio, per riprendere la consueta routine dopo le vacanze di Pasqua, di una mattinata alla Grande T con un cliente? I candidati mi facciano pervenire la loro personale risposta nei commenti a questo post, sotto forma di lista indicizzata a priorità crescente.😉

 

Come avrete intuito dal titolo di questo articolo, il cliente di stamattina fa l’ingegnere; mi ha commissionato una traduzione dopo una lunga analisi sui costi e i benefici della stessa, durata due settimane e cinque telefonate alla sottoscritta (“Quindi, mi conferma che lei, traduttrice, esegue traduzioni?”; “Dunque, se ho ben capito, Lei traduce dal tedesco.”; “La traduzione la eseguirà Lei, suppongo?” etc.), che io ho eseguito la mattina del giorno di Pasqua, tanto per gradire.
Il ritrovo alla Grande T per la consegna del documento era fissato per oggi alle 10:30, ma naturalmente l’Egr. Ing. Taldetali si è presentato all’appuntamento venti minuti dopo (non so se sia stata la mia esperienza professionale oppure la mia preveggenza stregonesca, ma io mi ero portata dietro un libro).

Io ho guardato il cliente -certa che fosse lui! – farsi strada attraverso il metal detector, incespicare sul cavo dell’alimentazione dello stesso e fermarsi in mezzo alla hall, osservando i dintorni con aria persa e il telefonino in mano. Rivolto verso di me, il cliente ha finalmente pensato di provare a chiamarmi e io ho alzato la mano, facendogli segno di raggiungermi, ma neanche a dirlo, lui non ha capito che dopo cinque minuti buoni.

Ah, è lei! Ecco perché mi salutava!

Deve essere bello guardare il Mondo con un simile spirito di innocenza: di quante cose rimarremmo sorpresi noi, poveri tapini esseri non svampiti.
Riflettendo su tutto questo e anche di più, ho mostrato al cliente il fascicolo con la traduzione asseverata, spiegandogli che la validità stava nella sua unità, nei timbri di giunzione e naturalmente nelle firme del traduttore e del cancelliere, al che l’ingegnere mi ha sorpreso con una domanda di pregnante importanza, sottolineata dall’ampio gesto a mano aperta indicante la firma della sottoscritta.

E questa firma di chi è?

 

I clienti svegli li prendo tutti io, non c’è dubbio.

Ave Cesare, i Coen ti salutano

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hail-caesar-maxw-654Ave Cesare è l’ultimo film di quei pazzi scatenati dei Fratelli Coen, che oramai sono ufficialmente irrecuperabili. E a noi (o almeno a me) piacciono così!!

 

Il film segue la tipica giornata di lavoro (27 ore, a essere precisi) di Eddie Mannix/Josh Brolin, un fixer (aka, colui che risolve i problemi) di una casa cinematografica holliwoodiana degli anni Cinquanta. Mannix se la deve vedere con i giornalisti di gossip, gli esponenti di tutte le fedi religiose che considerano Gesù Cristo, il rapimento dell’attore di punta della casa cinematografica ad opera dei comunisti, il… chiamiamolo problema morale di un’attrice di film acquatici che si ritrova incinta, ma senza marito, e così via. Tutto questo, mentre il brav’uomo medita di cambiare lavoro in favore di un posto meglio retribuito e che gli permetterebbe di dedicare più tempo alla famiglia. Non faccio spoiler se vi dico che, alla fine, Mannix farà la cosa giusta.😉

 

Come spesso accade coi Fratelli Coen, la trama è un intreccio unico e comunque non importante ai fini della qualità del film, che si gioca sulle inquadrature, i dialoghi, le scene

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Ma guardate che spettacolo! Chi vi ricorda?

e, in questo caso, i continui rimandi ai vecchi film della Hollywood anni Cinquanta, che io ho adorato in ogni momento.
Certo, anche le particine assegnate ad attori straconosciuti e di un certo calibro, come Clooney, Ralph Fiennes (il suo spezzone è adorabile), Tilda Swinton e molti altri aggiungono quel pizzico in più alla commedia, che risulta estremamente godibile.

 

 

E’ interessante come per tutta la durata della pellicola i Coen siano riusciti a mantenere vivo il dubbio dello spettatore, se il loro fosse un tributo ai vecchi film della bella Hollywood (i miei amati, amatissimi vecchi film!), oppure se fosse tutta una presa in giro di quel mondo di cartapesta e gommapiuma, gonfiato di bugie così innocenti che anche un bambino di oggi riuscirebbe a smascherarle, ma che sessant’anni fa erano credibilissime.
Ma, in fondo, ha importanza? Non è semplicemente piacevole vedere qualcosa di bello, senza nessuna implicazione?

Ossimori Letterari – Il Romanzo Storico

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Ci sono momenti in cui anche una Strega esperta come la sottoscritta, accortasi dei messaggi subliminali che le vengono lanciati attraverso l’Etere, sceglie di coglierli prima che essi diventino minacce. Questo è il motivo per cui quello che leggerete qui è un post relativo al romanzo storico, come da cordiale richiesta di PennyLane (qui il suo video sullo stesso argomento), sperando di non annoiarvi e di non dilungarmi troppo su quello che è uno dei miei generi letterari preferiti, forse anche il preferito in assoluto.

Prima di spiegarvi il motivo per cui mi sono appena prodotta in questa specie di dichiarazione di amore eterno verso il romanzo storico, cercherò di riassumervi la sua definizione e i punti salienti del genere in poche righe.
Dicesi storico un romanzo ambientato in un’epoca ben precisa – almeno 50 anni prima del periodo in cui è stato scritto o comunque in un tempo in cui l’autore non sia vissuto -, che diventa un vero e proprio personaggio della vicenda narrata, poiché i suoi usi e costumi la caratterizzano fortemente. Spesso compaiono personaggi realmente esistiti, sia come protagonisti della storia che come “spalle” dei personaggi principali. Il patto con il lettore presuppone che l’autore racconti la sua storia attenendosi il più possibile alla verità storica del periodo in cui ha deciso di ambientarla. Il romanzo storico nasce nell’Ottocento, in pieno romanticismo letterario, come prodotto della letteratura britannica, ma si diffonde velocemente in tutta Europa, fino ad arrivare a noi, col signor Alessandro Manzoni e i suoi Promessi Sposi. Sì, diciamo che Manzoni col patto con il lettore di cui sopra è un po’ esagerato.^^’

I motivi per cui amo particolarmente in romanzi storici sono molteplici. Il primo è che sono sempre stata interessata alla storia (sì, Piero e Alberto Angela mi hanno rovinata): o delle epoche che prediligo, ma in generale mi affascina tutto ciò che è passato e adoro ritrovarne delle tracce nella società contemporanea. Il secondo è che in un’altra vita devo sicuramente essere stata un membro del movimento artistico romantico, perché il fascino che esercita su di me il Passato – inteso come tempo indefinito, in questo caso, non come una precisa epoca storica – è tremendo: è la possibilità di una fuga verso uno spazio-tempo ignoto, il sogno, il tempo dei cavalieri e dei draghi… Insomma, è magico anche se collegato alla realtà, una specie di Avalon dei giorni nostri.
Il terzo motivo della mia predilezione per questo tipo di romanzi sta nel titolo che ho scelto per il post: essi sono un vero e proprio ossimoro della letteratura, e io con gli ossimori ci vado a nozze! Tornate un momento dove vi parlavo del patto con il lettore; l’autore di un romanzo storico si prefigge di raccontare una storia di sua invenzione, che però inserisce in un tempo reale e ben preciso, promettendo a chi leggerà di attenersi il più scrupolosamente possibile ai libri di storia. In pratica, ti racconto, lettore, una cosa falsa che è successa in un’epoca storica vera, che io prometto di riprodurre fedelmente. Lo capite, adesso, il paradosso? Riuscite a cogliere il fascino di questa costruzione?
La mente del lettore è costantemente sfidata a risolvere questa dicotomia vero/non vero, ma non riuscirà mai a portare completamente a termine il suo compito, perché come sarebbe possibile dire con certezza cosa è successo realmente e cosa è frutto della fantasia dell’autore? Ed è davvero così importante?
Per dirla con le parole di Valerio Massimo Manfredi, grande autore di romanzi storici contemporanei: “La verità mi interessava davvero? E perché mai? (…) Basta raccontarla, una cosa, e diventa vera.”

Un buon romanzo storico fa questo. Costringe il lettore a confrontarsi costantemente con una realtà che lui sa essere in qualche punto distorta, romanzata, e lo invita a sprofondare nel sogno, nelle atmosfere di una cattedrale in costruzione, o per le strade polverose della Parigi del Seicento, o ancora per i Sette Mari assieme ai pirati e poi tra i membri di un Conclave nella Roma del Quattrocento. Lo invita a guardare negli occhi lo scrivano di corte, il tenente della Marina di Sua Maestà, l’eroe della Guerra d’Indipendenza e la cortigiana, a scavare nel profondo della loro anima, che mai l’arida pagina di un libro di testo potrà sfiorare, ma che invece non ha segreti per quella fragrante di sensazioni, suoni e odori del romanzo. Ecco, il motivo per cui mi piace la narrativa storica è questo.

 

 

Ora, dopo oltre settecento parole sull’argomento, veniamo ai consigli per gli acquisti!
Se devo suggerire qualche titolo a voi, coraggiosi lettori di questo post, non posso esimermi da citare lui, Bernie, il mio primo amico amante della storia. Bernard Cornwell è uno scrittore inglese di cui potete leggere qualsiasi romanzo e innamorarvene seduta stante, ma, come i più fedeli tra i miei follower oramai sanno, i miei preferiti sono quelli della Saga di Excalibur (qui e anche qui). Tra gli autori italiani, non è possibile non citare Valerio Massimo Manfredi, che ne ha scritti una miriade – purtroppo non tutti della stessa qualità, signor Manfredi! -; tra i miei preferiti, “Il mio nome è Nessuno” (qui), “Lo scudo di Talos”e “Idi di Marzo”. Ci sono poi un sacco di altri bei romanzi che non cito, perché l’ha già fatto la donzella PennyLane nel suo video e potete sentire che ne pensa lei cliccando sul link che vi ho lasciato, ma, giusto per darvi un’idea di quanto io ami questo genere letterario, a conclusione di questo post vi lascio l’elenco degli ultimi diciotto romanzi storici che ho letto o riletto di recente, corredati della mia eventuale recensione su Goodreads. Voi scegliete pure da quale farvi catturare.😉

 

Guerra e Pace, L. Tolstoj
Terra Ferma
, M. Asensi
300 – Nascita di un impero, A. Frediani
Wolf Hall, H. Mantel
1356, B. Cornwell
O Cesare o Nulla, M. V. Montalban
Io, Claudio, R. Graves
La saga di Owen Archer, C. Robb
Athos, A. Ongaro
L’oste dell’ultima ora, V.M. Manfredi
I Principi d’Irlanda, E. Rutherford
Tutto sotto il cielo, M. Asensi
L’Ultima Legione, V. M. Manfredi
La saga dei re Sassoni, B. Cornwell
La Trilogia di Martin Ojo de Plata, M. Asensi
La Guerra di Troia, L. Clarke
Colosseum, S. Sarasso
Il conte di Montecristo, A. Dumas
I Tre Moschettieri, A. Dumas

Puskin Dopo Tolstoj – Reading Challenge

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Sono un po’ in ritardo nel relazionarvi cos’è successo nel secondo mese della mia sfida di lettura, lo so, ma sono in pari, eh! ^^

Dopo aver ultimato “Guerra e Pace” (cosa ne penso? Scopritelo qui), ho lasciato il mio amico Lev per dedicarmi a qualche volumetto più leggero.
Ho letto “Pentesilea”, di Heinrich von Kleist, un’opera teatrale sicuramente interessante – come potrebbe non esserlo, visto il finale?! -, ma che non mi ha coinvolto tanto quanto pensavo. Von Kleist non rientra chiaramente tra i miei autori preferiti, ma io vi consiglio comunque di dare una scorsa al suo dramma, di cui vi anticipo solo che è una rivisitazione dello scontro tra Achille e la regina delle Amazzoni Pentesilea che è narrato nei miti…
Per rimanere nel mood mitologico, il secondo libro a cui mi sono avvicinata è “La canzone di Achille”, di Madeline Miller. Ho amato la storia che l’autrice ha saputo tessere, dipingendo un Achille enormemente diverso da quello narrato dalla mitologia e il suo rapporto amoroso con Patroclo. La Miller ha immerso tutta la vicenda in un clima di delicatezza pregevolissimo e ha utilizzato uno stile narrativo stupendamente fluido. E’ un libro che vi consiglio caldamente.

Ecco, dopo un paio di settimane di riposto, sono tornata alla letteratura russa.:)
Ho letto “La figlia del capitano”, di Alexander Puskin. Si tratta di un romanzo che avevo puntato da un po’, ma che per un motivo o per l’altro non ero mai riuscita a leggere, oltre che la prima opera di prosa dell’autore. Ne sono rimasta colpita, perché ho trovato nello stile narrativo di questo scrittore un’energia che non mi aspettavo, unita a un’ironia marcata e piacevole. La storia non presenta naturalmente tutti i particolari di Guerra e Pace e, allo stesso modo, i personaggi non sono a tutto tondo e, anzi, spesso tendono ad avere un unico lato, però la lettura è ugualmente piacevole e movimentata. Quante ne capitano al povero – ma fortunato! – Petr!

 

Ebbene, questo è quanto: voi cosa avete in questo mese?:)

Mestruazioni

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Quanto segue è il racconto, nudo di ogni osservazione personale, di quanto mi è capitato alle poste meno di un’ora fa.

Ieri mattina è arrivata una raccomandata indirizzata alla Strega, ma, giacché la stessa si trovava all’attività rambica e non al Covo, il postino ha lasciato l’avviso per il ritiro. Tralasciamo gli originali turpiloqui che ho tirato, soprattutto osservando che la Genitrice ha abbandonato il Covo per dieci (10) minuti e che in quei dieci minuti doveva ovviamente arrivarmi la prima raccomandata da mesi.

Questa mattina alle 10:30 sono dunque andata a ritirare questa benedetta missiva (trattasi del conteggio delle ritenute dalla Grande T) all’ufficio preposto. Ho preso il numerino. Ho notato la fila di persone e i due sportelli aperti. Mi sono seduta e ho atteso il mio turno.
Quando mi sono recata allo sportello, l’ho fatto con il sorriso e augurando il buongiorno all’impiegato, un uomo sui 40/45 anni che invece non era di buon umore.

L’impiegato delle Poste mi guarda con fare inespressivo:

Lei è già qui?!

Velocemente, rifletto: in che senso, sono già qui? L’avviso diceva alle 10:30, ho atteso per una buona mezz’ora che venisse chiamato il mio numero… Annuisco, riprovando a sorridere.

Poteva venire anche domani.

Faccio notare all’impiegato che, se gli arriva una raccomandata di cui non sa nulla, l’essere umano medio vuole sapere di che si tratta il prima possibile, ma lui non mi risponde. Anzi, credo che non mi abbia nemmeno sentito.
Recupera la mia busta e nota che arriva dalla Corte d’Appello.

Ah, chissà cos’ha fatto, Lei!

Ecco, in questo preciso momento, la mia voglia di sorridere è completamente scomparsa. Faccio notare al gentile signore che quelli non sono affari di sua competenza, al che lui, all’improvviso e con un tono tale da farsi udire da chiunque nell’ufficio, tira fuori la bomba:

Oggi è mestruata?

Io strabuzzo gli occhi, convincendomi contro ogni evidenza di aver sentito male:

Come, prego?

Le ho chiesto se oggi ha le mestruazioni, per comportarsi così.

Una sola risposta è salita alle mie labbra di essere umano mestruabile, ma pur sempre in tono chiaro e udibile da tutti i presenti:

Io no, e Lei?

 

 

Ecco, adesso scatenatevi coi commenti.

25 Cose Libresche – 25 Bookish Things

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Facendo un rapido calcolo, sono quasi due anni che non mi cimento in un tag game, ma ehi!, questo parla di libri! E io posso parlare di libri per ore, ma che dico ore, per giorni, ma che dico giorni, settimane… Insomma, avete capito.

Ringraziando dunque la signorina PennyLaneOnTheTube, che mi ha portato a conoscenza di questo 25 Bookish Things taggandomi nel suo, passo a relazionarvi le mie venticinque (25) Cose Libresche. A fine lista non intendo nominare nessuno, ma chiunque legge può sentirsi liberamente chiamato in causa e farmi sapere venticinque cose che riguardano lui/lei e i libri. Sappiate che La Strega è un tipo curioso.😉
Bando alle ciance e cominciamo!

  1. Ho imparato a leggere piuttosto tardi rispetto alla media dei miei coetanei, quando ero già in prima elementare. Poi non mi sono più fermata.
  2. Ho l’abitudine di leggere qualsiasi cosa mi capiti sottomano perché, finché non ho imparato l’arte della lettura, c’erano ben pochi libri in casa e quindi la tapina, piccola strega doveva organizzarsi con quello che trovava. Questo è uno dei motivi per cui, leggendo Matilde di R. Dahl per la prima volta, mi ci sono subito immedesimata.
    Ad ogni modo, se avete curiosità sulla composizione di una vasta gamma di detersivi per capi d’abbigliamento, pavimenti, piastrelle e parquet,  o se volete conoscere il metodo corretto per montare e smontare un frullino anni ’60, chiedete pure.
  3. Non mi vedrete mai leggere sui mezzi pubblici e in ogni caso durante un viaggio che dura meno di tre ore. Ho già rischiato abbastanza di passare la giornata a fare capolinea-capolinea in metropolitana e in autobus.
    Per lo stesso motivo, non leggo mai mentre sono per strada; la fila di lampioni della luce nella via della mia scuola elementare è tutt’ora decorata con le impronte della mia fronte. (E no, non è per questo che sono cresciuta così.)
  4. Probabilmente i signori della Libreria dei Ragazzi di MaduninaLand si ricordano ancora della strega settenne, che in più occasioni è stata trascinata fuori dal negozio da Rambo, dopo aver inutilmente tentato di resistere alla superiore forza del genitore aggrappandosi agli scaffali.
  5. Dopo sondaggi conclusi nel 1999 (causa compito di matematica), sono arrivata alla conclusione che leggo in media 4 libri in più di qualsiasi altro membro della mia famiglia (intesa come clan allargato: ho considerato anche i parenti rambici) al mese. La mia media di libri letti mensilmente, salvo sfide di lettura particolarmente ostiche, si attesta ancora su quei valori.
  6. Non entro in libreria a meno che io non ne abbia bisogno, memore delle esperienze dell’infanzia. Inspiegabilmente, continuo a comprare libri.
  7. Alcuni libri sono entrati nel mio cuore più di altri e ne rileggo spesso delle pagine (o li riprendo dall’inizio alla fine), anche se oramai li so a memoria. E mi riscopro ad amarli sempre di più.
  8. Preferisco leggere in lingua originale, quando mi è possibile, perché sono tanto, troppo pignola (e bacchettona: quanto sono bacchettona!!) con le traduzioni in italiano. Riflettendoci, dunque, l’idea di fare la traduttrice potrebbe non essere stata furba.
  9. Sono convinta che scegliamo di leggere ciò che rappresenta anche solo in minima parte il nostro essere (sono decisamente concorde con Empedocle e Anassagora su questo punto di vista: il simile conosce il simile), perciò nel tentativo di conoscere i pargoli con cui ho a che fare, ho letto i libri che sono piaciuti a loro. Ho dunque raggiunto la conclusione che siamo peggio che spacciati (e ho sprecato molto tempo a leggere cose ignobili).
  10. Io adoro il romanzo storico. Ho una predilezione particolare anche per altri generi letterari, ma il fascino di un contesto storico veritiero non si batte.
  11. Non mi piace abbandonare le letture; anche se un libro mi ripugna, cerco sempre di finirlo: metti caso che migliora proprio nella pagina successiva a quella in cui mi sono fermata!
  12. Ho problemi ad apprezzare la letteratura italiana del ‘900, mi lascia quel retrogusto metallico che proprio non mi va giù.
  13. Amo, adoro, riverisco alcuni autori, tanto da chiamarli per nome come se fossero vecchi amici. Il problema è che mi capita di farlo anche di fronte a persone che non conosco così bene e che cominciano a capire che razza di pazza scatenata io sia. Meglio tardi che mai, dico io.
  14. Ho ricordi splendidi di interi pomeriggi passati a tirar frecce con Robin Hood, a duellare con i moschettieri o ad abbordare navi mercantili assieme a Flint e gli altri. Ho spesso preso parte anche a muri di scudi e assalti alla baionetta; una volta ho lavorato su una baleniera, ma non è finita bene.
  15. Mi piacciono tantissimo le storie in costume, molto più di quelle ambientate in epoca moderna. E’ la mia parte romantica che tira su la testa, credo.
  16. Parlo coi personaggi dei libri. Loro rispondono.
  17. Spesso mi trovo a chiedermi perché le cose della realtà non si svolgano come nei libri, perché i caratteri non siano ugualmente intensi, perché non esistano l’amicizia o l’amore delle storie. La risposta mi intristisce ogni volta.
  18. Salvo rari casi, io tifo sempre per l’antagonista della storia.
  19. Ho un rapporto complicato con Haruki Murakami: ci sono momenti – rari – in cui amo i suoi libri, mentre gran parte delle volte leggere le sue parole mi causa un’irritazione particolarmente intensa.
  20. Vado in crisi ogniqualvolta devo liberare un po’ di spazio per fare entrare i nuovi libri sui miei scaffali, anche se si tratta di dover salutare volumi che proprio non mi sono piaciuti. Le mie visite al libraccio a questo proposito sono deprimenti.
  21. In ogni caso, i libri non si buttano mai. No, nemmeno Fabio Volo.
  22. Nutro un’antipatia fortissima verso chi non legge e lo ammette con candore. Insomma, vorrei farli entrare alcune delle meravigliose storie di Dumas, o Verne o chi altri colpendoli ripetutamente in testa con alcuni dei loro scritti. Sfortunatamente, di gente così ne conosco tantissima.
  23. Non presto i libri al primo venuto. Anzi, se mai avrete in prestito un volume da me, significa che vi ritengo degni di una fiducia particolare.
  24. Segue dal punto 22 che io diventi particolarmente vendicativa verso chi rovina i miei libri. Una volta sono riuscita a terrorizzare il fidanzato di una compagna di classe dicendogli che, se avesse fatto ancora quella cosa al libro (gli aveva lievemente piegato la copertina morbida), gli avrei strappato gli attributi a morsi.
  25. Ho effettivamente picchiato un mio compagno di classe per aver scritto a penna su uno dei miei libri. La professoressa di filosofia, testimone del fatto, mi ha dato ragione: sempre detto, io, che ho avuto degli insegnanti di tutto rispetto!

 

Ebbene, ho finito, signore e signori!
Che dite, attendo vostre?