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Qualche giorno fa, mi arriva un curriculum vitae di un candidato collaboratore dell’attività rambica.
La foto che questo giovanotto ha ritenuto opportuno allegare alla sua richiesta lo ritraeva, ornato di grossi occhiali con lenti a specchio e con il volto atteggiato nella classica posa del “culo di gallina”, nell’atto di mostrare la sua pasciuta muscolatura, che risaltava sul petto nudo, depilato e cosparso di autoabbronzante. Ovviamente concorderete con me nell’affermare che la sua foto dimostrava tutta la sua professionalità e la sua dedizione sul lavoro, motivo per il quale la sottoscritta era stata tentata di non leggere nemmeno le qualifiche di quest’uomo, convinta com’ero che fosse davvero troppo per l’umile attività rambica.

Ahimé, la necessità di trovarlo, questo collaboratore, ha però avuto la meglio sulla modestia di cui mi fregio per conto dell’attività lavorativa di Rambo e mi ha portata a leggere il curriculum vitae del nostro Adone, curriculum che sorprendentemente era di tutto rispetto. Ecco perché ho risposto alla sua e-mail per chiedergli le sue disponibilità lavorative.

Non ho ricevuto risposta il giorno stesso.
Non ho ricevuto risposta il giorno dopo.
Due giorni dopo la casella di posta elettronica dell’attività rambica si sentiva trascurata e stava già cominciando a pensare che in lei ci fosse qualcosa di sbagliato, perciò, per aiutarla, ho chiamato il candidato.
La conversazione è andata come segue:

“Ciao, ti ho mandato un’e-mail per chiederti le tue disponibilità, per caso non è arrivata?”

“Oh, ciao! No, no, mi è arrivata, l’ho letta subito.”

“Ah… E allora perché non hai risposto?”

“Beh, perché cercare un lavoro funziona un po’ come corteggiare qualcuno, no? Vince chi fugge!”

 

Ecco, io non sono sicura che funzioni proprio così, ma – e me lo chiedo depennando il nome di Adone dalla mia lista di potenziali nuovi collaboratori – chi sono io per dirlo?

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