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Siamo giunti all’ultima citazione prevista per il Quote Challenge. Mi auguro che abbiate trovato interessanti i post della categoria, o almeno che non vi siate annoiati (non li avrete mica saltati a piè pari, vero? VERO?!).
In ogni caso, vi ringrazio sentitamente per le letture, che sono andate oltre ogni mia più rosea previsione, e per i vostri commenti, che ho letto con molto piacere e che in certi casi ho anche trovato illuminanti.🙂 Chissà, potrei pensare di continuare a condividere qualche citazione di tanto in tanto, così, giusto per non perdere il ritmo. Voi che ne pensate?
Per il momento, però, torniamo al Quote Challenge.

 

La citazione che vi propongo oggi è tratto da “La Banda dei Brocchi”, di Jonathan Coe (più informazioni qui). Si tratta di una lettura recente, che sicuramente rivoluziona l’immagine del Regno Unito che generalmente abbiamo. L’estratto che trovate qui sotto mi è piaciuto in particolar modo, probabilmente perché si tratta di una riflessione condivisibile da una che scrive storie, oltre che a tenere un blog.
Ve la lascio in conclusione del post, senza commentarla, ma speranzosa di leggere le le vostre risposte.

 

Serve a qualcosa scrivere storie? Me lo domando spesso. Mi domando se l’esperienza possa veramente essere distillata e ridotta a pochi momenti straordinari, forse sei o sette, che ci vengono concessi in una vita intera: e per di più ogni tentativo di scoprire un nesso tra di loro è futile. E mi domando se ci sono momenti nella vita che non soltanto “varrebbe la pena di spendere mondi interi per acquistarli”, ma sono anche così pieni di emozione che si dilatano, diventano attimi senza tempo.