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Dunque, ecco un breve riassunto di ciò che mi ha tenuta impegnata in questo mese di settembre, diviso per categorie.

  • Clienti pubblici. Da accludere in questa categoria ci sono innumerevoli ore di lavoro sottopagato, assegnatomi (senza possibilità di rifiutarlo) all’ultimo minuto e con termini di consegna che lascerebbero qualcosa da dire anche a Flash. A ciò si aggiungono colleghi con molta poca educazione e scarsissimo senso delle relazioni lavorative con l’altro sesso. Ci mettiamo anche i simpaticoni che criticano la mia conoscenza della grammatica italiana (perché <<“qual è” si scrive con l’apostrofo, signorina, lo so che Lei è giovane e queste cose a scuola non le insegnano più.>>).
  • Clienti privati. Svariate ore di lavoro pagato come da preventivo, che viene regolarmente discusso alla consegna del documento finito, il che significa trascorrere un concreto lasso di tempo a convincere il cliente in questione della bontà della mia parcella. Trovo che tenere in ostaggio il documento serva molto, in questi casi. Sommiamoci anche una desolante percentuale di detti clienti che non ha idea di cosa mi stia chiedendo, che ha il senso pratico di un procione o il cervello di uno struzzo. A volte il cliente è così fortunato da possedere tutte queste qualità assieme.
  • Attività rambica. Il mese di settembre è sempre quello con più problemi, neanche fosse una regola scritta. Ci sono dipendenti e attività da organizzare, promozioni da fare, abbonamenti da promuovere, calcoli, sorrisi a trentadue denti e chi più ne ha più ne metta. In più, si è rotto il computer rambico, abbiamo dovuto farlo riparare e, necessariamente, abbiamo dovuto contattare il fornitore del software per la gestione clienti. Che ci ha messo la bellezza di 13 giorni per rimettermi in piedi decentemente il programma. Da remoto, il che implicava la mia presenza in carne ed ossa in attività rambica, a scapito delle ore normalmente dedicate ai punti di cui sopra.
  • Attività rambica – e scorse del sangue. Ci sono anche riunioni, verbali da far approvare, soci che non sono capaci di eseguire semplici somme aritmetiche (uno dei quali possiede parte del mio dna, il che è piuttosto deprimente) e soci – anzi, Socio – che vogliono provocare. In più, c’è il tempo (e l’impegno, e la fatica) impiegato per risolvere problemi e deviare gli attacchi, e possibilmente trovare un cuscino sufficientemente soffice per evitare di farsi male, nell’eventuale caso di sconfitta.
  • Rambo. Perché, cosa credete?, gran parte del punto appena qui sopra la faccio per lui. Peccato che è evidente che lui non intenda riconoscere l’impegno che ci vuole per parargli il rambico deretano; deve essere molto più semplice riconoscere la bravura degli altri soci (compreso quello che con la matematica è un drago). E fa anche molto più figo mettere se stesso e sua figlia in potenziali guai, per salvare parte della sua famiglia. Interessante utilizzo del termine, non trovate?
  • Famigghia. Dei, la famigghia. Meno ne sento parlare e meno la vedo, meglio sto. Peccato che non tutti gli abitanti del Covo la pensino nello stesso modo, perché così è piuttosto difficile non sentirne parlare.
  • Ricerca di nuove strategie. Categoria sfortunatamente relegata agli scampoli di tempo libero che mi rimanevano prima di avere bisogno delle nuove strategie. E’ dura, se consideriamo il punto “Rambo”, e ancora di più quando ti accorgi di essere fondamentalmente da sola perché, in un modo o nell’altro, non è possibile avere il sostegno di cui hai bisogno. Eppure, sempre per il punto “Rambo”, tocca andare avanti.

Mi perdonerete, quindi, se anche questo mese i libri letti per la sfida di lettura non saranno proprio all’altezza della media dei mesi migliori… Mi ripropongo di rimediare quanto prima, però.
E, nel frattempo, impiego i miei minuti di tempo libero cercando di capire se il problema per cui non ho il sostegno di cui necessito e non comprendo le scelte di Rambo sulla protezione della famiglia, complottando per rovinargli la vita (e questa è una citazione alla lettera), non sia per caso io.