Tag

, , , ,

Una scena dal secondo atto, sul finale dell'opera.

Una scena dal secondo atto, sul finale dell’opera.

Come ogni anno da un po’ di tempo a questa parte, trascorro il pomeriggio del giorno di Sant’Ambrogio in compagnia del collegamento Rai per la Prima della Scala, evitando accuratamente di prestare attenzione alle disastrose prestazioni dei commentatori.

L’opera scelta quest’anno per aprire la nuova stagione scaligera è il Fidelio, di Ludwig Van Beethoven. Diamo qualche informazione a riguardo.
Fidelio è l’unico Singspiel (aka, opera lirica. Più o meno) composto da quel genio immenso che è il signor Beethoven. Originariamente, era composto di tre atti, ma dopo il flop del debutto (1805), l’amico Ludwig decise di rimettere mano all’opera, che debuttò nuovamente nel 1814 nella forma in cui l’abbiamo sentita ieri sera.
La storia è ripresa da un’opera di un autore francese, che riprende a sua volta, pare, una storia realmente accaduta in Francia negli Anni del Terrore di Robespierre; il Singspiel di Beethoven viene invece ambientato nella Spagna monarchica.
La protagonista è Leonore, che si traveste da uomo e assume l’identità di Fidelio per cercare in un carcere il marito, Florestan, scomparso ormai da tempo. In verità, Florestan è tenuto prigioniero nelle segrete di detta prigione dal suo nemico, Don Pizarro, che lo odia profondamente. Leonore/Fidelio riesce a guadagnarsi la stima di Rocco, il capocarceriere, (e accidentalmente anche quella di sua figlia, Marzelline…), che si fa accompagnare da lui per scavare una tomba dove mettere un certo qual prigioniero… Leonore/Fidelio ritrova quindi il marito, e i due si salvano dalla vendetta tremenda di Don Pizarro grazie all’arrivo di un ministro del re, Don Fernando, che si fa raccontare l’accaduto e da l’ordine di imprigionare Don Pizarro.
Sì, avete capito bene, quest’anno non è morto nessuno.🙂

Del Fidelio io apprezzo in modo particolare la figura di Leonore – finalmente, una donna protagonista di un’opera! -, specialmente se contrapposta a Florestan, deboluccio e bisognoso d’aiuto. La forza e la determinazione di questo personaggio sono assolutamente contemporanei e, per una volta, non associabili alla tipica figura femminile del melodramma e, sfortunatamente, anche della vita moderna. Un delizioso cambiamento.

Anja Kampe nei panni di Leonore.

Anja Kampe nei panni di Leonore.

Tornando alla rappresentazione di ieri sera, la scelta del regista (Deborah Werner) è stata quella di ambientare la vicende ai giorni nostri, e la signora Werner ha fatto veramente un buon lavoro, perché le scelte narrative e di scenografia non cozzavano minimamente né con il libretto, né con la vicenda narrata. Si può ben comprendere quanto sia difficile modernizzare un’opera senza sminuirla anche solo ripassando quello che è successo con la Traviata l’anno scorso.
La scenografia di entrambi gli atti è molto cupa e si mantiene quasi interamente sui toni del blu e del grigio. Il primo atto si apre su quello che la logica mi suggerisce essere il cortile esterno di una prigione, anche se lo trovavo particolarmente somigliante a quello delle vecchie case di ringhiera milanesi, soprattutto finché sono rimasti appesi i panni (lunga storia ^^); non è una somiglianza spiacevole. Il secondo atto, invece, si svolge su una scena abbastanza scarna, che con la giusta illuminazione funge da segreta e anche da cancello della prigione.

L’orchestra è magistralmente diretta da Daniel Barenboim, che da il suo addio al teatro lirico milanese (ci mancherà) con una performance d’eccezione. Sospetto che il Maestro apprezzi particolarmente Beethoven.
I personaggi principali dell’opera sono interpretati da cantanti dalla voce veramente bellissima, a cominciare da una perfetta Anja Kampe/Leonore/Fidelio. Da ricordare anche un cattivissimo Falk Struckmann/Don Pizarro e un Peter Mattei/Don Fernando, che fa sempre piacere rivedere (era stato il Don Giovanni di una Prima qualche anno fa, un’interpretazione davvero bellissima).
Una menzione a parte se la merita, nel Fidelio, anche il coro della Scala, che entra più o meno a metà dell’opera (sul finale del primo atto e ad inizio del secondo) e alla fine, con due brani che veramente mettono i brividi, specie nel finale.
Insomma, promuoviamo il Fidelio (se non vi è capitato di vedervi nemmeno un pezzettino, controllate il palinsesto di rai5: sicuramente faranno qualche replica), e – e questa è veramente una prima assoluta! – lo staff dietro gli account social del Teatro: è la prima volta che posso paragonare qualcuno in questo campo ad account stranieri come la BBC ad esempio.
Sul canale Twitter del teatro trovate svariate foto di scena, tra cui anche quelle in questo post, mentre su youtube potrete vedere che cosa succede nel backstage del teatro (incredibile). Non so dire se l’account facebook funzioni ugualmente bene, ma non è mica male per una patria di negati per i social applicati al business, no?