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Sappiamo (spero) tutti quello che è successo la settimana scorsa a Parigi e non è il caso di dilungarci su fatti triti e ritriti, veniamo alle notizie dell’ultim’ora.
Il Corriere della Sera, noto quotidiano italiano, ha avuto l’idea di pubblicare un libro contenente tutte le vignette create da disegnatori italiani che hanno sentito di volersi esprimere a modo loro su quanto accaduto alla redazione di Charlie Hebdo e non solo nei giorni scorsi, destinando i suoi ricavati alla redazione del giornale di satira francese. Detta così, sembra una grande idea,vero?
Se indaghiamo un pochino più a fondo, però, scopriamo che il Corriere non ha chiesto il permesso agli autori delle vignette, prima di pubblicare il libro. Di più, ha utilizzato immagini di bassa qualità delle suddette vignette, e mi dicono che le abbia pure impaginate male. Quando gli autori lo hanno scoperto, si sono comprensibilmente alterati e hanno fatto sentire la loro voce sui social (degli esempi qui, qui e qui), chiedendo sostanzialmente che il giornale facesse loro delle scuse che definire legittime sarebbe un eufemismo. Il Corriere della Sera, evidentemente, non pensava di dovere nulla ai disegnatori e ha tentato di gettare acqua sul fuoco, scrivendo un post scriptum sull’articolo che annunciava l’uscita del libro:

<<Post Scriptum (dopo le polemiche): Il ricavato di questa operazione, è bene ribadirlo, sarà devoluto interamente a favore delle vittime della strage e del giornale Charlie Hebdo. Aspettare di avere l’assenso formale di tutti gli autori, a nostro giudizio, avrebbe rallentato in maniera sensibile l’operazione. Comunque sul libro, in quarta pagina, c’è scritto con chiarezza che “l’editore dichiara la propria disponibilità verso gli aventi diritto che non fosse riuscito a reperire”.>>

Non c’è bisogno che dica che i signori di via Solferino hanno confuso la tanica dell’acqua con quella della benzina.

Le polemiche che sono nate si concentrano soprattutto su questo fantomatico diritto di autore che quelli del Corriere avrebbero (hanno) leso, sul fatto che tuttavia gli stessi autori avevano pubblicato una foto della loro vignetta su piattaforme pubbliche e quindi quale sarebbe la differenza tra un retweet e la carta stampata, etc. Non c’è altro da dire, se non quello che è stato già detto e ridetto in tweet, post su facebook, articoli di blog e commenti agli articoli (ho particolarmente apprezzato la proposta di fare la stessa cosa che ha fatto il Corriere con delle tavole Marvel per vedere che succedeva, l’ho trovata esilarante. L’esilarante de “Al mio segnale scatenate l’inferno”): per quanto il quotidiano affermi che si tratta di un’opera di beneficenza (ma mi domando dove vadano i soldi delle copie del Corriere acquistate per accaparrarsi l’inserto… Beneficenza a De Bortoli?), il non aver chiesto l’autorizzazione prima di utilizzare le immagine equivale ad un furto.

Però – e sarà perché sono di sesso femminile e quindi (ah sì?) più emotiva, sarà perché parte del mio lavoro coinvolge la creatività e quindi un po’ mi immedesimo in quei poveri diavoli che ieri hanno avuto la sorpresina, sarà per quello che volete voi – , io vorrei guardare la questione da un punto di vista un po’ più emozionale, idealistico, se vogliamo.
Lasciamo per un momento stare l’ironia del fatto che, per schierarsi dalla parte dei vignettisti attaccati, i signori del Corriere abbiamo calpestato i diritti di altri vignettisti, parliamo delle immagini in sé. Al posto di equipararle ad un motorino, vorrei considerarle – come sono – una parte di chi le ha create. Un pezzetto di questo o quel disegnatore, che arriva dal punto più vicino al centro dei suoi sentimenti (e non mi interessa il momento particolare, o l’argomento della creazione: avrebbe potuto benissimo essere una vignetta sul rincaro delle verdure in inverno). Ecco, le persone che hanno avuto e attuato l’idea del libro hanno preso quei pezzetti d’autore senza il consenso di nessuno – come se un tizio che non hai mai visto prima ti si affiancasse sul marciapiede mentre aspetti di poter attraversare e ti tagliasse un braccio -, in risoluzione pessima, e le hanno pubblicate su carta. Tornando alla similitudine col braccio, prima te lo mozzano, poi lo gettano sotto il camion della spazzatura che sta passando in quel momento.
Per come la vedo io, non c’è solo la questione del mancato rispetto di questi beneamati diritti d’autore, ma anche lo scarso, scarsissimo!, valore che è stato dato a opere di creazione che, invece, per la loro unicità e perché arrivano dall’animo di un essere umano prima ancora che di un creativo o di un professionista, avrebbero dovuto essere tenute in ben altro conto.

Non so voi, ma io lo trovo di una violenza indicibile.