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Dopo anni e anni di acuta osservazione, sono giunta alla conclusione che i migliori aneddoti mi giungono dai clienti tranquilli, anche un po’ timidi. Quelli che salutano a mezza voce, sapete, che parlano poco e tengono gli occhi bassi, e magari arrossiscono anche un poco, quando chiedi loro come stanno o se puoi fare qualcosa per aiutarli.
Sono loro, in definitiva, le acque chete che erodono i ponti del mio benessere psichico.

L’ultimo cliente di questo genere è arrivato all’attività rambica un paio di settimane fa, per il suo allenamento. Io gli ho sorriso da dietro la reception, lui ha abbassato lo sguardo e mormorato un saluto non intelligibile. Io gli ho dato la chiave per un armadietto e poi ho continuato a svolgere gli altri incarichi, dimenticandomi di lui per circa quindici minuti, quando, sorridendo, passo lungo la sala pesi controllandone gli occupanti.

L’occhio mi cade, dunque, su detto cliente, che ha evidentemente qualcosa di strano, ma non registro subito che cosa sia. Mancavano pochi giorni alla mia partenza alla volta di Stonehenge, ed ero piena di cose da fare, così il mio cervello non ha immediatamente registrato quale fosse il problema e ha comandato al mio corpo di proseguire nel giro d’ispezione, come se nulla fosse. Il momento in cui ho coscientemente realizzato la stranezza a cui ero passata davanti è arrivato circa cinque secondi dopo l’impulso visivo che era stato inoltrato al mio organo del pensiero stregonesco. Immediatamente, mi sono bloccata. Poi, come in un film, ho ripercorso i miei passi fino a tornare davanti al cliente, certa di aver visto male, certa di aver sofferto di una specie di lapsus visivo, o che so io. Avevo visto benissimo.

Il cliente stava facendo gli squat indossando questo:

leggings_iron_man
leggings_iron_man2

 

 

…L’abbigliamento adatto per sviluppare muscoli d’acciaio!

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