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Questa mattina vado a consegnare delle richieste di liquidazione in un importante ufficio istituzionale, popolato dalla peggio razza di burocrati che voi possiate immaginare.
Sfido dunque quel dito di gelo siberiano che sembra aver raggiunto Madunina Land proprio quando il tecnico ha rimosso lo scaldabagno del Covo e mi reco nel succitato luogo, dove ho un’interessante conversazione con un funzionario.

“Già che c’è, mi traduca anche questo.”

Dice lui, appioppandomi dei fogli di carta sparsi.
Io do un’occhiata veloce: sono in portoghese. Io non parlo portoghese.

“Mi spiace, ma non posso farlo.”

“E sentiamo il motivo per cui la signorina non può farmi questo favore.”

“Perché io non conosco il portoghese, mi spiace. Deve andare a consultare l’albo dei traduttori e recuperarne uno per quella lingua…”

Il funzionario mi interrompe, rimostrandomi tutta la sua stizza per la necessità di recarsi dove sono custoditi gli albi (in un ufficio a tre porte dalla sua, se li vuole cartacei. Altrimenti può fare tutto da Internet). Mi richiede di tradurgli il documento.

“Guardi, non posso proprio farlo. Io non parlo una parola di portoghese.”

“Ma lei è traduttrice di spagnolo!”

“Sì, ma…”

“E che differenza vuole che ci sia?!”

 

Giusto.
Andiamolo a dire a Lisbona e dintorni, eh?