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53197Il titolo originale di questo film uscito il 9 giugno è The Man Who Knew Infinity ed è tratto dalla vera storia della vita di Srinivasa Ramanujan, matematico indiano del primo Novecento, le cui teorie sono utilizzate ancora oggi per la comprensione di fenomeni che ancora sfuggono alla nostra comprensione, come i buchi neri.

L’Uomo che Vide l’Infinito, per la regia di Matthew Brown è un film molto bello, con una fotografia stupenda e un cast eccezionale, a partire dai due protagonisti: Dev Patel/Ramanujan e uno stupendo Jeremy Irons nei panni di Godfrey H. Hardy. Più che degni di menzione sono anche Toby Jones/Littlewood, Jeremy Northam/ Bertrand (Bertie!) Russel e Stephen Fry/ Sir Spring.

Quello che ho più apprezzato del film è la resa della dinamica tra Ramanujan e Hardy, basata quasi interamente sullo sforzo di comunicare tra due schemi mentali caratterizzati da una differenza tale da risultare incomprensibile nel mondo di oggi, dove tutti hanno imparato a ragionare pressoché nello stesso modo.
Il matematico indiano è dapprincipio lontanissimo dalla nostra comprensione, e non parlo delle sue formule matematiche: lascia tutti i suoi affetti per recarsi a Cambridge e pubblicare i suoi studi, ma, una volta giunto, rifiuta non solo di integrarsi, ma anche di spiegare le sue intuizioni; è dotato di una boria che sembra veramente rasentare quei numeri infiniti che lui è in grado di concepire con così grande facilità e per la prima parte del film non si guadagna la simpatia dello spettatore (se non per la sfortuna di avere una madre cotale, ma non faccio spoiler). Hardy, invece, è pratico, adorabile nelle sue stranezze e profondamente umano, sì, anche – e soprattutto – quando si concentra sugli aspetti che in Ramanujan sono di suo interesse e tralascia tutto il resto della sua anima, fino al tragico momento in cui si accorge dell’errore.
Ramanujan scrive le formule che la sua Dea gli mette sula lingua mentre lui dorme, sa che sono corrette perché sono scritte. Hardy è un calcolatore, un ricercatore del più puro stampo, in grado di vedere il divino solo quando riflesso in quello che col tempo diventerà l’unico incontro romantico della sua vita. 

L’Uomo Che Vide l’Infinito è una storia di numeri, di teorie, di calcoli pazzi e dimostrazioni, ma soprattutto la storia di una convergenza di anime, sentimenti e tendenze. Con tutto quello che ne consegue.