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“Arianna”, J.W. Waterhouse, 1898

L’edificio che ospita i principali uffici del Tribunale e della Procura della Repubblica della mia città è un mastodontico esempio di architettura fascista, che occupa uno spazio quadrangolare di circa trentamila metri quadrati, raggiungendo un’altezza massima di trentotto metri. All’esterno è veramente bello a vedersi, con i suoi richiami al tempio romano e le sue sculture a rilievo, ma dentro… Beh, dentro somiglia più al labirinto di Dedalo: corridoi più o meno larghi, spesso tortuosi, piani che si confondono uno con l’altro peggio delle scale di Hogwarts, uffici evanescenti e veri e propri cumuli di reperti archeologici sotto forma di faldoni di processi vecchi di anni. Manca il Minotauro, è vero, ma può anche essere che io non l’abbia ancora trovato. 😉

Qualche giorno fa, mi sono addentrata nei meandri di questo affascinante edificio alla ricerca di uno specifico ufficio, situato al quarto piano, che poteva essere anche il quarto ammezzato, oppure il quinto (ricordate cosa dicevo dei piani? A loro piace cambiare). Raggiunto il piano desiderato, cerco una delle piantine formato A3 che si trovano appese ai muri e in cui sono indicati i numeri degli uffici raggiungibili dal luogo in cui ci si trova, proprio allo scopo di evitare ai viandanti di perdersi.
Fisso la piantina per qualche secondo, perché stranamente non mi ci ritrovo. Non sono una campionessa di orienteering, ma una mappa la so pur leggere, Santi Numi!, quindi che cosa può esserci che non va?

Perplessa, mi guardo attorno.
Secondo la piantina, dovrebbe esserci un ascensore alla mia destra, ma non ve n’è traccia. Guardo alla mia sinistra, ma non c’è nessun ascensore nemmeno lì. Conscia che l’opzione che durante la ristrutturazione abbiano spostato l’ascensore non sia verosimile, provo comunque a seguire il corridoio che, secondo la piantina, mi porterebbe all’ufficio desiderato, ma detto passaggio risulta essere un vicolo cieco. Ritornando al punto di partenza, passo davanti a un’altra piantina, ma anche questa non sembra rifarsi molto alla porzione di edificio che ritrae.

A questo punto, la mia logica stregonesca trae due ipotesi plausibili. La prima, che dopo i lavori di imbiancatura abbiano appeso le cartine all’incontrario, la seconda, che le abbiano scambiate di posto. Fortunatamente, un custode appare proprio a qualche metro da me, così lo chiamo per chiedere spiegazioni riguardo l’irraggiungibilità del beneamato ufficio xyz. Il custode sorride, benevolo:

Non riesce a leggere la piantina, eh? Non è la prima signorina a cui capita.

Combattendo l’istinto di mescolargli tutte le ossa e poi giocare al puzzle, rispondo che il problema è che la cartina sembra inesatta.

Sciocchezze, signorina! Vede, è semplicissimo: il cerchietto rosso rappresenta la posizione dove Lei si trova, ovvero qui dove siamo noi. L’ufficio che sta cercando è alla Sua destra, davanti a Lei c’è il muro e dietro di Lei lo scalone centrale…

Il saccente custode finalmente si gira e la voce gli viene meno. Naturalmente, dietro di noi non c’è lo scalone centrale, ma nemmeno una scaletta a chiocciola.
A questo punto, la mia personale Arianna afferra la cornice della piantina, la stacca dal chiodo a cui è appesa e la gira.

Oh. Ehm… Mi scusi un attimo.

Dice, prima di scomparire così come era arrivato.

 

Avevano scambiato la posizione delle piantine E le avevano attaccate al contrario. C’è mancato poco che per trovare l’ufficio che mi serviva dovessi affidarmi al muschio che cresceva sulle pareti. -.-‘

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