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In questi ultimi giorni di giugno ho avuto qualcosina da fare, il che mi ha ahimè spinto a ritardare l’uscita del consueto post sulle letture del mese.
Ho scoperto ad esempio che dovrebbe esserci una norma che prescriva l’interdizione temporanea, ma con possibilità che diventi totale, a chi decide di estendere il fai da te alla ristrutturazione di casa propria senza avere un’adeguata esperienza in materia, sostituita da un particolare talento che diviene la causa di un cortocircuito all’impianto elettrico dell’edificio in cui si trova il Covo. I clienti, tra l’altro, non hanno fatto il modo che sentissi la loro mancanza, fissando e spostando ripetutamente gli appuntamenti per un pagamento (…più materiale per il post di qualche giorno fa -.-‘), o chiedendo preventivi urgenti, accettandoli e poi divenendo uccel di bosco. Sono tutte cose che al freelancer fanno piacere, ne converrete.
In più, e me ne scuserete, sono stata parecchio occupata a intrattenermi col mio vecchio amico Edmond; non ci vedevamo da un po’ e avevamo… bah, almeno 1200 cose da dirci.🙂

Ma bando alle ciance e diamo un’occhiata ai libri di giugno.
“I Fiori del Male”, C. Baudelaire. Sì, il signore tanto triste che è stato citato dalla mia pargola qualche tempo fa in merito ad alcune farine non meglio specificate.😄 Ci sono momenti in cui rimpiango di non aver deciso di studiare il francese al posto dello spagnolo, al liceo, non tanto per l’utilità pratica della lingua (oggettivamente lo spagnolo si usa di più), ma perché preferisco di gran lunga la letteratura francese rispetto a quella spagnola e sudamericana. Sono sempre in tempo per rifarmi, comunque, e godermi i versi del buon vecchio Baudelaire in lingua madre.
“Royal Assassin”, R. Hobb. Avevo letto il primo volume di questa trilogia qualche anno fa e non mi era dispiaciuto. Ho ritrovato le stesse caratteristiche che avevo apprezzato  – fluidità della narrazione, caratterizzazione dei personaggi – anche in questo secondo volume, che ha però il piccolo difetto di rallentare un po’ il ritmo nella sua seconda parte.
“House of Cards”, M. Dobbs. Sì, è il libro che ha ispirato l’omonima serie con Kevin Spacey e Robin Wright. Sì, il libro è anche meglio. Dirò di più, la violenza e la crudeltà che emanano le pagine di House of Cards è catartica e dosata minuziosamente per farvi stare con il fiato sospeso fino all’ultimo.
“Henry V”, W. Shakespeare. Beh, dovevo stare senza Will per un intero mese?? Impossibile! Stranamente rispetto ai miei canoni, Enrico V mi piace pur essendo un “buono” (altro che buono, è Re Artù reincarnato e senza quella piccola faccenda del migliore amico che s’è fatto un giro con la moglie), e sia le sue linee che il dialogo con la futura moglie sono pregevolissimi.
“Songs of Innocence and Experience”, W. Blake. Da Will a William! Giugno è stato un mese poetico e con una certa cupezza di fondo, non lo nego. Della raccolta ho sempre prediletto le Songs of Experience (su tutte, l’arcinota “The Tyger” per la sonorità inimitabile della strofa iniziale e “The Poison Tree”), perché mi riconosco in quella sorta di amarezza disillusa di fondo che molte delle poesie esprimono. C’è una musicalità, in Blake, che è in grado di trasportarti sulle ali dell’immaginazione (prodigiosa!) del poeta e che non riesce a lasciare nessuno indifferente. Magnifico.

Ebbene, come anticipavo all’inizio del post, al momento sono dedita a scambiare con Edmond un ultimo paio di aneddoti, quei due o tre accenni che me lo manterranno vivo nella memoria per molto, molto tempo.
Noi ci risentiamo, eh!😉