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poster_largeAlla fine l’ho visto. Non credevo che l’avrei fatto, ma, dopo la lettura di un post che ha toccato le profonde corde della mia infanzia tra i libri di avventura, ho cambiato idea e ho visto l’ultima fatica di David Yates: La Leggenda di Tarzan.

Vi dico che non l’ho trovato affatto male per quello che è, ovvero un film d’avventura. Non vuole essere esageratamente profondo, non vuole essere accurato come un documentario di National Georaphic (anche perché, ehm… è Tarzan!), non vuole rivalutare il mito del buon selvaggio… Vuole essere una classica storia di avventura, che ti fa battere il cuore un po’ più forte, ti diverte e sì, ti fa anche scappare una lacrima.
David Yates ci riesce benissimo, direi che è uno dei suoi talenti.

La fotografia è bella e molto piacevole, e anche le ricostruzioni degli animali sono accurate a sufficienza da lasciare che il film proceda, senza essere troppo dettagliate da risultare finte. La trama scorre liscia e senza interruzioni, probabilmente grazie ai flashback sul mito di Tarzan – ovvero il passato di Lord Greystoke, con tutto il pacchetto della morte dei genitori, la vita con gli animali e il fatidico incontro con Jane – che interrompono la vicenda presente e che contribuiscono a mantenere viva l’attenzione dello spettatore.
Dei costumi posso dire poco, considerando che l’ottanta per cento dei protagonisti della storia girano mezzi nudi o coperti di peli, perciò direi di passare al cast.🙂

In un film come questo, la scelta degli attori non è forse di particolare influenza per la buona riuscita del film. Voglio dire, sì, ci sono Samuel L. Jackson e Christoph Waltz, ma il loro spazio sullo schermo non è tale da rendere memorabile la loro performance, e onestamente nemmeno i loro personaggi sono stati costruiti in modo tanto preciso: sono niente più o meno di quelli che ci si aspetta di vedere in una storia di avventura e sono godibili proprio per questo. La fisicità di Alexander Skarsgard è impressionante e così dev’essere per il suo ruolo, di cui non c’è molto altro da dire, perché, anche se è dilaniato dal dubbio sulla sua natura, il Tarzan del film non esterna i suoi sentimenti (e non ne ha neanche il tempo: passa i 105 minuti della pellicola a correre per l’Africa e a bere tè col mignolino alzato!). Margot Robbie è una bellissima e biondissima Jane, l’unico personaggio su cui è bene dire qualcosa, perché effettivamente è quello meglio riuscito del film.
Non si tratta del fatto che, una buona volta, la protagonista femminile non sia una fragile damigella in pericolo, anzi, ormai siamo intasati da protagoniste che non sono donzelle in difficoltà! Verrebbe da urlare un bel ridatecele, tanto per cambiare. Spesso, però, questo genere di personaggi emancipati non riesce a emergere e rimane, ahimè, molto piatto (e qui parlo in generale sia di film che di libri! Ne parleremo più approfonditamente in un altro post: il discorso è lungo), ma questa Jane, invece no. Questa Jane è uno splendido concentrato di qualità appartenenti sia alla classica donzella che all’eroina emancipata, in un perfetto equilibrio che la rende dolce, simpatica e tridimensionale. La recitazione della Robbie c’entra poco in tutto questo, ma nutro speranze per la sua Harley Quinn.

 

Insomma, se volete passare un paio d’ore scarse al cinema, lontano dagli onnipresenti film d’azione iper-tecnologici, La Leggenda di Tarzan è un’ottima scelta. Fatemi sapere cosa ve ne pare.🙂