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Succede questa mattina.

Mi reco dal medico curante per farmi prescrivere gli esami di controllo per la celiachia (pensavate che si riducesse tutto a mangiare gluten free, vero? E invece no!). Memore delle interminabili code in sala d’aspetto, arrivo in studio più di mezz’ora prima dell’inizio dell’orario delle visite… e mi ritrovo con sette (7!) persone davanti. Tutti pensionati, alle 9:30 del mattino.

Sospirando con una certa rassegnazione, mi accomodo sulla panca e tiro fuori il libro che mi ero portata dietro per ingannare il tempo. Comincio a leggere con animo sereno e mente sgombra da pensieri, totalmente ignara che le persone che mi circondavano non erano comuni cittadini, bensì graduati del Dipartimento TIG – Tecniche di Intimidazione Geriatrica.

Mi accorgo del grosso errore in cui mi sono ficcata quando arriva in sala d’aspetto un ottavo vecchietto, che con tono dolce chiede chi è l’ultimo. Io alzo innocentemente la mano e sorrido al vecchietto, che…

“Bene, così può cedermi il Suo posto.”

Io sbatto le mie ciglia piene di rimmel, poi rispondo che lo farei volentieri, ma che ho degli impegni e che quindi non posso permettermelo. Gli altri vecchietti decidono dunque di sfoderare il brevetto ottenuto al TIG e danno manforte al collega.

“Ecco! Non ci sono più i giovani di una volta!”

“State pur certi che io non ho educato mio figlio in questo modo!”

“Dove andremo a finire…”

Prima che io mi accinga a rispondere timidamente che avrò qualche diritto anche io, tapina Strega nemmeno trentenne, un vecchietto dall’aria bellicosa (quando ero entrata non mi era sembrato!) mi parla, con il viso a un palmo dal mio e il fiato che puzza terribilmente di sigaretta:

“Sei sicura di non dover andare dal pediatra, tu?”

Trattenendo a fatica una delle mie svariate personalità – quella che fa paura a Moriarty, per intenderci – reprimo il desiderio di tirare una craniata al pensionato e sorrido a fatica. Vado dal medico dei grandi da un po’, ora, se ai loro signori non dispiace, vorrei riprendere la lettura.

La situazione torna più o meno normale finché non giunge il nono vecchietto, che…

“Chi è l’ultimo?”

L’ottavo pensionato dunque risponde:

“Sono io, ma solo perché la signorina si rifiuta di lasciarmi il posto.”

L’ultimo arrivato prende le parti del collega, scatenando nuovamente le proteste del gruppo:

“Che giovanotta prepotente!”

“Guardi, lo dicevo anche io.”

“Eh, si accorgerà, signorina, quando sarà vecchia anche lei…”

“Spero che l’artrite e i reumatismo le insegneranno un po’ di umiltà!”

Con uno sforzo sovrumano, non rispondo male.
Ripeto che, come loro, sono arrivata prima perché ho altre cose da sbrigare dopo aver visto il mio medico curante, come mio diritto, e che no, non cederei il mio ambito posto di ottavo paziente della giornata nemmeno al Papa.
La menzione di Cecco sembra riportare i signori alla realtà e ritorna il silenzio.

Entra una coppia di vecchietti, moglie e marito. Lei chiede chi è l’ultimo, il nono vecchietto, istigato dall’ottavo, risponde:

“Guardi, Lei è dopo di me, ma l’avverto che questa signorina si è appropriata del posto del signore prima di me con la forza.”

La vecchietta mi inquadra e stringe gli occhi per mettermi a fuoco.
Anche io la riconosco; la settimana scorsa le ho evitato di salire fino al piano dello studio medico perché avevo appena scoperto che gli orari di visita erano cambiati. Se ne ricorda anche lei.

“Ah, io la conosco! L’altro giorno ha tentato di truffarmi per prendersi il mio posto in sala d’attesa!!”

Tra le urla scandalizzate del pubblico, la criminale qui scrivente risponde:

“Ma, signora… Il medico neanche c’era!”

Spalleggiata dal marito, lei, con logica stringente, controbatte:

“Se ci fosse stato, Lei mi avrebbe fregato il posto!”

 

Ecco.
Quasi pensavo che al suo arrivo il medico avrebbe separato il primo paziente dagli altri con un frustino.