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Vista ieri l’ultima fatica dell’Agente 007 che, diretto da Sam Mendes, si barcamena tra parate folkloristiche, corse in macchina sul lungo Tevere, basi nel deserto e gite in elicottero.
Non male, eh! Ma non sono uscita dal cinema entusiasta.

“Spectre” è, come dicevo, l’ultima avventura di Bond (pare anche l’ultima del Bond di Daniel Craig, il che è certamente un peccato, perché questa particolare resa dell’agente segreto di Sua Maestà mi è molto simpatica), che, per farla breve, scopre che tutti i cattivoni che ha affrontato e ucciso nei film precedenti sono collegati da una fantomatica organizzazione, il cui nome fornisce il titolo al film, simboleggiata da questa piovra stilizzata. Arricchiscono il parteur di animali che appaiono nel film anche un topo dall’aria sospetta (capirete solo guardando la pellicola) e uno splendido micio bianco, nella più pura tradizione dei vecchi film di James Bond. D’altronde, qualcuno doveva pur sostituire i draghi di Komodo del film precedente.😉

La narrazione scorre un po’ lenta, nonostante le innumerevoli scene di azione (la più bella è all’inizio del film: un’ambientazione di effetto!), e sembra non avere molto da dire. E’ come se ci si fosse affidati a un narratore poco ispirato ma logorroico per mettere assieme il copione da affidare agli splendidi attori che compongono il cast del film e che purtroppo non si sono ritrovati con battute particolarmente originali.

Ralph Fiennes torna nel ruolo di M, contrapposto a un Andrew Scott le cui doti si potevano far fruttare di più (ma perché con lui ci deve essere sempre di mezzo un piano alto da cui è possibile precipitare??). Anche Cristoph Waltz (Oberhauser, il Cattivissimo) interpreta un personaggio lasciato a metà; non si capisce se è soltanto pazzo o se ha effettivamente un diabolico piano che vuole realizzare, se si annoia e ha bisogno di distrazioni… Avrei tanto, ma tanto, voluto sentire Ben Whishaw (Q) in lingua originale, soprattutto perché ha delle adorabili scene con Rory Kinnear (Tanner), che ultimamente è in un sacco di film. Mica mi lamento, eh!
Di Daniel Craig che dico? Beh, il suo è un ruolo principalmente fisico, che come ho già detto lui interpreta bene, affiancato dalle bond girls di turno: una Léa Seydoux a cui hanno dato dei costumi splendidi per vestire un personaggio profondamente insipido e Monica Bellucci, l’unico caso in cui avrei approvato il doppiaggio italiano, se la signora non avesse voluto doppiarsi da sola. L’accento ciociaro che incontra le infruttuose ore di dizione e l’aggiunta di qualche consonante francesizzante rende gli interi dieci minuti (grazie a tutti gli Dei!) di interpretazione della diva italiana decisamente sofferti. Per gli spettatori, mica per lei.

Mi ha strappato una risata l’immagine che si è deciso di dare dell’Italia e degli italiani nel film.
Nelle scene girate a Roma, Craig si reca a un funerale dove sono tutti vestiti di nero (le donne hanno il cappello con la veletta, gli uomini il tre pezzi con doppiopetto), poi seduce la vedova (Bellucci), che vive in una villa barocca con piscina in pietra e ascolta musica del Settecento. Dopodiché, per non farsi mancare nulla, si reca alla riunione della Spectre, che assume i ton di un circolo mafioso allargato (giuro: sono in questo palazzo meraviglioso e i pezzi grossi stanno seduti a un grosso tavolo, al cui capo siede il Cattivissimo. Senza gatto) e si lancia in un inseguimento tra le strade romane, dove incontra un vecchietto a bordo di una Cinquecento azzurra, che ascolta Pavarotti e guida a 30 all’ora.

Certo che abbiamo un’immagine, nel mondo…