Mille e Un Genere Letterario

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Libro orologio studiare, leggere

Mi piacciono i progetti. Mi piace il momento dello studio, dell’organizzazione, mi piace prepararne la struttura, i contenuti. Un’altra cosa che piacevole dei progetti è la possibilità di condividerli e così trasformarli in qualcosa di altro rispetto a quello che sarebbero, se fossero portati avanti in solitaria. Che cos’è il blog, se non un lungo progetto in divenire, che si fonda sulla condivisione, in fondo?

 

Ecco, a breve verrà alla luce il primo episodio di un altro tipo di progetto, uno di quelli da malati di lettura compulsiva, da topi di biblioteca del tipo più ardito: Mille e Un Genere Letterario, concepito con la preziosa e indispensabile collaborazione della signorina PennyLane (qui il suo canale di YouTube, qui il blog) si propone – o quantomeno, chi scrive e chi gira i video ci spera – di fare un’analisi leggera e possibilmente piacevole dei generi letterari più conosciuti, così come visti dalla mia stregonesca persona e da quel pezzo di Youtuber della Penny. L’idea è che ogni (doppia) uscita conterrà una breve definizione del genere letterario, qualche informazione utile e gli immancabili consigli di lettura per allungare all’infinito la vostra lista di libri da leggere prima del Grande Viaggio.

Riusciranno le nostre eroine nei loro intenti?
La domanda affligge anche la sottoscritta, ma intanto la prima uscita riguarderà la Letteratura per Ragazzi. Perché a PennyLane e a me piace cominciare con un compito facile.

A presto, eh!😉

Strategie di (mal)gestione della rabbia – XMen: Apocalypse

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x-men-apoc-ukposterbanner-01Ad un certo punto del film, Jean Grey, Scott e The Night Crawler concordano nell’affermare che il terzo film di qualsiasi saga è sempre il peggiore: Brian Singer ha messo le mani avanti con un buona metà della pellicola ancora da vedere, e io direi che non ha fatto male.

X Men Apocalypse è di qualità ben minore rispetto ai due film precedenti, in cui assistevamo alle peripezie giovanili dei mutanti della vecchia guardia, anche se è sicuramente godibile come un bel film d’azione estivo.

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Se arrivi a sperare che la strangoli, vuol dire che con Mystica hanno esagerato.

Forse è semplicistico dire che – a differenza dei film di Captain America &Co. – la produzione non è riuscita a gestire così tante persone in un’unica scena, anche se sicuramente lo spazio non sufficiente dato ad alcuni personaggi in favore di altri, per dirne una, è parte consistente del problema. Mancano però la precisione nel girare gli scontri tra i soggetti in gioco e soprattutto una certa originalità nelle scelte narrative, nelle inquadrature e negli intenti dei protagonisti che altri film del settore hanno, almeno in parte. Anche le poche scene davvero particolari del film – un esempio su tutti, quelle di un adorabile Quicksilver – sono comunque il frutto di un esperimento già compiuto e di cui è stato testato il successo. Come se la regia si fosse detta ehi, questa cosa ha funzionato tanto, rimettiamocela un paio di volte! In più, ho notato un’eccedenza di autocitazioni che appesantiscono la storia invece che alleggerirla, senza peraltro avere altra giustificazione, se non quella di strizzare l’occhio ai fan di vecchia data.

E’un peccato che, con tutte le spinte che si potevano dare ai personaggi della storia, si sia scelto soltanto di sottolinearne i diversi stadi di rabbia e frustrazione. Insomma, ci sarà di più nell’animo umano, no? Qui, tra una scena che fa un baffo a qualsiasi disaster movie e l’altra, tutti i protagonisti hanno problemi così grandi a gestire le proprie emozioni, che neanche Kylo Ren di Star Wars! E Apocalypse! Signori, un cattivo di una storia non può decidere di smantellare il mondo civilizzato perché… beh, il problema è che non ce lo dicono, il perché. Il signor Blu si risveglia, guarda la tv (aspettate, forse c’è un motivo :D) e decide che causare la fine del mondo è cosa buona e giusta. Perciò, raduna vari collaboratori che potevano essere degni di nota, avessero avuto più battute, si perdono minuti interminabili in scene quasi tutte uguali di imposizione delle mani (non posso dire di più: niente spoiler!) e poi? L’impressione è che finisca tutto a tarallucci e vino, ecco.
Non che questo sia necessariamente un male, intendiamoci: il film si guarda comunque volentieri e quasi paradossalmente da più da discutere rispetto a Civil War (recensione qui), che era così perfetto da essere un po’ noioso.

Il cast – e lo ripeto di nuovo in questo paragrafo: con McAvoy e Fassbender il signor Singer poteva anche tentare qualcosa di più intenso – non è né carne né pesce, probabilmente perché le parti che gli attori si sono visti assegnate sono tutte bidimensionali, nessuna esclusa; si saranno consolati con i bei costumi anni Ottanta?^^’ Di sicuro, la colonna sonora è molto bella.

 

Infine, devo assolutamente sottolineare l’imbarazzante qualità del doppiaggio italiano, che fa parlare ogni personaggio di nazionalità tedesca come Ratzinger e ogni singolo polacco come una prostituta Cecoslovacca degli anni Novanta – non è un’esagerazione: lo vorrei tanto, ma non lo è -, anche se si tratta di omaccioni che lavorano in una fonderia. Pensavo non si potesse andare così in fondo, ma evidentemente abbiamo cominciato a scavare.

Incubi Epistolari

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Ahimè, una delle prime forme di produzione scritta che vengono presentate ai pargoli è, in qualsiasi lingua, quella della lettera informale. Insomma, il caro/a Vattelapesca, grazie per la tua lettera! Come stai? Eccetera che da anni annoia sia gli insegnanti che gli alunni che devono produrre qualcosa di decente.

Il problema, signori, è che – vuoi per l’avvento dei social network, vuoi per l’analfabetismo dilagante dei giovanotti, vuoi perché l’Apocalisse è vicina – le lettere non si scrivono più e i pargoli cominciano a non riconoscere bene questo specifico genere letterario, tanto che sono stata in grado di raccogliere sufficienti aneddoti sul tema per un’altra puntata del Meraviglioso Mondo dei Pargoli.
Come sempre, i miei commenti sono sotto ogni citazione.:)

 

“Ah, ma la lettera è quella cosa che si spediva per posta! Tanto tempo fa, vero?”
Non so se sentirmi vecchia o sentirlo più cretino degli altri.
“Ma… lettera nel senso dell’alfabeto? Che compito è?!”
Uno che da 26 possibili scelte. 

“La mamma dice sempre che le lettere che arrivano in casa nostra non si devono considerare.”
“Ah sì? E che lettere sono, pargola?”
“Non lo so, la mamma le straccia. C’è scritto sopra Equitalia.”
Giusto, meglio non considerarle quelle. O_O Da domani, comunque, tua madre mi paga in anticipo.

Pargolo pensieroso: “Quindi, i tedeschi mettono all’inizio della lettera il nome della persona che la deve leggere e alla fine quello di chi l’ha scritta?”
Esatto! E non solo i tedeschi! 
“Dunque, quello che manda la lettera è il mitomane.”
Ohibò! Beh, può darsi, ma non è detto… Insomma, anche le persone normali scrivono.
“Il destinatario, invece, chi è?”
Ottima domanda! La risposta non può essere nel nome stesso, sicuramente è una trappola!

Pargola scocciata: “Perché devo scrivere l’indirizzo del destinatario sulla busta?”
Io: “Perché altrimenti in posta non saprebbero a chi mandarla.”
Lei: “Beh, ma non dovrebbero saperlo lo stesso?”
Mi è passata per la mente un’immagine flash dell’ultimo ufficio delle Poste in cui sono stata: ho deciso che ce la porto in gita!

“Quelli che hanno scritto il mio libro di inglese sono delle capre, come dici tu: tutte le lettere cominciano con ‘dear’, mai che mettano un nome diverso!”
Capre. Gli autori del libro, certo…
In tedesco: “Teuer (costoso, NdB) Alfredo,…”
Io: “Pargolo, la lettera si comincia con ‘Lieber’.”
Lui: “Ma ‘caro’ si dice ‘teuer’!”
Io: “Quel vocabolo lì vuol dire ‘caro’ nel senso di ‘costoso’, non si usa per le-”
Lui: “E vabbè, il mio amico di penna si farà pagare!”
… Troppi film da adulti, troppi troppi.

“Ma perché devo scrivere una lettera? Non posso mandare un messaggio su Whatsapp?”
Li’ mortacci tuoi e di Whatsapp! No, non è la stessa cosa.
“E se io non voglio scrivere al mio amico di penna? Che fanno, mi danno la multa?”
No, ti danno 2.

 

 

Chiudiamo con un’altra insegnante di inglese, un tipo moderno:
“La prof ha detto di ideare un messaggio di Whatsapp a un amico inglese”
“Bello! OK, pargola, fammi vedere che c’è scritt- Perché il foglio è bianco?”
“Ho deciso che gli mando un vocale e sono apposto.”

La Strega che Cuce i Vestiti – The Dressmaker

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2015, THE DRESSMAKER

Non dovrebbe sorprendere che un film come The Dressmaker, di J. Moorhouse, possa piacere a una come me, che di nome fa Strega.
Sì, perché Tilly Dunnage altro non è che una strega, per stessa definizione degli abitanti del paese della sua infanzia, che l’hanno sempre trattata da reietta anche prima che uno sfortunato incidente desse loro le facoltà di cacciarla. Ora, però, Tilly è adulta e ritorna al suo paesello d’origine, determinata a recuperare il rapporto con la madre e a farsi accettare dai suoi concittadini tramite il suo grande talento nel confezionare vestiti… Peccato che una donna come lei, diversa, indipendente, libera non sarà mai accettata in una comunità superficiale, ipocrita e chiusa come quella che la circonda, e allora via! La strega Tilly metterà in atto la sua vendetta, con un piccolo aiuto del Macbeth di Shakespeare, che giova sempre a tutti.:)

Questa splendida pellicola australiana è esilarante, romantica, ironica e drammatica insieme, senza che nessuno di questi elementi stoni o predomini sugli altri. La trama e il copione sono tra l’altro sostenuti da una colonna sonora bellissima e da costumi che, beh… il film si chiama The Dressmaker: che figura ci avrebbero fatto, a non ideare dei costumi degni di lode??

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Altro punto forte del film è indubbiamente il cast, con una Kate Winslet/Tilly Dunnage bellissima ed elegantissima, che è un piacere vedere finalmente in un ruolo a tutto tondo, il fratellino di Thor, Liam Hemsworth, che scopro in grado di recitare battute, un’incredibile Judy Davis e Hugo Weaving, sempre bravissimo, ma, se siete fan di Priscilla – La regina del deserto, la sua interpretazione guadagna sicuramente dei punti in più.

 

 

Se vi capita, andate al cinema a vedere questo adorabile film tratto da un libro – che a questo punto devo leggere – e non ve ne pentirete.
…Occhio a non finire nel calderone della strega, però, eh!😉

Ti Troverò

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Nemmeno quest’anno sono riuscita a resistere e alla fine ho ceduto alla tentazione.
Sono andata a spulciare i termini di ricerca con cui i lettori sono approdati a questo blog e… Ebbene, leggete voi stessi.

Fanfiction su Platone e Socrate.
Ok, cominciamo subito bene, anzi benone. Tre persone, signore e signori, tre (3) persone distinte e diverse sono approdate su questo blog cercando una fanfiction sui signori citati qui sopra. E che vogliamo commentare?

Analisi logica della versione “haec de troiae ruina narratio est…”. Haec de troiae ruina narratio est. Achivi novem annos. Ferulae discipulae gratae non sunt. Severorum.
Temo che tutti questi seduli discipuli siano arrivati a questo post. Oh, se vi servono ripetizioni di latino, basta dirlo! A me come materia è sempre piaciuta.
Rimaniamo sul tema ripetizioni.
Breve riassunto e facile da capire di Cyrano de Bergerac in francese. Non parlo francese, temo, ma non penso che troverai quello che stai cercando, se lo fai in italiano.
Cosa fa Giasone quando scopre la norte dwi figli? Quando scopre della morte dei figli, si dispera. Quando si accorge dei tuoi errori di battitura, ti regala un vocabolario.
Tutti sanno che la goccia si perde nell’oceano significato. Ma come, non lo sanno già tutti?

Riflessioni sull’insegnamento. Dieci persone. Volete davvero sapere tutti che cosa penso io dell’insegnamento? Sicuri??
Cambiamo argomento.

Conte di Montecristo frate Busoni. Faceva l’abate. Conte di Montecristo ma Bernardo muore? Fernand. Bernardo è il servitore muto di Zorro.
Come si chiama il servitore muto di Zorro? Ecco.
Amleto scritto da Cumberbatch. Non proprio. Lui lo interpreta, Will l’ha scritto.
Chi è più bravo, Shakespeare o Cumberbatch? Cumberbatch ha plagiato Shakespeare?

Elfi Peter Jackson biondi sopracciglia nere. Thranduil.

Bullo merenda foto film. Come rubare la merenda a scuola. Rubare la merenda ai bambini. Hobby. Sì, beh, non è esattamente uno dei miei hobby e non sono un’esperta. Non credo ci voglia una scienza, però.

Poesia io sono una strega. Scrivo in prosa, di solito, ma mi impegnerò per buttare giù qualche verso. Se mi esce un haiku, va bene lo stesso?
Febbraio mese della strega. Per me è il mese della strega tutto l’anno.😉
Streghe nei libri. Va bene anche sui libri? Streghe in letteratura. Streghe nella musica.
Streghe devono morire sul rogo, peccatrici. Ahem, mi pare di notare un leggerissimo astio in questa particolare ricerca.

Decalogo dell’istruttore. Non volete leggerlo, non volete sapere nulla.
L’ignoranza è un dono.

E veniamo all’argomento principe, quello che mi da tante soddisfazioni.
Celiachia capelli e antistaminici. Celiaci e capelli corti. Antistaminico per i capelli dei celiaci. Io mi limito allo shampoo e a un buon balsamo.
Codicefiscaleesenzioneceliachia. Tutto attaccato, non perdiamo nulla.o_O Andate sul sito della regione e trovate tutto. Aiuto, ho perso il pin celiachia. Direi che hai un problema. Avete trovato il mio codice celiachia? Chi, io?
Aiuto sono celiaca e mi si cariano i denti. Lavali.
Celiachia si può morire anche per una briciola di pane? Non esageriamo! Ma c’è gente che sta piuttosto male. Si può morire di celiachia? Diciamo che in genere si rischia di lasciarci le penne per quello che succede se trascuri la malattia.
Cilicio e dieta senza glutine. Ehm… io non credo che volesse scrivere quello che ha scritto.
Che palle essere celiaca voglio morire. Ecco, non credo che la celiachia sia il tuo problema più grande.

Chiudiamo alla grande.

Bruno Vespa plastico celiachia.
Certo. D’altronde,lui fa il plastico di tutto…

Niente di Nuovo Sotto il Sole Marvel: Captain America – Civil War

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Titolo lungo, lo so. Sono rimasta a pensare a qualcosa di più corto per un bel po’, ma non mi è venuto in mente nulla di più pregnante di quello che leggete sopra le mie parole.
Perdonatemi, almeno tutto quello che segue è spoiler free.

 

Captain America: Civil War , uscito ieri, è un bellissimo film Marvel, con tutto quello che abbiamo imparato ad apprezzare dei film del genere.
C’è una story line che fila, ci sono battute di copione stringenti, c’è l’umorismo da americanata d’azione, che fa sorridere anche se è strariciclato, c’è l’ironia dei personaggi, ci sono gli effetti speciali, ci sono i costumi. Ci sono scene di azione e combattimento spettacolari e perfette, curate al massimo dettaglio.

Ma.
Ma che c’è di nuovo?
Non fraintendetemi, andare a vedere l’ultima (per ora) fatica del Capitano Rogers è sicuramente un modo perfetto per passare due ore e venti minuti di divertimento e relax, però, tutte le belle qualità del film cominciano a essere un po’ scontate, ecco.
Lo spettatore se lo aspetta. Chi paga il biglietto per andare a vedere un film Marvel ormai si aspetta tutto quello che ho accennato nel paragrafo precedente e, di sicuro, con Captain America: Civil War non rimane deluso, ma nemmeno sorpreso.
Dopo tredici (13) pellicole della categoria negli ultimi otto anni, lo spettatore medio comincia quantomeno a pensare di annoiarsi, e purtroppo l’introduzione di nuovi (e/o più nuovi) personaggi non è sufficiente, nemmeno con la graziosissima comparsata di uno Spiderman adorabilmente giovane e chiacchierino, a fornire quell’elemento di novità che in passato mi faceva uscire dalla sala di proiezione con a luce negli occhi.

 

Colpa dei signori Marvel, che hanno alzato troppo la barra delle aspettative, non c’è dubbio. U.U

Classici, Scoperte e… – Reading Challenge

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No, non mi ero dimenticata della Sfida di Lettura su Goodreads e nemmeno di aggiornarvi sul suo andamento! Il punto è che, a rileggere certi classici, si va più a rilento rispetto ad altri libri più brevi o – via, ammettiamolo! – più leggeri da digerire, e quindi ho atteso di aver raggranellato un po’ di volumi, prima di parlarvi delle mie letture.

…Ok, con l’attività rambica, i clienti e i pargoli che hanno richiamato la mia attenzione più del solito, ho anche avuto poco tempo libero e troppi modi di impiegarlo, lo ammetto. Ma torniamo ai nostri libri. ^^

Nei gloriosi mesi di marzo e aprile 2016 ho letto:

Sette Brevi Lezioni di Fisica, C. Rovelli. Signori: un’illuminazione! Una lettura bellissima, scorrevole e agilissima. Carlo Rovelli ha il dono raro e geniale di riuscire a spiegare teorie e idee assai complesse in modo semplice e chiaro, anche a chi la fisica non se la mangia a colazione, e il suo libro mi è piaciuto tantissimo. Aggiungo anche che alcune sue lezioni mi hanno letteralmente aperto un mondo. Di riflessioni, di pensieri, di idee. Leggetelo: sono pronta a discuterne con chiunque e quando volete!
Racconti e Novelle, G. de Maupassant. Parlavamo di letture leggere?😀 Sono i primi scritti di Maupassant che io abbia mai letto (lo so, era una bella lacuna) e li ho apprezzati per la loro capacità di delineare situazioni e personaggi con piccoli tocchi, quasi fossero delle opere impressioniste. Certo, sono tantissimi e richiedono un minimo di riflessione tra un racconto e l’altro.
La Vera Storia del Pirata Long John Silver, B. Larsson. Ecco, parliamo di pirati. E di classici dell’infanzia. E di persone che conosci su Twitter e che ti passano libri del genere dopo anni che cercavi qualcuno con cui condividere la passione per le storie marinare… Tornando al libro, il suo autore compie un esperimento molto interessante, lasciando che l’arcinoto Long John Silver, vero protagonista di quel sogno a occhi aperti che è L’Isola del Tesoro di Stevenson, giunto ormai alla fine dei suoi giorni, si racconti. Che parli della sua vita, insomma, dei suoi pensieri senza seguire una vera linea cronologica, ma come gli vengono in mente, fino al finale che diverso non poteva essere.
Sense and Sensibility, J. Austen. Perché una sfida sui classici della letteratura non può essere degna di questo nome, se non ci mettiamo la Austen! Non avevo mai letto Ragione e Sentimento prima, anche se ne ho visto decine di rappresentazioni televisive, e devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa. Non che pensassi che il libro non mi sarebbe piaciuto, ma in alcuni punti l’ho trovato quasi migliore del mio amato Orgoglio e Pregiudizio!
Northanger Abbey, J. Austen. Sempre Jane, ma questo volume non mi è entrato nel cuore. Sarà che si tratta di un lavoro un po’ atipico per la Austen, sarà che, per l’età della protagonista, avrei dovuto leggerlo qualche annetto fa. Non so.

 

Al momento, sono immersa nelle pagine di una delle mie saghe preferite, quella di Horatio Hornblower, di C. S. Forester – più precisamente, sono a bordo dell’Indefatigable, a studiare una carta nautica con Sir Edward Pellew, mentre mi domando se quel ragazzotto alto e dinoccolato farà strada -: se i francesi non mi abbordano, vi tengo aggiornati.😉

Piccoli Hulk

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L’arduo compito di questa mattina prevedeva che la qui scrivente Strega contattasse uno dei fornitori dell’attività rambica, per la sostituzione di chiavi e serrature di alcuni armadietti degli spogliatoi. Il problema è che alcune chiavi si sono rotte all’interno della serratura e non per la prima volta, dato che avevamo già segnalato il problema alla ditta lo scorso autunno.
Ad ogni modo, questa mattina chiamo il fornitore e relaziono il problema.

“…Quindi, immagino che ci sia un problema con la lega metallica in cui sono state fabbricate le chiavi…”

Il fornitore:

“O magari, i vostri soci non sono stati attenti e hanno spezzato le chiavi.”

Io faccio doverosamente presente che:

“Molte di quelle chiavi sono utilizzate da bambini tra i cinque e i dieci anni d’età.”

Dopo un silenzio meditativo, il fornitore mi offre questa saggia risposta.

“Beh, fanno sport: saranno più forti dei bambini della loro età.”

 

 

Certo. Occasionalmente diventano anche verdi.

Elementare mica tanto, Watson

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Come sicuramente ho già scritto, difficilmente apprezzo fare lezione di letteratura ai miei pargoli, perché amo la lettura e quelle piccoli bestioline ingrate tendono a storpiarmela irrimediabilmente. Questo pomeriggio, però, non ho potuto esimermi dal fare lezione su uno dei generi letterari più famosi di sempre, ovvero quello delle detective stories.
E c’è di più, non si trattava mica di un detective qualunque! Alla pargola ho fatto lezione su Sherlock Holmes, ideato da quella bella penna del signor Arthur Conan Doyle.

Com’è andata? Beh…

“Dunque, pargola, Arthur Conan Doyle nasce a Edimburgo nel 18…”
“Edimburgo dov’é?”
“In Scozia. Dicevo, che lui è nato nel…”
“Posso scrivere Regno Unito negli appunti? Ah, no, a quell’epoca non esisteva… Anzi, no, aspetta, scusa! La Scozia non è nel Regno Unito!”
Quando aggiungere qualcosa al tuo strafalcione è deleterio, eh?

“E quindi si laurea in medicina e all’università conosce J. Barry e Stevenson, che…”
“Quello del pappagallo!”
Ecco, il pappagallo. Ti presenterei un’amica, se non che…
“Com’è che si chiamava? Prometeo?”
Ahem. Quella veramente era un’aquila, altro che pappagallo…

“Ma Conan (sic! NdB) si è laureato in medicina, come il dottor Watson!”
“Sì, esatto, pargola! E forse avrai notato altre similitudini con…”
“Ma non era bello come Jude Law, però.”
Per un momento – un solo, colpevole, istante – ho sperato.

“Sherlock Holmes è un personaggio eccentrico, pargola. Geniale, determinato, dotato di una conoscenza scientifica senza pari, eppure ignorante in materie di pubblico dominio…”
“Come me!”
“Non hai colto i termini che ho utilizzato prima: geniale, determinato, dotato di una conoscenza scientifica…”
“Appunto, come me!”
Che faccio, la butto giù dal pero?

“La prima storia di Sherlock Holmes a essere pubblicata è ‘A Study In Scarlet'”
“Pink.”
“No, pargola, è Scarlet. Pubblicato nel 1887…”
“Guarda che il colore era rosa.”
“Ti dico che era rosso, anzi scarlatto. Perché, nel libro…”
“No, ti sbagli!” sorride trionfante la bestiolina: “Era proprio pink, l’ho visto in tv!”
Ah, se l’ha visto in tv… Cumberbatch insegna, signori. Mannaggia a lui!

“Secondo te, Sherlock Holmes era bello?”
“Sherlock Holmes non è mai esistito, pargola, è un personaggio inventato.”
“Sì, ma secondo te?”
“Beh, dai libri sappiamo che era alto, magro…”
“No, ma dico, era bello come Benedict, o come Robert Downey Junior?”
“Immaginatelo come preferisci” rispondo io, sconsolata
“Allora, come Theo James! No, aspetta! Biondo come Jamie Campbell Bower!”
Nota della Blogger: sono i due attori di Divergent e Shadowhunters, che spopolano tra le ragazzine di tutto il mondo. Il secondo è una specie di ragnetto denutrito con una parrucca bionda. Ora, io capisco che l’età della pubertà non è facile, però un attimo di senso estetico…

Dunque, la trama degli Omini Danzanti: Sherlock Holmes e Watson vanno all’Opera e…
Mi fa male il petto! Come se una scheggia invisibile si fosse conficcata nel mi cuoricino stregato.
…Allora Holmes s’innamora di una ballerina e…
Ecco: questo invece era un pugnale! A lama bella grossa, anche.
Ma Watson è geloso, così…
Poteva anche dirmelo, che non aveva letto il racconto. Sob.

Concludiamo in bellezza, vi va?
C’è un motivo per cui anche oggi sono tornata a casa sconvolta:

 

 

“Ah, ma Sherlock Holmes è quello tutto strano, che risolve i crimini sul treno!”
“Credo che quello sia Poirot.”
“No, allora non dobbiamo studiarlo: a scuola letteratura francese non la facciamo.”

Vado a finire di piangere, eh. A presto.

D’altronde, so’ Strega

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Ieri mattina alla fermata dell’autobus sono stata approcciata da un Testimone di Geova, un signore distinto di una certa età, che non avevo riconosciuto subito come appartenente dell’arcinoto credo religioso che vede come sua missione quella di fare proselitismo ad ogni ora del giorno, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, se mi passate la citazione sanremese.

Ad ogni modo, questo signore si avvicina a me, Strega con la minigonna, il rossetto rosso e la musica nelle orecchie (Bon Jovi), e mi fa cenno di volermi chiedere una cosa. Io penso che il signore non sappia dove andare, che non sia di Milano, che sia un po’ spaesato… Insomma, mi tolgo la cuffia dall’orecchio, sorrido e mi mostro disponibile.
Il signore allora mi chiede se penso che la Bibbia dica o meno il vero.

Non ridete ancora, vi prego.
Io, per evitare ulteriori discussioni, dico al distinto Testimone – a scanso di equivoci, preciso che sono stata molto sorridente e cordiale – che non sono credente.
Lui mi guarda dall’alto in basso e mi informa che brucerò all’Inferno per l’eternità, prima di andarsene.

Io ridacchio e, vuoi per l’anatema lanciatomi dal signore, vuoi perché gli studenti erano già tutti entrati in classe, riesco anche a trovare posto a sedere sull’autobus. Dimentico la faccenda, senonché oggi – stessa fermata, orario differente – ritrovo il testimone di Geova di ieri, coadiuvato da una collega, che mi punta e fa per avvicinarsi a me, ma viene fermata.

Lascia perdere, quella è già destinata all’Inferno.

La informa il mio amico Testimone di Geova con fare tra il cospiratorio e lo sconsolato.

 

Insomma, non ho certo scelto a caso il mio nickname.😉