Letture Agostane

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Il mare è il posto perfetto per leggere in santa pace, baciati dal sole, cullati dal rumore delle onde e dalle urla dei bamb-… Ehm, no, quest’ultima cosa non è ideale. ^^
Ad ogni modo, il mese che sta tristemente per finire ha segnato un bel record di libri letti, che spero di ripetere e magari superare nei mesi futuri, anche se con la ripresa dell’attività rambica ci credo poco.

In questa trentina di giorni ho letto un po’ di tutto, dai racconti brevi ai romanzi storici ai saggi, portandomi dietro una pila di volumi in valigia e comunque acquistandone alcuni alle bancarelle (altrimenti dette tentazioni demoniache o anche supplizio dei portafogli), e devo dire che sono in generale soddisfatta dalla qualità dei libri che sono finiti tra le mie grinfie accuratamente smaltate. Vediamoli.

Minima – 7 racconti neri e uno bizzarro, E. A. Poe. Un altro volume della collana Piccoli Mondi di ABEditore, che per l’appunto consta di alcuni racconti dello scrittore inglese. Ne avevo già letto qualcuno, mentre altri mi erano del tutto sconosciuti e forse per questo li ho apprezzati di più. Non posso che sottolineare la bellezza dell’impaginazione di questo libro, in cui le immagini sono veramente tra i protagonisti dei racconti: affascinante!

Danger e Altre Storie, A. Conan Doyle. Sempre per ABEditore, questa è una raccolta di racconti che è rimasta inedita in Italia fino a quest’anno. Ho particolarmente apprezzato la versatilità dell’autore di Sherlock Holmes (in questa raccolta il celebre detective non entra nemmeno di striscio), che è capace di raccontare storie fantastiche, dell’orrore, ridicole e persino di vita ordinaria senza annoiare mai. Ho naturalmente dei racconti che mi sono piaciuti più di altri, ma sono rimasta particolarmente colpita dal primo di essi – Danger, che da anche il nome alla raccolta – perché, sebbene Arthur Conan Doyle l’abbia scritto poco tempo prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, contiene una predizione esatta dei punti deboli del regno britannico che risulteranno evidenti al mondo pochi mesi dopo la pubblicazione della storia.

Il Viva Verdi, J. Ghilardotti. Chi bazzica in questo Grimorio da qualche tempo sa già che io sono un’amante della musica lirica e delle opere di Giuseppe Verdi in particolare. Questo è il motivo per cui, quando ho adocchiato Il Viva Verdi sommerso da altri volumi in una bancarella sulla spiaggia, non ho potuto resistere e me lo sono portato sotto l’ombrellone. Il romanzo è ambientato nella seconda metà dell’Ottocento, a Milano, mentre il grande compositore è alle prese con la creazione di quel capolavoro che è l’Otello. Il narratore è Tobia Gorrio, un alter ego del librettista Arrigo Boito (che poi firmerà le parole dell’opera) inserito nell’ormai languente panorama intellettuale milanese. Ho particolarmente amato l’atmosfera brumosa che si respira all’interno dell’intero romanzo, che d’altronde è ambientato nella mia amata città; mi ha fatto un certo effetto sentire il narratore parlare di vie, edifici e quartieri che io conosco benissimo e in cui mi reco anche abbastanza spesso.

Gli Anni della Leggerezza, E. J. Howard. Il primo volume della Saga dei Cazalet mi è stato regalato in occasione del mio ultimo compleanno e – ingombrante e pesante com’è – mi ha seguita al mare, sul fondo di una capiente valigia. La storia è incentrata sulle vicende della grande famiglia borghese dei Cazalet, nell’Inghilterra degli anni Trenta, ed è veramente affascinante, anche se il ritmo narrativo è piuttosto lento. Nel suo stile fluido e delicato la Howard mette assieme quello che mi sembra un gigantesco studio di personaggi – la sola presentazione di tutti i membri della famiglia occupa tranquillamente l’intero libro – peculiari e realistici, spesso, credo, anche perché la saga contiene numerose note autobiografiche della scrittrice. É stata sicuramente una lettura piacevole, ma non sono ancora pronta per recuperare il secondo volume della saga.

101 storie di regine e principesse che non ti hanno mai raccontato, M. Minelli. Amazon mi ha cortesemente omaggiata di una settimana di prova gratuita per Kindle Unlimited e questo è il primo libro che ho letto approfittandone. Che dire se non che le mie aspettative riguardo a questa raccolta di aneddoti storici sono state disattese? L’inizio di ogni capitolo (ognuno ha una protagonista differente) parte bene, con una narrazione dai toni leggeri e un ritmo adeguato, salvo poi sorprendere negativamente il lettore con una seconda parte tagliata a colpi d’accetta, come se l’autrice continuasse ad accorgersi, a ogni nuovo aneddoto, di essersi dilungata troppo nel racconto.

La Legione di Cesare, S. Daldo-Collins. Il sottotitolo di questo saggio è le imprese e la storia della decima legione dell’esercito romano e sintetizza in maniera congrua il soggetto delle ricerche dell’autore. In uno stile per nulla asettico e che quasi ricalca il racconto Stephen Daldo-Collins passa in rassegna la storia della prima legione creata da Giulio Cesare nella sua folle corsa verso il potere e la gloria, dalla sua nascita all’età imperiale. Molto interessante e a tratti appassionante!

 

In questo momento non ho nessun libro in lettura, sto cercando di godermi gli ultimi scampoli del mese (l’attività rambica è ancora in orario estivo) prima della ripresa del solito orario lavorativo… Non preoccupatevi, dunque, a brevissimo tornano anche gli aneddoti sui clienti. 😉

Voi cosa avete letto in agosto? Siete lettori da spiaggia, oppure preferite gli ambienti chiusi per sprofondare tra le pagine di un buon volume? Fatemi sapere questo e molto altro nei commenti, mi raccomando!

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Fino all’Osso del cliché

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totheboneposterQuando ho saputo dell’arrivo di To The Bone, primo film di Marti Noxon (una delle sceneggiatrici di Buffy l’Ammazzavampiri) prodotto da Netflix, mi sono detta che la sua visione sarebbe stata un’esperienza da fare in un periodo in cui l’umore sarebbe stato sufficientemente rilassato e sereno, onde evitare l’ondata di tristezza e di pianto che si sarebbe accompagnata alla tragedia. Molto coerentemente, quindi, ho scelto di guardare questo film di ritorno dalle ferie, quando sentivo più che acutamente la mancanza del mare e della spiaggia e percepivo come prossimo il ritorno al lavoro. Gli ingredienti per il clamoroso pianto senza freni c’erano dunque tutti, peccato che è mancato il, ehm… beh, il motivo.

Mi ero fatta certe aspettative su Fino all’Osso, che raccontava la storia autobiografica della regista e aveva come interprete Lily Collins – che forse non sarà l’attrice più di talento del momento, ma a me non dispiace -, che dice di aver sofferto lei stessa di disturbi alimentari. L’argomento doveva essere sentito dal cast in modo decisamente acuto e il film in se stesso aveva causato un po’ di bagarre ancora prima della sua uscita, perché si temeva che incoraggiasse le ragazze anoressiche a sprofondare ulteriormente nella loro malattia, piuttosto che scuoterle. Dopo aver affrontato l’ora e diciassette minuti della pellicola, però, posso dire che To The Bone non corre il rischio di affascinare né tantomeno sconvolgere nessuno.

L’accusa di rendere glamour la malattia è per quanto mi riguarda totalmente infondata, perché non ci sono rimandi all’ideale estetico né le atmosfere sono in qualche modo appetibili. La sola presenza di un’attrice come la Collins (amata dalle adolescenti? Dal fisico esile per natura?) non può bastare a rendere affascinante il film né a elevarlo a modello per gli spettatori che soffrono di disturbi alimentari. Quanto detto riassume le qualità del film, che per il resto si erge su una sceneggiatura alquanto piatta e su personaggi che più che essere a tutto tondo risultano delle macchiette più o meno simpatiche. Alcune, come le ospiti della casa di cura in cui si svolge gran parte della vicenda, sono solamente immagini di contorno alla triste ma non ben specificata vicenda della protagonista, la Ellen interpretata da Lily Collins, il cui background è accennato e non ben definito. I suoi stessi sentimenti compaiono, quando siamo fortunati, da sotto uno spesso strato di intorpidimento emozionale che, mancando il contesto, non fa breccia nello spettatore.

Il maggiore elemento di delusione di Fino all’Osso sta nel fatto che credo che nel 2017 un film dichiaratamente sull’anoressia – non con una protagonista che ha un passato tragico ed è anche anoressica, ma dove la malattia sia l’elemento centrale della vicenda – debba essere una storia di denuncia. In questo tempo in cui sotto i filtri e i ritocchi fotografici regna la disillusione e i “contenuti sensibili” non impressionano più nemmeno i bambini un film sull’anoressia deve sconvolgere, deve mostrare tutti gli aspetti del problema e non solo l’eccessiva magrezza e un po’ di peluria sul corpo. Gli aspetti fisici della malattia si devono vedere – il reparto trucco è lì apposta, no? – tanto quanto quelli psicologici, non ci si può limitare a inquadrare una ragazza nutrita con un sondino e a lasciare spazio a una conversazione sulla mancanza del ciclo mestruale con Keanu Reeves.

 

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Keanu Reeves interpreta il medico “anticonvenzionale” William Beckham. La recensione dell’Independent ha definito il suo personaggio il medico patriarcale che sa come curare le donne.

Non so ancora dire se la delusione e la noia originate dalla visione di questo film dipendano solo dall’opinione che ho espresso qui sopra o anche dall’opinabile scelta di inserire un avviso sui contenuti sensibili prima dell’inizio della storia. Certo, se lo spettatore viene avvisato di prepararsi a scene forti, quelle scene, lui o lei, se le aspetta, giusto? Se Netflix sconsiglia la visione di Fino all’Osso a un pubblico di giovane età, chi procede coraggiosamente con lo streaming si aspetta qualcosa, che invece non c’è. Tanto per fare un raffronto, ricordo di essere stata molto più colpita dalla campagna contro l’anoressia di una decina di anni fa (qui un articolo di giornale, se non vi ricordate di cosa parlo), quando l’immagine che ritraeva una modella malata erano visibili per le strade, senza possibilità di filtro o censura per i giovanissimi, durante la settimana milanese della moda.

Centosette minuti della mia vita stregonesca sprecati, dunque, e nessun motivo per versare qualche lacrima se non l’imminente fine delle mie ferie, segnano la mia esperienza con le “produzioni impegnate” di Netflix. Non ho ancora visto Tredici per le stesse motivazioni che mi avevano trattenuto da vedere To The Bone, ma sto considerando la possibilità di ridimensionare le mie aspettative.

Voi che ne pensate? Avete visto il film della Collins o il celebre Tredici? Che cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti!

Di nuovo qui

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Sì, lo so che sono già tornata dalla vacanze da qualche giorno e che mi metto a scrivere solo ora… perdonatemi: l’inerzia da fine ferie mi ha colpita e sono riuscita a liberarmene solo oggi.

É stata una vacanza tranquilla e rilassante, proprio come mi aspettavo, e mi ha dato modo di raccogliere le energie per tanti progetti che spero si realizzino in quest’anno. Oddei, non è sempre detto che quelle che ci sovvengono sotto l’ombrellone siano delle grandi idee – le insolazioni e i colpi di calore sono sempre in agguato! -, ma posso dire con un certo orgoglio misto a una punta di paura che ho posto le basi per qualcosa di importante. Mi rassicura anche il fatto che in spiaggia metto sempre il cappello e bevo molto. XD

 

Ordunque a brevissimo il Grimorio tornerà a pieno regime, mentre l’account Instagram non ha mai smesso di funzionare (a proposito, voi mi seguite? Fatelo, non perdetevi i miei sproloqui estemporanei!) e fra poco metterà il turbo. Allacciate le cinture e soprattutto ditemi: come avete passato le vostre vacanze?

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Due giorni prima dell’inizio delle mie amate ferie ricevo una chiamata da una nuova cliente, che versa in uno stato di profonda agitazione. É il crepuscolo, all’attività rambica è stata una giornata tranquilla e io penso già al mare e alla spiaggia, perciò parlo serenamente alla cliente, cercando di calmarla a sufficienza da intendere quale sia il suo problema.

Pare che sua figlia sedicenne debba partire per il Sudamerica, in vacanza studio, e che lei debba far tradurre urgentemente l’autorizzazione al viaggio. La traduzione necessita anche di asseverazione e legalizzazione, essendo quest’ultima il risultato di un processo per il quale vengono richiesti tre giorni lavorativi. Pongo la domanda fondamentale.

Signora, quando dovrebbe partire Sua figlia?

Risposta.

Dopodomani mattina.

Ovvero, in trentasei ore… Ho come il sospetto che la ragazza perderà l’aereo e lo comunico alla madre con il dovuto tatto.

Lei dice?

Dico, dico.

Senta, non si può fare qualcosa in merito?

Una madre che non vuole perdersi d’animo, mi piace! Si fosse solo svegliata un po’ prima…

Signora, purtroppo non vedo come poterla aiut-

Lei m’interrompe, colta da quelle illuminazioni che di solito mi fanno una paura tremenda. Leggete il seguito e ditemi che non ho ragione.

Senta, e se io la facessi chiamare in dogana? Così parla Lei con l’ufficiale e gli spiega tutta la questione! Non credo che poi mia figlia dovrebbe avere problemi a passare.

 

Ma certo! Mi faccio una bella chiacchierata informale con l’ufficiale di dogana e quello di sicuro farà entrare la ragazza nel suo paese. Sicuro!

Top 5 – Personaggi Letterari Maschili

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Libro orologio studiare, leggere

Qualche giorno  fa sono stata inserita in un delizioso tag game su Instagram, che chiedeva di stilare una personale classifica dei cinque migliori personaggi maschili nei libri. L’idea mi è subito piaciuta, anche perché trovare dei signori di carta degni di nota non è cosa ostica, la difficoltà sta nel nominarne solo cinque! Mi sono a ogni modo messa d’impegno e ho riposto al gioco, se non che mi sono accorta che sarebbe stato alquanto difficile spiegare tutte le mie ragioni nella didascalia di una foto su Instagram (scrivo un papiro!) e che associarci un post sarebbe stata la scelta migliore.

Eccoci dunque qui, a parlare della mia top 5 dei personaggi maschili letterari, in cui i seguenti signori sono menzionati in ordine assolutamente casuale: per me sono tutti da podio!

Fedja Dolokhov, da Guerra e Pace di Lev Tolstoj. 
Ho parlato tanto di questo personaggio l’anno scorso, complice la rilettura del capolavoro di Tolstoj e la bellissima serie BBC. Fedja non è uno dei protagonisti della vicenda, anzi, rimane quasi sempre ai suoi margini e sparisce per lunghi tratti di narrazione, eppure la sua personalità complessa e affascinante spicca tra le parole dell’autore. Io amo il suo lato spericolato e indipendente, soprattutto quando è associato a quello più dolce e nascosto.

2194-Sovra.inddAthos, da Athos di Alberto Ongaro.
Questo è un libro che mi è rimasto nel cuore per svariati motivi, non da ultimo perché tratta di uno dei miei personaggi preferiti di sempre, ma in una veste del tutto nuova: la sua primissima gioventù, quando non c’erano ancora Milady né gli altri moschettieri, e i suoi ultimi giorni di vita. Ongaro mantiene i tratti caratteriali del personaggio: il suo Athos è coraggioso, intrepido, leale e onesto, ma anche più luminoso in qualche modo. In gran parte della vicenda è un giovane che non si è mai innamorato e dunque non è mai stato tradito, ingannato, inoltre, l’età lo vuole meno riflessivo e più propenso agli scherzi e a reagire agli impulsi. Credo che Dumas, se mai avesse pensato a una background story per Athos, l’avrebbe immaginata non molto dissimile da questa.

Loki, creato da Joanne Harris nella sua Trilogia delle Rune.
Il dio degli inganni come non l’avete mai visto! Soprattutto in The Gospel of Loki (Il Canto del Ribelle, in italiano), siamo davanti a un personaggio a tutto tondo: intelligente, furbo, ironico e sarcastico, è anche molto più sensibile di quello che lui stesso vuole dare a vedere. Nonostante tutti i problemi che causa (vedere la mitologia norrena: la Harris non cambia una virgola), non è possibile non prendere le sue parti, soprattutto perché gli altri Dei non sono esattamente propensi a trattarlo da pari a pari ed è evidente che lui ne soffre.

giphy1Albus Perceval Wulfric Brian Silente, da Harry Potter di J. K. Rowling.
Gettiamo la maschera, a me Silente è sempre piaciuto, dal primo libro. La figura di questo preside strambo, all’apparenza innocuo ma in realtà uno dei più grandi maghi mai esistiti mi ha conquistata subito per mezzo della sua sottile ironia. É solo proseguendo nella lettura dei sette romanzi, però, che ci si rende conto della complessità del personaggio e del fatto che non si tratta, come si è portati a pensare più o meno fino alla prima metà del quinto libro, di un uomo buono. Anzi, Albus Silente è tante cose, ma di sicuro non è buono, non nel generale senso del termine; pensate solo all’abilità strategica con cui pilota le persone attorno a lui, alla freddezza con la quale organizza persino la loro morte. Il preside di Hogwarts è un uomo fatto di zone grigie, tantissime, che si sono affastellate l’una sull’altra nei lunghi anni della sua vita che prometteva di essere numerosa e invece è stata costellata da vicende drammatiche.

Cormoran Strike, dalla serie delle indagini di Cormoran Strike di Robert Galbraith.
La Rowling è un genio letterario e pertanto non poteva che creare personaggi inconsueti e indimenticabili in ogni sua opera. Il detective protagonista di tre (per il momento!) dei suoi ultimi libri è un bellissimo esempio di ciò e nonostante il numero notevole di pagine in cui lo vediamo in azione il sospetto è che non abbiamo ancora grattato la superficie del vero Cormoran Strike. Su Instagram ho detto che si tratta del detective meglio riuscito dai tempi di Sherlock Holmes, e ci credo sul serio, perché quello che traspare dalla parole della scrittrice è un uomo, non un investigatore bidimensionale che non ha altro oltre al suo lavoro. Senza contare la particolarità del suo aspetto fisico, la cui descrizione mi ha colpita perché sembra mutare lievemente con il tempo, le situazioni e lo stato emotivo del personaggio, esattamente come succede a noi.

 

Ebbene, questa è la mia personale classifica, e la vostra? Fatemi sapere quali sono i vostri cinque personaggi maschili preferiti, intanto che io preparo un nuovo post: perché dobbiamo concentrarci solo sui gentiluomini, infondo? 😉

La Strega va in vacanza

Ebbene sì, siore e siori, mi prendo un meritato riposo e parto per altri lidi, ove permarrò per qualche settimana.

I post, quindi, si diraderanno un pochino, anche se – con la gentile collaborazione dello strumento di programmazione di WordPress – ne usciranno comunque un paio, da me diligentemente preparati prima della partenza.

Continuate a seguire i miei deliri, dunque! Io intanto ricarico le batterie per tornare più pimpante di prima a MaduninaLand! 😉

 

Buone vacanze a tutti voi. ♥

Di Libri e Amicizie

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C’è una frase di un libro a me molto caro, che ogni tanto rispolvero anche su questo umile Grimorio, e che recita così: I bardi cantano amori, celebrano massacri, glorificano sovrani, adulano regine; ma io, se fossi un poeta, esalterei l’amicizia. 
Il volume è Il romanzo di Excalibur, di Bernard Cornwell (vi ci sfondo le orecchie e gli occhi con questo ciclo, lo so: abbiate pazienza, io ne sono innamorata) e la citazione è perfetta per dare inizio a questo post, che nella Giornata Internazionale dell’Amicizia parla, appunto, delle amicizie letterarie.

Non è facile trovare libri che si concentrano veramente sull’amicizia. Non so perché, ma questo sentimento sembra essere sempre un po’ sottovalutato, come se non valesse la pena parlarne, ma qualche esempio letterario c’è e io ne ho selezionato una manciata per voi. Pronti a dare un’occhiata?

 

  • Il Romanzo di Excalibur, B. Cornwell. Comincio, senza stupire nessuno, dal libro da cui ho estrapolato la citazione di apertura. Nell’intricata rivisitazione della saga arturiana ideata da questo scrittore inglese, ci sono numerosi esempi di amicizia, prima tra tutti, quella tra Derfel (il protagonista) e Artù, fondata sul rispetto reciproco e sull’ammirazione. Probabilmente, però, quella che descrive l’amicizia nel senso più puro e alto del termine è la relazione tra Derfel e Galahad: un rapporto da pari a pari, in cui entrambi si sostengono l’un l’altro e sono disposti a sacrificare le proprie vite per aiutarsi. Il tema di Derfel e Galahad non è centrale all’interno del romanzo, anche se in alcuni momenti ha una certa prominenza, e quindi ha poco spazio in confronto alla lunghezza della storia, eppure Cornwell riesce a dipingerlo con chiarezza. Chi non vorrebbe un Galahad così nella propria vita?
  • Il Signore degli Anelli, J.R.R. Tolkien. In quel migliaio e passa di pagine il signor Tolkien ha avuto modo di descrivere più o meno ogni sentimento umano, tra cui alcune meravigliose amicizie. Quella più commuovente per il pubblico generale è senza ombra di dubbio quella tra Frodo Baggins e Samwise Gamgee, anche se forse questa opinione è influenzata dalla resa cinematografica di Peter Jackson, che, diciamocelo, ci ha messo del suo. Sam prova una vera e propria adorazione nei confronti di Frodo – a questo proposito forse è bene ricordare che nel libro i due non sono in una relazione paritaria: Sam è molto più giovane di Frodo e lavora per lui -, tanto da non volerlo abbandonare nemmeno a rischio della sua stessa vita. Mi sono chiesta più volte se Frodo ricambi almeno un poco questo sentimento o se nei confronti del suo giardiniere non provi un affetto simile a quello per un animale da compagnia. Voi che impressione avete?
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Allora, chi di voi cuori di pietra non si è commosso almeno qui, eh?!

  • Il Vangelo Secondo Biff, C. Moore. Ecco, questa è la storia di un’amicizia. Oddei, è anche la rivisitazione del mito di Gesù Cristo in chiave ironica, nonché con approfondimenti molto interessanti su filosofie e altre religioni, ma la reazione di Biff alla morte del suo amico è di una potenza emozionale senza limiti, enfatizzata dal fatto che la gran parte del volume ha una chiave decisamente umoristica. É probabile che voi non abbiate mai letto questo libro e pertanto vi consiglio caldamente di colmare la vostra lacuna: non ve ne pentirete. Io ci ho riso, pianto, riso dal troppo piangere e pianto dal troppo ridere.

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    Pensavate che avrei scelto un’immagine con Cumberbatch e Freeman, vero? E invece no: niente BBC oggi!

  • Sherlock Holmes, A. C. Doyle. Il rapporto che lega l’impareggiabile detective e il suo collega e biografo John Watson è complesso e mai descritto in forma diretta, ma si evince di caso investigativo in caso investigativo. L’ammirazione che Watson prova per Holmes è senza limiti, ma è bilanciata dall’affetto che quest’ultimo prova per il dottore, a cui si unisce una viva considerazione delle sue doti. Non credo sia un caso che tutte le rappresentazioni visive dei casi di Sherlock Holmes abbiano riservato un ruolo centrale al rapporto tra l’investigatore e il suo assistente: personalmente io sono convinta che essa sia uno dei motori della storia e un particolare catalizzatore delle doti di entrambi i personaggi. Certo, a volte è impossibile non stimare la capacità di sopportazione del dottor Watson, soprattutto considerando il fatto che

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    Ecco, appunto. 

  • Harry Potter, J. K. Rowling. Ah, Harry Potter si fonda sul rapporto di amicizia tanto quanto su magie e incantesimi! Molti personaggi sono legati da relazioni amicali oppure ne sono stati profondamente segnati ed è un peccato che si citi sempre e solo il trio protagonista o i Malandrini: i primi hanno ovviamente uno spazio tale sulle pagine della Rowling che è impossibile non ricordarseli e i secondi hanno avuto un successo incredibile nel fandom, ma ci sono altre relazioni che colpiscono pur nella brevità della loro descrizione. Voi avete dei preferiti?
  • Shadowhunters, C. Clare. Nel primo libro della saga la Clare inserisce il concetto di parabatai, che qui possiamo definire come due persone unite da un vincolo indissolubile di amicizia e mutuo supporto. Quando ho letto alcuni di questi volumi (vi ricordate la serie Conosci i Tuoi Pargoli?) ammetto di non essere mai stata colpita dalla descrizione di alcun rapporto di amicizia, ma molti lettori invece sì, quindi questi parabatai meritavano una citazione, seppur piccina.
  • L’incolore Tatsaki Tsukuru e i Suoi Anni di Pellegrinaggio, H. Murakami. Il gruppo di amici con il quale cresce il protagonista è da sogno ed è da questo rapporto, o meglio dalla rottura di questo rapporto, che si sviluppa l’intera trama del libro. Se ben ricordo, nella prefazione l’autore ha inserito un’interessante nota sul perché avesse scelto proprio il cinque come numero di amici per impostare il suo gruppo.
  • I Tre Moschettieri, A. Dumas. Dulcis in fundo, gli amici per eccellenza! Quella tra Athos, Porthos e Aramis è il classico dell’amicizia, tanto da essere entrato nella storia e nel dire comune. Io personalmente adoro il rapporto tra questi tre personaggi, che si fonda su un rispetto reciproco e su un’assoluta fedeltà, ma che si nutre del tempo condiviso, delle goliardie e degli scherzi. Nei primi capitoli del romanzo Dumas fa una descrizione semplice, quasi infantile, eppure commuovente della relazione che lega i moschettieri: Per l’amicizia che univa i quattro uomini e per il bisogno che avevano di vedersi più volte al giorno sia per un duello sia per affari, sia per divertimenti, essi correvano continuamente l’uno in cerca dell’altro come anime inquiete; dal Luxembourg a piazza Saint-Sulpice, dalla via del Vieux Colombier al Luxembourg era facile incontrare gli “inseparabili” intenti a cercarsi.
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Da “I Tre Moschettieri”, film Disney del 1993 con un cast pazzesco e una colonna sonora bellissima.

 

Siccome dopo i moschettieri non può esserci nessun altro legame d’amicizia, questo post termina qui. Quali sono i vostri amici letterari preferiti? Li ho citati nel post, oppure mi sono sfuggiti? Fatemelo sapere nei commenti!!

 

 

 

 

 

 

 

Libri di Luglio

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Mancano pochi giorni alla fine di luglio e ho deciso di tediarvi con un riassuntino delle mie letture estive… fino a oggi! A giugno vi avevo lasciato con una bella sfilza di classici letti e qualche inedito, mentre in questo mese mi sono prevalentemente dedicata ai romanzi recentemente pubblicati, che d’altronde stavano nella mia pila di libri da leggere da tempo sufficiente per meritare di essere presi in mano.
Diamo un’occhiata alle mie letture. 🙂

Conclave, R. Harris. Il Papa è morto e i cardinali elettori devono riunirsi per sceglierne uno nuovo: noi li seguiamo attraverso intrighi, strategie e piccoli misteri. Questo stringato riassunto della trama farebbe pensare a un romanzo ambientato nei secoli scorsi, invece – ed è uno dei motivi per cui mi è piaciuto così tanto! – la vicenda si svolge ai giorni nostri. Ho apprezzato moltissimo che Harris trattasse l’argomento senza pregiudizio alcuno, dipingendo i cardinali e gli altri sacerdoti come esseri umani e non in base al loro abito e soprattutto sottolineando l’immobilità di un’istituzione come la Chiesa nei confronti del cambiamento dei tempi.
L’Uomo che Conservava il suo denaro in una Scatola, A. Trollope. Traduzione inedita a opera di La Bottega dei Traduttori (a proposito, avete notato il nuovo distintivo nella colonna di destra? Ne parleremo a breve! ^^) e pubblicata dagli amici di ABEditore del racconto breve di Antony Trollope. La caratterizzazione dei personaggi è qualcosa di speciale, prominente anche rispetto alla trama: da leggere.
Teutoburgo, V. M. Manfredi. Chi segue il mio blog da qualche tempo sa che Valerio Massimo Manfredi è uno dei miei scrittori preferiti (da una fan del romanzo storico che altro potevate aspettarvi?), ma questo romanzo in particolare non mi ha convinta moltissimo, pur essendo ambientato in uno dei miei periodi storici preferiti: l’età augustea. La prima parte, in cui i fratelli germanici Armin e Wulf sono presi in ostaggio dal soldato di Roma Marco Tauro e portati nella capitale dell’impero per crescere come romani, mi è piaciuta moltissimo: la descrizione dei luoghi, del sistema stradale romano e così via è particolareggiata senza essere noiosa e la caratterizzazione dei personaggi è buona. Nella seconda metà della storia, però (più o meno quando i due fratelli prendono strade diverse), mi è dispiaciuto perdere di vista la gran parte dei personaggi per seguire solo Armin, soprattutto perché mano a mano il lettore perde anche quella poca empatia che provava nei suoi confronti. La scelta finale del personaggio, poi, arriva emotivamente inaspettata, e le pagine di spiegazione appena successive non aiutano. Tutte le scene di battaglia, principalmente incentrate su quella di Teutoburgo, invece, sono descritte mirabilmente.

Questo è quanto! Al momento sto leggendo una raccolta di racconti di Edgar Allan Poe, perché mi piace passare un’estate tranquilla e priva d’inquietudine: ve ne parlo nel post dei libri letti in agosto, non dubitate. Voi, invece?

Quando il Pargolo Va in Vacanza

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In questi giorni le lezioni con i pargoli languono, perché le tenere caprette stanno brucando su pascoli lontani, ma ce n’è sempre qualcuna che ha bisogno di una mano per comprendere concetti difficili e che quindi mi chiama al telefono.

Prendiamo a esempio questo simpatico ragazzo, che mi chiama la domenica mattina.

Ciao, scusa l’ora

Sono le dieci e cinquantacinque…

Ho un problema con storia e ho bisogno che tu mi spieghi una cosa.

Il pargolo in questione sta studiando la storia romana, che io apprezzo in particolar modo, quindi in un certo senso sono anche felice di potermi dilungare in una spiegazione semplice seppur approfondita su…

Sono alla battaglia di Carre.

Il primo triumvirato! Una delle mie parti preferite! Deve essere un segno: prendo un bel respiro e comincio a spiegare.

Ebbene, pargolo, la battaglia di Carre è una delle grandi sconfitte dell’esercito romano e si tenne nei pressi di detta città, nell’odierna Turchia, nel 53 a.C. Il comandante dell’esercito romano era Crasso, uno dei membri del triumvirato con Pompeo e Giulio Cesare, che decise di affrontare i Parti entrando nel loro territorio dal deserto siriano…

Il gatto mi guarda storto mentre, spiegando spiegando, gesticolo come una deficiente mimando le fasi dello scontro tra i due eserciti utilizzando un cavallino di peluche per simbolizzare la cavalleria partica. Rambo mugugna qualcosa sul fatto che sua figlia potrebbe essere ammattita del tutto e la Genitrice è al telefono per conto suo. Il pargolo, invece, rimane in religioso silenzio per tutti i trenta minuti di spiegazione, poi:

Sì, più o meno è quello che c’è scritto sul libro. Però manca una cosa!

Cosa manca, pargolo?

Rispondo io, ancora col fiatone dopo il climax della disfatta romana.

Il pane. Lo sai che non pensavo avesse origini così antiche? Hai ragione quando dici che studiare la storia ti apre un mondo!

Voi avete già capito dove volesse andare a parare il pargolo, io confesso di non aver collegato i puntini fino alla fine, quando, dimostratami contenta del fatto che lui si stesse appassionando alla materia, ho domandato di che pane stesse parlando.

Massì, il famoso Pane di Carre! Quello che mangiamo col toast.

 

Ecco. Un mondo gli si è aperto.
Quando lo rivedo, a settembre, io gli apro il cranio!

Libro VS Film: The Circle

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Sempre approfittando del cinema all’aperto (questa volta alla Fabbrica del Vapore), la scorsa settimana ho finalmente visto The Circle di James Ponsoldt, basato sul romanzo omonimo di Dave Eggers, che nel gennaio del 2015 mi aveva impressionata molto. Proprio il ricordo della trama del libro mi ha spinta a ignorare la critica non proprio favorevole e a guardare il film di Ponsoldt, che ha curato anche la sceneggiatura con l’aiuto, pare, dello stesso Eggers.

Confesso che sul film in sé non c’è molto da dire: non ci sono originali scelte narrative né performance spettacolari, così come non si tratta di un colossale disastro, come la critica voleva fare intendere. Tutto questo lascia ben poco materiale per scriverci un post, nevvero? Ecco quindi che quanto segue è un confronto tra il film e il romanzo e che pertanto non potrò mantenermi spoiler free come cerco di fare tradizionalmente.

Se volete evitare rivelazioni piccole o grandi, quindi, questo è il momento di smettere di leggere il mio post, salvarlo nei Preferiti e tornarci solo quando avrete recuperato il libro e/o il film. In caso contrario, beccatevi questo compare and contrast:

  • Stile narrativo.
    Quello di Eggers – premetto che ho letto un suo solo libro – non mi aveva fatto impazzire: troppo prolisso in alcune parti del romanzo, eccessivamente sbrigativo in altre. Nel film succede esattamente la stessa cosa, al punto che in alcune parti sembra quasi tagliato male: i buchi di trama sono evidenti e alcune sfumature non possono essere percepite da uno spettatore che non ha letto il romanzo.
  • Trama
    Il punto geniale del romanzo di Eggers! La storia della caduta della sua protagonista – e tutto il mondo con lei – nella trasparenza voluta da The Circle. Pur nelle molte pagine del libro ne ero rimasta affascinata e il finale mi era sembrato particolarmente significativo. L’enorme cambiamento apportato da Ponsoldt, con l’identificazione di Hanks nel “personaggio cattivo” che viene sconfitto dalla “buona tornata sulla retta via” Mae mi ha molto delusa, perché cozza incredibilmente con il resto della vicenda e stempera una tensione che invece doveva raggiungere il culmine proprio nella decisione di Mae di vendere Ty. Inoltre, mi è sembrato che si volesse aggiungere alla storia una qualche morale che invece palesemente non c’è, soprattutto considerato che il taglio del finale cinematografico con presuppone che con il “nuovo regime” The Circle decida di cambiare la propria strategia  rinunciare alla trasparenza totale.
  • Personaggi
    Quelli del libro si svelavano pagina dopo pagina ed erano accumunati da questa smania di farsi vedere, che li portava a dimenticare totalmente qualsiasi forma di introspezione o empatia. Nel film questa caratteristica è meno evidente, tanto che il tracollo verso la trasparenza di Mae è quasi impercettibile e quello fisico di Annie è totalmente stravolto. Anche Ty non è l’antieroe disilluso che appariva all’improvviso nelle pagine del libro e assume tratti stereotipati e bidimensionali che lo privano del suo fascino. Non sono nemmeno convinta della decisione di eliminare alcuni personaggi, come quello di Francis. Capisco la necessità di concentrarsi solo su alcuni aspetti della vicenda – dopotutto da un romanzo di quasi cinquecento pagine hanno tratto una pellicola di meno di due ore – per renderli con la maggiore intensità possibile, ma forse il regista e sceneggiatore ha operato la scelta sbagliata.
  • Atmosfera
    Quella che manca completamente nel film. Il libro faceva paura, inquietava per la sua enorme somiglianza al mondo in cui viviamo, eppure c’erano momenti in cui non potevi che compatire Mae e i suoi colleghi di lavoro, momenti in cui arrivavi a ridere di loro, persino. Nel film Ponsoldt cerca di sfruttare al massimo l’elemento distopico del romanzo, di creare una storia dark e dai toni drammatici, senza avere le giuste basi per farlo. Come ho già accennato, i buchi nella trama e la resa dei personaggi non gli permettono di colpire lo spettatore come probabilmente era da obiettivo, non in cento minuti di pellicola, almeno.

 

Se siete arrivati fin qui, vuoi perché avete già letto il libro e visto il film (e in questo caso fatemi leggere le vostre opinioni!), vuoi perché non vi fidate delle pellicole basate sui libri, oppure perché non vi interessa proprio il genere – ehi, ma allora avete letto questo post per puro affetto nei miei confronti: sono colpita! Se mi avete letta fin qui, dicevo, vi meritate una conclusione.

Non è che The Circle sia un brutto film, probabilmente riuscireste anche a godervelo discretamente, se lo vedeste senza aver letto il romanzo. Il problema, immagino, è che il libro di Eggers esiste e che l’hanno letto in tanti.