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Essendo sabato, nel primo pomeriggio ho coraggiosamente affrontato una nuova Missione Esselunga nei confronti di Rambo.

L’oramai prescelto luogo di sbarco per l’inizio della missione è il punto vendita più vicino al Covo, di cui ho già avuto modo di parlarvi qui, che è diventato parte integrante del territorio del mio rambico genitore e lo vede dunque aggirarvisi una volta alla settimana, esattamente come i leopardi fanno con la loro porzione di giungla nei documentari di National Geographic.
La difficoltà aggiuntiva di questa missione era data dalla necessità di acquistare prodotti anche per l’attività rambica, quantificabili in una (1) confezione di pile stilo e una (1) cartuccia di inchiostro nero per la stampante, per il rimborso dei quali si necessitava di uno scontrino a parte. Che problema c’è, mi sono detta, con un ritorno dell’innocenza a lungo perduta.

Io e Rambo ci avventuriamo dunque nel territorio irto di nemici dell’Esselunga, schiviamo gli shopper che si aggirano con aria sognante tra il banco delle insalate e quello delle verdure da cuocere, circumnavighiamo l’isola delle cipolle in offerta, saltiamo a piè pari una zucca che rotola sul pavimento apparentemente senza essere soggetta alla forza d’attrito, scivoliamo lungo i banchi frigo che ospitano ogni bene che gli Dei (o la Univer) hanno disposto di donarci… Insomma, il meccanismo tra me e il genitore è talmente ben oliato che siamo in grado di compiere la spesa della settimana in tempo record e in qualunque situazione ambientale.
Tornando a noi, giunta al corridoio specifico, scopro che l’inchiostro nero per la stampante dell’attività rambica è finito, ma trovo le pile incriminate e le consegno a Rambo, che le dispone possessivamente in equilibrio sulle uova. Vado a pagare.

La gentile signora alla cassa, alla quale chiedo di poter passare nuovamente per uno scontrino a parte che registri l’acquisto di quella singola, indifesa confezione di pile stilo (neanche quella con il coniglietto posseduto, quella della marca interna al supermercato!), mi dice che ciò non è possibile.
Alla mi richiesta di chiarimenti – Come dice, prego? – la cassiera mi dice che non posso, per ragioni di sicurezza, passare due volte dalla cassa del Prestospesa, ma devo recarmi in un’altra.

Ok, dico io, non c’è problema. E mi avvio con Rambo verso le casse non automatizzate, ma la cassiera mi ferma di nuovo.

Solo lei. Mi dice con aria perentoria, Il signore deve uscire. E lei vada nella cassa in fondo.
Io ribatto.
Mi scusi, ma si tratta solo di un pacchetto di pile… Un piccolo, insignificante pacch-
Capisco, signorina, capisco. Ma sa, è l’iter. 

Quindi, grazie all’iter, io faccio uscire Rambo dal “reparto casse” – badando a non uscirci io, altrimenti, come mi fa gentilmente notare la cassiera, avrei commesso reato di furto-, gli dico di aspettarmi lì dove si trova e di non andare in giro, sennò mi tocca farlo chiamare con l’altoparlante come i bambini di cinque anni (non ridete come se non sapeste che io e la Genitrice ci siamo andate molto vicino e più volte, negli anni passati) e poi mi avventuro fino alla cassa in fondo.
La cassa in fondo è all’inizio del supermercato, giusto giusto di fianco all’entrata, e dunque all’estremo opposto del luogo dove la sottoscritta ha appena concluso la sua prima parte di spesa.
Ma Rambo mi disconoscerebbe se pensasse che io possa perdermi d’animo (e anche se gli facessi perdere troppo tempo all’Esselunga quando lo sanno tutti che il sabato è destinato all’ascolto di musica lirica a palla fino all’inizio delle partite), così faccio lo slalom tra i carrelli ricolmi di cibarie e non, dribblo due bambini che litigano per un peluche di Duffy Duck, sorrido con cortesia al responsabile del Reparto Ortofrutta che mi guarda correre con espressione un po’ sorpresa e giungo alla famigerata cassa in fondo, dove un giovane cassiere passa la mia carta fedeltà sul lettore e mi chiede un documento d’identità.

Il secondo Come, scusi? della giornata viene pronunciato.
Sa, vedo che questa è la sua seconda spesa del sabato.
Guardo la stitica confezione da pile (4) che scorre solitaria sul nastro della cassa, poi guardo lui.
Avevo solo bisogno di uno scontrino a parte. La Sua collega giù in fondo mi ha mandato qui, e…
Sì, ma ho comunque bisogno di un documento. Sa, è l’iter.

Se è l’iter, è l’iter, eh!