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Ebbene sì, signori, la qui scrivente Strega è tornata dalle consuete vacanze a bordo spiaggia con Rambo e la Genitrice.

La meta di quest’anno era un micro-paesino in Abruzzo, dove un vecchio amico di infanzia di Rambo si era trasferito una quarantina di anni fa (avete capito bene, questo signore si è trasferito a Microlandia da Milano. Per lavoro). L’appartamento ce lo ha trovato il suddetto amico d’infanzia rambico (da qui in poi, Drillo); si tratta di una casa a pochi minuti dal mare e di fronte alla dimora di Drillo, appena ristrutturata.

Il giorno della partenza, Rambo zumpa sulla Rambocar con tutta la carica che si può avere alle 4.30 del mattino, accende il rombante motore e sgomma per una bellissima MaduninaLand addormentata, fino all’imbocco dell’autostrada. La Rambocar procede spedita verso la sua destinazione fino all’altezza di Bologna, dove apprendiamo di un piccolo incidente; una cosina da nulla, eh! Il solito tir che si scontra con un carroattrezzi e che prende fuoco.
La laboriosa deviazione per evitare il tratto interessato dall’incidente provoca un certo qual malessere a Rambo, che è patito dei viaggi lampo, ma tutto sommato arriviamo a Microlandia, Abruzzo, più o meno tranquilli.

Anzi, abbiamo anche il tempo di fare conoscenza con i proprietari di casa, di apprendere dell’esistenza di un ristorante per celiaci nelle vicinanze, di andare a pranzo fuori e di fare un giro al mare, prima di venir descritti dall’inquilino al piano di sopra come albanesi, rei di aver semi-esposto uno stendibiancheria.
Apprendiamo quindi dell’annoso conflitto tra i padroni di casa e tutti gli altri membri del condominio. Un conflitto giocato più all’arma bianca che di strategia, se proprio volete saperlo, fatto di denunce al Comune, gomme tagliate da coltelli a serramanico, urla e litigi nelle ore più impensate e simili. Perché una vacanza troppo pacifica, a noi della famiglia rambica, non viene mai bene.
Infatti, in 15 giorni siamo stati testimoni di una rivisitazione delle Niagara Falls in casa, complice una vicina che aveva sbadatamente lasciato la lavatrice accesa e con lo sportello aperto mentre andava a fare la spesa e di urla squarcianti nel cuore della notte (ho controllato, Rambo dormiva nel suo letto). Siamo ance sopravvissuti all’arrivo delle due nipotine dei padroni, due pesti bionde di prima categorie che ci si sono infilate in casa e hanno cominciato a toccare le MIE cose, provandosi cappelli, aprendo smalti e urlando come se le stessero scannando. Ah, sono sopravvissute anche loro, malgrado i miei reiterati suggerimenti di defenestramento istantaneo.

Ad ogni modo, l’indomani affittiamo un ombrellone in spiaggia e facciamo conoscenza con i nostri vicini. Tutti, TUTTI, rigorosamente romani. Un paio di famiglie scherzavano addirittura su delle loro conoscenze, uscendosene con un grazioso  e mai più azzeccato <<Sempre meglio de li milanesi!>>. Certo, perché i romani son tutti di gran classe, invece.
Non starò a descrivervi tutti i tipi da spiaggia che mi è capitato di vedere in questa vacanza e che davvero non immaginavo potessero esistere, non starò a raccontarvi di quello che sembrava essersi incollato in testa un barboncino (invece era solo un’interessante acconciatura) o del tizio con capelli lunghi, boccoli, baffi e pizzetto (affettuosamente soprannominato Aramis) che incontravo sovente durante le mie passeggiate sul lungomare. Non vi annoierò nemmeno col ragazzotto con la pancetta e la fidanzata figa, costretto, tapino!, a camminare trattenendo il respiro (e i lardorali) e gonfiando quel poco di petto che aveva per non sfigurare in costume di fianco a lei… che temo se la facesse con il tizio dell’ombrellone davanti. Tizio decisamente ben messo, con grazioso slip della nazionale italiana (…ma perché il tricolore proprio lì?? Dov’è finito il patriottismo?), portamento affascinante e atletico e dilagante paura di affogare. -.-‘
Che senso avrebbe accennare soltanto alla gioiosità dei nostri vicini d’ombrellone, tra cui un Romano de Roma vero e puro alla nostra destra che era uno spasso e che ci ha preso in simpatia? (Per inciso, se avesse osato chiamarmi “bella de zio” un’altra volta avreste sentito parlare di Microlandia profusamente in tutti i telegiornali, altro che stragi americane.).

Come trascorrevano le serate, dite?
Considerato che la televisione ci ha lasciati il giorno dopo il nostro arrivo (Rambo ha cominciato a dare segni di irrequietezza dopo due ore di astinenza dal suo programma sportivo, ma l’abbiamo trattenuto), le serate si passavano obbligatoriamente per il lungomare – e meno male che il tempo è stato bello, altrimenti non ci sarebbe bastata nemmeno la cerata.
Per il lungomare, dicevo, attenti a non farsi investire dai piccoli Bartali e Coppi in erba che affollavano una pista ciclabile davvero degna di nota, con Drillo & family a goderci la mondanità di Microlandia. E che mondanità, signori! Un concerto di cantanti di liscio emiliani che amavano rivisitare pezzi d’annata dei Pooh e dei Pink Floyd e che erano pure provvisti di fan ballerini. Tra i 60 e i 99 anni. Oppure un simpatico karaoke romanesco di San Lorenzo, che mi ha vista resistere alla tentazione di saltare sul tavolo e intonare Oh Mia Bela Madunina a squarciagola, ma solo per evitare il linciaggio. Quasi quasi mi mancava il Mario Merola dell’anno scorso.

 

E’ stata tutto sommato una vacanza rilassante, zeppa di libri meravigliosi che mi toccherà restituire ai legittimi proprietari, di tempo per farmi i fatti miei e soprattutto lontana quelle due centinaia di chilometri dai parenti rambici. Da una vacanza al mare si chiede poco altro, no? Delle esplorazioni ne riparliamo a fine mese.😉