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Da aprile la Triennale di Cadorna è diventata un padiglione Expo, solo un attimo più centrale rispetto al sito espositivo di Rho Fiera, ospitando la mostra “Arts and Food – Rituali dal 1851”, curata da Germano Celant.
Se siete in possesso di un biglietto per Expo, la visita dei 7000 metri quadrati dello spazio espositivo è gratuita, altrimenti pagate 12 € per l’entrata e altri 3 € per l’eventuale audioguida, che si può evitare scaricando l’App del museo, Triennale Plus.
Arts and Food ripropone con diversi linguaggi (visivo, ma anche olfattivo, uditivo e tattile) la rappresentazione del tema nutrizione (cosa si mangia, come si prepara il cibo, come lo si presenta e pubblicizza, dove e come lo si consuma) dall’anno della prima Esposizione Universale (1851) ad oggi, dividendo le opere esposte in quattro sezioni cronologiche: 1) dal 1851 agli anni ’50; 2) Anni ’50 – ’70; 3) Giardino; 4) Anni ’70 – 2015. Non preoccupatevi, all’entrata vi forniscono una mappa.🙂
La mia assoluta preferenza va alla prima parte della mostra, che presenta riproduzioni di salotti di gusto neoclassico, liberty, funzionalista e futurista (occhio alla tappezzeria!) assieme a vecchie biciclette e auto, quadri di colazioni sull’erba e la riproduzione di una flotta di navi mercantili che solcano un oceano di tulle blu e azzurro in tempesta, ma sono davvero bellissimi anche i primi distributori automatici di bottiglie di Coca Cola e i primi dipinti artistici a scopo pubblicitario, nella zona dedicata agli anni Settanta.
Lo spazio espositivo, come ho già accennato, è talmente enorme e strapieno di opere, oggetti, installazioni e filmati, che non è umanamente possibile conferire un’attenzione costante a tutto quello che viene mostrato: ci saranno inevitabilmente cose che colpiranno di più il vostro animo e altre che vi lasceranno decisamente perplessi. Se poi farete un giro nella mostra attigua, sempre gratuita con il biglietto Expo, rischierete di rimanere perplessi addirittura in maniera quintessenziale. D’altronde, si chiama “Cucina e Ultracorpi”.

Devo dire che andare a visitare una mostra alla Triennale di Cadorna è quasi sempre una garanzia sulla qualità dell’installazione, Arts and Food è interessante e a tratti curiosa (D’Annunzio e la sua cuoca. Non dico altro), e gli unici handicap che ho percepito sono la scarsità delle spiegazioni delle opere (e dei cartelli: alcuni, soprattutto nella sezione contemporanea, si devono cercare come durante una caccia al tesoro) e la poca fruibilità dei filmati proiettati a parete, perché le luci della mostra non permettono la buona visione delle scene. Non si tratta di difetti gravi, l’audioguida o i responsabili di sala sono in grado di soddisfare ogni curiosità in merito a oggetti e opere, e i filmati accompagnano la visione delle installazioni, più che aggiungervi qualcosa, ma sicuramente non incoraggiano uno spettatore poco attento (ovvero la maggior parte delle persone che si recano ad una mostra, purtroppo) ad attivarsi per acquisire le informazioni che gli mancano, soprattutto dopo il primo centinaio di oggetti esposti.
Curare tutti i dettagli di un’esposizione tanto grande è difficile, lo riconosco, ma, forse, in questo caso volare un po’ più basso sarebbe stato d’uopo. Poi, però, qualcuno doveva spiegarlo a D’Annunzio.😛