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bannerGeneralmente ho un buon rapporto con il buon vecchio Alessandro Manzoni. Sarà che ho frequentato una scuola a lui intestata, sarà che l’Adelchi mi è sempre rimasto nel cuore, che quell’Ei fu mi è piaciuto fin da subito, ma sono riuscita a leggere e studiare (mai provato ad approcciarvi all’autore a cui la vostra scuola è intitolata? So vita, morte e miracoli di Alessandro ancora adesso!) con poca sofferenza anche il suo celeberrimo I Promessi Sposi. Negli anni, poi, vuoi per la nostalgia canaglia, vuoi per un pizzico di masochismo o perché io e le letture leggere abbiamo un relazione complicata, ho assistito a diverse rappresentazioni ispirate al primo romanzo moderno italiano. Spettacoli teatrali, letture, giochi di ruolo (non chiedete…) e musical, qualcuno più particolare di altro, ma mai, mai, strano come I Promessi Sposi di Michele Sinisi, in scena fino al 25 giugno al teatro Sala Fontana.

Che ha di strano questo Promessi Sposi?
La trama è esattamente la stessa, anzi, alcuni spezzoni sono proprio pari pari al romanzo, ma le scene e i personaggi sono stati rivisitati e rimaneggiati perché il loro collegamento con la società di oggi fosse il più duramente evidente possibile. Non solo, l’intera vicenda è raccontata e interpretata tramite allusioni, comparazioni, simboli e strategie metateatrali che non sempre sono comprensibili a prima vista, come nel caso della gigantesca riproduzione di una pulce che, a metà del secondo tempo, campeggia su una scena ferma e vuota e si lascia guardare dal pubblico per qualche interminabile minuto.

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Nella foto, un Bravo siede sull’impalcatura metallica che, mobile e smontabile, domina la scena. Il Bravo è un’ottimo cantante neomelodico. o_O

Come evincibile dalla foto qui sopra, i costumi non sono propriamente classici. ^^ Salvo alcune eccezioni, la maggioranza di essi è di stampo contemporaneo e presenta alcune scelte discutibili, come quella di dotare Lucia di una coroncina fosforescente e di un paio di rollerblade, sui quali sfreccia sul palco rischiando di rimanerci nubile e secca.

La fluidità della narrazione è tutta da imputare a un cast numeroso e composto da ottimi elementi, tra i quali lo stesso Sinisi, perché le diverse scene si succedono senza soluzione di continuità pur lasciando – le stesse sono diversissime! – lo spettatore alquanto spiazzato. Così, capita che un Rodrigo ballerino da discoteca (e di sesso femminile) ascolti volentieri la canzone neomelodica composta dal Griso sul passato di Fra’ Cristoforo, che Lucia diventi in un baleno la giovane Gertrude mentre la Monaca di Monza ripercorre la sua storia, che una lezione sulla Guerra dei Trent’anni diventi un’interrogazione in cui il professore viene a un certo punto contagiato dalla peste portata dalla famosa pulce… E non vi ho anticipato che un’unghia di quello che accade nelle due ore e venti minuti dello spettacolo, che non termina nemmeno dopo gli applausi finali, perché nell’ingresso – il teatro non ha confini! – è organizzata una bella festa di nozze per il lieto fine di Renzo e Lucia.

Per quanto spiazzante sia questa versione di I Promessi Sposi, per quanto non tutte le scelte di regia risultino comprensibili, io penso che si tratti di uno spettacolo da vedere, tanto per sperimentare cosa un vecchio classico ha ancora da dirci. What could possibly go wrong? 😉

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