Tag

, ,

Sono appena tornata dalla sala cinematografica dove ho visto l’ultima (vero??!) fatica di Peter Jackson sull’Universo meraviglioso creato da JRR Tolkien, Lo Hobbit – La Battaglia delle Cinque Armate.

Dunque, vi ricordate che cos’era successo negli altri due film (mie recensioni qui e qui)? Al limite, rileggetevi qualsiasi libro di Tolkien abbiate sui vostri scaffali, che tanto Jackson non ha badato a spese.
Il tenero, adorabile draghetto Smaug, formato Ferrero Rochè, era uscito dalla montagna e non aveva l’aria pacifica. Il caro rettile si rivolge quindi  alla città sul lago, che è puntualmente fatta di legno, per sfogare un po’ de suo nervosismo… toccherà a qualcuno (non faccio spoiler, sono una strega brava. A volte.) sconfiggerlo e poi occuparsi dell’invasione di orchi, orchetti e chi più ne ha più ne metta, che vogliono impossessarsi del territorio. Il tutto sfocia in una gargantuesca battaglia tra, appunto, cinque eserciti, che dura per buona parte del film e ha indubbiamente i suoi momenti di spettacolarità.

Che ne ho pensato del film, dunque?

Visivamente, è splendido come tutte gli altri della serie. Paesaggi e ricostruzioni che tolgono il fiato, un reparto trucco e costumi che a mio modesto parere meriterebbe un Oscar per ogni film che ha fatto, accostamento e scelta dei colori mirabili e effetti speciali che, se oramai non sono più innovativi o originali, sono ugualmente molto ben curati.
Anche il 3D, se siete dei fan della cosa, è ben fatto e merita anche una buona sala IMAX. Poi, potreste uscire con le pupille fuori dalle orbite e la cervicale che va per conto suo, ma, ripeto, se siete fan delle nuove tecnologie… Io personalmente preferisco il caro, vecchio, 2D, con cui mi sarei goduta ugualmente Lo Hobbit 3.

Gli interpreti sono praticamente gli stessi dello scorso film. Martin Freeman/Bilbo molto, molto bravo, Luke Evans/Bard in parte (ma l’ultima volta l’avevo visto in Dracula Untold, quindi potrei non essere oggettiva), Sir Ian McKellen/Gandalf, Richard Armitage/Thorin, forse non nella sua performance migliore, ma comunque piacevole. Segnalo anche l’amico Orlando Bloom, alla sua ennesima comparsa come Legolas, Christopher Lee, al suo duemillesimo film probabilmente, Cate Blanchett, sempre bellissima, ma non fatela incavolare, e Hugo Weaving. Questi ultimi tre splendidi attori hanno, in totale, forse 5 minuti di pellicola, con due, tre battute a testa, ma fa sempre piacere rivederli (e non so quanti anni abbia esattamente Lee, ma se li porta a meraviglia). Una menzione a parte va a lui, Lee Pace aka Thranduil, che i mirabili geni del reparto trucco, di cui ho parlato poco fa, hanno trasformato nel più fatesco elfo di sempre. Riprendo quanto ho scritto un anno fa, in occasione de La Desolazione di Smaug, dicendovi che io l’Oberon di Shakespeare lo immagino così. Splendido.

Veniamo dunque alle note dolenti del film.
Il doppiaggio. E ancora prima, la traduzione delle battute originali. Miei Dei, ma come è possibile essere riusciti a compiere uno scempio cotale? Come è stato possibile rendere ancora più desolante la media dei doppiaggi italiani degli ultimi dieci anni in due ore e mezza di film, che tra l’altro non ha poi questi gran dialoghi?? Non sono sicura di poter dare una risposta a queste domande, quel che certo è che ce l’abbiamo fatta. Grandioso.
Un’altra cosa che non ho particolarmente apprezzato sono le modifiche alla trama originale, che chiaramente accomunano tutta la trilogia. Non perché non siano piacevoli, alcune onestamente non sono male e hanno i loro piccoli pregi, ma perché le trovo una commercializzazione esagerata della pellicola. E’ come se, insomma, non ci si sia fidati del fascino del libro e di quanto mostra del mondo creato da Tolkien, e quindi si sia sentito il bisogno di inserire dell’altro. E finché è qualcosa che arriva da altri libri del vecchio JRR, tutto sommato, è anche abbastanza accettabile (nessuno sano di zucca avrebbe pensato che si potesse tirare fuori più di due film brevi, o uno molto lungo, dalle pagine de Lo Hobbit), ma quando invece si vuole strizzare l’occhio, tanto per dirne una, alla fazione delle sedicenti femministe, inserendo un personaggio inventato di sana pianta, tanto per dare più spazio alle donne… Trovo che sia un affronto allo scrittore che si poteva francamente evitare.

Tutto considerato, ho visto con piacere la pellicola. Per gli aspetti visivi di cui ho detto qui sopra e per una buona parte di ricordi che sono legati agli altri film della saga, ma anche perché La Battaglia delle Cinque Armate è molto meglio di tanti altri film in cartellone, anche se soffre tantissimo il paragone con la trilogia de Il Signore degli Anelli (e non potrebbe essere altrimenti). Avrebbe potuto essere gestito meglio? Sicuramente sì, e se la produzione non fosse stata tanto occupata a far soldi probabilmente lo sarebbe stato, assieme alle altre due pellicole che compongono la trilogia, ma guardiamo il lato positivo e lasciamoci affascinare dalla favola di una fotografia sublime.