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C’è una frase di un libro a me molto caro, che ogni tanto rispolvero anche su questo umile Grimorio, e che recita così: I bardi cantano amori, celebrano massacri, glorificano sovrani, adulano regine; ma io, se fossi un poeta, esalterei l’amicizia. 
Il volume è Il romanzo di Excalibur, di Bernard Cornwell (vi ci sfondo le orecchie e gli occhi con questo ciclo, lo so: abbiate pazienza, io ne sono innamorata) e la citazione è perfetta per dare inizio a questo post, che nella Giornata Internazionale dell’Amicizia parla, appunto, delle amicizie letterarie.

Non è facile trovare libri che si concentrano veramente sull’amicizia. Non so perché, ma questo sentimento sembra essere sempre un po’ sottovalutato, come se non valesse la pena parlarne, ma qualche esempio letterario c’è e io ne ho selezionato una manciata per voi. Pronti a dare un’occhiata?

 

  • Il Romanzo di Excalibur, B. Cornwell. Comincio, senza stupire nessuno, dal libro da cui ho estrapolato la citazione di apertura. Nell’intricata rivisitazione della saga arturiana ideata da questo scrittore inglese, ci sono numerosi esempi di amicizia, prima tra tutti, quella tra Derfel (il protagonista) e Artù, fondata sul rispetto reciproco e sull’ammirazione. Probabilmente, però, quella che descrive l’amicizia nel senso più puro e alto del termine è la relazione tra Derfel e Galahad: un rapporto da pari a pari, in cui entrambi si sostengono l’un l’altro e sono disposti a sacrificare le proprie vite per aiutarsi. Il tema di Derfel e Galahad non è centrale all’interno del romanzo, anche se in alcuni momenti ha una certa prominenza, e quindi ha poco spazio in confronto alla lunghezza della storia, eppure Cornwell riesce a dipingerlo con chiarezza. Chi non vorrebbe un Galahad così nella propria vita?
  • Il Signore degli Anelli, J.R.R. Tolkien. In quel migliaio e passa di pagine il signor Tolkien ha avuto modo di descrivere più o meno ogni sentimento umano, tra cui alcune meravigliose amicizie. Quella più commuovente per il pubblico generale è senza ombra di dubbio quella tra Frodo Baggins e Samwise Gamgee, anche se forse questa opinione è influenzata dalla resa cinematografica di Peter Jackson, che, diciamocelo, ci ha messo del suo. Sam prova una vera e propria adorazione nei confronti di Frodo – a questo proposito forse è bene ricordare che nel libro i due non sono in una relazione paritaria: Sam è molto più giovane di Frodo e lavora per lui -, tanto da non volerlo abbandonare nemmeno a rischio della sua stessa vita. Mi sono chiesta più volte se Frodo ricambi almeno un poco questo sentimento o se nei confronti del suo giardiniere non provi un affetto simile a quello per un animale da compagnia. Voi che impressione avete?
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Allora, chi di voi cuori di pietra non si è commosso almeno qui, eh?!

  • Il Vangelo Secondo Biff, C. Moore. Ecco, questa è la storia di un’amicizia. Oddei, è anche la rivisitazione del mito di Gesù Cristo in chiave ironica, nonché con approfondimenti molto interessanti su filosofie e altre religioni, ma la reazione di Biff alla morte del suo amico è di una potenza emozionale senza limiti, enfatizzata dal fatto che la gran parte del volume ha una chiave decisamente umoristica. É probabile che voi non abbiate mai letto questo libro e pertanto vi consiglio caldamente di colmare la vostra lacuna: non ve ne pentirete. Io ci ho riso, pianto, riso dal troppo piangere e pianto dal troppo ridere.

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    Pensavate che avrei scelto un’immagine con Cumberbatch e Freeman, vero? E invece no: niente BBC oggi!

  • Sherlock Holmes, A. C. Doyle. Il rapporto che lega l’impareggiabile detective e il suo collega e biografo John Watson è complesso e mai descritto in forma diretta, ma si evince di caso investigativo in caso investigativo. L’ammirazione che Watson prova per Holmes è senza limiti, ma è bilanciata dall’affetto che quest’ultimo prova per il dottore, a cui si unisce una viva considerazione delle sue doti. Non credo sia un caso che tutte le rappresentazioni visive dei casi di Sherlock Holmes abbiano riservato un ruolo centrale al rapporto tra l’investigatore e il suo assistente: personalmente io sono convinta che essa sia uno dei motori della storia e un particolare catalizzatore delle doti di entrambi i personaggi. Certo, a volte è impossibile non stimare la capacità di sopportazione del dottor Watson, soprattutto considerando il fatto che

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    Ecco, appunto. 

  • Harry Potter, J. K. Rowling. Ah, Harry Potter si fonda sul rapporto di amicizia tanto quanto su magie e incantesimi! Molti personaggi sono legati da relazioni amicali oppure ne sono stati profondamente segnati ed è un peccato che si citi sempre e solo il trio protagonista o i Malandrini: i primi hanno ovviamente uno spazio tale sulle pagine della Rowling che è impossibile non ricordarseli e i secondi hanno avuto un successo incredibile nel fandom, ma ci sono altre relazioni che colpiscono pur nella brevità della loro descrizione. Voi avete dei preferiti?
  • Shadowhunters, C. Clare. Nel primo libro della saga la Clare inserisce il concetto di parabatai, che qui possiamo definire come due persone unite da un vincolo indissolubile di amicizia e mutuo supporto. Quando ho letto alcuni di questi volumi (vi ricordate la serie Conosci i Tuoi Pargoli?) ammetto di non essere mai stata colpita dalla descrizione di alcun rapporto di amicizia, ma molti lettori invece sì, quindi questi parabatai meritavano una citazione, seppur piccina.
  • L’incolore Tatsaki Tsukuru e i Suoi Anni di Pellegrinaggio, H. Murakami. Il gruppo di amici con il quale cresce il protagonista è da sogno ed è da questo rapporto, o meglio dalla rottura di questo rapporto, che si sviluppa l’intera trama del libro. Se ben ricordo, nella prefazione l’autore ha inserito un’interessante nota sul perché avesse scelto proprio il cinque come numero di amici per impostare il suo gruppo.
  • I Tre Moschettieri, A. Dumas. Dulcis in fundo, gli amici per eccellenza! Quella tra Athos, Porthos e Aramis è il classico dell’amicizia, tanto da essere entrato nella storia e nel dire comune. Io personalmente adoro il rapporto tra questi tre personaggi, che si fonda su un rispetto reciproco e su un’assoluta fedeltà, ma che si nutre del tempo condiviso, delle goliardie e degli scherzi. Nei primi capitoli del romanzo Dumas fa una descrizione semplice, quasi infantile, eppure commuovente della relazione che lega i moschettieri: Per l’amicizia che univa i quattro uomini e per il bisogno che avevano di vedersi più volte al giorno sia per un duello sia per affari, sia per divertimenti, essi correvano continuamente l’uno in cerca dell’altro come anime inquiete; dal Luxembourg a piazza Saint-Sulpice, dalla via del Vieux Colombier al Luxembourg era facile incontrare gli “inseparabili” intenti a cercarsi.
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Da “I Tre Moschettieri”, film Disney del 1993 con un cast pazzesco e una colonna sonora bellissima.

 

Siccome dopo i moschettieri non può esserci nessun altro legame d’amicizia, questo post termina qui. Quali sono i vostri amici letterari preferiti? Li ho citati nel post, oppure mi sono sfuggiti? Fatemelo sapere nei commenti!!

 

 

 

 

 

 

 

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