Tag

, ,

260px-veduta_di_rocca_pallavicino_da_piazza_giuseppe_verdi_-_busseto

La piazza principale di Busseto, con la Rocca Pallavicino e la celebre statua di Verdi

Quella che segue è la cronaca di una gita di un giorno nella ridente terra che diede i Natali a Giuseppe Verdi, Busseto, svoltasi nel weekend più caldo della stagione… per ora. Mai pretendere che ci sia fine al peggio! 😉
Scherzi a parte, è stata una bellissima giornata e il caldo patito è stato ben sotto le mie previsioni, senza contare che la poca affluenza ai luoghi turistici mi ha permesso di vedere tutto quello che era in programma con molta calma e senza essere disturbata dalla folla di turisti.

Prima di raccontarvi come ho scelto di immergermi nella vita di uno dei maggiori compositori di tutti i tempi, vi do qualche informazioni sul suo luogo natale.
Busseto è una città di circa settemila abitanti situata nella bassa parmense e costeggiata dal torrente Ongina. Il suo nome ha probabilmente origine dal latino buxetum o buxus, ovvero “bosco di bossi”. Parte del territorio cremonese dal 1100, nel XII secolo Busseto entra nel dominio della casata signorile dei Pallavicino, che vi dimoreranno per qualche decade. Nel 1587, poi, la città passa alla famiglia Farnese ed entra a far parte del Ducato di Parma, cui rimarrà soggetta fino alla formazione del Regno d’Italia. Qualche decennio prima, nel 1813, l’oste di una frazione della città annuncia la nascita di suo figlio Giuseppe, ignorando beatamente i doni che la natura gli aveva destinato.

Visitare Busseto è semplice e poco impegnativo, perché il costo dei biglietti delle attrazioni turistiche è contenuto e ci sono svariate tipologie di ticket cumulativi che vi permettono di risparmiare ancora qualcosa. Dati il tempo a disposizione e la temperatura, io e Pennylane on the Tube, mia fida compagna di gita, abbiamo scelto di visitare il Teatro Verdi, la Casa Museo Barezzi e la Casa Natale di Giuseppe Verdi (biglietto cumulativo: 10 € a testa).

Il Teatro Verdi è situato all’interno della Rocca Pallavicino ed è stato inaugurato nel 1868, senza che il Maestro a cui è stato dedicato vi mettesse mai piede. Dovete infatti sapere che il buon Giuseppe Verdi era dotato di un carattere testardo e tendeva a covare rancore contro chiunque gli portasse la minima offesa, motivo per il quale la sua relazione con gli abitanti della sua terra d’origine non fu sempre idilliaca. Per quanto riguarda il teatro, ad esempio, le cose andarono così.
L’idea di dedicare un teatro alla personalità musicale più di spicco di Busseto era nata attorno al 1845; Verdi non solo non era d’accordo, ma non voleva neppure donare del denaro per portare avanti la gloriosa opera. Dopo qualche tempo in cui, nonostante le sue numerose donazioni per i reduci di guerra e per i poveri bussetani, i suoi concittadini gli tennero il broncio, il Maestro si decise infine a donare una quota al comune, a patto che una minima parte di essa fosse utilizzata per il teatro e il resto per aiutare i bisognosi. Naturalmente avvenne l’esatto contrario e Verdi si arrabbiò molto, tanto che non solo non mise piede in teatro, ma prese l’abitudine di andare a curarsi alle terme di Tabiano durante tutta la stagione di attività del teatro. Buono come il pane, l’illustre signor Verdi!

IMG_20170624_104342

La sala del teatro e il palco, profondo 12 metri, perché costruito in un tempo in cui l’orchestra non suonava dalla “buca”, ma prendeva posto in scena.

Il teatro è piccolo, la sua massima capacità è di poco più di trecento persone, ma veramente ben curato e molto ben decorato. Il soffitto è affrescato con allegorie delle arti teatrali, mentre i palchi sono arricchiti da stucchi e applicazioni in cartapesta dorata, per mantenere un’acustica ottimale. Il ridotto e la sala fumatori, entrambi visitabili, conservano solo la pavimentazione originale, perché gli arredi sono stati rifatti seguendo lo stile dell’epoca, come vi farà sapere una gentile guida che vi porterà in giro per i vari ambienti per circa venti minuti.

800px-ritratto_di_antonio_barezzi

Antonio Barezzi

Dall’altra parte della piazza principale, proprio di fronte alla Rocca, trovate la Casa Museo Barezzi. Essa apparteneva ad Antonio Barezzi, ricco commerciante bussetano e primo mecenate di Giuseppe Verdi, cui era legato da un misto di ammirazione e di affetto sconfinati. Il primo piano della dimora si è oggi trasformato in un piccolo museo che raccoglie ritratti, lettere e immagini d’epoca relativi alla vita e alle opere di Giuseppe Verdi. Durante i sessanta minuti di visita – forse un po’ troppi, considerati gli effettivi metri quadri del museo – avrete l’occasione di esaminarli tutti e di imparare qualcosa di più sulla prima moglie di Verdi – Margherita Barezzi, la figlia di Antonio – e sulla seconda moglie, Giuseppina Strepponi, che non era ben vista dai bussetani (cosa che immancabilmente generò l’ennesimo cruccio mantenuto gelosamente vivo dal Maestro).

IMG_20170624_105557

La sala Barezzi, dove ancor oggi si tengono incontri musicali.

Se avete tempo e siete sufficientemente fortunati da trovarle entrambe aperte, di fianco alla Casa Barezzi ci sono due chiese che valgono la pena di essere viste, dedicate a San Bartolomeo e alla Santissima Trinità. In generale, questi piccoli paesini hanno sempre qualche meraviglia da scoprire, qualche curiosità, qualche tappa fuori dalle mappe e che merita di essere vista. Se avete tempo, quindi, vi consiglio una bella passeggiata per le stradine del centro.

A questo punto della giornata, io e la Penny avevamo un certo languorino, quindi ci siamo recate a Roncole Verdi (circa 4 chilometri di strada) e siamo andate a mangiare Alle Roncole, un grazioso ristorante con locanda (più info qui) a pochi passi dalla Casa Natale di Giuseppe Verdi. Il posto è molto accogliente, il cibo è buono, i prezzi non sono esosi ed esiste un vero e proprio menu dedicato ai celiaci, con piatti tipici della cucina della bassa.

Dopo esserci rifocillate, abbiamo intrapreso una curiosa visita alla casa natale del Cigno di Busseto. Dico curiosa, perché si tratta di un’esperienza interattiva con un tablet alla mano per le stanze della vecchia osteria di Carlo Verdi, ora ristrutturata. Gli arredi non sono più quelli originali e sono stati sostituiti, per così dire, da attrezzi di scena, che rendono l’esperienza meno realistica, ma permettono di girare attorno alle botti della cantina e sedere ai tavolacci della sala. Se in giro non c’è nessuno e siete dell’umore adatto, potete persino immaginare di essere circondati da altri avventori, qualcuno alticcio, qualche altro che propone al compagno, a metà tra un sussurro e un sibilo, un affare vantaggioso… voi invece volete solo che l’ostessa vi porti un po’ di polenta e pollo arrosto e vi versi altro vino nella ciotola e canticchiate tra voi un’arietta che vi è venuta in mente – Il giuoco ed il vino, le feste, la danza, battaglie, conviti, ben tutto gli sta…!

IMG_20170624_144347

Contrasto tra presente e passato su un tavolo di osteria. Non tutti sanno che tradizionalmente il vino veniva servito nelle ciotole e non nei bicchieri. Ci sono ancora alcune osterie e alcuni ristoranti che hanno mantenuto quest’uso.

Uscite da quest’ultima visita, è stato il momento di tornare alla rovente macchina (temperatura interna 48°C: in pratica è stata un’esperienza mistica!) e far vela verso casa, sperando nel temporalone che effettivamente ha rinfrescato l’aria in serata. 😀
Qualcuno di voi è già stato a Busseto? In caso contrario, e se ne avete la possibilità, andateci: il Maestro non la prenderebbe bene altrimenti. 😉

Annunci