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 In extremis, sono riuscita a vedere la mostra ospitata a Palazzo Reale su Leonardo da Vinci (Leonardo Da Vinci 1452 – 1519, appunto).

Partiamo col dire che è veramente molto bella.
Le opere sono installate in un contesto di toni grigi, tendenti all’oscuro, e illuminate da faretti; alcune sedie e un paio di panche in plastica trasparente sono disposti nelle sale ad uso dei visitatori, anche se, vista la dimensione spesso ridotta dei numerosi schizzi e disegni, sedersi equivale a non essere in grado di apprezzare quasi nulla. Il tutto risulta comunque semplice e elegante.

La mostra è organizzata in dodici sezioni tematiche, per un tempo di percorrenza media di circa un’ora e mezza (se evitate di sdilinguirvi su ogni linea di Leonardo come è successo a me, almeno), che coprono praticamente ogni campo del sapere esplorato da Leonardo Da Vinci.
La prima sezione riguarda non a caso il disegno, di cui – e chi non lo sa?? – Leonardo è maestro forse più che della pittura. Potreste rischiare di perdervi tra panneggi, splendidi volti di donna, mani affusolate e sorrisi misteriosi molto prima di arrivare ad ammirare le opere celebri esposte, tra cui il Ritratto di Donna (che è anche l’immagine di locandina della mostra) o la Vergine dell’Annunciazione.
In mostra sono poi presenti anche diverse opere di altri pittori più o meno collegati a Leonardo, tra cui la strepitosa Fortezza di Botticelli e un busto (La Dama col Mazzolino) di Verrocchio che mi rimanda prepotentemente alla leggenda di Pigmalione.

Il volto di Leda, uno studio per un dipinto sfortunatamente andato perduto. Non è assolutamente meraviglioso?

E’ straordinario ed emozionante avere la possibilità di sostare a pochi centimetri da semplici fogli di carta con qualche tratto a matita o penna, che però risalgono a cinque secoli fa e che sono appartenuti nientemeno che a una delle figure più geniali della storia dell’umanità! Il solo immaginare un ideale Leonardo – giovane o vecchio, ma di sicuro con le sopracciglia aggrottate e gli occhi penetranti, le mani nervose strette attorno allo stilo – intento a rendere con poche linee il volto di un passante per le vie di Firenze o Milano, ma anche i suoi pensieri e le sue emozioni (perché questo è il grande talento di quest’uomo! Il saper rendere l’intero animo umano nell’espressione di un volto, nel moto di una mano) crea un forte senso di straniamento con la realtà che sappiamo di vivere.

Ho apprezzato particolarmente le sale dedicate alla pura opera pittorica, con gli studi e i dipinti, e meno quelle sulla progettazione e sulle invenzioni, probabilmente perché erano meglio rappresentate in una mostra interattiva che ho visto in precedenza, anche se naturalmente anche queste ultime sono necessarie per rendere la complessità del pensiero del pittore, scultore, ingegnere, musico e inventore toscano, secondo cui tutte le scienze e la Natura sono collegate. Particolarmente curiosa in questo senso è l’associazione che Leonardo fa a margine di uno dei suoi schizzi sul movimento delle acque, comparandolo a quello dei capelli; era ancora perplessa su questo punto, quando mi sono voltata verso l’opera successiva e sono stata colpita dal malizioso sorriso di San Giovanni Battista, che emerge dal buio con i suoi riccioli liquidi, il volto efebico e quella mano così ben fatta con l’indice che indica l’alto. Una piacevolissima sorpresa.

Dopo aver passato il tempo necessario (tanto) davanti a San Girolamo, Giovanni Battista, per non parlare di un magnifico schizzo di Ercole preso di spalle davanti al Leone di Nemea, aver abilmente schivato due turisti inglesi, una famiglia americana e due amici francesi ed essermi innamorata del volto di Leda, per poi rimanere decisamente frustrata davanti alla copia dagli Uffizi del dipinto perduto che pure la guida definisce di qualità, sono uscita al torrido clima estivo milanese piacevolmente soddisfatta e quasi con il desiderio di rifare il percorso della mostra da capo. Chiaro segno della sua buona riuscita, anche se viene da un’ammiratrice del Genio da Vinci come la sottoscritta. 😉

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