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A me Wonder Woman è sempre piaciuta. Da piccola intervallavo la visione dell’A-Team e di McGyver proprio con quella del telefilm in cui Lynda Carter aveva l’aria marziale di Barbie Gelataia, tra l’altro con gli stessi capelli da urlo. Bellicosità latente a parte, quello che mi piaceva era che Diana Prince era effettivamente in grado di cavarsela da sola e che, per l’appunto, avesse uno show a lei dedicato invece che essere la solita comprimaria dell’eroe maschile.

Va da sé, dunque, che avevo certe aspettative riguardo al film del 2017 diretto da Patty Jenkins, che purtroppo sono state deluse. Intendiamoci, Wonder Woman non è un brutto film – Batman VS Superman è un brutto film, Daredevil è un brutto film, Catwoman… Catwoman si può definire film? -, ma non è nemmeno una pellicola che si può considerare di vedere una seconda volta. Va bene se non hai niente da fare e vuoi passare una serata leggera, meno se hai speso i soldi per l’IMAX. Molto meno, ma cerchiamo di non andare fuori argomento.

La sceneggiatura di Wonder Woman poteva probabilmente essere migliore. Non solo lo spettatore ha la continua impressione che chi l’ha scritta sia una di quelle persone che cerca continuamente di far ridere la gente senza mai riuscirci, ma i personaggi sono totalmente privi di tridimensionalità, a partire proprio dalla protagonista, che dovrebbe essere tutto il contrario! Senza fare spoiler, questa povera ragazza, cresciuta sotto la campana di vetro dell’isola delle Amazzoni, affronta in una successione dalla frequenza allarmante le perdita di persone care, l’orrore della guerra, l’innamoramento, verità sconvolgenti e la distruzione di qualsivoglia credenza l’abbia sostenuta fino a pochi istanti prima, e supera tutti questi ostacoli senza battere nemmeno mezzo delle lunghe ciglia di cui sono ornati i suoi occhioni. Ora, capite che è ben difficile affezionarsi a un personaggio del genere, sì?

Altri difetti li riscontriamo nella storyline totalmente priva di colpi di scena (ne ha di più un cartone per poppanti, Santi Numi! Anzi, meglio non scomodare i Numi, per questa volta) e nella lungaggine della narrazione in generale. Non mi sono piaciute nemmeno le aggiunte digitali alle scene di lotta, che secondo me erano a dir poco ridondanti e disturbavano la visione della scena. Sembrava di guardare il demo di qualche videogioco.

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Eccole, le nostre Amazzoni. Vorrei sottolineare quanto sta bene Robin Wright nei panni di Ippolita.

Mi sono piaciuti moltissimo, invece, i costumi e in generale l’ambientazione dell’isola delle Amazzoni: molto mitologica. Ho anche apprezzato che il ruolo di Steve Trevor (Chris Pine bello e poco altro: perfettamente in parte) rimanesse quello di spalla accessoria, lasciando che Diana/Wonder Woman prendesse tutta la gloria possibile. É, quindi, nuovamente un peccato che l’interpretazione di Gal Gadot (bellissima e fisicamente perfetta) risulti così insipida, ma probabilmente risente del tentativo purtroppo fallito di un uomo di ritrarre un personaggio femminile a tutto tondo. In tutta sincerità, non mi sento di farne una colpa a nessuno, perché anche le narratrici fanno tremendamente fatica con i personaggi femminili volitivi… è una faccenda complicata.

Insomma, se avete del tempo da perdere e non avete nessuna aspettativa particolare (e se le battute scontate sulla “forza dell’amore” non vi fanno cascare le braccia), Wonder Woman potrebbe essere il film giusto per passare la serata. Cercate solo di non aspettarvi miracoli. 😉

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