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Questa non è una critica, e nemmeno un post a uso personale. Desidero considerare la stesura di questo articolo come un servizio civile.
Quanti insegnanti, genitori, amici e semplici conoscenti hanno perso ore – che dico, giorni! – della loro vita ad ascoltare e/o leggere l’interminabile tesina per l’esame di un pargolo di terza media o di quinta liceo? Quanti hanno lottato invano per non cadere preda di una sonnolenza profonda, quanti sono stati vittime di annosi dubbi che li hanno perseguitati per giorni e notti, sia nei periodi di veglia che di sonno, finché non si sono svegliati nel cuore della notte estiva più nera, coperti di sudore, banchetto per le zanzare, strappandosi i capelli e urlando Che cosa c’entra con l’argomento principale della tesina??!!
Ecco, cari amici, cari fratelli nella sofferenza, questo post è per voi. Per voi tenterò di sensibilizzare anche uno solo dei vostri torturatori – aka, i pargoli o i genitori che scrivono per loro – e convincerlo a rivedere i piani per la temuta tesina dell’esame orale.

E dopo questa breve premessa, è il vostro turno, cari redattori wannabe. Facciamo un paio di chiacchiere.
Cominciamo con l’analizzare il sostantivo che indica e identifica il vostro lavoro. Tesina. Tesina, diminutivo di tesi. Quindi, tesi piccola. E’ chiaro, ora, qual è la parola chiave? Piccola, ovvero non di grandi dimensioni. Quello che dovete scrivere non è una tesi universitaria, nessuno dei vostri professori desidera che voi produciate un trattato sulle Olimpiadi del ’36 o sull’effetto serra, il concetto è che voi siate in grado di parlare di un qualsiasi argomento per il tempo dato, ovvero massimo quindici minuti. A meno che voi non parliate molto velocemente, in quindici minuti non si riesce a dire granché. Genitori col sogno nel cassetto di produrre un’opera di saggistica, non cedete alla tentazione di trasformare la tesina su Leopardi di vostro figlio nel nuovo saggio sulla letteratura ottocentesca italiana: avete idea del tipo di emozioni che potreste riuscire a veicolare perseguendo questo scopo? Questa è istigazione al suicidio!

Finalmente forti della conoscenza della lunghezza del lavoro che vi viene richiesto, concentriamoci sulla scelta dell’argomento principale.
Vi prego, cercate di essere originali. Dopo almeno quindici tesine sulla seconda guerra mondiale, venti tesine sulla Belle Epoque, dopo aver ascoltato innumerevoli volte le cause del surriscaldamento del pianeta e via dicendo, il vostro capolavoro potrebbe risultarmi noioso. E se è noioso per me, figuratevi per un insegnante con una carriera ventennale alle spalle.
Cari pargoli, avrete una passione. Non ascoltate i vostri genitori che vi dicono che partire da un libro, un fumetto o un film non è appropriato, ci sarà qualcosa di cui sapete parlare per più di cinque minuti e non a monosillabi: sfruttatelo! Vedrete che non sarà complicato collegarci alcuni argomenti del vostro programma di studio.
A questo proposito, ricordatevi che il gioco non è collega tutti i puntini per formare una figura, non dovete per forza collegare qualcosa che avete studiato in scienze alla vostra tesina su Sissi l’Imperatrice d’Austria adducendo motivazioni campate per aria (Mendels è nato nello stesso anno di Sissi e ha vissuto a Vienna per qualche anno. Come altre centinaia e centinaia di poveri Cristi, immagino). Il fatto che Massimiliano I d’Austria sia stato incoronato re del Messico da Napoleone III non è sufficiente per parlare del Messico subito dopo aver descritto la triste vita dell’imperatrice con i capelli più lunghi del mondo, non mi interessa con che fibre si possano produrre tessuti (perché Sissi amava vestirsi bene!) o come si possa descrivere il trotto di un cavallo.
Esiste un’espressone molto musicale e sintetica in inglese per definire il trattare qualcosa che non ha nulla o poco a che fare con l’argomento del vostro saggio/tema/trattato/tesina; per amore dei vostri insegnanti, dei parenti e di chi è pagato per ascoltarvi ripetere lo sgrammaticato prodotto delle vostre ricerche, cercate di non andare off topic.

(E, per amor mio, cercate di non parlare di Shakespeare. Ogni volta che mi massacrate Will sento un dolore terribile al petto.)

Vi svelo un segreto. Lo scopo della tesina non è farvi ripetere a memoria argomenti su cui siete stati già interrogati millantamila volte durante l’anno, è stimolare la vostra capacità di applicare i concetti che avete imparato, di farli vostri e di saperli collegare ad argomenti differenti rispetto quelli che studiate a scuola. Aprite il cervello, dunque, e chiudete Wikipedia.

Ora, veniamo all’esposizione del vostro lavoro.
Prima di provare a ripeterlo a qualcuno, studiatelo. Sembra un concetto banale, ma a mie spese ho scoperto che non lo è. La sola cosa peggiore di ascoltare un pargolo ripetere per un’ora e mezza le tristi vicissitudini di questo o quell’esponente della letteratura ottocentesca di qualsivoglia nazione europea è sentirlo balbettare frasi sconnesse e senza senso mentre cerca di sbirciare il plico di fogli che teniamo in mano.
Se potete, cercate di parlare con passione. Oramai non pretendo più un linguaggio fluido e privo di ripetizioni, ma un po’ di sentimento verso quello che state esponendo migliora di molto l’impressione che noi poveri tapini ne traiamo (senza contare che è più facile addormentarsi al suono di una lenta nenia, per quanto sgrammaticata, rispetto a un’alquanto scorretta tarantella). Imparate anche la corretta pronuncia dei nomi di origine straniera, cortesemente. Se sento un’altra pargola storpiarmi i cognome di George Gordon in Biròn, potrei non rispondere di me stessa e sono sicura di non essere l’unica a pensarla a questo modo.

Ecco, ora sapete tutto quello che occorre per preparare una tesina soddisfacente per voi e per noi, che vi ascoltiamo. Che dite, li mettete in pratica?

(Cari fratelli e sorelle, io ci ho provato. Nutro tuttavia poche speranze.
Coraggio, che il periodo degli esami dovrà pur finire!)

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