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Viste le ultime notizie, ho pensato che un piccolo riassunto prima del vero fattaccio – perché abbiamo solo avuto l’antipasto, eh! Cosa credevate? – potesse essere utile.

Regno Unito 2000px-civil_jack_of_the_united_kingdom-svg

Formato da: Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda del Nord
Capitale: Londra
Bandiera: Union Flag, o Union Jack
Popolazione (dati 2015): 64 875 165, il 12,8% di quella dell’Unione Europea
PIL (dati 2015): 2 569 miliardi €elisabetta-ii-regno-unito
Valuta: Sterlina
Rank economico: V potenza al mondo
Principali Partner Commerciali: USA, Germania, Cina, Paesi Bassi
Sistema Politico: Monarchia costituzionale parlamentare
In Unione Europea dal: 1 gennaio 1973
Seggi al Parlamento Europeo: 73
Prossima presidenza del Consiglio Europeo: 2017
Schengen? No
Contributi UE in Regno Unito: 6,985 miliardi € per costruzioni di strade, sovvenzioni alla ricerca, tutela dell’ambiente, sovvenzioni all’agricoltura, etc.
Contributi del Regni Unito al bilancio dell’UE: 11,342 miliardi €, lo 0,52~ del Reddito Nazionale Lordo

 

Vi domanderete perché io mi sia messa a pubblicare una tabellina come quella sopra queste parole a poche ore da uno dei risultati più spiazzanti dai tempi… No, mi sa che è la decisione più spiazzante di sempre. Voglio rispondere in tutta sincerità.
Pubblico dati perché, in realtà, non sono in grado di dare un’opinione fondata su fatti concreti a quello che è successo.
Come, obietterete, la Strega, che si fregia di insegnare ai pargoli nozioni di politica, economia, diritto, storia e quant’altro, non sa dare una sua opinione in merito a questa Brexit? Esatto.
Io insegno, signore e signori, nozioni. Fatti accaduti nel passato, tendenze, culture, pensieri. Sistemi di governo, indici economici, relazioni. In tutto questo, sarei pazza ad affermare di essere un’esperta, perché conosco solo la teoria. Non so nulla,  proprio come voi, di quello che realmente succede lì, nelle stanze del potere – o nell’occhio del ciclone, usate pure l’immagine che preferite -, non ho idea delle dinamiche che regolano le decisioni e le azioni compiute in quei luoghi e perciò ignoro completamente le conseguenze del referendum di ieri in Regno Unito. Amo troppo le storie per non immaginare dietrologie intricatissime e non considerare banale la semplice ipotesi della stupidità umana che contagia anche chi è al potere.

La reazione globale ai risultati di un voto che non si sarebbe dovuto fare – perché i cittadini britannici sono ignoranti quanto me e voi in materia – è stata potente, ve ne accorgete aprendo di sfuggita un qualsiasi media, io stessa ne ho preso parte e con un animo che era tutto fuorché beato della sua ignoranza, ma si è trattato di una reazione istintiva, di pancia, se vogliamo. Una reazione che esprime la tristezza per la fine di un’epoca che durava tanto a lungo da apparire interminabile, lo sconvolgimento per un risultato sorprendente, l’amarezza. La paura, appunto, del futuro, che oggi è, più di ogni altro giorno, incerto.

Ecco il motivo della tabella all’inizio del post. Leggetela, ripassatevi un po’ della storia del Regni Unito dal secondo dopoguerra, se volete (riassumendo: crisi, rinascita culturale, crisi, proteste contro l’immigrazione, scioperi, entrata nell’Unione Europea, altra crisi e altri scioperi, altre proteste contro l’immigrazione, Thatcher, mega-crisi e massima violenza, petrolio nel mare del Nord, anni Novanta, boom): credo la troverete illuminante. Poi, cercate la vostra opinione da soli.

 

Di cosa avete più paura?

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