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Ieri sera sono tornata a teatro (quello vero, non attraverso lo schermo di un cinema, per intenderci) dopo qualche anno, per il “Cyrano de Bergerac”, che rimarrà al Teatro Carcano di Milano ancora per alcuni giorni.

Prima di parlare della rappresentazione in sé stessa, diamo qualche informazioncina sull’opera, eh?
Sì, Cyrano è il signore con il nasone. (Perdonatemi, ma, nel caso ci fossero pargoli alla lettura, era una precisazione da fare).
Cyrano de Bergerac è un’opera teatrale in cinque scritta da E. Rostand, che si è ispirato ad un personaggio realmente esistito, tale Savinien Cyrano de Bergerac, appunto: uno scrittore del ‘600 francese. L’opera ha debuttato nel 1897.

Non credo che la trama sia completamente ignota a qualcuno, ma, riassumendola in poche parole, possiamo dire che Cyrano è un abilissimo spadaccino e parlatore, che ha la pecca di avere un naso enorme che gli deforma il viso. La sua bruttezza gli impedisce di dichiarare il suo amore alla cugina Rossana, che ne frattempo si è innamorata di un cadetto appartenente allo stesso reggimento di Cyrano. Cristiano è giovane e bello, ma completamente vuoto di spirito, e ricambia l’amore di Rossana.
Su richiesta dell’amata cugina, Cyrano diventa il protettore di Cristiano e non solo: scrive per suo conto delle ardenti lettere d’amore a Rossana, cosicché lei non abbia una delusione nello scoprire che il suo adorato Cristiano è un bellissimo imbecille (perdonate la licenza poetica). Quando Cristiano muore in battaglia, Cyrano non rivela la verità a Rossana, che decide di chiudersi in convento, ma continua ad andarla a trovare a cadenze regolari cercando di risollevarla dal suo lutto, finché i troppi nemici che il guascone si è fatto rimanendo fedele alla sua indomita natura riescono a tendergli un’imboscata.
Cyrano è ferito a morte, ma è il giorno in cui fa visita alla cugina, sempre alla stessa ora, e non può deluderla. Con uno sforzo immenso, si reca all’appuntamento, ma si tradisce recitando a memoria l’ultima lettera che Cristiano aveva scritto a Rossana prima della sua morte… Rossana comprende di aver sempre amato un uomo che in realtà non ha mai visto, e Cyrano muore.

Ora, per chi ha letto l’opera o l’ha vista recitata almeno una volta, ci sarebbero milioni di cose da dire a riguardo, senza contare quel migliaio di osservazioni del tutto soggettive e personali che si potrebbero fare.
Il dramma estremo di Cyrano è l’essere dotato di un’anima bellissima e grande, che però non si riflette nella sua irrimediabile bruttezza. Bruttezza che diventa la sua ossessione – anche e soprattutto quando ci fa dell’autoironia sopra- e che gli impedisce di vivere la vita che vorrebbe, finché non ne trova un surrogato accettabile, anche se forse più straziante della sua condizione di prima, nel diventare la voce di Cristiano, che è il suo esatto opposto. Il dolore che Cyrano prova nell’essere veduto, ma non visto, proprio dalla persona che più ama al mondo viene da una parte eroicizzato dalla sua scelta di aiutare l’uomo di cui Rossana pensa di essere innamorata, ma nel contempo – e questa è una mia osservazione personale – anche contrapposto ad un’oncia di quella finzione che lui tanto disprezza, perché naturalmente fingersi Cristiano è l’unico modo per dichiarare i propri sentimenti alla bella Rossana. La trovo personalmente una contrapposizione molto affascinante.
Potrei continuare a parlare dell’opera per molte altre righe di questo post, ma così non sapreste mai che cosa ne penso della rappresentazione del Carcano, quindi…

La messa in scena è ad opera della Compagnia Gank, e tutto sommato è godibile. Di certo, nel panorama del teatro italiano, è una delle migliori in scena al momento. La scenografia è costituita da una piattaforma inclinata con diverse porte, da cui sbucano i personaggi, e occasionalmente ci vengono anche gettati dentro (ahia), i toni sono principalmente scuri o neutri, regalando una certa cupezza Seicentesca alla scena.
Antonio Zavatteri interpreta un Cyrano dalla voce roca, sicuramente dalla presenza interessante, anche se con qualche errore di battuta (che lo accomuna al resto della compagnia) e occasionali ritorni ad accenti dialettali che forse era meglio evitare. Ma io sono puntigliosa e lo sapete. La sua resa del personaggio in fin dei conti mi  piaciuta, l’ho trovato divertente, scanzonato il giusto.
E’ impossibile non notare la mancanza di fisicità all’interno della messa in scena – caratteristica del teatro italiano dei giorni nostri, temo -, soprattutto se faccio il paragone con le ultime rappresentazioni che ho visto. Manca proprio il movimento, l’energia e soprattutto l’attenzione al verosimile; tutto ciò non è necessariamente un male, eh!, ma a mio avviso toglie pathos alla vicenda.

Alcune battute dell’opera sono state cambiate o tagliate, presumibilmente per rendere Cyrano de Bergerac più comprensibile e semplice da digerire. C’erano in effetti parecchi giovani alla rappresentazione, alcuni giovanissimi, praticamente bambini. E qui gradirei soffermarmi un poco, perché tu, madre degenere, non puoi portare tuo figlio di dieci anni stiracchiati a teatro allo spettacolo serale, perché quello probabilmente si annoierà, ti chiederà di andare via, si addormenterà e comincerà a russare proprio durante la scena della morte di Cyrano. E poi io avrei potuto scrivere un post dal titolo Un apostrofo roseo tra le parole t’accoppo il fanciullo.
Oh, sarebbe anche potuto essere poetico. <<Mio caro pargolo, al final della scena t’accoppo.>>
Potrei tenermelo per una prossima lezione di letteratura.

Tornando all’opera, qualsiasi vostro commento, osservazione, aggiunta a quanto ho da dire è naturalmente bene accetta.🙂