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Avrei voluto scrivere un post decisamente diverso su questo argomento, avrei voluto raccontarvi della tradizionale mostra natalizia con Spider, delle cose interessanti che ho letto/imparato, dei laboratori. Avrei voluto dire ancora una volta che, in Italia, qualcosa di buono e ben organizzato c’è, resiste.
Invece, mi trovo davanti al computer a scrivervi questo articolo, che di positivo non ha proprio nulla.

In tarda mattinata, sono andata a vedere con Spider la mostra Food – Dai Semi al Piatto al Museo di Storia Naturale di Milano. Per i dettagli, vi rimando al link qui sopra, perché in questo momento non sarei oggettiva nel raccontarvi nulla, né di positivo né di negativo, riguardo alla mostra, dato l’esito della gita.
Ad ogni modo, attorno alle 12 io e mia zia paghiamo il biglietto per la mostra qui citata (un ridotto di 10€ anziché 12€) e cominciamo la visita. Dopo aver spremuto la nostra brava quantità di olio di noce e nocciola e aver annusato tutti gli oli essenziali di agrumi presenti a Food, ci accingiamo a utilizzare i touch screen per i giochi interattivi… scoprendo che solo uno su quattro degli schermi è acceso. Spider chiama dunque il sorvegliante, che a sua volta si rivolge al tecnico della mostra – che è solamente ospitata dal Museo di Storia Naturale, diciamolo: i dipendenti comunali che lavorano lì sono generalmente molto cortesi.
Tale tecnico risulta essere un ragazzo sui trent’anni, che avevamo già incontrato in biglietteria, e che evidentemente era completamente pervaso dallo spirito natalizio della Vigilia, perché ha l’ardire di rispondere alla zia stregonesca, e con che fare spocchioso!,  che oggi gli hanno ordinato di accendere uno solo degli schermi, e lui non sa proprio cosa farci.
Al che, Spider fa notare al caro ragazzo che noi abbiamo pagato il biglietto per vedere tutta la mostra, e io rincaro la dose domandando se, per caso, avremmo dovuto pagare solo un quarto del ticket di ingresso, dato che solo un quarto degli schermi sono accesi. Il sedicente tecnico risponde, ancora più sgarbatamente, che noi siamo in effetti entrate con il biglietto ridotto, come se questo sistemasse la cosa. Dato che il biglietto ridotto in questione era legato alla mia grave colpa di avere 26 anni e alla pesante macchia sulla fedina penale di Spider di essere un socio di un ente convenzionato, abbiamo richiesto di parlare con un responsabile per chiarire questa incresciosa situazione, e poi anche che il bigliettaio/tecnico si identificasse come sarebbe stato tenuto a fare. Peccato che questi si sia rifiutato di dare il suo nominativo o il suo numero di matricola e abbia invece deciso di mantenere il suo tono sostenuto, anche e soprattutto dopo essere stato avvertito che avremmo protestato con chi di dovere (e dopo l’esibizione di Spider nella sua celebre occhiata alla Shining, ma questo è un dettaglio).
Mi domando come sia possibile dire qualcosa di positivo su musei e mostre italiane e come sia possibile che il  già di per sé sparuto pubblico li sostenga, se i loro dipendenti si comportano in questo modo. Perché dovremmo spingere il governo a stanziare più fondi per la cultura, se nemmeno chi ci lavora ha passione sufficiente per quello che fa, se non è interessato al fatto che qualcuno parli male dell’ente per cui lavora?
Perché dovrei voler spendere i miei soldi per acculturarmi, se quando chiedo – in tutta cortesia! – di poter usufruire di ciò per cui ho pagato, vengo trattata come una scocciatrice?

Sembra che abbiamo parecchi giovani disoccupati, eppure evidentemente pochi di quelli che sono talmente fortunati da aver trovato un impiego – anche se a tempo determinato, anche se con un contratto a progetto! – regolarmente retribuito godono anche dell’intelligenza sufficiente per comprendere che quelle due rompiballe che hanno pagato il biglietto per vedere la mostra la mattina del 24 dicembre (e tutti quegli altri che ogni giorno fanno la fila davanti al tuo sportello, per inciso) sono quelle che ti permettono di lavorare. Perché, senza di loro, la mostra non avrebbe ragione di rimanere aperta. Immagino che non si possa avere tutte le fortune.

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