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Hanno tamponato Rambo a inizio del mese scorso; un ragazzo che alle sette del mattino non si è fermato a uno stop ha sfregiato il lato b della Rambocar ed è sopravvissuto per raccontarlo agli amici solo perché evidentemente maestro nella mossa del cucciolo impaurito.
In pratica, si è messo a piangere davanti a mio padre che, intenerito, l’ha lasciato in vita e ha concesso di accordarsi con il padre del piccolo automobilista.

Abbiamo incontrato tale genitore quasi tre settimane più avanti, dopo che avevamo ragionevolmente temuto che non si sarebbe fatto trovare, per compilare la constatazione amichevole, che la sottoscritta ha dovuto scrivere a mano quattro volte, dato che la carta carbone del modulo non faceva il suo mestiere, appoggiata al cofano di una lurida macchina in un parcheggio col sole a picco di mezzogiorno.

Avrei potuto terminare il racconto qui, infarcendolo di qualche altro dettaglio divertente e di un paio di battutine; avevo anche già pronto l’aneddoto da raccontare alle feste in famiglia: ti ricordi quella volta che ti hanno tamponato e che sei arrivato a un passo dall’assoldare dei mercenari per ritrovare il proprietario dell’auto?
Non avevo però fatto i conti con l’iter per la riparazione della Rambocar dal carrozziere convenzionato.

Ci ho accompagnato Rambo oggi nel primo pomeriggio, ho compilato il modulo per l’auto di cortesia (Rambo crede nella fatina del televisore, nella magia di Internet e nell’addetta alla compilazione dei moduli, che sarei io) e poi ho osservato per quindici minuti i tentativi del meccanico di farmi una fotocopia fronte e retro. Detti tentativi comprendevano i vari accendi-e-spegni la fotocopiatrice, la brutale rimozione della spina dalla presa di corrente, uno shackeramento feroce, qualche bella botta sui lati e, infine, il rovesciamento del macchinario. Alla fine gliel’ho detto, che aveva semplicemente messo la carta nella fessura sbagliata.

Conclusa questa piccola pratica, siamo andati a prendere l’auto di cortesia, che sulle prime pensavo fosse un’installazione fuori sede del Museo del Novecento.
Un’auto vecchia come non ve la potete immaginare, con il sedile del passeggero sfondato e che scatta in avanti di mezza tacca ad ogni frenata un po’ più brusca del normale. Ha anche un piccolo problema di avviamento, sembra sostanzialmente una mucca in agonia, e in movimento emette un rumore curiosamente familiare, tanto che sono sicura che, scoprendo il motore, ci troverei l’intera galera di Ben Hur con tutti i suoi occupanti a bordo. Certo che abbiamo fatto una scena, arrivando all’attività rambica…

Mi domando se la mossa da cucciolo ferito del piccolo tamponatore provetto funzionerebbe ancora, ora.

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