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Il periodo impegnativo di cui vi parlavo nello scorso post si è tradotto in letture veloci e di non difficile comprensione. Anche questo mese Serial Reader mi è stato decisamente d’aiuto, anche perché, come noterete, mi sono dedicata esclusivamente ai classici.

The Yellow Wallpaper, C. Perkins Gilman. Il racconto breve che in italiano dovrebbe intitolarsi La carta da parati gialla, è una semiautobiografia della sociologa e scrittrice americana Charlotte Perkins Gilman, vissuta tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà nel Novecento. Non avevo mai letto nulla di suo, ma l’aver incontrato per caso The Yellow Wallpaper mi ha incuriosita moltissimo e sicuramente cercherò altri suoi lavori. La storia, raccontata mediante lo stratagemma del diario personale, è quella di una giovane donna che, poco dopo il parto, viene confinata nella camera da letto di una casa di campagna dal marito, che è medico, al fine di rimettersi in salute. Il confinamento, però, ha l’effetto contrario e la donna scivola lentamente verso la pazzia, ossessionata dal motivo della carta da parati che riveste a stanza e che arriva a simboleggiare la sua stessa prigionia. Il tono narrativo dell’autrice, con quel vago sapore misterioso e l’inquietudine che cresce riga dopo riga, mi è piaciuto moltissimo.
Lady Susan, J. Austen. Uno dei lavori minori di Jane Austen, è un racconto epistolare incentrato sul personaggio di questa vedova allegra dell’età georgiana. Mi è piaciuto moltissimo, perché mi ha fatto sorridere e ritrovare lo stile della mia amata Austen, ma al contempo ho percepito una maggiore intensità nel personaggio di Lady Susan rispetto agli altri usciti dalla penna della scrittrice. Le emozioni che ho provato leggendo del rapporto tra la protagonista e la figlia, ad esempio, sono state molto più intense – leggasi che sono rimasta scioccata e anche un po’ inquietata – di quelle con cui, ad esempio, lessi di Wickham e Lydia ai tempi che furono.
Una Scommessa, A. Chekhov. Non avevo mai letto nulla di Chekhov fino a questo mese, e devo dire che sono rimasta favorevolmente colpita da questo brevissimo racconto. La storia – ma non vi racconto il finale, perché sarebbe un crimine! – è quella di una scommessa tra un ricco banchiere sui quarant’anni e un giovane avvocato di venticinque, che accetta di farsi imprigionare per quindici anni per dimostrare il suo punto di vista sulla dicotomia ergastolo – pena di morte. Se l’avvocato riuscirà a completare i suoi anni di prigionia in un casotto nel giardino del banchiere senza tentare la fuga o supplicare di essere liberato, quest’ultimo dovrà corrispondergli due milioni di rubli. Giunti al quindicesimo anno di prigionia, cosa sarà successo all’ambizioso avvocato? E allo sprezzante banchiere? Quello che più mi ha colpito della storia è stato il finale, dopo le considerazioni dell’avvocato e la fine della scommessa. In quell’ultima frase del racconto, secondo me, è incluso tutto il senso della vicenda. Se vi capita, leggete Una Scommessa: non vi porterà via più di venti minuti, ma ne sarà valsa la pena.

 

Anche per questo mese è tutto.
Adesso ritornerei al Tulipano Nero del buon vecchio Dumas, per un po’ di vera azione cappa e spada. Vi racconterò tutto a fine giugno!

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