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Due giorni prima dell’inizio delle mie amate ferie ricevo una chiamata da una nuova cliente, che versa in uno stato di profonda agitazione. É il crepuscolo, all’attività rambica è stata una giornata tranquilla e io penso già al mare e alla spiaggia, perciò parlo serenamente alla cliente, cercando di calmarla a sufficienza da intendere quale sia il suo problema.

Pare che sua figlia sedicenne debba partire per il Sudamerica, in vacanza studio, e che lei debba far tradurre urgentemente l’autorizzazione al viaggio. La traduzione necessita anche di asseverazione e legalizzazione, essendo quest’ultima il risultato di un processo per il quale vengono richiesti tre giorni lavorativi. Pongo la domanda fondamentale.

Signora, quando dovrebbe partire Sua figlia?

Risposta.

Dopodomani mattina.

Ovvero, in trentasei ore… Ho come il sospetto che la ragazza perderà l’aereo e lo comunico alla madre con il dovuto tatto.

Lei dice?

Dico, dico.

Senta, non si può fare qualcosa in merito?

Una madre che non vuole perdersi d’animo, mi piace! Si fosse solo svegliata un po’ prima…

Signora, purtroppo non vedo come poterla aiut-

Lei m’interrompe, colta da quelle illuminazioni che di solito mi fanno una paura tremenda. Leggete il seguito e ditemi che non ho ragione.

Senta, e se io la facessi chiamare in dogana? Così parla Lei con l’ufficiale e gli spiega tutta la questione! Non credo che poi mia figlia dovrebbe avere problemi a passare.

 

Ma certo! Mi faccio una bella chiacchierata informale con l’ufficiale di dogana e quello di sicuro farà entrare la ragazza nel suo paese. Sicuro!

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