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Il Salone degli Artigiani, così com’è adesso

Milano è una città piena di misteri. Immagino si possa dire lo stesso per qualsiasi altro luogo in Italia, perché non abbiamo mai idea di quello che c’è sotto le nostre scarpe; oltre l’asfalto su cui camminiamo possono esserci i resti di qualche edificio romano, tanto per dirne una, oppure le spoglie di qualche antico abitante della zona, che è stato sepolto di fronte al vostro negozio preferito mille anni fa, e così via. Se, però, questa è una condizione applicabile un po’ a tutto il nostro territorio, si fa fatica a pensare che anche la pratica Milano, quella che fa andare le manine e non sta a pettinare le bambole, possa avere dei lati nascosti, e invece ne ha moltissimi! Qualche giorno fa io ne ho scoperto uno particolare, di cui conoscevo sì l’esistenza, ma che non pensavo potesse essere fatto così: L’Albergo Diurno Metropolitano Venezia.

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Cos’è un albergo diurno? Bagni pubblici, lettori miei, si tratta di bagni pubblici. Ma non solo, come vedremo in seguito.

Il posto si trova in piazza Oberdan, dal lato di via Tadino, e vi si accede dalla scala che porta alla metropolitana di Porta Venezia, sulla linea rossa, perché negli anni Cinquanta parte della struttura fu demolita proprio per fare posto alla linea metropolitana. Attualmente l’Albergo Diurno Venezia è di proprietà del Comune di Milano, che sta vagliando dei progetti di ristrutturazione con la collaborazione del FAI: più che mai, faccio il tifo per loro, perché la visita a questo luogo, che pure è lontano dai fasti e dal lusso di un tempo, è un’esperienza ai limiti della magia.

Eccovi una breve pillola sulla storia della struttura. Fu progettata nel 1923, ma realizzata solo nel 1925. Gli interni sono in stile art deco, realizzati nientemeno che dal celebre architetto Piero Portaluppi (lo stesso di Villa Necchi Campiglio, per dirne una), e mascherano la struttura in cemento armato dell’ingegner Troiani con elementi realizzati in una mescolanza di materiali di pregio e moderni, come il marmo lucidato e il linoleum, oppure le bellissime piastrelle in vetro-civer. Lo spazio, di circa 1200 mq, è diviso in due ambienti distinti: la zona delle terme (ovvero, i bagni ^^) e quella del Salone degli Artigiani: una vera e propria via del commercio sotterranea, dove si poteva ricorrere al servizio di parrucchieri, barbieri, manicuriste, si potevano acquistare biglietti per il tram o per i treni, parlare di affari seduti sui divanetti, magari bevendo un drink preso al bar.

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Il Salone degli Artigiani con l’arredo originale. Ditemi voi se non è un luogo magico!

La zona delle Terme è stata chiusa nel 1985, quando ormai i bagni pubblici non avevano più motivo di esistere, ma il Salone degli Artigiani è rimasto più o meno attivo fino agli anni Novanta. Dal 2006, l’Albergo Diurno è rimasto chiuso e solo recentemente sono stati fatti accertamenti di stabilità sul luogo ed è stata conclusa un’opera di riqualificazione della piazza sovrastante, che ai tempi di massima attività della struttura avremmo visto delimitata sui lati corti da due pensiline d’entrata in stile Liberty e sul lato che da verso i Giardini Montanelli, da due colonne che contenevano lo sfiato per i fumi della caldaia e l’aria viziata.

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Una delle pensiline d’entrata, realizzata in cemento, acciaio e vetro secondo lo stile Liberty, che era molto apprezzato. Una di queste pensiline esiste ancora, verso via Tadino.

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La Dea Igea, figlia di Asclepio, che ha signoria della salute.

La visita che potete prenotare gratuitamente tramite il FAI, a giornate stabilite, comprende un breve esame della piazza prima di scendere nell’Albergo Diurno vero e proprio, soffermarsi sui negozi ancora visitabili e poi passare all’ambiente delle Terme, accolti da una bellissima statua bronzea di Luigi Fabris.
Con l’aria viziata e umida che vi riempie le narici, potrete esplorare le diverse stanze da bagno, che conservano l’impronta dell’antico splendore sotto una patina d’incuria, e, se volete, provare a immaginare come dovesse essere questo luogo incantato agli inizi del secolo scorso, quando i signori e le signore, ma anche i membri di classi sociali inferiori, si asciugavano dopo il bagno o la doccia con una salvietta riscaldata, si rassettavano allo specchio e poi uscivano, soffermandosi magari a rimirarsi in uno degli specchi a figura intera del Salone degli Artigiani.

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Il barbiere. Ma non vi viene da cantare Figarooo?

La visita dura circa quaranta minuti, ed è una porzione ben spesa del vostro tempo, credetemi: il fascino del luogo non lascia nessuno indifferente, e sicuramente non potrete dire di aver visitato la solita chiesa o il classico museo!

Trovate maggiori informazioni sulle visite guidate e le prenotazioni sul sito del FAI e, se vorrete raccontarmi com’è andata la vostra esperienza con l’Albergo Diurno Metropolitano Venezia, mi trovate qui ad aspettare il vostro commento. 😉

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