Il Reading Challenge continua… – Febbraio 2015

L’ultimissimo giorno di febbraio mi vede al quattordicesimo libro letto su settantadue (un buon 19%, via!) e con una coda di lettura che, al posto che rimpicciolirsi, si allunga ad ogni giorno che passa.
Veniamo ai libri letti durante questo mese.

“L’uomo leopardo”, K. Kurimoto. E’, pare, il primo capitolo di una saga letteraria molto apprezzata, ma che io francamente ho trovato piuttosto noioso e molto, molto lento.
“Milione”, M. Polo. Il buon vecchio Marco è uno dei cari amici che volevo tornare a trovare quest’anno. Il tempo è stato più che clemente con lui, eh! Non è cambiato di una virgola. ;) Di questo libro mi affascinano le descrizioni del viaggio e delle diverse città e popolazioni che Marco Polo incontra. Consiglio vivamente a tutti voi di leggere il Milione almeno una volta.
“Re senza Dio”, B. Cornwell. Il mio Bernie! Magari vi sarà sfuggito (il che sarebbe curioso, perché se linkassi tutti i post in cui ho citato uno dei miei scrittori preferiti in assoluto, riempirei almeno cinque righe), ma io adoro quest’omino britannico che si diletta a scrivere romanzi storici. Narrazione super fluida, personaggi tridimensionali e meravigliosi e dettagliatissime descrizioni di luoghi, paesaggi e culture, senza annoiare nemmeno per un secondo. Leggete un’opera di Bernie anche voi!
“The Legends of King Arthur and His Knights”, J. Knowles. Artù è un altro mio vecchio amico, uno di quelli volenterosi ma un po’ tordi, che forse non sono dei draghi a capire le persone, ma che sono proprio dei bravi ragazzi. E’ stato bello ritrovarlo.
“La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose”, autori vari. Si tratta di un’antologia di racconti curata da G. Dozois che ha vinto il World Fantasy Award. Il tema di tutti i racconti è la figura femminile, nel modo più anticonvenzionale alla letteratura possibile. Insomma, nessuna principessa bisognosa di protezione, nessuna dolce crocerossina, niente che riguarda lo stereotipo letterario del personaggio femminile. L’idea è splendida, non sempre i personaggi che incontriamo nelle storie sono così originali come da premessa, ma è comunque un volume piacevole da leggere.

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E dunque, questo è quanto per il mese di febbraio. A Marzo, che vedrà l’inizio della primavera e l’avvento dei pollini, prevedo di visitare qualche altro vecchio amico (forse un bravo spadaccino, ma non anticipo di più!) e di… aggiungere qualche buon tomo alla mia coda di lettura: mica voglio davvero che si restringa. ;)

Dove vai, se il Codice Celiachia non ce l’hai?

In febbraio è giunta anche al Covo una cortese letterina della Regione Lombardia, recante la comunicazione alla Strega del suo personalissimo Codice Celiachia.

Cos’è questa nuova diavoleria?
Si tratta di un codice tipo PIN, che permette ai poveri e tapini celiaci di non barcamenarsi tra farmacie, negozi specializzati e supermercati per fare la spesa e raccimolare tutto ciò che serve loro per nutrirsi, e di utilizzare la propria esenzione mensile direttamente nei supermarket convenzionati (più informazioni qui).
Inutile dire che si tratta di un grande passo avanti nell’equiparazione della qualità di vita di chi è affetto da celiachia a quella delle persone normali. Pensate solamente che, prima di questa iniziativa, c’erano solo due modi in cui era possibile utilizzare la propria esenzione mensile per acquistare prodotti senza glutine rimborsabili dall’ASL: ordinarli nelle farmacie oppure recarsi in punti vendita specializzati.
Ordinare dei prodotti in farmacia non è una cosa particolarmente piacevole, non solo per le file interminabili a cui si è potenzialmente soggetti, ma anche per la sensazione che questo tipo di procedimento trasmette: in farmacia si ordinano le medicine, e moltissimi celiaci rifiutano del tutto l’idea di essere affetti da una patologia autoimmune, quindi figuratevi che cosa può voler dire per loro recarsi in farmacia per comprare pane, pasta et similia. Quello che disturba me personalmente, nell’ordinare prodotti in farmacia, è l’esposizione quasi nulla che il cliente ha nei confronti delle novità di mercato. La farmacia non è un negozio specializzato e, dunque, anche la più fornita non ha che un piccolo spazio adibito ai prodotti gluten free; logicamente, tiene in stock i prodotti che vengono venduti più di frequente, ovvero quelli dei marchi più conosciuti, e ordinare di volta in volta ciò che il volenteroso celiaco richiede (fornendo lui stesso la marca, il nome del prodotto e, a volte, anche il codice identificativo… procacciarsi del cibo diventa un parto!). Tutto ciò è sicuramente intelligente dal punto di vista economico per la farmacia, ma non per lo sviluppo del mercato dei prodotti senza glutine, che ha necessità di fare conoscere nuovi prodotti e di creare concorrenza, perché quelli già esistenti continuino a migliorare in gusto e in qualità degli ingredienti. Chiunque può notare gli effetti della mancanza di concorrenza, semplicemente comparando la confezione di una merendina, ad esempio, senza glutine con quella di una normale, che risulterà – anche se negli ultimi tempi stiamo migliorando – di gran lunga più attrattiva e affascinante (oltre che meno costosa, ma questo è un altro problema). Questo divario gluten free/full of gluten esiste anche in pubblicità, riviste e qualsiasi altro mezzo di informazione, perché le realtà commerciali che appartengono al mondo del senza glutine danno notevolmente meno importanza al marketing di quanto fanno le altre, e se non è sinonimo di mancanza di concorrenza questo…
Fare la spesa gluten free nei negozi specializzati elimina in parte gli svantaggi di ordinare il cibo in farmacia, essendo questo tipo di punti vendita simili a piccoli supermercati, dove tutta la merce è esposta sugli scaffali e il cliente può riempire il suo carrello di persona con ciò che desidera, prima di recarsi alla cassa. Anche dal punto di vista delle sensazioni provate, all’avvento di questo tipo di negozi abbiamo tutti notato un sensibile miglioramento, che però non ci liberava dal dover andare in un altro supermarket a fare la spesa di tutti i giorni (verdure, frutta, detersivi e tutto il necessario per la corretta gestione di un Covo), investendo quindi più tempo per un’attività che i comuni mortali svolgono più o meno in fretta e soprattutto in un unico luogo.

Torniamo quindi all’importanza del nuovo progetto, che dopo queste precisazioni è sicuramente più chiara a tutti.
In Lombardia, qualsiasi celiaco dotato di Codice Celiachia e di Carta Regionale dei Servizi può acquistare i prodotti gluten free rimborsabili assieme al resto della sua spesa (nei supermercati convenzionati, eh!), comunicare alla cassa che intende utilizzare la sua esenzione e vedersi defalcare dall’importo della spesa, in automatico, tutto ciò che rientra nell’esenzione per la celiachia. Facile, veloce. Comodo.
Al momento, ci sono ancora alcune pecche nella gestione di questa procedura: pare che alcuni supermercati (compreso quello dove la sottoscritta ha effettuato la prova del servizio) abbiano dei problemi con i software di cassa e che non sappiano esattamente che cosa rientra nella lista di prodotti rimborsabili e cosa no (la Regione avrebbe promosso un corso di formazione in merito, ma pare che le informazioni date contrastino con quelle scritte nella lettera di conferimento del Codice Celiachia: non può essere vero, dai!), ma il vantaggio per i celiaci è innegabile, e non solo in termini di tempo sprecato e di qualità della vita.
Per quanto sia difficile che un supermercato presenti la stessa varietà di prodotti e marchi di un negozio specializzato, quasi sempre, i prodotti gluten free costano meno (il che significa che, con una pari esenzione, se ne possono comprare di più). Non conosco l’esatto motivo per cui questo accade, una fonte mi dice che si tratta di una procedura standard per la quale gli stessi prodotti vengono venduti a negozi specializzati e a supermercati a due prezzi diversi, da qui il sovrapprezzo rispetto alla grande distribuzione organizzata, ma io la trovo una cosa difficile da credere (anche se non impossibile: le istituzioni statali italiane non sono famose per il senso pratico).

Non è difficile prevedere che, una volta risolti i problemi di gestione dell’iniziativa Codice Celiachia, i negozi specializzati registreranno un (a mio parere, notevole) calo dei clienti o quantomeno dei prodotti acquistati, che spero porterà i negozianti furbi ad abbassare un poco i loro prezzi e a spingere perché le aziende fornitrici abbassino i loro. Non è pensabile che l’intera catena di negozi per prodotti senza glutine scompaia, ma sicuramente i punti vendita dovranno darsi una mossa, se vogliono sopravvivere alla concorrenza dei supermercati, e quindi rendere nota la loro presenza attraverso strategie di pubblicizzazione e marketing, che io spero facciano girare l’economia (e magari aumentino il mio fatturato ;) ) e soprattutto sdoganino il mondo del senza glutine dalla dimensione dei medicinali o dei prodotti dimagranti (sic!) in cui è attualmente imprigionato.

Oh, noi continuiamo a sperare.

Chissà se Birdman s’involerà la statuetta

Visto ieri – e, porcaccia, non in lingua originale! – Birdman, o l’Imprevedibile Virtù dell’Ignoranza, di Alejandro González Iñárritu (21 grammi, Babel), con Micheal Keaton e Edward Norton, forte di ben nove nomination agli Oscar (Miglior Film, Migliore Regia, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attore Non Protagonista, Miglior Attrice Non Protagonista, Migliore Sceneggiatura Originale, Migliore Fotografia, Miglior Sonoro e Miglior Montaggio Sonoro), che spero si trasformino tutte in statuette dorate.

E’ la storia di Riggan Thomson, attore hollywoodiano famoso per aver interpretato, venti anni addietro, un supereroe mascherato di nome Birdman e che adesso vuole tornare alla ribalta, per così dire, debuttando a Broadway con un pezzo teatrale adattato da un’opera di Raymond Carver (What We Talk About When We Talk About Love), diretta da lui stesso, che interpreta anche il protagonista. All’inizio del film, Riggan sta lottando perché le anteprime e la prima del suo spettacolo non siano un fiasco, costantemente osteggiato dalla voce del suo Ego, che altri non è che il vecchio Birdman, che lo invita sempre più insistentemente a tornare a fare ciò per cui è più noto: i film da blockbuster.
Il co-protagonista del pezzo teatrale è Mike Shiner, un arcinoto attore teatrale dal talento innato e dalla vita incasinata tanto quanto quella di Riggan, che deve gestire anche una figlia ex tossicodipendente che gli rinfaccia di non essere stato un padre presente, un’ex moglie e una nuova fiamma, che recita una parte nello spettacolo.
Mike e Riggan entrano quasi subito in conflitto, perché Mike non è facilmente gestibile né sul palco né fuori e sembra voler adombrare la stella che Riggan sta faticosamente cercando di far ascendere, e Riggan è sempre più frustrato dalla sua vita e dall’andamento dello spettacolo. Quando il critico del New York Times gli annuncia, alla vigilia della prima dello spettacolo, che è intenzionata a stroncarlo, perché ai suoi occhi Riggan è solo una star di Hollywood strapagata, viziata e ignorante, c’è il definitivo tracollo del protagonista, che compirà un gesto estremo… Ma il finale non ve lo rivelo. ;)

Birdman è, come forse ho anticipato, un film davvero stupendo, in cui le tante tematiche di cui tratta si fondono con momenti di un’ilarità estrema, senza che l’intera pellicola cada mai nel ridicolo. Cito alcuni di questi temi, la cui resa mi ha colpito particolarmente: la smania di essere amati per ciò che si è e non per quello che si è fatto; il fatto che la parola “amati” sia utilizzata in modo alquanto improprio da Riggan, perché nel suo caso sottende per la maggior parte delle volte l’essere riconosciuti, ammirati, additati, ci porta al tema dell’amore in tutte le sue sfumature, che si ripercuote per l’intero film. Non a caso, il pezzo teatrale che si deve mettere in scena si chiama What We Talk About When We Talk About Love, Di cosa parliamo quando parliamo dell’amore. Legato a tutto ciò, c’è poi il tema di shakespeariana memoria dello specchio tra la realtà e il palcoscenico, tra l’uomo e l’attore, che si evolve, in questo film, in quello della maschera.

Insomma, c’è pane per chiunque abbia voglia di fare una riflessione o due. ^^
La regia di Iñárritu è pressoché perfetta, ho amato le sue scelte narrative e la splendida resa della contrapposizione/frammistione tra Riggan e il suo Ego, che diventa anche frammistione tra realtà e illusione, sempre più evidente man mano che Riggan si avvicina al suo tracollo emotivo. La colonna sonora è effettivamente un gioiellino e sostiene la crescente drammaticità del film con dei pezzi per batteria meravigliosi.
Tra gli interpreti, spiccano un meraviglioso Micheal Keaton/Riggan Thomson e un eccelso Edward Norton/Mike Shiner, che è un peccato non vedere più spesso esprimersi così bene, dato il suo talento. A Micheal Keaton è stato affidato un personaggio spinoso, dato le somiglianze con alcuni aspetti della vita dell’attore, anche se, tutto sommato, è l’intera pellicola che potremmo considerare spinosa, viste le molte citazioni ad attori correntemente in carriera (una per tutte, Robert Downey Junior) e anche il momento particolare in cui ci troviamo, dove, da alcuni anni a questa parte, molti attori cinematografici, anche famosi, hanno scelto di debuttare/tornare a teatro. Edward Norton, che come ho detto è latore di una delle sue migliori performance, veste i panni di un personaggio meraviglioso, con un talento recitativo altissimo e quindi anche una sensibilità sopra la media, ma che è nello stesso tempo estremamente disilluso e depresso. Non so se è stata una scelta cosciente, ma nel modo di vestire di Mike/Norton, nel suo modo di porsi, parlare, camminare, ho trovato delle somiglianze con alcuni attori particolarmente in auge in questo momento (non vi dico i nomi: se avete visto il film e avete anche voi questa sensazione, scrivetemi un commento sulle vostre impressioni); se fosse veramente come penso, sarebbe una chicca che aggiungerebbe un quid in più alla pellicola, che – e non mi stancherò mai di ripeterlo! – è già notevole. Emma Stone, candidata come Miglior Attrice Protagonista all’Oscar, recita indubbiamente il suo ruolo molto bene, ma a mio avviso la sua performance è completamente messa in ombra dai suoi colleghi maschili, che hanno sicuramente più tempo davanti alla cinepresa e che lo fanno fruttare a dovere.
Signori, che dire… La cerimonia degli Oscar è fra poche ore, e vedremo che cosa avrà deciso la giuria in merito a quei deliziosi omini dorati (quest’anno c’è una certa concorrenza, non trovate anche voi?), ma io tiferò indubbiamente per questo film.

Procedure Burocratiche

L’attività rambica, come tutte le attività similari, paga un’iscrizione annuale ad una particolare associazione sportiva. Ogni anno, è necessario presentare a data associazione alcuni documenti (anche se rimangono gli stessi: ah, la burocrazia!), cosa che di solito viene fatta tramite consegna a mano. Quest’anno, l’associazione ha deciso di modernizzarsi, e ha dunque richiesto l’invio di detti documenti “via e-mail e in file pdf“.

Piacevolmente sorpresa da questa novità, scannerizzo i documenti e invio il file pdf ottenuto all’indirizzo e-mail che mi è stato fornito. Questo accadeva l’altro ieri.
Stamattina, la segretaria mi invia un’e-mail, che recita:

<<Buon giorno, potrebbe per cortesia inviarmi i file in quattro pdf separati? Una volta stampati, i documenti devono essere fascicolati singolarmente.>>

…Ma che ho fatto di male?

Iperurani e Iper… avete capito.

Reduce da quattro ore e mezza di lezione di filosofia antica alla pargola di turno, non potevo non raccogliere quante più simpatici strafalcioni possibile su Socrate & Co., con tante sincere scuse alle loro anime, intente – ne sono sicura – a dialogare assieme, da qualche parte. Signori, perdonateli: i pargoli non sanno quasi mai quello che fanno.

Godeteveli tutti.

La filosofia occidentale è nata nel V secolo d.C.
Ma sì, millennio più, millennio meno.

Ma perché con Achille non hanno fatto correre un altro animale? Con la tartaruga è troppo facile!
Ecco, questa ha capito tutto. Alla fine, vince Achille. Certo.

Secondo Parmenide, l’Essere è e il Non Essere non è, perché ciò che possiamo pensare è Essere e ciò che non possiamo pensare… Aspetta, mi sono perso.
Tranquillo, riprendi fiato.
Dicevo, che non è possibile pensare a ciò che non esiste e quindi possiamo pensare solo a quello che esiste. Tipo, io che domani prendo 8 nell’interrogazione.
Ecco, hai appena confutato la teoria di Parmenide. Congratulazioni.

Democrito fu il primo a parlare delle molecole.
No, riprova.
Delle particelle!
No, ma ci siamo vicini, dai.
Dei campi quantici!
Boom.

Democrito effettuò la scissione dell’atomo.
Che precursore dei suoi tempi, che uomo!

I Sofisti erano mal visti perché si facevano pagare per le loro prestazioni.
Così suona malino.
I Sofisti insegnavano per pagare le bollette.
Quelli sono i tuoi professori, che di vocazione non penso ne abbiano molta.
<<Ma che vuol dire che hanno portato la filosofia dal cosmo all’uomo?>>
<<Che si sono interessati all’area del sapere che interessava direttamente l’uomo, pargola.>>
<<Perché, che area del sapere ci interessa?>>
Me lo chiedo anche io. Spesso.

Protagora e Giorgia sono due dei fondatori del Sofismo…
Gorgia. Si chiama Gorgia. Altra pargola, altra corsa.
Giorgia nacque nel…
Ho detto Gorgiaaaa! Terza pargola.
Per quanto riguarda Giorgia, invece…
Ok, mi adeguo. Guarda che non sono una bambolaaaa.

Allora, il Nulla c’è e l’Essere non esiste, se anche ci fosse, non potremmo capirlo, e, se anche potessimo capirlo. non sapremmo spiegarlo.
No, è tutto giusto. E’ che mi commuove che abbia azzeccato tutti i congiuntivi…

Il Nichilismo è la teoria del pessimismo cosmico.
Mi confondono Gorgia con Giacomo, adesso.

Socrate esercitava l’arte dell’ostetricia.
Verissimo. La sua dialettica serviva solo per stordire le donne durante il travaglio.
<<Socrate era un naturalista.>>
<<Non proprio.>>
<<Allora era un sofista!>>
<<Direi di no.>>
<<E allora che caspita era??>>
Socrate. Punto.
Socrate era un naturista.
Ohibò! Un tipo moderno, questo filosofo.

<<Socrate usava l’ironia. Non ho capito cos’è.>>
Io sorrido: <<Perché sai di non sapere, pargola>>
<<No, no. E’ che proprio non ho capito.>>
Mi sa che si sarebbe arreso anche Socrate, con te.

A Platone piaceva raccontare storielle.
Era l’anima delle feste!
Platone si autodipinse nel Demiurgo.
Ho sempre pensato che fosse un tipo un po’ egoriferito.
Il Mondo delle Idee si può raggiungere con la Biga Alata, guidata dall’Uno in fuga dalla Diade.
Best fanfiction su Platone di sempre.

<<Raccontami il mito di Er.>>
<<Er Platone?>>
Non era divertente.

Platone scrisse la Fedora.
Da non confondere con il celebre cappello portato da Fran Sinatra, il Fedone.

<<Dunque, pargola, dato che l’anima partecipava del mondo metafisico, essa conosceva già la Verità, ma l’ha dimenticata quando si è incarnata in un corpo. In realtà, la psychè non impara nulla, ma ricorda ciò che ha dimenticato, quindi, la conoscenza è reminiscenza…>>
<<Ma nel senso che io, in un’altra vita, avevo già studiato Platone e adesso non me lo ricordo più?>>
Alcune anime partecipavano del mondo metafisico più di altre. E’ l’unica spiegazione.

Shakespeare Reprise

Una delle mie pargole dovrà affrontare un’interrogazione su Shakespeare domani mattina, il che ha causato una full immersion nel mondo del Bardo, per un totale di sette ore.
Sette ore, signori. Sette ore (tre ieri, quattro oggi) in cui ho cercato di rispondere all’innocente domanda di quest’adolescente con scarso senso pratico: Mi spieghi Shakespeare?
Tra le svariate domande che mi sono state poste in questi due giorni (<<Ma può uno scrivere così tanti drammi??>> << Ma quindi Romeo e Giulietta avevano la mia età?>>) e i non ben quantificabili errori di pronuncia durante la lettura di alcuni brani (io non so Macbeth, ma sicuramente La Strega Shall Sleep No More), c’è una cosa che mi è rimasta impressa.

Verso le 15:30 di questo pomeriggio la pargola mi dice di essere perplessa sull’universalità di Shakespeare; perché si dice che è uno scrittore universale e contemporaneo?
Voi, che conoscete oramai il mio amore smisurato per il vecchio Will, potete ben immaginare in che tipo di appassionato discorso (soliloquio, se vogliamo rimanere in tema ^^) io abbia espresso tutte le mie osservazioni in merito a questo argomento, toccando la straziante fragilità dei personaggi, il destino avverso che sembra seguirli, il profondissimo studio della personalità umana che l’autore ha compiuto per disegnare i suoi eroi e antieroi e, infine, l’estrema contemporaneità e comprensione delle vicende. Dopo trentacinque minuti di parole, la pargola compie la sua deduzione.

<<Quindi, Lady Macbeth e Macbeth sono i Rosa e Olindo della loro epoca.>>

Ecco. E’ colpa mia, lo so. Gliel’ho detto io.
Sigh.

Coniugi Atletici

L’attività rambica vede, da qualche settimana, l’assidua frequentazione di due coniugi di mezza età, ma decisamente in forma, che si affidano alle cure di Rambo per quanto concerne gli esercizi da eseguire alle macchine.

Oggi, il marito stava eseguendo il classico esercizio per i dorsali, quando la moglie, che non l’ha perso d’occhio un momento:

<<Non fare così! Metti le mani un po’ più in là e tira!>>

Timidamente, il marito risponde:

<<Ma Rambo ha detto di fare così…>>

La dolce mogliettina, quindi:

<<E quando hai cominciato a fare quello che ti dicono gli altri invece di quello che ti dico io?!>>

Ecco. Impariamo tutte da questa donna. XD