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Il carattere di questo 2016 si è rivelato a me subito dopo il primo weekend dell’anno. Immagino che dovrei già ringraziare che gli esseri divini che stanno sopra di noi mi abbiano lasciato un paio di giorni per acclimatarmi.

Lunedì mattina sono andata ad asseverare la traduzione per un cliente, in un Tribunale arredato per l’occasione a Deserto dei Tartari: molto suggestivo. Il cliente in questione mi aveva affidato la traduzione perché quella svolta da lui medesimo non aveva valore (ma davvero?) legale; alla consegna, mi fa questa indispensabile domanda:

Quindi io che traduzione invio, la mia o la Sua?

Indovina indovinello…

Martedì mattina avrei dovuto fare lezione a una mia pargola, che però si è beccata l’influenza, lasciandomi un giorno di respiro e per prepararmi psicologicamente all’Epifania… quando il mio cellulare ha avuto un ictus.
Davvero, non sarei in che altro modo spiegare quello che è successo al Dispositivo Tecnologico Stregonesco di Massima Importanza (d’ora in poi, DTSMI), che alla sua accensione, alle 7:24 del mattino, ha fatto un rumore simile a quello dei crostacei che vengono infilati in una pentola dell’acqua bollente, ha vibrato un po’ e si è spento. Nel panico più profondo ho provato a riaccendere il DTSMI, gioendo al successo dell’operazione, e ho scoperto di aver perso tutti i miei messaggi e i contatti di rubrica, senza contare che alcune insignificanti applicazioni (solo Google Maps, Google Chrome e Google Play Store) risultano danneggiate.
Inoltre, il DTSMI parlava correntemente tedesco.
Forte di 16 anni di studio della lingua teutonica, ho reimpostato la lingua italiana e, utilizzando lo stesso registro linguistico di uno scaricatore di porto uzbeko, ho inviato decine di e-mail per recuperare i contatti perduti. Ok, solo i contatti perduti di mio interesse: cosa siete, della CIA?? Tra le mail che ho inviato c’era anche quella al cliente che dovevo vedere il giorno dopo in tribunale per la prima volta e che non avevo idea, senza il suo numero di cellulare, di come recuperare. Vogliamo indovinare se la mia comunicazione ha trovato riscontro?

Giovedì, dunque, ho scandagliato il Tribunale in cerca del cliente di cui sopra, che ho recuperato con successo – ho selezionato quello che mi sembrava più tordo di tutti e ci ho azzeccato. Non so ancora se esserne lieta o meno – e, nel pomeriggio, mi sono recata all’attività rambica, dove ricominciava il corso di karate per bambini.
Avete presente una marmaglia di bambini che si sono annoiati a casa per quasi 15 giorni? Ecco.
Venerdì mattina lo schermo del DTSMI ballava violentemente e io sono sprofondata nel terrore più nero di dover spaccare il mio salvadanaio a forma di… non procione né porcellino, è un orsacchiotto con la sciarpa e il cappello del Milan, prima del tempo. Non nascondo che ho pregato e sto correntemente pregando tutte le divinità a me conosciute perché il DTSMI regga ancora qualche mesetto… Vi prego, non tarpatemi le ali. Nel pomeriggio è stato il turno dei piccoli karateki del secondo turno settimanale, che sembravano più sciamannati di quelli del giorno prima, per non parlare delle loro madri.

Sabato mattina, giusto per accordarmi con il mio umore, ho pulito parti della mia camera che non avevo più toccato da tempo immemore, riorganizzando l’intera libreria che ho sopra la mia scrivania. Poi, ho accompagnato la Genitrice a comprare un ferro da stiro nuovo – perché anche quello tirato il suo ultimo sbuffo di vapore – e ho dato un’occhiata ai prezzi degli smartphone. Mi sono sentita male.
Nel pomeriggio c’era la Missione Esselunga, dove è uscita la rilettura, perché mancava la rilettura per concludere degnamente questa settimana dotata di notevole drammaticità. La cassiera è ancora viva solo perché Rambo era troppo occupato con le buste della spesa.
Ieri sera abbiamo ordinato la pizza (ovviamente per me gluten free). Il fattorino porta a Rambo una prosciutto e funghi cruda, alla Genitrice una ortolana bruciata e a me direttamente l’ordinazione sbagliata.

 

Una cosa, pensando alla settimana appena trascorsa salta all’occhio.
Chiunque abbiano pagato per farmi il malocchio ha fatto un gran bel lavoro. -.-‘