tsundoku

Nome, origine giapponese (informale). L’atto di impilare uno sull’altro i libri comprati e non ancora letti.

 

Come molti bibliofili, io soffro di tsundoku, che è un modo esotico per dire che tendo a non controllare la mia smania di comprare libri, che poi impilo da qualche parte nell’attesa di leggerli. Il problema è che la velocità con cui detti libri si impilano l’uno sull’altro (, Velocità tsundoku) non è sincronizzata con quella con cui io li leggo (Vl, Velocità di lettura), soprattutto perché quest’ultima è inficiata dal fattore M (Melanconia), che mi porta a riaprire libri che ho amato e che mi sono tornati in mente per rileggerne qualche passaggio. I libri letti e straletti si accumulano quindi a quelli nuovi e in attesa di lettura, aumentando gli effetti della sindrome tsundoku (τ) come segue:

τ = (Vτ – Vl) + M

É evidente, vuoi dalla formula di cui sopra, vuoi dall’applicazione del mio problema alla vostra esperienza personale, che il tsundoku può portare velocemente a situazioni di crisi in cui, che so, c’è più spazio per i libri che per l’ossigeno che serve agli abitanti del Covo per respirare, dove lo spazio vitale scarseggia a favore di quello per immagazzinare i libri da leggere/rileggere, dove la sindrome comincia a intaccare anche altre tipologie di letture, come ad esempio le riviste (nel momento in cui scrivo credo di avere una decina di numero tra National Geographic e Focus impilati sul tavolino del salotto, ancora intonsi).
Al Covo, questi sconvolgimenti libreschi vengono generalmente risolti dopo un momento di crisi iserico-nevrotica della Genitrice, che è una maniaca dell’ordine, o quando la sottoscritta viene colta dall’arcinoto sacro furore del riordino. In entrambi i casi per si rimettono a posto i libri del cuore e si trova lo spazio per quelli nuovi, generalmente procedendo all’eliminazione di qualche altro volume.

No, signori miei, la Strega non butta via i libri. Gettare un libro è un grande peccato di questi tempi, ma anche in altri, e io proprio non ci riesco, nemmeno se si tratta di una lettura che non consiglierei mai nella vita. In genere, quindi, preferisco rivendere i libri che non desidero più ospitare al Covo, in modo che essi possano avere una nuova vita a casa di qualcun altro e io possa guadagnare qualche soldino da investire in altri libr- ehm… cose. Altre cose che possano servirmi. Non libri. Perché a casa notoriamente non c’è più posto per quelli. Non vogliamo ricascare nella sindrome di cui sopra, giusto?
E vogliamo parlare della polvere? Sapete quanti acari riescono ad annidarsi tra le pagine di un libro lasciato a se stesso?? Questi sono tutti buoni motivi per cercare di guarire dallo tsundoku, ve lo dico io, che stamattina ho urtato per la seconda volta una pila di libri sul comodino, mandandoli a rovinare sul pavimento, e incidentalmente anche sul mio piede destro.

…Ripensandoci, però, forse guarire del tutto è una situazione un po’ drastica. Insomma, signori, che sarà mai qualche libricino sparso per casa?!
Secondo me migliora l’arredamento. 😉

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