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Penso che questa sia di gran lunga l’immagine più famosa del film, il che è un peccato, perché ci sono inquadrature decisamente più particolari.

Con un leggero ritardo sulla tabella di marcia, lo ammetto, sono andata a vedere “Youth – La Giovinezza”, di Paolo Sorrentino.
Come ormai temo sia arcinoto, il film ha partecipato allo scorso festival di Cannes uscendone senza l’ambita Palma, il che ha scandalizzato tutti i bravi e patriottici opinionisti italiani. Per quanto io abbia apprezzato la pellicola (a differenza del film di Garrone, che tra gli interpreti vantava una gigantesca iguana albina e una pulce delle dimensioni di un maiale), devo dire che si tratta di un film che difficilmente vincerebbe qualche premio. Non perché non ne meriti, eh!, ma perché è talmente ricco di concetti, sensazioni, a volte solo accenni, che è sinceramente difficile apprezzarlo appieno vedendolo una sola volta.

Potete recuperare la trama del film un po’ dove vi pare, prometto di non fare spoiler e in ogni caso non è ciò che più ho amato del film, che possiede una leggerezza e un’ariosità che gli impediscono di diventare il solito polpettone intellettuale e che lo rendono anche più godibile de La Grande Bellezza.
Ciò che apprezzo di più in Sorrentino è la fotografia del suoi film, semplicemente splendida, e la perfetta gestione del sonoro, silenzi compresi (non a caso, è esattamente così che termina il film).

Gli interpreti per i ruoli principali (Micheal Caine una spanna sopra a tutti, poi Harvey Keitel e Rachel Weisz) danno inequivocabilmente una bella spinta ai loro personaggi che sembrano paradossalmente meno caratterizzati di quelli secondari, con il merito di conferire tridimensionalità alla vicenda e all’ambiente. Segnalo in particolare l’attore frustrato di Paul Dano, la vecchia guardia di Hollywood di Jane Fonda, la massaggiatrice campionessa di ballo alla Wii (ragazza di cui non ho trovato il nome, ma alla prese con un ruolo mica facile) e l’alpinista intraprendente, ma ci sono anche un sosia di Maradona, il marito fedifrago del personaggio della Weisz e la cantante pop Paloma Faith che aggiungono una buona dose di ironia ad una narrazione come sempre melanconica e le impediscono di sfociare nel dramma totale.
Confesso di trovare qualche difficoltà di comprendere non il ruolo di Miss Universo (Madalina Ghenea, credo), ma lo spazio che le viene conferito all’interno della vicenda. Ho apprezzato il suo scambio di battute con Dano – una perla di saggezza, a dire il vero -, apprezzo la scena della passerella in piazza San Marco con l’acqua alta, ma non arrivo a comprendere quella del bagno nella piscina termale, soprattutto se interrotta nel modo prescelto dal regista.

Vorrei rivedere Youth almeno un’altra volta, tanto per afferrare un poco di quello che mi è sicuramente sfuggito (o di quello che io immagino mi sia sfuggito), e magari anche in inglese, lingua in cui è stato girato, giusto per godermi quel gran signore che è Caine appieno. 🙂

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