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Forse non tutti sapranno che questa mattina è stata presentata la Carta di Milano, ovvero il frutto di quel misterioso incontro (almeno per me) che è stato l’Expo delle Idee, tenutosi a febbraio di quest’anno presso l’Hangar Bicocca a Milano. La Carta di Milano si propone di diventare una specie di Protocollo di Kyoto, verrà firmata da persone fisiche e nazioni e sarà presentata al segretario dell’ONU il 16 ottobre 2015.

E’ possibile leggere il testo completo della Carta qui, e anche scaricarla in un comodo formato pdf, se mai voleste più tempo di una veloce corsa in metropolitana per raggiungere casa, gli amici o il lavoro per rifletterci su e poi decidere se volete o meno firmarla.

Non vi sto dunque chiedendo di autografare la Carta a prescindere, come ormai si firmano troppe petizioni e come ben più colpevolmente si firma ogni cosa che ci chiedano di firmare: contratti con postille piccolissime e lunghissime che non abbiamo voglia di leggere (cosa di cui poi potremmo pentirci amaramente), normative sulla privacy, regolamenti di iscrizione a concorsi, tessere punti e quant’altro. Vi chiedo, però, di prendervi del tempo per leggere la Carta, tutta, e formarvi un’opinione al riguardo. Poi, fate pure le vostre considerazioni – sì, compresa quella legata all’equiparazione col protocollo di Kyoto, che come tutti sanno è andato liscio come l’olio… – e prendete una decisione sensata.

Ciò che mi ha colpito profondamente del documento, al di là degli obiettivi realistici o meno che si pone, è l’attenzione posta non soltanto al problema della malnutrizione – anche in questo caso, è bello che finalmente lo si contrapponga a quello dell’obesità: tanta gente che soffre la fame, ma anche tanta gente che soffre di sovralimentazione -, ma anche all’importanza che un’attenta e costante educazione alimentare ha nello sviluppo di un individuo e nelle scelte che compirà in futuro e che riguarderanno anche l’alimentazione e il pianeta. Mi piace che finalmente anche le imprese siano viste come parti integranti della “questione alimentare” (pag. 7 del file pdf) e anche della soluzione del problema.

In particolare, poi, voglio copiare questa parte, che è per me la più importante di tutte, perché qualsiasi cambiamento nello stile di vita o nella mentalità delle istituzioni parte dal cambiamento dell’atteggiamento di ciascuno di noi. Piantiamola di considerare le risorse che la Terra ci dona come un atto dovuto e impariamo a curarle e onorarle.

Poiché sappiamo di essere responsabili di lasciare un mondo più sano, equo e sostenibile alle generazioni future, in quanto cittadine e cittadini, noi ci impegniamo a:

  • avere cura e consapevolezza della natura del cibo di cui ci nutriamo, informandoci riguardo ai suoi ingredienti, alla loro origine e al come e dove è prodotto, al fine di compiere scelte responsabili;

  • consumare solo le quantità di cibo sufficienti al fabbisogno, assicurandoci che il cibo sia consumato prima che deperisca, donato qualora in eccesso e conservato in modo tale che non si deteriori;

  • evitare lo spreco di acqua in tutte le attività quotidiane, domestiche e produttive;

  • adottare comportamenti responsabili e pratiche virtuose, come riciclare, rigenerare e riusare gli oggetti di consumo al fine di proteggere l’ambiente;

  • promuovere l’educazione alimentare e ambientale in ambito familiare per una crescita consapevole delle nuove generazioni;

  • scegliere consapevolmente gli alimenti, considerando l’impatto della loro produzione sull’ambiente;

  • essere parte attiva nella costruzione di un mondo sostenibile, anche attraverso soluzioni innovative, frutto del nostro lavoro, della nostra creatività e ingegno.

Ecco, se c’è anche una parolina di quelle trascritte qui sopra che non vi convince, su cui non siete d’accordo o che nel vostro Io ritenete un po’ ridicola, non firmate. Potrete condividere su Facebook, Twitter et similia qualcos’altro e sentirvi ugualmente impegnati.