The Entertainer

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Cos’è, pensavate che avrei saltato una delle rappresentazioni del Branagh Theatre che trasmettono al cinema? Non sia mai!
Ecco perché ieri sera sono andata a vedere The Entertainer, nella rappresentazione andata in scena l’anno scorso al Garrick Theatre di Londra, con Kenneth Branagh come interprete principale e la regia di Rob Ashford.

Come sempre, vi fornisco qualche indicazione su autore e pezzo teatrale, che in questo particolare caso sono più utili che mai.
John Osborne (1929 – 1994) è stato uno scrittore per teatro e televisione inglese, che ha vissuto il suo massimo picco creativo tra il 1956, anno del suo capolavoro Look Back in Anger e il 1966. Era un uomo arrabbiato, che non riusciva a inserirsi nella società che lo attorniava, ed è stato uno dei primi artisti a mettere in discussione non solo il ruolo dell’impero britannico nel post-colonialismo, ma addirittura della monarchia.
Osborne scrive The Entertainer nel 1957 su richiesta, nientemeno, di Laurence Olivier, che cercava nuove sfide teatrali e che voleva rappresentare un uomo arrabbiato, frustrato, di mezz’età. L’opera consta di tre atti, suddivisi in tredici scene che si svolgono alternatamente nella casa della famiglia Rice e durante lo spettacolo di Archie Rice, che potremmo definire un cabarettista fallito. La vicenda non è ambientata in un periodo a caso, ma durante la Crisi di Suez (piccolo ripassino di storia: ottobre – novembre 1956, Israele, Regno Unito e Francia invadono l’Egitto per riportare il Canale di Suez sotto il controllo occidentale e spodestare l’allora presidente egiziano. USA, URSS e ONU fanno pressioni affinché gli invasori si ritirino, come poi accade dopo una decina di giorni dall’inizio della crisi), in una cittadina della Gran Bretagna.

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Un primo piano di Archie Rice, interpretato da Kenneth Branagh, che canta e si esibisce in numeri di tip tap.

Avrete notato che non ho accennato nulla della trama. Beh, il motivo è che non esiste una vera e propria vicenda da raccontare: Jean Rice va a trovare la sua famiglia dopo aver litigato e probabilmente rotto con il suo fidanzato. Forse le mancano i suoi parenti, o forse vuole trovare conforto nella sicurezza della sua famiglia, ma fatto sta che nel periodo in cui ha vissuto da sola a Londra lei si è dimenticata dell’atmosfera che regna in casa Rice. Tutti, il vecchio nonno, la matrigna Phoebe, il fratellastro Frank e naturalmente il padre Archie, hanno di che essere arrabbiati e frustrati, perché la vita non ha dato loro ciò che volevano. I personaggi di Osborne sono uomini e donne comuni, costretti in una vita che si sono ritrovati cucita addosso e incapaci di venire a patti con essa, preferendo sfogare le proprie frustrazioni uno sull’altro, con l’innegabile aiuto di generose dosi di gin. Nessuno, ad ogni modo, nessuno è più arrabbiato e frustrato di Archie Rice, sommerso dai debiti e con uno spettacolo che non funziona, ma che lui si ostina a mantenere in piedi, anche quando si trova tra le mura di casa… Perché Archie si ostina a mantenere il suo trucco di scena in ogni momento della sua vita? Perché la sua maschera non viene scalfita nemmeno dagli avvenimenti più tragici? Ve lo dirà lui stesso nella seconda metà dello spettacolo, e non vi piacerà.

 

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Casa Rice e i suoi occupanti. Lo stesso ambiente si trasforma, in un batter d’occhio e spesso anche senza l’uscita di scena degli altri componenti della famiglia, nel palcoscenico dello spettacolo di Archie.

Il cast è eccezionale, a partire da uno stupendo Kenneth Branagh/Archie Rice, passando per una Jean (Sophie McShera: se l’avete vista in Galavant, sarete ancora più sorpresi) sorprendente e una Greta Scacchi/Phoebe indimenticabile. Tuttavia, non vi mentirò dicendovi che la visione di The Entertainer è un’esperienza piacevole. Per me non lo è stata affatto, anzi, sono arrivata alla fine dello spettacolo con lo spirito annicchilito di chi ha accumulato la rabbia e la frustrazione altrui per tre ore e non ne ha visto lo sfogo.
L’intera vicenda è oltremodo toccante e l’alternarsi senza soluzione di continuità e soprattutto senza avvertimento alcuno delle due situazioni casa Rice/palcoscenico disturba profondamente lo spettatore, che ha già la sua buona dose di stordimento nel vedere rappresentati scene e dialoghi che lui stesso può avere visto, interpretato o ascoltato in una qualsiasi sua riunione di famiglia.

Ecco, forse è questo l’elemento più inquietante dell’intera opera di Osborne e della rappresentazione: il fatto che essa, anche a sessant’anni dalla sua creazione, rifletta noi, la società in cui viviamo, e non indorando la pillola.

Un Giro a Palazzo Marino

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Il Cortile d’Onore di Palazzo Marino, scampato al bombardamento del ’43

Che fare in una mattinata caratterizzata da un gelo quasi siberiano come quella di ieri? Approfittare della possibilità offerta dal Comune di Milano di visitare la sua sede storica, Palazzo Marino, sembra una buona idea!

Iwww.luxintenebra.coml nome del palazzo si rifà alla famiglia Marino, che nella seconda metà del Cinquecento erano ricchissimi mercanti genovesi di sale e pesce che avevano affari a Milano. Uno dei figli di Marino senior, Tommaso (il signore dall’espressione cordialissima che vedete nel ritratto qui a fianco), decise di diversificare il business di famiglia e si mise a prestare ingenti somme di denaro ai nobili signori in cambio di cariche di potere. Ben presto Tommaso divenne un uomo potentissimo, ancora più ricco e molto odiato dal popolo, perché amava ostentare la sua ricchezza e i suoi bravi (sentite il vago sentore di Promessi Sposi, qui?) malmenavano chiunque avesse obiezioni da esprimere riguardo i suoi affari. Insomma, l’unica cosa che mancava al nostro Tommaso era un titolo nobiliare, che lui acquistò nel Ducato di Terranova subito prima di realizzare il suo desiderio di avere un grande palazzo di famiglia che riflettesse il suo potere e la sua ricchezza. Il novello duca Marino non voleva mica una residenza qualunque, eh! L’edificio doveva essere costruito in pietra, avere due piani e delle torrette, essere collegato al vicino Duomo tramite una strada privata e naturalmente essere isolato da qualsiasi altra costruzione dei dintorni (obiettivo facilmente raggiungibile per Tommaso: bastava abbattere tutte le case del circondario! Che uomo generoso, che paladino del popolo!)

Per la realizzazione di cotanto palazzo Tommaso Marino chiamò l’architetto Galeazzo Alessi, che si applicò al lussuoso compito finché il suo committente non finì sul lastrico e in disgrazia, al che fuggì prima che tutte le proprietà dei Marino venissero confiscate. Il Palazzo rimase quindi a metà fino nell’Ottocento, quando divenne proprietà del Comune di Milano, che si occupò di ultimarne la costruzione, scegliendolo poi come sua sede nel 1861.

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La visita alle stanze del palazzo comincia con lo splendido salone delle feste, quella Sala Alessi splendidamente affrescata e decorata che generalmente ospita le opere d’arte che il Comune espone in periodo natalizio per la gioia di milanesi e turisti. Uno spettacolo, signori miei, dal primo stucco all’ultimo bassorilievo, passando per gli affreschi e le sculture in coccio, tutto sul tema della mitologia classica.

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Lo Scalone d’Onore. Pare che Tommaso Marino lo percorresse a cavallo o su una portantina, mai a piedi. Caligola era un dilettante.

Successivamente, si attraversano due sale damascate (ovvero, con le pareti ricoperte di preziosissima seta di damasco: pare tenesse lontano l’umidità), la Gialla e la Verde, dove una guida un po’ agitata e con scarsa conoscenza del modo congiuntivo, senza parlare della corretta costruzione della frase italiana, mi ha raccontato come la famosa Monaca di Monza citata anche dal Manzoni sia nata proprio lì. La dettagliata storia di questa donna sfortunata è accompagnata dalla descrizione dei ricchissimi arredi che riempiono queste stanze: un’accozzaglia di specchiere rococò, quadri seicenteschi, gonfaloni e tavoli in legno pregiato a cui si accompagnano ironicamente una modernissima stampante multifunzione e un telefono. Dopo aver, insomma, scoperto la causa dei lunghi tempi d’attesa prima che un operatore comunale risponda al telefono (deve attraversare la sala del parto della Monaca di Monza e girare attorno alla toeletta in legno dorato!) si passa dal meraviglioso Cortile d’Onore alla Sala del Consiglio Comunale, con i motti di Cicerone incisi sulle pareti assieme agli stemmi delle sei porte di età romana della città, e poi, attraverso lo Scalone d’Onore si accede al piano nobile. Qui è possibile percorrere il loggiato, che

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Il loggiato ospita i busti di tutti i sindaci deceduti di Milano

offre una nuova visuale del cortile che vedete all’inizio di questo post, le cui mura e colonne sono finemente decorate in gusto manierista, senza lasciare nemmeno uno spazio vuoto, e creano un effetto d’insieme estremamente suggestivo.
Sempre al secondo piano si apre la Sala dell’Orologio, che fa da anticamera agli uffici di Sindaco e Vicesindaco con gli splendidi quadri del Seicento, e la Sala della Giunta, che è decorata sulle quattro pareti da affreschi di Tiepolo, purtroppo molto rovinati. Quest’ultima sala non è generalmente parte del percorso di visita, ma credo che la guida ci abbia portato lì per ovviare al disguido per cui, durante le festività natalizie, alcune sale generalmente inserite nel tour non fossero agibili.

 

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Gli affreschi, maestosi e vivi anche così, si sono rovinati perché furono trasferiti qui tramite la tecnica dello strappo, per salvarli al bombardamento R.A.F. del 1943

Dopo aver ammirato l’ombra di uno splendore che forse non ci verrà restituito mai più, si ritorna al piano terra e si esce in strada, pronti a tornare alla vita di tutti i giorni e grati che i bravacci di Tommaso Marino siano stati sostituiti da guardie di altro genere, sicuramente più cortesi. 🙂

 

La visita al Palazzo del Comune è gratuita, ma necessita di prenotazione. Se siete di Milano e volete aggirarvi tra le stanze del mica tanto buon Tommaso, oppure se siete turisti e volete visitare un museo che non conosce quasi nessuno, qui trovate tutte le informazioni che volete. Scrivete, prenotate la vostro visita e… fatemi sapere che cosa vi ha colpito di più!

 

Non perdiamoci di vista

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É che io non riesco a trattenermi. Ci provo, ma non riesco a non monitorare i termini di ricerca che fanno salire le visite a questo blog, e poi non riesco a non rendervi partecipi di alcune perle di saggezza googliana che d’altronde meritano di essere conosciute da quanta più gente possibile.
Cominciamo, dunque, col botto anche quest’anno. 🙂

Come si descrive un film per una tesina. Ecco, questa è un’ottima domanda! Non ho mai scritto nulla sull’argomento, ma ci faccio un post, guarda! Tesina terza media su fratelli e sorelle. Vuoi una mano? Prezzi modici! Tesina terza media Imperatrice Sissi. Un po’ scontata, eh! Ma ci si può lavorare. Perché tu, oh internauta, sia approdato sul mio blog rimane un mistero.
Disney Pixar scena calice vino rosso. Sul serio? Quanti Mission Impossible sono usciti? Me lo chiedo sempre anch’io. Bullo merenda film photo. Un sacco di gente è approdata qui in cerca di informazioni sui film, ma che bello! Cambiamo argomento.

Se ne innamora Lohengrin. Qui giochiamo alle parole crociate. Trama Turandot di Puccini solo Expo 2015. Quella della rappresentazione del 1924 non va bene, allora? 😄
Amleto. L’Amleto di Cumberbatch. Bello. Bello, bello, bello. Personaggi Sindibad il Marinaio. Io conosco quelli di Sinbad: va bene lo stesso? Sindbad il marinaio riassunto tutti i capitoli. Ma leggere il libro, no? Certo, prima occorre azzeccarne lo spelling. Sinbadd perché fa il marinaio? Ma che avete, tutti, contro Sinbad?? Lasciatelo perdere, poveraccio!
Molto Rumore per Nulla Beatrice e Benedick descrizione fisica Beatrice. Ok che approdiate qui in cerca di informazioni su un’opera di Will, ma… descrizione fisica?! Siamo fatti della stessa materia dei sogni commedia. Sostanza. Sostanza dei sogni. Ed è La Tempesta, di Will.
Moby Dick libro orrendo. MA COME TI PERMETTI??!

Crema gioco del pallone col bracciale crema cultura. Non ho capito.

Paciugo. Paciugo significato. Paciugo etimologia. Paciugata. Profumo di paciugo. Cuori a mille! Come fare il paciugo all’uva. Ehm… eh? Paciugare la merenda che altri ruberanno. Eh, ma sei pessimista!

Grimorio. Grimori quali leggere. Il mio! Grimori famosi da leggere. Modestamente, siete arrivati qui in quattro. Grimori online. Sì, funziona anche così. Grimorio abruzzese. Ecco, cominciano le magagne.
Dieta strega. Non tanto, no. Mi dicono che sono cattiva, che sono strega. Sapessi a me, ragazza mia! Verbi per strega. Che te ne pare degli articoli, prima? Sono una strega trallallà. Trallallero trallallà.
La Lady di Ferro. Sono io? E se mi arrugginisco?

E adesso veniamo al punto cruciale del post, i termini di ricerca che tutti aspettavate.
Celiachia. Codice Celiachia. Pin per i prodotti celiaci. Codicefiscalesenzione.celiachia. Guardiamo il lato positivo: niente errori di spelling per ora.
Se mangio senza glutine divento celiaco anch’io? No, ma solo se poi prendi un antistaminico. Celiachia e antistaminici. Ah, un termine di ricerca sempreverde!
Aiutoooo sono celiaca e mi si cariano i denti. Io mi preoccuperei più di quegli spasmi involontari alle dita. Come dici? Quelle tre “o” di troppo le hai messe apposta? Perfetto.
Celiachia si mangia? In che senso, scusa? Si mangia la malattia o si mangia pur se affetti dalla malattia? In un certo senso questo termine di ricerca di ricerca offre diversi spunti di riflessione anche profonda.
E ora chiudiamo in bellezza, sì?

Fanfiction Celiaca.

Al primo che me ne linka una faccio un regalo.

 

Qualcosa in Meno di 365 Giorni di Libri

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Sono qualche giorno in anticipo sulla chiusura della Sfida di Lettura di Goodreads per il 2016, ma, avendola io già completata ed essendo affetta da un raffreddore che mi rende piuttosto difficile il dedicarmi alla lettura, non aveva senso aspettare, no?

É stato un anno di libri completati in minor numero del solito, ma che hanno lasciato il segno, un anno di rivisitazioni di classici, come avevo preventivato, ma anche di scoperta di nuovi genere e nuovi autori, che probabilmente non abbandonerò molto presto.

Se dovessi scegliere di citare alcuni dei volumi che ho letto in questo 2016, non nominerei quello terminato prima di Natale (Gli occhi di Borges, di G. Ricciardi: un punto di domanda di notevoli dimensioni), che pure andrebbe annoverato nella lista di libri gialli letti quest’anno. Questa categoria è però dominata da Cormoran Strike e da quel volpone di Robert Galbraith, che mi hanno catturata nelle loro indagini e trame e mi hanno legata irrimediabilmente a questa serie. Come non citare, poi, la letteratura russa? Ho iniziato l’anno con la lettura di Guerra e Pace di Lev Tolstoj e l’ho continuato con un pizzico di Dostoevskij e una puntina di Puskin, tanto per gradire. Pensate che siano state letture deprimenti? Beh, ricordatevi che ho dato una scorsa a Maupassant. 😉 Sempre rimanendo sul tema narrativo, ho scoperto i libri di Wilkie Collins, che adesso non potrà mai più mancare nella mia coda di lettura, o almeno così sarà finché non avrò finito di leggere tutti i suoi libri, ma mi assicurerò di razionarli!
Passando alla saggistica, non posso non citare ancora Sette Brevi Lezioni di Fisica di Carlo Rovelli, un libro di una semplicità assoluta per veicolare concetti enormemente complessi: leggetelo!!

E per l’anno prossimo?
Non ho ancora deciso se aderire al nuovo Reading Challenge o meno. Sicuramente, a prescindere a questo, continuerò a pubblicare i post degli aggiornamenti mensili delle mie letture, ma non vorrei che la sfida si tramutasse in monotonia, mi capite?
Quindi, forse il 2017 sarà un anno di letture libere, in modo da tornare in forma e agonisticamente cattiva per il 2018.

Voi cosa mi dite? Siete soddisfatti delle vostre letture? Avete già fatto i propositi per il nuovo anno? Fatemi sapere!!

 

 

Ah, dimenticavo!
Se vi va di esaminare più da vicino la mia lista di libri letti per il Goodreads Reading Challenge, cliccate qui. 😉

A stretto giro di posta

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Babbo Natale & S.
Sede Centrale
Lapponia

Gent.ma La Strega
Covo Stregonesco
Milan (e speriamo che sia grande anche nel 2017)

23 dicembre, 2016

Gentilissima signorina,
Siamo felici di saperLa in salute e che la mancata ammissione nella lista dei Bambini Estremamente Buoni non l’abbia lasciata delusa. La ringraziamo altresì per averci fatto pervenire la Sua ultima: le variazioni alle luminarie private del Suo quartiere sono state debitamente annotate e il nostro inviato ne sarà informato prima di partire per il suo giro di consegne. Le slitte in nostra dotazione non sono provviste di una bussola, ma vantano un sistema di navigazione moderno e di tutto rispetto, coadiuvato dall’utilizzo estensivo di Google Maps e Street View: noi della Babbo Natale & S. siamo molto sensibili alle novità e investiamo una percentuale significativa del nostro capitale allo sviluppo delle nuove tecnologie. Non Si preoccupi dunque per noi, nessuno dei fattorini si perderà a causa di qualche nuova lucetta.

Siamo oltremodo spiacenti che Lei non abbia riscontrato alcun miglioramento nelle condizioni dei Suoi stimati parenti e purtroppo dobbiamo anche rivelarLe che non abbiamo nulla a che fare con l’abbassamento di voce di uno dei Suoi zii, tuttavia sentiamo di poterLa rassicurare sull’invio di quel messaggio privato: uno dei nostri soci anziani, Odin Borrson, ha preso in consegna l’incarico, che è di una tipologia che gli risulta particolarmente gradita, e vanta una media di clienti soddisfatti di tutto rispetto. Il messaggio che Lei ha così gentilmente redatto per noi verrà dunque recapitato ai contatti sulla lista e Le assicuriamo che nessuno potrà risalire alla Sua persona. In conclusione di questo punto, il signor Borrson ci prega di porgerLe i suoi personali complimenti riguardo al testo del messaggio, che lui ha gradito moltissimo, e di farLe presente che, nel caso Lei volesse cambiare professione, si rende disponibile fin da subito per un colloquio conoscitivo e un mese di prova nel suo dipartimento.

Veniamo ora alle richieste di cui alla Sua letterina di quest’anno, in allegato alla Sua missiva del 16 dicembre. Confessiamo che abbiamo stentato a credere alla metà delle informazioni di cui Lei ci ha resi edotti, tanto che abbiamo dovuto inviare alcuni collaboratori a verificarle, motivo per il quale Le rispondiamo con un ritardo così esteso. La veridicità dei fatti da Lei attestati ci ha lasciati oltremodo sorpresi, tanto sorpresi, a dire la verità, da portare il Suo caso all’attenzione del principale stesso.
Abbiamo riesaminato la Sua intera situazione alla luce di queste nuove informazioni e convenuto che, sebbene Lei sia Strega, una modifica del comportamento in modo da rientrare nella lista dei Bambini Estremamente Buoni sarebbe impossibile anche a un santo. Purtroppo, il Comitato di Ammissione è un organo a se stante e non prende ordini nemmeno dal principale, quindi temiamo che le Sue sorti siano, per così dire, segnate. Ci sentiamo in ogni modo di sostenere la Sua causa e Le promettiamo fin da subito che porteremo queste nuove informazioni all’attenzione del Comitato alla sua prossima riunione. Per il momento, però, non ci è purtroppo possibile fare molto per alleviare il Suo presente stato, se non tentare di apportare piccoli miglioramenti, che potrebbero essere infinitesimali, se guardati da uno a uno, ma che in una visione d’insieme potrebbero fare la differenza. Lei non perda la fede e noi faremo il possibile per accontentarLa!
In aggiunta a ciò, c’è qualcosa che potrebbe farLa felice? Molti dei nostri clienti richiedono dei pony, ad esempio: potrebbe una cotal creatura fungere da rimborso per le richieste che non riusciremo a esaudire?

Certi di ricevere un Suo gentile riscontro al più presto, ci pregiamo di augurarLe un felice Natale e speriamo che Lei rimanga una nostra affezionata cliente.

Ho ho ho!
Babbo Natale & S.

Quanto Ami il mio Blog?

bloglovin

In questi ultimi giorni di dicembre questo Grimorio subirà un piccolo rimaneggiamento dei contenuti, perché dopo quattro anni buoni di onorato servizio ce n’è decisamente bisogno e perché la qui scrivente Strega è presa dal Sacro Furore del Riordino e questa volta toccherà anche al blog.

Mentre io applico le mie energie per completare la mia missione di cui sopra, vi segnalo che da oggi ho rivendicato Grimorio della Strega come blog di mia proprietà su BlogLovin, la piattaforma che permette di organizzare i blog che seguite ed essere sempre aggiornati su nuovi post et similia, quindi magari vi va di seguirmi anche lì. Farlo è facilissimo, vi basta cliccare su questo link, sull’immagine di questo post oppure sull’icona apposita nella barra qui a sinistra, creare un account BlogLovin, se ancora non ne avete uno, e poi non perdervi nemmeno uno dei miei deliri!

Siete o non siete fortunati? 😉

Letterina a Babbo Natale

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La Strega
Covo Stregonesco
Milan (grand anca nel 2016)

Spett.le Babbo Natale & S.
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16 dicembre, 2016

Gent. mi signori,
Scrivo questa mia in ringraziamento alla Vostra cortese nota dello scorso 13 dicembre, in cui mi notificate la mia presenza nella lista dei Bambini Buoni unitamente al rifiuto della mia domanda di entrare nell’elenco dei Bambini Estremamente Buoni. Sono spiacente per la delibera del Comitato di Ammissione, ma non posso dire di esserne sorpresa: purtroppo una Strega è sempre una Strega, e, come Voi della Babbo Natale & S. sapete bene, non vivo in un contesto sociale e lavorativo facile, motivo per cui considero rientrare di anno in anno nella prima lista da me citata un successo di tutto rispetto.

Unitamente a questi miei ringraziamenti Vi segnalo alcune modifiche nell’impianto luminarie private del mio quartiere, giacché la sicurezza del Vostro inviato e delle di lui cavalcature mi stanno da sempre molto a cuore. Le riproduzioni del principale della Vostra ditta sul balcone di fronte alla finestra del salotto del Covo sono tornate al loro posto questa mattina, coadiuvate dalle luci a rischio per gli epilettici di cui Vi avevo già scritto nella precedente mia. Quest’anno, inoltre, uno dei miei vicini al piano di sopra ha deciso di unirsi alla sfida delle luminarie con il suo clamoroso contributo a rendere queste notti d’inverno molto meno buie, nonché a dirottare qualcuno degli aerei che atterrano in uno dei tre aeroporti nelle vicinanze della mia amata Milano. Sono cosciente della maggior manovrabilità di una slitta magica rispetto a un Boeing 747, ma Vi pregherei in ogni caso di ricordare all’inviato di portare la massima attenzione possibile nelle vicinanze del Covo: abbiamo appena fatto rifare le finestre e il mio gatto tende a spaventarsi facilmente.
Ancora, le luci verdi che sono visibili nel cielo sopra il condominio che ospita il Covo non hanno nulla a che fare con l’aurora boreale, ma sono semplicemente il frutto di un nuovissimo proiettore acquistato dall’inquilino dell’attico in occasione di queste festività natalizie; non so se le slitte siano dotate di bussola, ma sarei estremamente spiacente se il vostro inviato dovesse perdersi.

Mi permetto, infine, di ricordarvi gli accordi presi durante il nostro ultimo scambio epistolare e ribaditi in particolare nella Vostra ultima missiva soprattutto per quanto riguarda il messaggio privo di DNA e impronte digitali che mi avevate promesso, da spedire completo in ogni sua parte così come lo trovate qui in allegato (Doc. 2).
I miei parenti non hanno purtroppo perso nemmeno un’oncia dei loro tratti animaleschi, anche se uno di loro ha subito un brusco e repentino abbassamento di voce dovuto a cause misteriose, di cui non so se ringraziarvi o meno: è stato un regalo anticipato? Vi prego comunque di fare il possibile per quel problemino sulla canzoncina di mezzanotte… Uno degli zii ha acquistato un nuovo cd di Natale e quelle che sembrano tanto casse per il karaoke, e io confesso di essere in uno stato di profonda agitazione.
Troverete, inoltre, nella mia letterina (Doc. 1 in allegato) alcune nuove richieste relative ad altri aspetti della mia vita stregonesca. Conto che Voi facciate il possibile per accoglierle, anche perché altrimenti, lo vedrete anche Voi, mi risulterebbe assai difficile compiere il duro passaggio verso la lista dei Bambini Estremamente Buoni di cui sopra e risolvere così definitivamente tutti i miei problemi.

Certa che queste mie parole Vi trovino bene e in salute, Vi porgo i miei più cordiali saluti unitamente agli auguri di un buon e proficuo lavoro.

La Strega

Natale a Milano

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Il “soffitto” della Galleria Vittorio Emanuele, che collega Piazza Duomo a Piazza della Scala, con le tradizionali luminarie: da vedere!

Io non ho spirito natalizio. Probabilmente è a causa dei parenti che mi ritrovo, fatto sta che in questo periodo dell’anno il Grinch sarebbe il mio animale guida, se non ne avessi già uno molto geloso, ma ho deciso di cambiare! O almeno, ho deciso di provare a cambiare la mia visione del periodo natalizio e superare il livello di spirito festivo di Mr. Scrooge prima della visita dei famosi fantasmi. Fino a ora non è andata benissimo, eh!
Insomma, io sono stata determinata, ho lottato per ogni brandello di spirito natalizio (mi mancano i pan di zenzero, ma se è necessario farò anche quelli!), ma sembra che l’entourage che circonda la vostra Strega si sia messo d’accordo per sopprimere ogni scintilla di ho-ho-ho! sul nascere. Mai come in questi primi giorni di dicembre ho avuto a che fare con situazioni e persone che ispirano tutto, ma proprio tutto, tranne le consuete generosità e bontà di queste feste.

Nel tentativo, per continuare la metafora del paragrafo precedente, di costruire un falò più resistente, stamattina sono andata a Palazzo Marino (la sede dell’amministrazione comunale della Madunina: è di fronte al Teatro della Scala), che anche quest’anno ospita fino all’8 gennaio un’opera d’arte ( La Madonna della Misericordia, di Piero della Francesca) nella splendida Sala Alessi e raddoppia, accogliendo nel cortile esterno un Presepe del Maestro Francesco Artese.

eb76f4277d10c54195919b27f95829bbLa fruizione di entrambe le opere è gratuita per tutti i visitatori, quindi io vi consiglio di andare a vederle, se potete, e di farvi affascinare almeno dalla bellezza della pala centrale del Polittico della Misericordia, dipinto da Piero della Francesca tra il 1444 e il 1464 e generalmente ospitato nel Museo Civico di San Sepolcro, città natale del pittore.
Non è una rappresentazione stupenda? Guardate la monumentalità della figura della Madonna, la sua perfetta simmetria, il bellissimo panneggio delle vesti e del mantello! E fatevi catturare dalla perfezione di quel viso composto, con lo sguardo volto benevolmente sull’umanità inginocchiata ai suoi piedi e che lei copre e protegge con il suo mantello. Nemmeno lo sfondo in foglia d’oro, che generalmente appiattisce gli spazi, può nulla contro il gioco prospettico organizzato da Piero della Francesca: straordinario!

Il Presepe di Francesco Artese è una struttura di circa 30 metri quadrati, alta 4,5 metri, costruita in polistirene, pietra, legno e ferro a rassomigliare il paesaggio dei celeberrimi Sassi di Matera, già patrimonio dell’UNESCO, e Capitale Europea della Cultura nel 2019. Inseriti in un paesaggio che sa di arcano ci sono ben sessanta (60!) personaggi di terracotta realizzati interamente a mano e vestiti dei tipici costumi lucani. Il fondale è un’animata notta stellata, con tanto di tradizionale cometa, che farebbe venire lo spirito natalizio anche al più duro dei cuori, anche solo per un attimo.

Per farvelo durare, ci sono pur sempre i mercatini di Natale disseminati per tutta la città, assieme alle giostre, le piste per pattinare sul ghiaccio e a molto altro! Eddai, non volete farlo un salto a Milano, questo Natale? 😉

Voglio la Fedina Pulita

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Dite la verità, voi che mi state leggendo state facendo il ponte. Siete in vacanza, altroché, e vi godete queste ore di relax e assenza di gran, nevvero?

Ebbene, la qui scrivente Strega no.
La qui scrivente Strega ha eseguito due traduzioni, ieri, e stamattina si è recata ad asseverarle. Subito dopo ha incontrato il cliente per la consegna dei suoi documenti, un certificato de carichi pendenti e un estratto dal casellario giudiziale, dai quali risultavano alcune entrate.

Il cliente arriva puntuale, maledicendo il clima milanese (non ti piace Milano?! Ma io ti squarto vivo!), e scorre la traduzione dei suoi documenti. Punta il dito bluastro (la prossima volta, ragazzo mio, mettiti i guanti) sulla traduzione delle entrate a suo nome e chiede:

“E ‘ste robe cosa vogliono dire?”

Cercando d’ignorare il civilissimo e formalissimo linguaggio utilizzato dal baldo giovine che ho davanti, io gli mostro le stesse entrate in italiano, sul suo documento originale.

“Naturalmente, riportano in modo esatto e fedele le entrate presenti nel registr-”

“Ah, le ha riportate fedelmente.”

M’interrompe lui, facendo mostra di un’educazione esemplare unitamente a una delusione ben visibile.

“Sì, dottore, ovviamente ho dovuto riportarle, in quanto la mia traduzione giurata deve essere quanto più fedele possib-”

“No, no, capisco.”

Tira su col naso, non mi guarda. Cerca di dimostrarsi forte, povera stella, di non farmi intuire la delusione che gli permea i lineamenti del volto. Alla fine, però, non ce la fa e sgancia la bomba.

“No, è che speravo che Lei evitasse di elencarli [i carichi pendenti, NdB].”

 

…Una volta, la fedina penale la cancellava solo la polizia. Adesso ci si può rivolgere comodamente a una traduttrice iscritta all’Albo. o_O

‘l Dì di Sant’Ambroes Vedremo… la Butterfly

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butterfly-gallery-1La diretta televisiva della Prima della Scala è uno degli ahimè pochi programmi che valgono la pena di essere visti sulla nostra rete nazionale, quindi perderla sarebbe stato un peccato, anche se non si fosse trattato, quest’anno, di una bellissima Madama Butterfly.

L’opera è una delle più note di Giacomo Puccini (1898 – 1924) e racconta la triste storia di Cio-Cio-San, una giovane ragazza giapponese che sposta F.B.Pinkerton, un americano che ha intenzioni meno onorevoli di quello che lei crede. Poco dopo il loro matrimonio, infatti, Pinkerton riparte per l’America, dove lo attende la sua fidanzata; tornerà in Giappone solo dopo tre anni, per trovare una Madama Butterfly che ancora lo attende assieme al figlio e che nulla sa del suo matrimonio americano. Il finale, come nelle migliori tradizioni dell’opera lirica, è tragico: Pinkerton vuole portare il figlio negli Stati Uniti perché venga educato come uno yankee da lui e la sua moglie legittima e Butterfly, umiliata, ripudiata e col cuore spezzato, si uccide.

La scelta attuata da Riccardo Chailly è stata di portare in scena la prima Madama Butterfly, ovvero la spartitura originale dell’opera così come fu presentata al suo debutto nel 1904, debutto che risultò in un clamoroso fiasco che costrinse, appunto, Puccini a modificare la sua creazione. Oserei dire che ieri sera è andata diversamente, perché la Madama Butterfly della Scala è stata un successo grazie alla magnifica direzione del citato Chailly, ma anche al talento degli interpreti e allo scenario creato per mettere in scena l’opera.

acteurs-et-chanteurs-lors-d-une-repetition-de-madam-butterfly-de-giacomo-puccini-a-la-scala-de-milan-le-23-novembre-2016

In questa inquadratura, l’impalcatura di scena sembra una gigantesca voliera, non trovate?

Il regista Alvis Hermanis, che cura anche le scene, ha inserito i personaggi della storia in un contesto dominato da delicati colori caldi e organizzato tramite il gioco delle classiche porte a soffietto delle case tradizionali giapponesi, in tre dimensioni di profondità e tre piani di altezza, sui quali si muovono i personaggi e un bellissimo coro muto che impersona tante geishe. Gli stessi soffietti che dividono gli spazi fungono anche da arredamento e da fondale per a scenografia, perché contengono immagini di famose stampe giapponesi: fiori che paiono cesellati nel metallo, temibili samurai e donne eteree ed eleganti che fanno il paio con quelle che calcano le scene, vestite in splendidi kimoni variopinti.
Ho apprezzato moltissimo la scelta di inserire elementi e gestualità propri del teatro kabuki, soprattutto quando contrapposte alle movenze più spontanee e fluide dei personaggi americani come Pinkerton e Sharpless, perché aumentano la sensazione di trovarsi in un contesto in cui due mondi diversi, forse diametralmente opposti, si scontrano e non sono in grado di trovare terreno comune.

Maria José Siri è una Cio-Cio-san dalla voce stupenda, dolce e molto aggraziata, a cui si contrappone bene Brian Hymel, il Pinkerton con poca spina dorsale e tanto entusiasmo che sicuramente Puccini aveva immaginato. Una menzione particolare va alla Suzuki di Annalisa Stroppa, che mi è piaciuta forse più della Siri, e a Carlos Alvarez/Sharpless, che mi ha catturata con il suo fraseggio.

Al di là della direzione musicale e delle arie che rimangono nel cuore di ognuno (Un bel dì vedremo ha una musicalità unica, secondo me), la Madama Butterfly di ieri mi ha colpita moltissimo per il suo delicato gusto estetico, che richiama molto il gusto giapponese o quantomeno quello che s’intendeva per gusto giapponese proprio nel periodo in cui Puccini ha composto l’opera. Meno male che nessuno ha ceduto alla tentazione di trasporre anche la Butterfly in un contesto più moderno, com’è capitato negli anni scorsi per la Traviata, ad esempio, perché credo fermamente che in qualche modo l’opera ne avrebbe perso in poesia. Forse la storia di Cio-Cio-san è massimamente bella quando viene guardata e ascoltata.

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