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<<“Proprio lì, Derfel, Merlino mi diede Excalibur”. (…) Si era fermato di nuovo e guardava, al di là delle scure sagome dei suoi uomini addormentati, la pietra al centro del cerchio. Mi parve che la lastra rilucesse nel chiaro di luna, ma forse si trattava solo di uno scherzo dell’immaginazione.
“Merlino mi obbligò a spogliarmi e a stare in piedi su quella pietra per tutta la notte” proseguì Artù “Il vento portava la pioggia, faceva freddo. Merlino salmodiò i suoi incantesimi e mi costrinse a tenere la spada a braccio teso, senza cambiare mai posizione. Il braccio, ricordo, mi pareva di fuoco e poi alla fine s’intorpidì.”
Esitò, con lo sguardo perso nel vuoto. “Ma Merlino non mi permise di deporre Excalibur” riprese ” ‘Tienila!’ mi gridò. ‘Tienila!’ E io rimasi lì, tremante, mentre lui evocava i morti come testimoni del suo dono. E i morti giunsero, Derfel, file e file di guerrieri con orbite vuote ed elmi arrugginiti, accorsi dall’Oltretomba a vedere la spada che mi veniva data.”>>

 

Quello che leggete qui sopra è un estratto del Romanzo di Excalibur di Bernard Cornwell, e non apre a caso questo post. Sapete, io ho desiderato visitare Stonehenge dalla prima volta in cui ho letto il citato ciclo di romanzi, che poi sono diventati una delle mie letture del cuore; parliamo della fine degli anni Novanta, e forse non avevo nemmeno dieci anni. Capirete, quindi, che la gita a Stonehenge dello scorso weekend aveva per me un significato particolare, e che era molto sentita.

Magari, però, alcuni di voi non hanno ben chiaro ciò a cui mi riferisco, quando parlo di Stonehenge. Si tratta di un sito neolitico, che si trova nella regione inglese del Wiltshire, a circa tredici chilometri a nord ovest della città di Salisbury. In definitiva, si tratta di un insieme circolare di megaliti, ovvero di grosse pietre.

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Eccolo qui, signori, per i vostri occhi: Stonehenge

Ma come, spendi tutti ‘sti soldi per andare a vedere quattro massi? Mi direbbe – e mi ha detto – qualcuno d’innegabile senso pratico. Sì, signori miei, ho preso l’aereo fino a Londra, ho pernottato in hotel, mi sono svegliata prestissimo e, provata dall’assenza di sonno, ho preso posto su un pulmino che ha sfrecciato per strette stradine della campagna inglese solo per vedere un mucchietto di massi. Mucchietto largo trentatré metri con megaliti pesanti dalle quattro alle cinquanta tonnellate, che si trova sulla stessa verdissima collina più o meno dal 3000 a.C. E me lo sono goduto tutto.

Stonehenge – patrimonio dell’UNESCO dal 1986 – è stato costruito in diversi periodi, l’ultimo dei quali termina nel 1600 a.C., e sostanzialmente si compone di una fossa circolare, al cui interno sono disposti anelli concentrici di due tipi di pietre. Le più grandi, in gneis, provengono da un sito a circa trenta chilometri da Stonehenge, mentre le più piccole – le così dette blue stones, in dolmerite – sono state trasportate fin nello Wiltshire dal Galles lungo un percorso di più di duecento chilometri. Mica male per gli uomini dell’Età della Pietra, eh? Il popolo che ha edificato un’opera così mastodontica non conosceva la scrittura, così noi non sappiamo per certo quale fosse la funzione di Stonehenge. C’è chi teorizza che si tratti di una specie di calendario solare, chi che si tratti di un tempio religioso. Secondo altre teorie, sarebbe un’antica area funeraria, oppure un luogo di guarigione… Al momento, è un sito archeologico turisticamente abbastanza rinomato, nonché un luogo che riveste grande importanza per il Neopaganesimo (pare che si possano incontrare dei Druidi a Stonehenge: in Inghilterra ne esistono ancora circa diecimila).

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All’alba del solstizio d’estate il sole passa attraverso i tre triliti (gli “archi” di pietre) a nord est

Quello che posso dirvi io è che si tratta di un luogo affascinante, in cui l’intelligenza della gestione permette ai turisti di vivere l’esperienza della visita nel modo più autentico possibile. Pullman, auto e altri mezzi di trasporto si fermano alla base della collina, in un parcheggio a pochi passi dal nuovissimo centro turistico, che acclude un piccolo museo la cui visita è compresa nel biglietto, e un café spazioso e pulito, dove rifocillarsi (attenzione ai celiaci: non ci sono scelte gluten free, a meno che non vogliate accontentarvi di frutta e caffè.) e riposare. La salita, di poco meno di cinque chilometri, fino ai megaliti si può fare a piedi o più comodamente a bordo delle frequenti navette di trasferimento, che partono da e per Stonehenge ogni due minuti e ci arrivano in meno di cinque.
Una volta sulla cima della collina… comincia la vostra esperienza. Il biglietto d’ingresso comprende audioguide piuttosto dettagliate e ci sono numerosi cartelli informativi lungo tutto il percorso che seguirete, ma io personalmente vi consiglio di non farci troppa attenzione e semplicemente godervi l’atmosfera del luogo. Il vento forte che scompiglia i capelli, l’erba incredibilmente verde. Il volubile cielo inglese che sembra quasi di poter toccare. E poi, naturalmente, il Cerchio di Pietre.

11115395676_2f7bdbf35b_bNon sono capace di descrivervi l’emozione che si prova a stare lassù, così vicino a quei massi giganteschi, che sono lì da più tempo di quello che si riesce a immaginare, e che lì sono stati portati con un considerevole sforzo e un enorme sacrificio di mezzi e vite per perseguire uno scopo che semplicemente non è sopravvissuto alla prova della sua passata esistenza. Dovete vedere con i vostri occhi, dovete andarci. Se potete, prima informatevi sulle leggende che gravitano attorno a Stonehenge, sul Tallone del Prete o sulla Pietra del Sacrificio. Forse, una volta lì, vicino a quei quattro sassi, sembrerà anche a voi di vedere un giovane uomo pallido reggere una spada ancora troppo grande per lui, in attesa degli incantesimi di Merlino.

 

 

 

P.S. Per chi volesse leggere qualcos’altro del mio amato Bernard Cornwell – oltre al Romanzo di Excalibur che DOVETE, tutti, recuperare -, vi segnalo che ha scritto un romanzo intero su Stonehenge (volete indovinare come si chiama? :D), in cui, tra l’affascinante trama e i personaggi mai scontati, illustra meravigliosamente il metodo di trasporto delle pietre.

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