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Veduta aerea del Royal Crescent e di The Circle

Bath è una cittadina termale inglese nella contea del Somerset, a circa tre ore di macchina da Londra, che sorge sulle due sponde del fiume Avon. Il luogo era conosciuto già all’epoca dei Celti (circa 2500 anni fa), ma le terme, che sfruttavano e sfruttano ancora l’unica sorgente di acqua sulfurea calda della Gran Bretagna, furono costruite nel 43 d.C. dai romani, che le chiamarono Aquae Sulis. Chi, come me, ha un’insana passione per i romanzi di Bernard Cornwell ha probabilmente avuto un tuffo al cuore nel leggere quelle due parole latine, ma nel periodo di Derfel, Merlino e Artù la storia della cittadina era appena cominciata, perciò ci tocca proseguire.

L’odierno nome della città è sassone, ma la Bath di adesso fu interamente costruita in Era Georgiana, ovvero a cavallo tra le decadi finali del 1700 e la prima metà del 1800, quando al trono d’Inghilterra si succedettero quattro “re Giorgio”. É stata un’epoca di grandi cambiamenti sia a livello politico- la perdita delle colonie americane, le guerre napoleoniche, la colonizzazione dell’Australia -, che sociale – vengono costruiti i primi orfanotrofi, la schiavitù viene abolita -, che naturalmente si riflettono anche sulle persone. Sempre più inglesi si trovano dotati di mezzi economici sufficienti per viaggiare e concedersi dei vizi, e gli abitanti di un anonimo villaggio in cui scorre una sorgente di acqua sulfurea con proprietà curative pensano di approfittarne. É in questo modo che nasce la Bath che possiamo visitare oggi, con il suo impianto neoclassico, l’abbazia neogotica e i riferimenti all’architettura rinascimentale italiana.

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Il Pulteney Bridge, completato nel 1774 in stile Palladiano sul modello del Ponte Vecchio di Firenze.

Non dimentichiamo, inoltre, che l’inizio dell’Ottocento è un periodo di grande ripresa per la cultura inglese (il British Museum di Londra fu fondato nel 1753) e la letteratura in particolare, con i lavori dei romantic poets della prima e della seconda generazione e i romanzi di Henry Fielding e Jane Austen, la cui personalità impregna Bath.

L’Autrice di Orgoglio e Pregiudizio e molti altri romanzi visse per meno di cinque anni in questa località termale e vi tornò saltuariamente per brevi periodi, inoltre, solo due dei suoi lavori – Persuasion e Northanger Abbey – sono qui ambientati, ma gli abitanti di Bath non hanno evidentemente perso il talento di approfittare di ogni scampolo d’interesse turistico disponibile. Passeggiando per le belle vie lastricate della cittadina, come vedremo, non è difficile ritrovare traccia della Austen quasi a ogni piè sospinto.

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La volta dell’Abbazia di Bath

Il fulcro della città è l’Abbazia, che ha origini normanne (ancora prima in loco esisteva un monastero sassone) ed è poi stata ampliata e ristrutturata in stile gotico. É possibile visitarla con un’offerta libera, oppure si può approfittare del Tower Tour (6 sterline): la salita lungo i duecentododici scalini della torre campanaria. La chiesa da sulla stessa piazza delle Terme Romane (entrata: 15 sterline) e del municipio (Guildhall), ed è proprio vicino al punto informativo per turisti, che in realtà a me è sembrato più un negozio di souvenir.
Dalla piazza dell’Abbazia ci si può incamminare verso la zona più “in” della città, oppure verso il fiume Avon per esplorare i suoi ponti e passeggiare lungo la North Parade.

 

ab9a81682eb9a44a15d71f244f0ee52eLa zona più elegante di Bath è a circa dieci minuti a piedi dalla piazza dell’Abbazia e consiste nel viale Royal Crescent, che si apre su un bellissimo parco, e nel The Circle, la piazza con una piccola aiuola verde al centro. Gli amanti della serie BBC di Persuasion non potranno non ricordare la topica scena di Anne Elliott che rincorre il capitano Wentworth sui lastricati di questa zona elegantissima, sotto la pioggia, gli altri possono approfittare di una giornata di sole per sedersi al parco del Royal Crescent, riposarsi e mangiare qualcosa.

Da The Circle, prendete Bennett Street, dove ha sede il Fashion Museum, il museo della moda, che raccoglie capi di stile ottocentesco. L’entrata costa 9 sterline (potete anche vestirvi con alcune riproduzioni dei vestiti dell’epoca e scattarvi una foto), ma è possibile visitare gratuitamente la parte dell’edificio che comprende le Assembly Rooms, ovvero le sale utilizzate per le feste e i ritrovi organizzati in città.

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Una delle Assembly Rooms, che si affacciano su una piccola saletta ottagonale

Prendendo invece Barton Street, sempre da The Circle, in cinque minuti arriverete al Jane Austen Centre (11 sterline per l’ingresso), un museo, manco a dirlo, dedicato alla figura dell’autrice inglese in cui lo staff vi accoglie nei panni e nello spirito dei personaggi più celebri usciti dalla sua penna. Al secondo piano del museo c’è una sala da tè il cui ingresso è gratuito e che effettua anche servizio gluten free, anche se è consigliabile prenotarlo prima, perché le scorte di scones et similia senza glutine si esauriscono in fretta, soprattutto nel weekend.

Tornare verso l’Avon è piuttosto semplice: vi basta puntare il campanile dell’abbazia, che è visibile più o meno ovunque in città, e raggiungerlo. Girando attorno alla chiesa vi troverete quindi sul lungofiume, che potrete percorrere fino al famoso Pulteney Bridge. In alternativa, potrete pagare le 4 sterline necessarie per fare un giro sulla North Parade, la stradina che segue la sponda nord del fiume, affiancata da un bellissimo giardino con ponticelli e gazebo.

La visita a questa cittadina termale è stata piacevole, ma personalmente non mi è rimasta nel cuore. Forse è a causa di una mentalità che punta un po’ troppo al guadagno dal turismo, che ha rivestito Bath intera di questa patina da “siamo cordiali e gioviali abitanti del sud dell’Inghilterra: amateci e visitate i nostri musei! Mangiate i nostri dolci tipici, fatevi una foto vicino al manichino di Jane Austen!”, che è un pochino sopra le righe. Sono però contenta di esserci stata, e soprattutto di aver goduto di una giornata favolosa, con una temperatura mite e un sole che scaldava le ossa. E pazienza, se Wentworth preferisce la pioggia. 😉

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