Tag

, ,

Ahimè, una delle prime forme di produzione scritta che vengono presentate ai pargoli è, in qualsiasi lingua, quella della lettera informale. Insomma, il caro/a Vattelapesca, grazie per la tua lettera! Come stai? Eccetera che da anni annoia sia gli insegnanti che gli alunni che devono produrre qualcosa di decente.

Il problema, signori, è che – vuoi per l’avvento dei social network, vuoi per l’analfabetismo dilagante dei giovanotti, vuoi perché l’Apocalisse è vicina – le lettere non si scrivono più e i pargoli cominciano a non riconoscere bene questo specifico genere letterario, tanto che sono stata in grado di raccogliere sufficienti aneddoti sul tema per un’altra puntata del Meraviglioso Mondo dei Pargoli.
Come sempre, i miei commenti sono sotto ogni citazione. 🙂

 

“Ah, ma la lettera è quella cosa che si spediva per posta! Tanto tempo fa, vero?”
Non so se sentirmi vecchia o sentirlo più cretino degli altri.
“Ma… lettera nel senso dell’alfabeto? Che compito è?!”
Uno che da 26 possibili scelte. 

“La mamma dice sempre che le lettere che arrivano in casa nostra non si devono considerare.”
“Ah sì? E che lettere sono, pargola?”
“Non lo so, la mamma le straccia. C’è scritto sopra Equitalia.”
Giusto, meglio non considerarle quelle. O_O Da domani, comunque, tua madre mi paga in anticipo.

Pargolo pensieroso: “Quindi, i tedeschi mettono all’inizio della lettera il nome della persona che la deve leggere e alla fine quello di chi l’ha scritta?”
Esatto! E non solo i tedeschi! 
“Dunque, quello che manda la lettera è il mitomane.”
Ohibò! Beh, può darsi, ma non è detto… Insomma, anche le persone normali scrivono.
“Il destinatario, invece, chi è?”
Ottima domanda! La risposta non può essere nel nome stesso, sicuramente è una trappola!

Pargola scocciata: “Perché devo scrivere l’indirizzo del destinatario sulla busta?”
Io: “Perché altrimenti in posta non saprebbero a chi mandarla.”
Lei: “Beh, ma non dovrebbero saperlo lo stesso?”
Mi è passata per la mente un’immagine flash dell’ultimo ufficio delle Poste in cui sono stata: ho deciso che ce la porto in gita!

“Quelli che hanno scritto il mio libro di inglese sono delle capre, come dici tu: tutte le lettere cominciano con ‘dear’, mai che mettano un nome diverso!”
Capre. Gli autori del libro, certo…
In tedesco: “Teuer (costoso, NdB) Alfredo,…”
Io: “Pargolo, la lettera si comincia con ‘Lieber’.”
Lui: “Ma ‘caro’ si dice ‘teuer’!”
Io: “Quel vocabolo lì vuol dire ‘caro’ nel senso di ‘costoso’, non si usa per le-”
Lui: “E vabbè, il mio amico di penna si farà pagare!”
… Troppi film da adulti, troppi troppi.

“Ma perché devo scrivere una lettera? Non posso mandare un messaggio su Whatsapp?”
Li’ mortacci tuoi e di Whatsapp! No, non è la stessa cosa.
“E se io non voglio scrivere al mio amico di penna? Che fanno, mi danno la multa?”
No, ti danno 2.

 

 

Chiudiamo con un’altra insegnante di inglese, un tipo moderno:
“La prof ha detto di ideare un messaggio di Whatsapp a un amico inglese”
“Bello! OK, pargola, fammi vedere che c’è scritt- Perché il foglio è bianco?”
“Ho deciso che gli mando un vocale e sono apposto.”

Advertisements