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Come vi ho già accennato, in questi giorni ho dovuto affrontare tutto l’iter per il rinnovo della patente di guida della scopa, un documento essenziale per una Strega che si rispetti, lo capirete anche voi. Nonostante il, ehm… piccolo incidentino alle Poste, settimana scorsa mi sono recata all’ufficio di zona per la visita medica previo il superamento della quale mi sarebbe stata spedita a casa la nuova patente.

In una giornata uggiosa, quindi, mi armo di pazienza e di materiale per il lavoro che posso espletare anche seduta su una seggiolina di plastica della sala d’attesa e mi reco in tale ufficio all’ora concordata. Arrivo in anticipo, come sempre, e rimango piacevolmente sorpresa di essere anche chiamata in anticipo (anche se una vocina interiore mi chiede che cosa sarebbe successo se io avessi spaccato il secondo e l’operatore mi avesse chiamato in anticipo, non trovandomi: il terrore di dover rifare tutta la procedura!).
Comunico a un operatore la mia altezza e il mio peso (“Come, non sa quanto pesa di preciso?!” “No, guardi, non mi peso così di frequente…” “Ma Lei è una donna!” -.-‘) e poi vengo spedita nell’ufficio del medico.

É, questo individuo, un uomo sulla cinquantina, con un marcato accento napoletano e un sorriso pacioso sul viso, con il quale mi accoglie senza nemmeno alzarsi dalla sedia. Io mi accomodo sulla mia, e cominciamo la visita.

Medico: “Dica, Lei porta le lenti a contatto?”
Strega: “Sì, per la miopia.Vuole vedere le scatolette e i miei occhiali da vist-“
M: “No, si figuri! Mi fido! Sa che io non le ho mai potute portare? Vede, col fatto che sono astigmatico…”

[segue una lunga tiritera sui patemi del dottore, che all’epoca non sopportava le lenti semirigide e che adesso è troppo vecchio per quelle morbide, durante la quale la qui scrivente applica la modalità Cliente Dell’Attività Rambica, che prevede un sorriso smagliante e lo spegnimento della zona cerebrale dedicata all’ascolto attivo]

M: “… ad ogni modo, Lei non ha pagato per parlare di me. Ah-ah!” (Cosa c’è da ridere?!)
“Mi dica, Lei ci vede bene?”

S: “S-sì.”

E qui, signori, il mio interlocutore dimostra spirito di osservazione combinato a logiche deduttive che lo pongono sullo stesso piano di Sherlock Holmes.

M: “E ci sente anche, perché altrimenti non mi avrebbe risposto! Molto bene, per me è tutto a posto. Può andare e arrivederci!”

 

… Mi domando a che servano gli esami medici, quando lo Stato ha dipendenti che possono sostituirli con un semplice colloquio durato la bellezza di sette minuti e venti secondi.

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