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La Galleria dei Re, ideata da Dante Ferretti per i Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006. Ma quanta scena fa, quanta??

Ogni tanto anche le Streghe vanno in trasferta, soprattutto se vogliono vedere il Museo Egizio di Torino, recentemente riaperto dopo la ristrutturazione dell’edificio.

Sarà perché lo spirito milanese che mi pervade non mi lascia mai, ma trovo che Torino sia una città sonnacchiosa, paciosa quando vi sono approdata nel glorioso sabato mattina di sole, che sapeva tanto di domenica mattina. Avete presente quell’atmosfera rilassata che potete respirare in centro la mattina presto, quando ancora i negozi sono chiusi? Una cosa del genere, solo che nella tarda mattinata di sabato.🙂

Il Museo Egizio più importante dopo quello del Cairo ha dunque sede tra un porticato e un salottino all’aperto, dal 1824, quasi un secolo prima del periodo di picco della celeberrima Missione Archeologica Italiana (1900 – 1935) da cui deriva la maggior parte dei 3300 reperti che potrete vedere nelle sale del museo. Gli altri 26000 sono nel magazzino, non c’era posto per tutti. D’altronde, lo stesso Champollion, l’egittologo francese che ha decifrato i geroglifici, ha affermato che La strada per Menfi e Tebe passa per Torino: La patria del gianduiotto non poteva mica fargli fare brutta figura!

Un biglietto intero costa 13€, ma ci sono diverse riduzioni di cui potete usufruire, senza contare che fino a fine dicembre riuscite, se siete in possesso della Cartafreccia o se avete un biglietto Freccia Rossa Milano-Torino, ad entrare in due al prezzo di un solo ticket. L’ingresso comprende un’audio-guida piuttosto esaustiva, anzi, a volte anche un po’ noiosa.

La visita al museo è strutturata in modo discendente.
Dopo aver recuperato biglietto e audioguida nella futuristica nuova biglietteria dell’edificio (piano -1, pareti e pavimento neri, soffitto a specchi e tanti faretti) si sale fino al secondo piano per mezzo di alcune rampe mobili che costeggiano un gigantesco collage di tessuti, che riproducono il corso del Nilo e i luoghi della Missione Archeologica Italiana. Una volta arrivati in vetta, potrete esplorare le varie sale del museo, scendendo di livello in livello attraverso gli splendidi scaloni del palazzo del 1800 del Guarini, immersi nella luce morbida che trasforma il marmo bianco dei corrimano in crema.
Il pezzo forte dell’intera esposizione sta al piano terra ed è lo Statuario, ideato da Dante Ferretti (scenografo italiano, ha vinto tre meravigliosi Oscar per Aviator, Sweeny Todd e Hugo Cabret, oltre ad essere stato nominato per la stessa statuetta altre sei volte. E non cito i BAFTA, i Nastri D’Argento et similia, NdB) nel 2006, che ospita la Galleria dei Re. In pratica, si tratta di una collezione di statue monumentali di sfingi, faraoni e dei egizi immersi in questo corridoio con pavimento neutro, soffitto nero e pareti di specchi, su cui si rifrangono sia i reperti che le luci dei faretti che illuminano la sala, in cui si ha sostanzialmente l’impressione di camminare indietro nel tempo e di incontrare, uno alla volta, Sekhmet, piuttosto che Tutmosis III o una sfinge che ti sbarra la strada. Mooolto scenografico.

Mi è sembrato che nel percorso post-ristrutturazione ci fossero meno reperti esposti di quel che ricordavo, di sicuro gli spazi sono molto più ampi percorribili di una volta, e l’edificio che fa da guscio alla collezione ha tratto un enorme vantaggio del restyling.
Il grosso difetto che ho individuato nella visita è la cattiva organizzazione del flusso di visitatori. Mi spiego, avendo i reperti una certa età e essendo per la maggior parte esposti in teche, diventa difficile goderli se c’è troppa gente che ci si accalca davanti; allo stesso modo, lo Statuario perde molto del suo fascino, se è troppo affollato. Non sarebbe meglio, allora, scaglionare gli ingressi al museo, almeno per il weekend?

Non ha senso fare poca fila in biglietteria, se poi bisogna sgomitare per apprezzare le dichiarazioni di un sarcofago.😉