Tag

, , ,

In febbraio è giunta anche al Covo una cortese letterina della Regione Lombardia, recante la comunicazione alla Strega del suo personalissimo Codice Celiachia.

Cos’è questa nuova diavoleria?
Si tratta di un codice tipo PIN, che permette ai poveri e tapini celiaci di non barcamenarsi tra farmacie, negozi specializzati e supermercati per fare la spesa e raccimolare tutto ciò che serve loro per nutrirsi, e di utilizzare la propria esenzione mensile direttamente nei supermarket convenzionati (più informazioni qui).
Inutile dire che si tratta di un grande passo avanti nell’equiparazione della qualità di vita di chi è affetto da celiachia a quella delle persone normali. Pensate solamente che, prima di questa iniziativa, c’erano solo due modi in cui era possibile utilizzare la propria esenzione mensile per acquistare prodotti senza glutine rimborsabili dall’ASL: ordinarli nelle farmacie oppure recarsi in punti vendita specializzati.
Ordinare dei prodotti in farmacia non è una cosa particolarmente piacevole, non solo per le file interminabili a cui si è potenzialmente soggetti, ma anche per la sensazione che questo tipo di procedimento trasmette: in farmacia si ordinano le medicine, e moltissimi celiaci rifiutano del tutto l’idea di essere affetti da una patologia autoimmune, quindi figuratevi che cosa può voler dire per loro recarsi in farmacia per comprare pane, pasta et similia. Quello che disturba me personalmente, nell’ordinare prodotti in farmacia, è l’esposizione quasi nulla che il cliente ha nei confronti delle novità di mercato. La farmacia non è un negozio specializzato e, dunque, anche la più fornita non ha che un piccolo spazio adibito ai prodotti gluten free; logicamente, tiene in stock i prodotti che vengono venduti più di frequente, ovvero quelli dei marchi più conosciuti, e ordinare di volta in volta ciò che il volenteroso celiaco richiede (fornendo lui stesso la marca, il nome del prodotto e, a volte, anche il codice identificativo… procacciarsi del cibo diventa un parto!). Tutto ciò è sicuramente intelligente dal punto di vista economico per la farmacia, ma non per lo sviluppo del mercato dei prodotti senza glutine, che ha necessità di fare conoscere nuovi prodotti e di creare concorrenza, perché quelli già esistenti continuino a migliorare in gusto e in qualità degli ingredienti. Chiunque può notare gli effetti della mancanza di concorrenza, semplicemente comparando la confezione di una merendina, ad esempio, senza glutine con quella di una normale, che risulterà – anche se negli ultimi tempi stiamo migliorando – di gran lunga più attrattiva e affascinante (oltre che meno costosa, ma questo è un altro problema). Questo divario gluten free/full of gluten esiste anche in pubblicità, riviste e qualsiasi altro mezzo di informazione, perché le realtà commerciali che appartengono al mondo del senza glutine danno notevolmente meno importanza al marketing di quanto fanno le altre, e se non è sinonimo di mancanza di concorrenza questo…
Fare la spesa gluten free nei negozi specializzati elimina in parte gli svantaggi di ordinare il cibo in farmacia, essendo questo tipo di punti vendita simili a piccoli supermercati, dove tutta la merce è esposta sugli scaffali e il cliente può riempire il suo carrello di persona con ciò che desidera, prima di recarsi alla cassa. Anche dal punto di vista delle sensazioni provate, all’avvento di questo tipo di negozi abbiamo tutti notato un sensibile miglioramento, che però non ci liberava dal dover andare in un altro supermarket a fare la spesa di tutti i giorni (verdure, frutta, detersivi e tutto il necessario per la corretta gestione di un Covo), investendo quindi più tempo per un’attività che i comuni mortali svolgono più o meno in fretta e soprattutto in un unico luogo.

Torniamo quindi all’importanza del nuovo progetto, che dopo queste precisazioni è sicuramente più chiara a tutti.
In Lombardia, qualsiasi celiaco dotato di Codice Celiachia e di Carta Regionale dei Servizi può acquistare i prodotti gluten free rimborsabili assieme al resto della sua spesa (nei supermercati convenzionati, eh!), comunicare alla cassa che intende utilizzare la sua esenzione e vedersi defalcare dall’importo della spesa, in automatico, tutto ciò che rientra nell’esenzione per la celiachia. Facile, veloce. Comodo.
Al momento, ci sono ancora alcune pecche nella gestione di questa procedura: pare che alcuni supermercati (compreso quello dove la sottoscritta ha effettuato la prova del servizio) abbiano dei problemi con i software di cassa e che non sappiano esattamente che cosa rientra nella lista di prodotti rimborsabili e cosa no (la Regione avrebbe promosso un corso di formazione in merito, ma pare che le informazioni date contrastino con quelle scritte nella lettera di conferimento del Codice Celiachia: non può essere vero, dai!), ma il vantaggio per i celiaci è innegabile, e non solo in termini di tempo sprecato e di qualità della vita.
Per quanto sia difficile che un supermercato presenti la stessa varietà di prodotti e marchi di un negozio specializzato, quasi sempre, i prodotti gluten free costano meno (il che significa che, con una pari esenzione, se ne possono comprare di più). Non conosco l’esatto motivo per cui questo accade, una fonte mi dice che si tratta di una procedura standard per la quale gli stessi prodotti vengono venduti a negozi specializzati e a supermercati a due prezzi diversi, da qui il sovrapprezzo rispetto alla grande distribuzione organizzata, ma io la trovo una cosa difficile da credere (anche se non impossibile: le istituzioni statali italiane non sono famose per il senso pratico).

Non è difficile prevedere che, una volta risolti i problemi di gestione dell’iniziativa Codice Celiachia, i negozi specializzati registreranno un (a mio parere, notevole) calo dei clienti o quantomeno dei prodotti acquistati, che spero porterà i negozianti furbi ad abbassare un poco i loro prezzi e a spingere perché le aziende fornitrici abbassino i loro. Non è pensabile che l’intera catena di negozi per prodotti senza glutine scompaia, ma sicuramente i punti vendita dovranno darsi una mossa, se vogliono sopravvivere alla concorrenza dei supermercati, e quindi rendere nota la loro presenza attraverso strategie di pubblicizzazione e marketing, che io spero facciano girare l’economia (e magari aumentino il mio fatturato😉 ) e soprattutto sdoganino il mondo del senza glutine dalla dimensione dei medicinali o dei prodotti dimagranti (sic!) in cui è attualmente imprigionato.

Oh, noi continuiamo a sperare.