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Mica pensavate che la sottoscritta Strega facesse qualcosa di diverso, a Sant’Ambrös, che guardare la Prima della Scala, eh!

Quest’anno i gentili signori del celeberrimo teatro milanese hanno optato per mettere in scena la Giovanna D’Arco, di Giuseppe Verdi. Si tratta di un’opera che precede i famosi drammi lirici del Barbuto di Busseto (ha debuttato nel 1845), per il cui libretta Temistocle Solera si rifà alla splendida Die Jungfrau von Orleans (La Pulzella di Orleans) di Friedrich Schiller.
La trama è riassumibile come segue. Giovanna è una giovane contadinella che prega la Madonna affinché le permetta di combattere contro gli Inglesi, che stanno devastando il suolo francese (siamo nel 1429) e Maria acconsente, a patto che la giovane rinunci a tutti gli affetti mortali. Giovanna incontra dunque Carlo VII di Francia, che è tentato di abdicare in favore del Re d’Inghilterra, e lo convince a riprendere le armi. L’esercito francese vince la battaglia e Carlo VII confessa il suo amore a Giovanna, che lo ricambia e sta per cedergli, quando una visione la riporta sulla retta via. Durante l’incoronazione del re di Francia, Giacomo (il padre di Giovanna, che si è convinto che la ragazza abbia fatto un patto col demonio) la accusa pubblicamente di stregoneria e la fa rinchiudere in un castello sotto il controllo inglese, dove la giovane gli confessa di essere rimasta pura, anche se ha amato il re di Francia per un istante. Compreso l’errore, Giacomo libera la figlia, che si getta in battaglia e viene ferita a morte. In seguito, Giovanna ascende al Cielo sotto gli occhi del re e del padre.

La rappresentazione di ieri, diretta da Riccardo Chailly – che con Verdi fa miracoli! -, per la regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier, ha dei lati apprezzabilissimi e alcune interpretazioni che io personalmente non condivido, prima tra tutte questa mania dell’accezione freudiana alle opere. Perché, signori, non riuscite a lasciare in pace il povero Sigmund?? Ci sono sicuramente delle opere che si prestano meglio di altre a interpretazioni di questo genere, vedi il Lohengrin di qualche anno fa, ma io mi chiedo sempre che ci azzecca l’amico Freud con Giuseppe.
In particolare, si è scelto di suggerire che Giovanna D’Arco sogni alcuni degli avvenimenti che la rendono protagonista, oppure presenzi ad altri sotto forma di una specie di proiezione astrale, cosa che, se è giustificabile e interessante nel prologo, non si accorda minimamente col libretto nell’ultimo atto. E io detesto quando gli interpreti cantano una cosa e ne recitano un’altra (vi ricordate la Traviata?).

Finite le critiche, passiamo a ciò che ha fatto sì che la Giovanna D’Arco di ieri godesse di più di un quarto d’ora di applausi ininterrotti, come gli interpreti principali, dotati di un enorme talento e di una voce straordinaria. Non si può non menzionare il soprano Anna Netrebko, splendida nel ruolo che da il nome all’intera opera sia per intensità che per doti canore,che divide il palco con Francesco Meli/Carlo VII e Giacomo/Devid Cecconi (che baritono!).
cvo5syswiaewifhLa scelta di scenografie e costumi è di dividere i due mondi di Giovanna in modo piuttosto netto, tra lo stile Ottocentesco – dai toni neutri e cupi -, che starebbe quindi a rappresentare la realtà, il secolarismo, e quello medievale dai colori tendenti al rosso, che rappresenta la religione e gli ideali, nonché il sogno. cvo6qhlw4aar3xm
Della scenografia apprezzo soprattutto l’idea della proiezione di immagini e luci sulle pareti e sul soffitto del palco, di grande effetto.
I costumi si concentrano sulla già citata dicotomia Ottocento/Medioevo, con l’aggiunta di un gruppo di diavolacci veramente ben progettati e ideati. Una menzione a parte la devo, in questo frangente, al costume di Carlo VII, che fa veramente un baffo al principe felice di Wilde.

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Mi sono piaciute molto anche le scene di gruppo (se non ho già citato il magnifico contributo del Coro della Scala alla riuscita dell’opera, mi sono macchiata di una colpa gravissima!!), che, oltre ad essere veramente molto ben orchestrate, hanno un che di pittorico che mi ha colpita molto positivamente.

 

Insomma, il tardo pomeriggio del giorno di Sant’Ambrogio è stato piuttosto soddisfacente. L’anno prossimo mi aspetto una Madama Butterfly da favola, ma nel frattempo, stamattina chi volesse può gustarsi la replica della Prima di quest’anno su Rai 5.
Melomaniac is the new black.😉