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locandinaIl cinema all’aperto è un’esperienza prettamente collegata all’estate, e in genere anche ai paesini di mare, con tante famiglie che ci vanno in vacanza, ma da alcuni anni è possibile goderne anche a Milano, sempre muniti di lozione antizanzare di ordinanza, perché altrimenti rischiate di tornare a casa senza una goccia di sangue in corpo. La mia adorata città ha – se posso dirlo – elevato lo standard del cinema all’aperto, aprendo a sale sotto le stelle alcuni luoghi unici, come il cortile di Palazzo Reale, oppure il Chiostro dell’Umanitaria.

É proprio lì, a pochi passi dal Tribunale, che in genere mi causa tanta pena, che qualche sera fa sono andata a vedere Captain Fantastic, film del 2016 diretto da Matt Ross, miglior regia nella sezione Uncertain Regard al Festival di Cannes dello stesso anno.

La storia è quella di Ben Cash (Viggo Mortensen), padre di sei figli che ha cresciuto lontano dal sistema in comune accordo con la moglie, Leslie, che però è ricoverata in ospedale da qualche tempo. Ben vive nei boschi della costa nord occidentale degli Stati Uniti, dove prepara i figli ad affrontare le sfide e gli ostacoli che potrebbero – secondo lui – incontrare sul loro cammino. Ne consegue che i ragazzi hanno la capacità polmonare di atleti olimpionici, sono in grado di sopravvivere nella foresta procacciandosi il cibo e combattendo per averlo, ma sono anche dotati di una cultura ampia ed estesa ben oltre la media dell’uomo moderno. La vita della famiglia Cash sembra trascorrere serena, finché non arriva la notizia del suicidio di Leslie, che porta la rottura del menage famigliare e costringe Ben a tornare nel sistema, portandosi dietro i figli, per fare in modo che le ultime volontà della sua amata moglie siano rispettate. Durante questo viaggio (dalla costa nord occidentale all’estremo sud degli Stati Uniti: una bella scampagnata!), la famiglia Cash scoprirà che la preparazione alla quale si è rigidamente sottoposta non serve a nulla davanti alle insidie del mondo reale, di fronte al quale i figli di Ben sono completamente impreparati.

Captain Fantastic è un film difficile, perché il suo contesto (che trae ispirazione dall’infanzia del regista, che ha trascorso del tempo presso alcune comunità hippie della California e dell’Oregon) è al limite della verosimiglianza: una famiglia che, oggi, sopravvive nei boschi con tecniche degne di Rambo e che nel frattempo non disdegna l’approfondimento culturale. I ragazzi Cash sono nel contempo d’incredibile apertura e ristrettezza mentale, perché, nonostante sappiano più cose di quanto un normale umano riuscirà mai a imparare, sono completamente ignoranti riguardo alla vita.

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I Cash al primo confronto con il problema del tasso di obesità in USA. La bambina con il cappello di gatto selvatico è un personaggino inquietante. Chi ha visto il film sa di che cosa parlo.

In più, per quanto gli scambi tra i membri della famiglia siano esilaranti e la situazione in cui versano sia invece di assoluta drammaticità, non è possibile provare empatia per i Cash perché sono i Cash, ma solo quando rapportati alla società moderna e ai suoi molteplici difetti. Ad esempio, non è quando i figli organizzano una battuta di caccia al cerbiatto che proviamo affetto per loro, ma quando li guardiamo reagire allo stimolo della convivenza con il sistema, quando si ribellano alle regole assurde che detta o alle piccole prevaricazioni che noi in effetti sopportiamo ogni giorno senza accorgercene.

Per il tipo di narrazione scelta e per la quantità di personaggi sullo schermo, Captain Fantastic non può che reggersi sull’interpretazione di un attore di talento e Viggo Mortensen – che nel 2017 è stato candidato come miglior attore per praticamente ogni premio senza inspiegabilmente vincerne nessuno – da vita a un personaggio stupendo, pieno di sfaccettature e di lati oscuri. Ben è il motore trascinante della trama e della sua famiglia, è il perno su cui ruotano le emozioni di tutti i personaggi che vediamo in scena. Riesce a essere esasperante nelle sue convinzioni e nel contempo a veicolare il profondo amore che nutre per la moglie e i figli con una facilità unica e più che lodevole.

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Il funerale di Leslie Cash è la scena più bella di Captain Fantastic. Forse il film avrebbe dovuto chiudersi qui, o poco più avanti.

In questo caso più che in altri non è poi possibile non citare la colonna sonora curata da Alex Somers. La musica gioca un ruolo fondamentale in almeno due delle scene del film, che altrimenti sarebbero mute. Oltre a quella dipinta qui sopra, c’è un momento, nella prima parte del film, in cui tutta la famiglia improvvisa una melodia davanti al fuoco. Per come è strutturata, mi è subito venuto in mente l’inizio del Silmarillion di J.R.R. Tolkien quando tutti i Valar suonano assieme, ma uno si discosta dalla melodia del gruppo. Proseguendo con la visione del film, il collegamento mi è parso azzeccato.

Per il tipo di piega che aveva preso la storia, però, confesso di non essere rimasta particolarmente colpita dal finale, che risulta un pochino edulcorato. Questo happy ending alternativo, che non vi svelerò, cozza con il resto della pellicola, che invece è molto schietta (a volte anche troppo), ma mi rendo conto che il rischio che un finale diverso non sarebbe stato accettato da una critica che tra l’uccisione di animali, la caccia, la bordata contro la religione o contro il capitalismo ha scelto di condannare una scena di nudo frontale di meno di dieci secondi era alto.

Finale a parte, Captain Fantastic è un film che dovete recuperare, se non l’avete visto al cinema, perché la sua anticonvenzionalità offre notevoli spunti di riflessione senza lasciare da parte un po’ di sano umorismo. Una volta tanto riflettere fa bene anche al cinema.

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