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La sfida di lettura di quest’anno è cominciata da lui, il signor Lev N. Tolstoj, con uno dei suoi due capolavori: “Guerra e Pace”. Quelle milleduecento (1200) pagine e passa che servono per cominciare bene l’anno, eh?

E’ un romanzo che sicuramente non rappresenta una facile lettura, ma che rimane del tutto accessibile per una mente determinata e… organizzata. ^^ Il trucco, signori, è armarsi si sana pazienza e fissare un tot di pagine da leggere al giorno: non troppe, eh!, tenete presente i vostri limiti. E’ sempre meglio leggere eventualmente un po’ di pagine in più rispetto ai piani, che in meno.

Consigli sul metodo di lettura a parte, difficilmente vi pentirete di aver deciso di leggere Guerra e Pace, perché Lev mette così tanta carne al fuoco, che non è possibile che non ci sia nulla che vi interessi, e fa parlare personaggi così diversi tra loro, che almeno uno toccherà le corde del vostro essere!
Per quanto i tre personaggi principali – Andrej Bolkonskij, Natasha Rostova e Pierre Bezhukov – siano così presenti nella narrazione e provino così tante emozioni che non è proprio possibile rimanere indifferenti di fronte a loro, a mio parere la principale attrattiva del romanzo sono i cosiddetti personaggi di supporto, o secondari. Persone, individui, che appaiono all’improvviso e se ne vanno allo stesso modo, talvolta poche pagine dopo la loro entrata in scena, con caratteristiche appena pennellate dallo scrittore, ma in modo così vivido, così reale, che potrebbero essere quelli che sedevano attorno a noi in tram, o che abbiamo incontrato dal panettiere (Dei, a ben ricordarsi alcuni di questi personaggi, se ne trovate di simili dal panettiere, cambiate zona: non vorrei avervi sulla coscienza!).

Guerra e Pace è un grandioso studio sulla personalità umana, sulle motivazioni più profonde che ci spingono ad agire, che vanta una deliziosa assenza di filtri romantici ad appannare i lati di noi che preferiremmo non considerare. Tutto questo, inserito in un contesto storico di estremo realismo – a volte anche troppo: alcuni capitoli potrebbero essere inseriti in qualsiasi libro di testo di storia – e di cinismo quasi crudele.

Se c’è qualcosa che ho digerito con difficoltà nell’opera di Tolstoj?
Sicuramente la seconda parte del romanzo scorre con meno fluidità della prima (cominciano le dure dissertazioni filosofiche, storiche, religiose di Lev, che a volte si lascia andare, e chi lo riprende più!) e si fa più fatica ad attenersi a quel benedetto numero di pagine che ci si è prefissati. Personalmente, trovo difficile condividere parte delle opinioni di Tolstoj, uomo estremamente religioso già nel momento in cui scriveva Guerra e Pace, che toccano la fede e soprattutto il fatalismo; il suo ragionamento, di solito sempre così oggettivo da risultare crudo, sembra perdersi d’un tratto in voli pindarici che non hanno né capo né coda e approdano a conclusioni francamente imbarazzanti. Ma come non perdonare tutto ciò a Lev, dopo tutte quelle splendide scene e quelle battute così commuoventi che mette in bocca ai suoi personaggi?
Perciò, sopportiamo le dissertazioni religiose, e anche l’assurda fortuna di Pierre, va’.

 

Anna Karenina seguirà durante l’anno, ma prima fatemi fare una pausa.😉