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Il Cortile d’Onore di Palazzo Marino, scampato al bombardamento del ’43

Che fare in una mattinata caratterizzata da un gelo quasi siberiano come quella di ieri? Approfittare della possibilità offerta dal Comune di Milano di visitare la sua sede storica, Palazzo Marino, sembra una buona idea!

Iwww.luxintenebra.coml nome del palazzo si rifà alla famiglia Marino, che nella seconda metà del Cinquecento erano ricchissimi mercanti genovesi di sale e pesce che avevano affari a Milano. Uno dei figli di Marino senior, Tommaso (il signore dall’espressione cordialissima che vedete nel ritratto qui a fianco), decise di diversificare il business di famiglia e si mise a prestare ingenti somme di denaro ai nobili signori in cambio di cariche di potere. Ben presto Tommaso divenne un uomo potentissimo, ancora più ricco e molto odiato dal popolo, perché amava ostentare la sua ricchezza e i suoi bravi (sentite il vago sentore di Promessi Sposi, qui?) malmenavano chiunque avesse obiezioni da esprimere riguardo i suoi affari. Insomma, l’unica cosa che mancava al nostro Tommaso era un titolo nobiliare, che lui acquistò nel Ducato di Terranova subito prima di realizzare il suo desiderio di avere un grande palazzo di famiglia che riflettesse il suo potere e la sua ricchezza. Il novello duca Marino non voleva mica una residenza qualunque, eh! L’edificio doveva essere costruito in pietra, avere due piani e delle torrette, essere collegato al vicino Duomo tramite una strada privata e naturalmente essere isolato da qualsiasi altra costruzione dei dintorni (obiettivo facilmente raggiungibile per Tommaso: bastava abbattere tutte le case del circondario! Che uomo generoso, che paladino del popolo!)

Per la realizzazione di cotanto palazzo Tommaso Marino chiamò l’architetto Galeazzo Alessi, che si applicò al lussuoso compito finché il suo committente non finì sul lastrico e in disgrazia, al che fuggì prima che tutte le proprietà dei Marino venissero confiscate. Il Palazzo rimase quindi a metà fino nell’Ottocento, quando divenne proprietà del Comune di Milano, che si occupò di ultimarne la costruzione, scegliendolo poi come sua sede nel 1861.

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La visita alle stanze del palazzo comincia con lo splendido salone delle feste, quella Sala Alessi splendidamente affrescata e decorata che generalmente ospita le opere d’arte che il Comune espone in periodo natalizio per la gioia di milanesi e turisti. Uno spettacolo, signori miei, dal primo stucco all’ultimo bassorilievo, passando per gli affreschi e le sculture in coccio, tutto sul tema della mitologia classica.

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Lo Scalone d’Onore. Pare che Tommaso Marino lo percorresse a cavallo o su una portantina, mai a piedi. Caligola era un dilettante.

Successivamente, si attraversano due sale damascate (ovvero, con le pareti ricoperte di preziosissima seta di damasco: pare tenesse lontano l’umidità), la Gialla e la Verde, dove una guida un po’ agitata e con scarsa conoscenza del modo congiuntivo, senza parlare della corretta costruzione della frase italiana, mi ha raccontato come la famosa Monaca di Monza citata anche dal Manzoni sia nata proprio lì. La dettagliata storia di questa donna sfortunata è accompagnata dalla descrizione dei ricchissimi arredi che riempiono queste stanze: un’accozzaglia di specchiere rococò, quadri seicenteschi, gonfaloni e tavoli in legno pregiato a cui si accompagnano ironicamente una modernissima stampante multifunzione e un telefono. Dopo aver, insomma, scoperto la causa dei lunghi tempi d’attesa prima che un operatore comunale risponda al telefono (deve attraversare la sala del parto della Monaca di Monza e girare attorno alla toeletta in legno dorato!) si passa dal meraviglioso Cortile d’Onore alla Sala del Consiglio Comunale, con i motti di Cicerone incisi sulle pareti assieme agli stemmi delle sei porte di età romana della città, e poi, attraverso lo Scalone d’Onore si accede al piano nobile. Qui è possibile percorrere il loggiato, che

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Il loggiato ospita i busti di tutti i sindaci deceduti di Milano

offre una nuova visuale del cortile che vedete all’inizio di questo post, le cui mura e colonne sono finemente decorate in gusto manierista, senza lasciare nemmeno uno spazio vuoto, e creano un effetto d’insieme estremamente suggestivo.
Sempre al secondo piano si apre la Sala dell’Orologio, che fa da anticamera agli uffici di Sindaco e Vicesindaco con gli splendidi quadri del Seicento, e la Sala della Giunta, che è decorata sulle quattro pareti da affreschi di Tiepolo, purtroppo molto rovinati. Quest’ultima sala non è generalmente parte del percorso di visita, ma credo che la guida ci abbia portato lì per ovviare al disguido per cui, durante le festività natalizie, alcune sale generalmente inserite nel tour non fossero agibili.

 

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Gli affreschi, maestosi e vivi anche così, si sono rovinati perché furono trasferiti qui tramite la tecnica dello strappo, per salvarli al bombardamento R.A.F. del 1943

Dopo aver ammirato l’ombra di uno splendore che forse non ci verrà restituito mai più, si ritorna al piano terra e si esce in strada, pronti a tornare alla vita di tutti i giorni e grati che i bravacci di Tommaso Marino siano stati sostituiti da guardie di altro genere, sicuramente più cortesi. 🙂

 

La visita al Palazzo del Comune è gratuita, ma necessita di prenotazione. Se siete di Milano e volete aggirarvi tra le stanze del mica tanto buon Tommaso, oppure se siete turisti e volete visitare un museo che non conosce quasi nessuno, qui trovate tutte le informazioni che volete. Scrivete, prenotate la vostro visita e… fatemi sapere che cosa vi ha colpito di più!

 

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