Tag

, ,

Oramai guardo alle mie gite alla Grande T con una certa apprensione, quasi immaginando il cliente tordo che incontrerò. Comincio ad avere un fastidioso tick all’occhio sinistro già dalla mattina, mentre mi accingo a fare colazione (mettere l’eye-liner è diventata una missione al limite del possibile, voi mi capite), e per l’ora di lasciare il Covo sono già semi-terrorizzata, più o meno come un esploratore che sa di doversi inoltrare in una giungla popolata da animali feroci.

Questa mattina non ha fatto eccezione.
Ho affrontato i trenta minuti sui mezzi pubblici per recarmi alla Grande T, dove dovevo incontrare il cliente che necessitava di una traduzione asseverata, che si è bellamente fatto vedere tre quarti d’ora, due sms e una chiamata dopo l’orario previsto. Non era perso nel traffico, non gli è stato male il figlio, no: era a bere il caffè nel bar all’angolo.

Ma va bene, eh! Se è solo di un cretino supponente che mi devo preoccupare, la giornata rientrerà tra quelle nella norma. Dato che il sole era sparito e cominciava a scendere una bella umidità, ho mollato il cliente ad attendermi all’aperto (Sa, i non addetti non sono ammessi. Ma quanto tordo puoi essere per crederci??!), mentre io sono effettivamente entrata nell’edificio per asseverare la traduzione.
Prendo il numerino, attendo il mio turno e mi avvio gioiosamente allo sportello, pensando già a quanto posso tirare a lungo il mio ritorno dal mecenate odierno, quando qualcosa contribuisce a fare sì che questa giornata entri negli annali della mia vita da traduttrice.
Un uomo sui quarant’anni, belloccio del tipo intellettuale che ci tiene, con la giacchetta di vellutino raso d’ordinanza sopra i jeans slavati e l’occhiale con montatura che si intona alla tonalità del capello mosso, dall’aria casual ma in realtà curatissimo, mi si affianca allo sportello e presenta un plico di foglio al cancelliere, che stava già esaminando il mio.

Mi scusi, devo sottoporre questa perizia.

Io gli faccio cortesemente – non c’è ragione per essere piccati già il lunedì mattina, o no? – presente che è il mio turno e che il totem per prendere il numerino è proprio lì, a due passi, ma lui mi guarda con l’occhiata contemplativa-dispregiativa e sfodera il suo tono supponente.

Ma Lei non sa chi sono io? Io sono un ingegnere!

A questo punto, lunedì o non lunedì mattina, non posso esimermi dal rispondere a cotanto senso civico. Sfoderando l’occhiata “se ti avvicini di un altro millimetro ti affetto a unghiate”, dico:

Ha ragione, non ho idea di chi Lei sia e non mi interessa nemmeno. Ora cortesemente stia indietro e attenda il Suo turno.

L’intellettualoide scuote appena il ciuffo, mi volta le spalle e se ne va, bofonchiando un chiarissimo

Sciacquetta invidiosa!

 

…Vuoi non cominciare la settimana con un lunedì avventuroso?