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Come penso si sarà inteso, la terza persona singolare del titolo di questo post sono io.

Penso ci sia qualcosa di estremamente crudele nel chiedere alla tua insegnante di ripetizioni di aiutarti a versionare le frasi di latino, ma ahimè si tratta di una richiesta abbastanza frequente in queste ultime settimane. Probabilmente oggi mi ritrovo completamente senza voce a causa di questo: per una strana legge del contrappasso, il reprimere tutti gli insulti che avrei dovuto dirigere verso i miei pargoli mi ha bloccato la voce in gola. Oppure, si tratta di una più semplice faringite.

Ma torniamo a noi, ed esaminiamo queste difficilissime frasi da tradurre con l’uso del vocabolario, che molti pargoli giudicano inspiegabilmente il loro più acerrimo nemico.

In agro agricola frumentum laetus metit >> Nell’agrumeto l’agricoltore mette il lieto frumento.
Ecco, non sono laureata in agraria, ma io noto qualche inesattezza. E mi domando come faccia il frumento ad essere lieto: le spighe sorridono?

Magistrorum severorum ferulae discipulae gratae sunt >>>> Le discepole sono grate delle severe mazzate dei maestri.
Vogliamo provare?

Saepe cum desiderio pueritiae loca visitamus. >>> Spesso visitiamo con desiderio i bambini pazzi.
Ma sì, spagnolo, latino… Tutta la stessa cosa. Peccato che, letta così, la frase assuma dei significati vagamente inquietanti.

E adesso una bella versione, sì? Ecco il testo originale:

Haec (= questa) de Troiae ruina narratio est. Achivi novem annos  Troiam oppugnabant  sed Troiani vehementer oppidum suum defendebant. Decimo anno Epeus, (Graecus peritus faber), equum ex ligno aedificat; in equo inscribebatur: «Hic (=questo) equus ab Achivis donum Minervae deae relinquitur». Deinde nonnulli strenui Graeci viri in equi alvum clam intrant; interea Graecorum copiae ad proximam insulam castra movent. Troiani, inimicorum fugae certi, magno gaudio exultabant. Frustra Cassandra, Priami filia, Troianos monebat: «Mihi credĭte, verum vobis praedico! Equus Graecorum dolus est! Inimici nostrum oppidum delebunt et nos necabunt aut captivos ducent!». At Troiani Cassandrae verbis non credunt et statim equus a Troianorum turba in oppidum deducitur et in Minervae templum ponitur. Post publica sacra, Troiani, vino atque epulis lassi, obdormiunt; sed Graeci vigilabant et, ante auroram, ex equo descendunt, portarum vigilias occīdunt, et cum sociis, qui (= che) ab insula remeabant, Troiam incendunt et magna cum violentia deum templa violant. Cassandrae oraculum verum dicebat.

Ed ecco la traduzione. Trovate alcuni miei commenti non in corsivo in mezzo al testo.

” Questa è la storia della rovina di Troia. Gli Acivi [i famosissimi!]  oppugnavano [eh?]  Troia da nove anni, ma i troiani difendevano il loro oppio [la città poteva bruciare, ma l’oppio no!] veementemente. Nel decimo anno Epeo, (perito fabbrico [chissà se i periti costavano già parecchio allora… ] greco), costruisce un cavallo di legno; sul cavallo era scritto: <<Questo cavallo è un regalo di Minerva che gli Acivi hanno riciclato [da che mondo è mondo, i regali inutili si riciclano. Ma non c’è mica bisogno di farlo sapere a tutti!] >>. Dentro un nonnulla [una manciatina!] di uomini greci aspettavano nella pancia mentre le coppie greche […] muovevano i castrati [si era chiaramente vicini alla Pasqua] alla prossima isola. I troiani, sicuri della fuga dei nemici, esultavano con molta gioia. Cassandra, la figlia di Priamo, ammoniva i Troiani a suon di frustate [col senno di poi, poteva essere una buona idea]: <<Credete a me, vi predico il vero! Il cavallo dei greci è doloso! I nostri nemici incendieranno la nostra città e ci porteranno via cattivamente [molto, ma molto cattivi!]!>>. Ma i Troiani non credono ai verbi di Cassandra [ai sostantivi sì] e, portato il cavallo in città, lo mettono nel tempio di Minerva. Dopo una sagra cittadina [della salsiccia, immagino] , i Troiani, ubriachi, si addormentano; ma i Greci erano vigili e, prima dell’alba, scendono da cavallo, volgono ad occidente le sentinelle [mica c’è bisogno di ammazzarle! Basta spostarle dall’altra parte] delle porte e con i soci [Acivi SpA], che erano ritornati dall’isola, incendiano Troia e violano e mangiano i templi degli dei [digeriscono proprio anche i sassi, eh?] con grande violenza. Cassandra diceva il vero all’oracolo.”

…Io la storia me la ricordavo diversa.