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Il titolo originale del film si riferisce alle tre protagoniste e alla scarsa notorietà di cui, nonostante i loro raggiungimenti siano epocali, hanno goduto fino a ora.

Mentre scrivo, la notte degli Oscar non è ancora arrivata. Non sappiamo chi si aggiudicherà quelle belle statuette luccicanti, non sappiamo se le previsioni che un po’ tutti si sono divertiti a fare si avvereranno. Quello che io, nel mio cuoricino stregato e assolutamente ininfluente per quanto riguarda le decisioni di questo tipo, so per certo è che Il Diritto di Contare (Hidden Figures in lingua originale) è uno dei migliori film che ho visto negli ultimi cinque anni, almeno.

La pellicola, tratta dal libro di Margot Lee Shetterly, a sua volta ispirato a una storia vera, racconta la storia di Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson che collaborarono con la NASA a partire dal 1961, quando, per fare un piccolo ripassino, i primi uomini venivano lanciati nello spazio e John Glenn divenne il primo astronauta americano a fare un’orbita (anzi, tre) completa attorno alla Terra. Le tre donne, afroamericane, lottarono per affermare la propria professionalità e il proprio valore in un’America ancora segnata dalla segregazione razziale, superando ostacoli sociali e di fatto contribuendo non solo al successo di missioni che hanno influenzato la nostra epoca (oltre a quella che è l’oggetto del film, potremmo citare il Programma Mercury, o la Missione Apollo 11: quisquiglie, no?), ma anche la nostra società.

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Il film è diretto da Theodore Melfi e vanta un cast di tutto rispetto: Taraji P. Henson (s t u p e n d a nel ruolo di Katherine Johnson!), Octavia Spencer (Dorothy Vaughan: per questo ruolo è nominata all’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista), Janelle Monàe (Mary Jackson), Kevin Costner (Al Harrison), Kirsten Dunst, Jim Parsons e altri. La colonna sonora è uno spettacolo, un’adorabile sinfonia di motivi arcinoti e nuovi tocchi che creano un’alchimia favolosa.

Se le performance strepitose degli interpreti – di tutti gli interpreti, nessuno escluso! -, la storia toccante con un finale al cardiopalma (sì, anche se sappiamo perfettamente com’è andata a finire!) e un copione vivace, intrigante e significativo non sono sufficienti a catturarvi, sono sicura che nemmeno il più insensibile di voi rimarrebbe indifferente di fronte al metodo narrativo scelto dagli sceneggiatori e dai registi, che rompe completamente il classico schema americano per i film di questo genere.

Non sono presenti lunghe spiegazioni di com’era divisa la società americana in quel periodo, non ci sono estenuanti monologhi che celebrano la volontà di un eroico americano bianco che decide di sbattersene della segregazione e di celebrare l’unità, no… Ci sono i fatti. E i fatti, infondo, sono molto meglio delle parole.
La scena iniziale delle tre protagoniste le vede interrogate da un poliziotto, solo perché sono tre donne di colore, ferme sul ciglio della strada a causa di un guasto alla macchina.

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tumblr_ojsgdjmqcd1svlqpoo1_400Katherine Johnson, trasferita in un’unità che la vede come prima impiegata di colore, deve percorrere mezzo miglio per trovare una toilette adatta a lei, e lo fa correndo sui tacchi più volte durante il film, portandosi dietro il lavoro per non rimanere indietro, e la scena strappa la risata, finché non raggiunge il suo climax con una bellissima, perfetta battuta – al limite del monologo – di sfogo di Katherine, che è appena tornata in ufficio gocciolante, perché fuori c’è un tempo da lupi e lei ha appena fatto un miglio tra andata e ritorno al bagno, senza ombrello.

E allora lo sapete cosa fa il personaggio di Costner, Al Harrison? Non parla, non fa discorsi, non s’impone come dominante maschio alfa americano, no. Prende un martello e abbatte la segnaletica che divide i bagni per i bianchi da quelli per i neri.

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Ed è una scena forte, e toccante più di mille parole inutili che trasformerebbero Il Diritto di Contare in un polpettone assurdo che potrebbe veramente piacere solo ai patriottici eredi dello zio Sam.

Invece, questo film mi ha divertita e commossa, spaventata ed esaltata: tutto nello stesso tempo. Infatti, non capisco come sia possibile che Hidden Figures sia candidato solo a tre premi Oscar (Miglior Film, Miglior Attrice Non Protagonista e Migliore Sceneggiatura Non Originale), quando io invece avrei aggiunto almeno la Nomination come Migliore Attrice per la Henson e quella per la Miglior Colonna Sonora.
La mia speranza, per il momento, è che questo film si aggiudichi la statuetta più importante di tutte e che abbia la visibilità e la diffusione che si merita, non tanto per il messaggio di cui è indubbiamente portatore – se ricordiamo che siamo nell’epoca in cui Trump è Presidente degli Stati Uniti e in cui, allo stesso tempo, la NASA scopre pianeti abitabili a quaranta anni luce da noi, dobbiamo ammettere che anche il messaggio ha la sua importanza! -, ma perché Il Diritto di Contare è bello, diverso, poetico e ricco di emozioni. Ecco. E dal momento in cui programmerò l’uscita di questo post fino alla notte del 26 febbraio terrò le dita incrociate.

 

Voi l’avete visto?
Se sì, ditemi che cosa ne pensate: sono curiosissima!!

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