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Giugno è stato un mese particolare.
Anzitutto, è il mese in cui cade il mio compleanno – prima che me lo chiediate: sì, ho fatto bottino di libri😀 -, poi ho tratto le fila di un po’ di riflessioni che mi hanno accompagnato negli ultimi mesi.
Che riflessioni, dite? Gli argomenti sono molteplici: le persone, l’amicizia, le scelte personali, esperimenti portati a termine da me medesima, utilizzandomi come cavia. Insomma, non mi sono fatta mancare nulla.😀

Sicuramente la sfida di lettura ha risentito di questo particolare mood in cui è sprofondata la Strega. C’è stato tanto del mio caro amico Fedor Dostoevskij, ad esempio; la tendenza cinico-malinconica di questo signore si è accordata bene alla mia in molte giornate di giugno (e lasciate perdere le serate, quelle dopo il turno all’attività rambica). Poi, ho ribadito l’assenza di sintonia che ho con gli scrittori latinoamericani (salvo rare eccezioni!) e ho faticato per ultimare almeno un libro consigliatomi dai miei pargoli. Nessuno può dirmi che sono snob riguardo alle letture…

 

Ma bando alle ciance e diamo un’occhiata ai libri più da vicino, sì?

“Assassin’s Creed – Renaissance”, O. Bowden. Per la rubrica Conosci i Tuoi Pargoli.
La gentile ragazza che mi ha consigliato il titolo qui sopra (leggilo, dai, è bbbellissimo, mi è piaciuto un sacchissimo e poi c’è tanta storia! Tutti quegli -issimo dovevano mettermi in guardia) ha letto TUTTI i libri della collana in tempi non sospetti, ovvero prima che annunciassero il film con Fassbender, a cui proprio non riesce di scegliersi due film con copione decente di fila, ma questa è un’altra storia. Tornando al libro, si tratta di una specie di lunga fanfiction su un personaggio dei videogiochi, con scarsa qualità ma linguaggio sufficientemente semplice da prestarsi a esercizio di comprensione scritta in lingua inglese per un ragazzino. Lasciamo perdere il c’è tanta storia, perché… Insomma, lasciamo perdere.
“Il Giocatore”, F. Dostoevskij. Non avevo mai letto questo libro e devo dire che non è della solita qualità dei testi del mio amico Fedor; si sente che è stato scritto per non soccombere a debiti e multe per mancato adempimento del contratto, ecco. Tuttavia, quell’aria malsana che si respira in altri suoi romanzi, quei personaggi che suscitano una curiosità morbosa, quell’ironia che sfocia in acidità… I tratti distintivi della sua scrittura appaiono tutti, non si può dire il contrario.
“Le Notti Bianche”, F. Dostoevskij. Sì, due libri di fila (beh, Le Notti Bianche è più un racconto), perché a giugno, come vi ho anticipato, avevo bisogno di Dostoevskij. Di quest’opera ho amato alla follia le atmosfere della San Pietroburgo estiva, con il fiume che scorre lento e solitario, il sole che non tramonta mai, la magia, appunto, delle notti bianche. La secchiata gelida alla Dostoevskij arriva nel finale.
“Moby Dick”, (H. Melville) D. Chichester e B. Sienkievicz. L’ennesima versione di uno dei miei libri preferiti (è un graphic novel), regalo di compleanno. Ho adorato le illustrazioni, un po’ meno il testo, per due motivi. Il primo, naturalmente, è che è un’impresa impossibile adattare un romanzo complesso come quello di Melville in un fumetto di una cinquantina scarsa di pagine: si finisce inevitabilmente per perdere qualcosa. Il secondo motivo è che la traduzione dei testi è in alcuni punti imbarazzante: non è solo una questione di scorrimento, ci sono proprio delle parole che non vanno messe lì o non vanno messe così. Un vero peccato.
“Zorro”, I. Allende. Zorro è uno degli amici della mia infanzia: io lo adoravo, volevo diventare come lui, cavalcare Tornado, tirare di scherma e prendere in giro gli ingiusti. Va da sé che ho praticamente letto ogni cosa sia mai stata stampata su don Diego della Vega (e ho visto qualsiasi cosa sia stata girata), ma fino a questo momento il libro della Allende mi era sfuggito. Meno male che mi è arrivato come regalo di compleanno, eh? Purtroppo, però, non ne sono rimasta entusiasta: io e gli autori latini non ci capiamo, è evidente. La narrazione dell’autrice mi è parsa lenta, fuori tono (malinconico-disilluso: ho chiaro l’intento di mostrare l’uomo dietro il personaggio, ma perché diavolo si deve voler fare una cosa del genere?! Zorro è Zorro, punto.), noiosa fino alle ultime trenta pagine del libro. Di nuovo, peccato.

 

Ora, vi lascio per vedere un episodio del telefilm con Guy Williams – sì, quello del 1957: la Strega è incredibilmente moderna nei suoi gusti! -, in attesa di scegliere quale altro libro cominciare. Che dite di un po’ di avventura in terra americana?